Rassegna Stampa dei Martiri Cristiani: Conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri
 

Rassegna stampa: Conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri
di Sua Eminenza il Card. Ján Chryzostom Korec

Nitra (Agenzia Fides) – L’Agenzia Fides pubblica una testimonianza esclusiva di Sua Eminenza il Cardinale Ján Chryzostom Korec, Vescovo di Nitra (Repubblica Slovacca), che per quaranta anni ha vissuto la persecuzione del regime comunista ateo, trascorrendone otto in prigione.

“Mi è stato chiesto di scrivere perché è importante per la Chiesa conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri. Penso che ciò lo possa esprimere in maniera più corretta chi non sia stato direttamente perseguitato, o chi, essendo stato perseguitato, non sia finito in prigione. Costui, riguardo a questi argomenti, potrebbe scrivere in maniera più libera, soprattutto senza timore che qualcuno lo accusi di lodarsi. Io invece ho vissuto la persecuzione del comunismo ateista per quaranta lunghi anni - dal 1950 al 1989 – lavorando in diverse fabbriche come operaio, venendo condannato a dodici anni di prigione per l’attività religiosa svolta e per la fedeltà ad una “potenza imperialistica nemica come il Vaticano”. Di questi anni di prigione ne ho scontati effettivamente otto. Nonostante questo, dopo una certa indecisione, ho deciso di soddisfare la preghiera indirizzatami, perché è importante per la Chiesa conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri dello scorso ventesimo secolo e dei perseguitati, anche dei nostri giorni.
I tempi delle grandi persecuzioni della Chiesa e dei fedeli sono periodi che la Chiesa stessa conserva con particolare amore nel proprio cuore e nella memoria. Spesso essa ritorna a loro, li descrive, ringrazia il Signore e tutti i sofferenti e i martiri che subirono la persecuzione, sopportarono ingiustizie, divenendo esempi di fede e della potenza di Dio, resistendo fino alla fine, e lo sono stati anche nel nostro tempo, fino alla morte da martiri o fino al raggiungimento e alla concessione della libertà.
Così erano tutte le grandi persecuzioni della Chiesa dei primi cristiani, nei primi secoli dalla sua fondazione e sviluppo. La Chiesa è lieta che di quegli anni si siano conservati gli “Acta Martyrum”, e ringrazia Dio per i primi martiri ricordandoli nella liturgia durante tutto l’anno, sui suoi altari. La Chiesa conserva viva memoria pure di tante altre persecuzioni degli ultimi secoli, verificatesi in diversi stati del mondo, fino alle più recenti persecuzioni in Messico, Spagna e durante il nazismo e il comunismo. L’ultima persecuzione è stata una delle più feroci, e ha colpito anche la nostra generazione, in tutto il mondo.
Di tutte queste persecuzioni si può dire che furono tempi di grandi sofferenze per Vescovi, sacerdoti, religiosi, suore e credenti di tutti i ceti. Questi tempi furono però anche periodi di grande eroismo, grande fede, grande sacrificio e allo stesso tempo furono esempi della grande forza e potenza di Dio. Questi furono periodi di grandi atti criminali, ma anche della protezione divina e della forza della grazia di Dio. I periodi di persecuzione furono periodi durante i quali si realizzarono direttamente e in modo visibile le parole di S. Paolo: “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rom 5, 20). Molti perseguitati, quando si sentivano stanchi, ricordavano anche altre parole della Scrittura, tra cui queste di S. Paolo, al quale il Signore durante le difficoltà disse: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Questa grazia ci è bastata, e si è manifestata vigorosamente. In modo sconvolgente si è manifestata anche nella giovane e fragile suor Zdenka, in Slovacchia, la quale sopportò anche le più crudeli torture dei carcerieri ateisti. Giovanni Paolo II nell’anno 2003 la dichiarò beata.
Conservare la viva memoria dei perseguitati e dei martiri nei tempi recenti o nel presente, per la Chiesa significa ricordare i “Magnalia Dei”, le grandi opere di Dio, e celebrare la bontà di Dio, che si è manifestata con potenza nella storia, quando Dio diede ai suoi figli e figlie la sua grazia, la sua forza e una fedeltà miracolose, perché resistessero ai loro persecutori e rimanessero fedeli nella fede. Questo fu valido nell’Antico Testamento e vale anche oggi riguardo alla fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. La Chiesa questo lo sa e perciò ricorda, rinnovando continuamente la memoria dei fedeli perseguitati. Come credenti è nostro compito conservare questa memoria viva dei perseguitati e dei martiri oggi e anche in futuro. E’ una memoria santa. Dovrebbe essere un incoraggiamento per ognuno di noi, per ogni nostro bambino, ragazzo o ragazza, per i padri e le madri, per ogni sacerdote e Vescovo, per tutta la Chiesa e per sempre.
Per seguire lo spirito della conservazione di questa memoria, dietro esplicita richiesta giunta da Roma, che mi tradusse il Vescovo di Nitra nel 1968, dopo il mio ritorno dalla prigionia, pure io ho iniziato a scrivere le memorie di ciò che abbiamo subito durante la persecuzione ateista del regime comunista dall’anno 1948 all’anno 1989. Ho scritto tre volumi intitolati “La notte dei barbari” , sui più gravi episodi della persecuzione.
L’espressione “notte dei barbari” esprime le brutali azioni degli ateisti, che in un’unica notte, tra il 13 e il 14 aprile 1950, barbaramente liquidarono tutti i monasteri, anche secolari, imprigionarono i religiosi e distrussero molti monumenti storici, soprattutto preziose biblioteche.
Dei tre volumi di “La notte dei barbari” furono pubblicate varie edizioni, superando le centomila copie. Diverse persone li hanno letti e continuano a leggerli, rimanendo edificati dai numerosi esempi di fede al tempo della persecuzione. Il primo volume di “La notte dei barbari” dove, oltre ad altro, ho descritto i primi dieci anni di persecuzione dei fedeli e anche la mia vita come operaio, la prigionia, gli interrogatori, il processo e i seguenti anni di prigione, è comparso già in varie traduzioni – in italiano, tedesco, francese, polacco, croato ed infine nella versione in inglese.
In seguito alle edizioni slovacche e a quelle tradotte di “La notte dei barbari”, ho ricevuto come risonanza molte lettere e recensioni, dalle quali si può intendere quanta edificazione si può avere dalla rivitalizzazione della memoria dei perseguitati, e che questa è una delle strade attraverso le quali il Signore desta migliaia di persone alla fede e all’ammirazione della sua grazia, che ha donato ai credenti perseguitati e a tutta la sua Chiesa.
Illustro vari esempi di quanto sia preziosa la memoria viva o rivitalizzata, dei perseguitati e dei martiri credenti nella Chiesa oggi, e di come possa essere questa memoria viva anche per il futuro.
Il primo volume del libro “La notte dei barbari”, è stato letto anche dal Santo Padre Giovanni Paolo II nel 1994, nella traduzione in polacco. Dopo la lettura del libro mi ha spedito una lettera con il seguente contenuto:

