Martiri Cristiani: Don Stefano Oberto
 

Don Stefano Oberto

Don Stefano  Oberto Don Stefano Roberto, sacerdote salesiano e cappellano militare sul fronte greco albanese, nella ritirata dell'interno 1942-1943 cade prigioniero dell'armata Rossa e muore il 5 aprile 1943 nel campo di prigionia di Oranki, attorniato dagli alpini,di cui si era fatto fratello e padre: uno di essi gli pone sul petto la croce. Nell'abbandono generale della prigionia e specialmente durante le tragiche marce verso l'interno, è in l'unico riferimento per quella turba avviata l'ignoto. Valendosi del grande ascendente che ha sugli alpini, li esorta alla cristiana rassegnazione, si trasforma per loro il medico e infermiere, ne condivide la sorte facendosi tutto a tutti (martirologio del clero italiano, pagine 163).

Don Stefano riceve anche la medaglia d'oro al valor militare così recita la motivazione: «Cappellano del battaglione alpini “Dronero “, magnifica figura di asceta e patriota, sul fronte greco-albanese si prodigò con mirabile abnegazione e sprezzo del pericolo nella sua instancabile alta missione di assistenza morale. Rinunciando all’esonero, volle seguire i suoi alpini sul fronte russo dividendo con loro pericoli e sacrifici. Durante l’estenuante ripiegamento dal Don, benché stremato dalle durissime fatiche, diede luminose prove delle sue elevatissime virtù militari e cristiane, portandosi sempre dove maggiore era il rischio, pur di assolvere al suo compito di conforto agli alpini feriti e congelati. In fase critica, seppe far rifulgere il suo spirito eroico, mettendosi di iniziativa alla testa dei resti di un plotone rimasto senza comandante e lanciandosi decisamente al contrattacco di preponderanti forze nemiche. Caduto prigioniero dopo strenua lotta, quando il battaglione esaurì ogni possibilità di resistenza, continuò nella sua opera benefica durante le tragiche marce verso l’interno e, fra l’abbandono generale, valendosi del grande ascendente che aveva sugli alpini, li invitò ad austera rassegnazione, ne lenì le sofferenze trasformandosi in medico ed infermiere, ne condivise la dura sorte con stoica fermezza. Morì, stremato dalla fatica e dai disagi, nel campo di prigionia n. 74 di Oranki il 5 aprile 1943. Sacerdote esemplare e saldo combattente ha voluto, col sacrificio, concorrere a tenere in grande onore, in terra straniera, lo spirito eroico del soldato d’Italia — Fronte greco-albanese, dicembre 1940-aprile 1941; Fronte russo, settembre 1942-gennaio 1943»(Presidenza della Repubblica, 1 febbraio due 1009)







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