Venerabile Cardinale, Ho letto il vostro libro dal titolo “La notte dei barbari” nella versione in polacco. Già prima l’avevo visto nell’originale in slovacco, ma si legge sempre meglio nella lingua materna. Vi ringrazio molto Eminenza, per avere immortalato nel libro le esperienze passate durante gli otto anni di prigionia sotto l’oppressione comunista. Tali esperienze sono simili a quelle che conosciamo dalle testimonianze dei nostri compatrioti. …
Tale testimonianza è per questo tanto necessaria. E’ stata buona cosa che molti testimoni si siano potuti incontrare a Lublino e poi a Jasna Gora il 15 agosto 1991.
Ora aspettiamo le testimonianze del periodo posteriore al 1968. Proprio in questi anni voi Eminenza, siete stato per la Chiesa in Slovacchia un testimone di particolare importanza e sostegno spirituale per i vostri compatrioti.
Auguro a Voi … la benedizione divina e la perenne protezione della Madre di Dio.
Cum osculo fraterno Joannes Paulus II.

Una lettera simile con ringraziamenti per l’edificante lettura del libro “La notte dei barbari” nella versione in croato è stata scritta, tra gli altri, anche dall’arcivescovo di Zara:
Uzoriti gospodine Kardinale,
Namjerno Vam pišem hrvatski.
Danas sam dovršio čitati u hrvatskom prijevodu Vašu knjigu „Od one barbarske noći“. Čitajući je nekoliko puta sam plakao.
Bog se je proslavio u Vama i po Vama. I Vi ste proslavili Boga svojim životom, trpljenjem, primjerom, riječju i perom.
Blagoslovite me Uključite u svoje molitve Hrvatsku i mene. I ja molim za Vas i dragu Slovačku.
Uz smjerni pozdrav Vašoj Uzoritosti odani u Kristu.
Marijan Oblak
Nadbiskup zadarski u m.

Nadbiskup zadarski u m.
Pure il Cardinale Theodore E. McCarrick si sentì edificato dalla rivitalizzata memoria dei perseguitati e dei martiri all’epoca del comunismo ateista da noi, e scrisse nell’Introduzione alla traduzione in inglese del libro “La notte dei barbari”, oltre ad altre parole, le seguenti:
“There will never be a shortage of heroes. So long as tyrants and oppressors try to crush the hearts and minds of their people, the human spirit of yearning for truth and freedom will rise up in splendor. Whenever people are confronted with suffering or injustice, generous souls will respond with self-sacrifice and love to restore the fundamental dignity of every human life. And until the love of God is all in all, people like in Slovakia will give their lives to bring that love to all who hunger for it.”

Mi permetto di aggiungere ancora qualche esempio di quanto la memoria dei perseguitati possa incoraggiare gli uomini.
Alla conclusione del mio ministero di Vescovo diocesano nell’anno 2005, presso la più antica sede di tutto il centro e dell’oriente d’Europa, a Nitra in Slovacchia, molti, anche rappresentanti dello stato, hanno espresso incoraggiamento e la viva memoria della persecuzione all’epoca della spregiudicata secolarizzazione comunista e della lotta contro la Chiesa.

Il Presidente del Parlamento slovacco, in una lunga lettera elaborata nello spirito della viva memoria, mi scrisse: “La storia della Vostra vita è e rimane per sempre leggenda… un tempo siete stato il più giovane Vescovo del mondo, e i primi dieci anni di servizio li avete svolti nei durissimi anni Cinquanta, quando la tirannia comunista non dava alcuna importanza a nessun valore. Avete vissuto continuamente con la vostra vita e libertà minacciate, con la consapevolezza di un possibile arresto. La vostra profonda fede e l’educazione gesuita però Vi hanno dato la forza di operare anche in questa incredibile missione.
Infine avete pure trascorso otto anni in prigione. Ciò non vi ha spezzato, così come senza spezzarvi avete sopportato durante la detenzione preventiva. La grazia divina e la vostra forza interiore insieme sono riuscite a trasfigurare l’odio dell’ apparato criminale nella Vostra esperienza personale di fede ed eroismo. Paradossalmente proprio il verdetto del regime, che contro di Voi tanto ostinatamente ha combattuto, rese un vescovo nominato segretamente un vescovo ufficiale e famoso. Anche se dopo la prigionia non vi fu permesso di esercitare l’attività pastorale, dal vostro ritorno la Vostra voce e posizione vennero rispettate da tutti come voce di un vescovo della Chiesa cattolica romana. Il Vostro impiego negli anni Settanta e Ottanta, dal mattino presto quando andavate al lavoro, fino alla tarda notte, quando ricevevate visite da tutta la Slovacchia, è un altro ammirevole capitolo della Vostra leggendaria vita…
Molte volte il regime ha provato a minacciare direttamente la vostra vita, ma il Signore Dio ha vanificato i piani dei criminali… Anche se nel Vostro appartamento c’erano apparecchiature per l’ascolto, fu luogo deputato alla formazione di centinaia di persone, e anche cattedrale dove furono segretamente ordinati dei sacerdoti…”

Da molte altre fonti, lettere, articoli e dichiarazioni di persone di oggi, ancora di più sono divenuto consapevole di quanta edificazione procurano le informazioni tratte da libri e altre fonti sul coraggio dei credenti di opporsi ai persecutori della fede e della Chiesa, e di non sottomettersi ai loro propositi criminali. Il libro “La notte dei barbari” è stato ricevuto in regalo anche da un pilota statunitense, veterano della Seconda Guerra Mondiale. Si trattava ormai di un anziano signore, che dopo la lettura del libro mi spedì dagli Stati Uniti una bellissima lettera su come il libro lo abbia incoraggiato, e di come la sua lettura abbia risolto alcune sue personali questioni sulla religione, che per lunghi anni l’avevano tormentato. Il libro a quanto pare con la sua onestà gli donò la tranquillità dell’anima. Dopo qualche tempo venni a sapere da conoscenti che l’anziano signore, poco tempo dopo, morì.

Lettere simili sull’edificazione in seguito alla rivitalizzazione della memoria dei perseguitati, che non si arresero alla prepotenza della secolarizzazione durante il comunismo, sono state elaborate anche da molti altri che lessero il libro “La notte dei barbari”.

Il sacerdote P. Ulrich, dal Kazachistan, mi scrisse una lettera di ringraziamento, per quanto il libro sulla persecuzione e la fedeltà dei credenti lo abbiano incoraggiato, affermando che dovrebbe essere letto in ogni seminario cattolico. Allo stesso modo dopo la lettura del libro si espresse, dall’Austria, il rappresentante dell’organizzazione “Educationel Initiative for Central and Eastern Europe” e molti altri. Tanto può incoraggiare la memoria dei perseguitati. E i miei libri non sono gli unici libri di memorie, che incoraggiano gli uomini. Di tali opere ne esistono molte.
La Chiesa certamente non è solo umana, ma non è neppure un’istituzione santa nel senso comune dell’espressione, è un’istituzione divina-umana. Unisce il cielo con la terra, i vivi con i morti, i viventi nel tempo con i viventi nell’eternità. Unisce i credenti con la celebrazione della Risurrezione del Signore. Nella Chiesa niente si perde, tutto rimane in lei come parte della sua vita, come parte del mistero del corpo di Cristo. In essa rimangono tutti i sacrifici, e tutto l’amore, testimoniati nel corso dei tempi dai suoi figli e figlie, tra i quali hanno un posto particolare tutti coloro che in lei professano la loro fede, e dunque specialmente anche coloro che sono stati perseguitati nel nome di Cristo. Questi ultimi sono stati dichiarati beati dallo stesso Gesù Cristo: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno … per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,10-11).
La Chiesa è sempre stata consapevole di tutto questo, fin dall’inizio, e secondo tali principi ha vissuto e vive. Essa è l’unica istituzione di questa terra che tiene nel suo cuore sia i vivi che i morti, si ricorda di loro nelle preghiere quotidiane e conserva viva memoria anche di coloro che da tempo se ne sono andati da questa terra. Ricorda la loro vita, la loro fedeltà e la loro devozione a Cristo, e il fatto che alcuni per la fedeltà pagarono il prezzo della persecuzione, o della vita.

La viva memoria dei fedeli figli e figlie della Chiesa, è letteralmente un’opera quotidiana nella vita della Chiesa. Chi dunque davvero ama la Chiesa come propria madre, dovrebbe insieme a lei conservare, diffondere e glorificare con gratitudine anche la memoria dei perseguitati del passato, dovrebbe ricordare nelle preghiere i perseguitati di tutto il mondo nel presente, dovrebbe conservare una viva memoria anche per il futuro. Ognuno di noi dovrebbe approfondire il suo interesse per i perseguitati nella Chiesa fino ai nostri giorni, e rinforzare questa memoria già da bambini, in modo che tutti possano ringraziare il Signore per i “Magnalia Dei”, per le grandi opere di Dio con le quali, assieme alla grazia, forza invincibile, e all’amore dei suoi fedeli, svergognava, umiliava e distruggeva tutti i nemici e i persecutori della Chiesa. Fece ciò con i deboli, ma resi forti dalla fede e dall’amore, fedeli credenti figli, giovani, padri, madri, sacerdoti, vescovi, religiosi e indifese suore. Per tutto questo nella Chiesa viene conservata e considerata importante e significativa oggi ieri e sempre, la viva e rivitalizzata memoria dei perseguitati.
Le parole martire e martirio hanno una più grande estensione e profondità di significato di quanto comunemente si pensa. Sicuramente significa sacrificare la vita per il nome di Cristo. Ma la vita non si sacrifica solo sotto la spada o la ghigliottina. Un credente può sacrificare la propria vita nella minaccia quotidiana, nella paura e nella insicurezza quotidiana, nella sofferenza quotidiana del corpo e dell’anima, come fecero molti credenti nei campi di concentramento, nei gulag e nelle prigioni, o sopportando i pedinamenti della polizia segreta, e gli interrogatori con inumani tormenti. Tutti questi, se poterono sopportare le terribili condizioni della persecuzione, se non trovarono la morte, hanno potuto rendere ammirabile testimonianza di fede. Molti la danno pure oggi, in tutto il mondo.
Dovrebbe essere possibile e molto utile per i credenti e per tutta la Chiesa, dedicare un giorno dell’anno liturgico proprio per questa concreta rivitalizzazione della memoria di tutti coloro che hanno sofferto o stanno soffrendo nella persecuzione per il nome di Cristo, perché possiamo ricordare regolarmente nei templi, sui mass media e ovunque i “Magnalia Dei”, le grandi opere di Dio, che il Signore ha compiuto e compie attraverso coloro che furono o sono perseguitati. Riguardo a questo possiamo ricordare i profondi e veritieri pensieri del prefazio della Messa per i martiri: “I martiri che seguivano l’esempio di Cristo, quando sacrificavano la vita per la fede, glorificavano il suo nome. La tua potenza si manifesta attraverso i deboli, quando li rendi forti pur nella loro debolezza, donando loro coraggio per il martirio, per il nostro Signore Gesù Cristo”.

Cardinale Ján Chryzostom Korec
Nitra, 7 agosto 2005



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