Martiri Cristiani: Don Pedro Poveda
 

Don Pedro Poveda

Don Pedro Poveda Don Pedro Poveda era un uomo semplice, umile, audace e di dialogo, con una chiara coerenza tra il suo modo di sentire, di pensare e di fare, sostenuta con serena fortezza tra il pluralismo e la contraddizione. era tutto bontà e avvicinarsi a lui significava anche sentire il gusto della battuta spiritosa, della simpatia, significava vederlo vivere ogni giorno donandosi per rendere la vita gradevole agli altri. Essere sale, dare sapore a ciò che è insipido, è una grande sfida oggi, sottolineava. Un sale che riconcilia con la vita, che rende amabile il lavoro a tutti.

Non rassomigliava a quelli che si distinsero per il loro protagonismo, in un'epoca nella quale tutti desideravano avere un ruolo molto importante nel complesso scenario della vita spagnola.
Era di quelli che, con discrezione, prendevano sul serio ciò che si doveva fare, lasciando gli onori, i primi posti e le lodi agli altri. Ma tutti lo conoscevano. Sapevano dove trovare padre Poveda sempre disposto ad ascoltare e a incoraggiare.
Ogni epoca storica ha le sue tendenze e le sue sfide, e anche la sua, in cui l'Europa si apriva alla modernità.

Aveva 26 anni quando cominciava un nuovo secolo, il XX, nato con l'ansia di rinnovamento che di solito accompagna il cambio di secolo.
Giovane, coraggioso, deciso, gli sembrava allora che tutto si potesse fare e, molto entusiasta del proprio ideale, si buttò a capo fitto non per lamentarsi del molto che c'era da fare, ma per impegnarsi in quello che poteva. Così si comportò sempre. Ed ebbe pieno successo, un successo però molto particolare: diventò un grande santo.
Un santo di quelli che insegnano come si vive e si muore per Cristo. lavorò sul presente e portò il Vangelo alla vita
Nasce il 3 dicembre 1874: a Linares (Spagna). Fin da bambino prende contatto con i problemi degli operai delle miniere e dei bambini che vi lavorano. Ben presto manifestò una grande attrazione per il sacerdozio.
Viene ordinato sacerdote nel 1897 A Guadix inizia la sua opera educativa e di evangelizzazione con i poveri braccianti del rione delle grotte. Nel 1902: Convinto dell’importanza dell’educazione apre le Scuole del Sacro Cuore per bambini e bambine poveri.

Nel 1906: Approfondisce l’importanza della funzione sociale dell’educazione e la necessità che i maestri siano ben preparati e vivano la loro fede con coerenza e responsabilità. Unì scienza e fede
Pubblica diversi scritti relativi alla problematica educativa. 1911: Si rende conto dell’importanza che la donna sia colta e che si inserisca pienamente nella società ed apre la prima Accademia Teresiana a Oviedo Nel 1913: Ritorna a Jaén per dare impulso all’Opera Teresiana. Conosce Josefa Segovia che diventerà la sua principale collaboratrice. Nel 1917:

Approvazione ecclesiastica dell’Istituzione Teresiana come Associazione di Laici.
1921: Si trasferisce a Madrid. Dà impulso e forma all’Istituzione Teresiana impegnandosi nella formazione cristiana, umana e professionale dei suoi membri, molti dei quali lavorano in posti statali.
1924: Approvazione a perpetuità dell’Istituzione Teresiana da parte del Papa Pio XI

Si muore con Cristo, nel nome di Cristo e per la gloria dei Cristo
1936: Il desiderio di vivere la fede fino a dare la propria vita, se necessario, va generando in lui un’autentica spiritualità martiriale. Pedro Poveda insiste sulla necessità della non violenza. Il 27 luglio, alla fine della celebrazione eucaristica, è arrestato nella sua casa. "Sono sacerdote di Cristo". La mattina seguente viene trovato il suo cadavere.
Gli uomini e le donne di Dio sono inconfondibili
1993: Il 10 ottobre è stato dichiarato beato da Giovanni Paolo II per le sue virtù e il suo martirio.
2004: Il 4 maggio è stato dichiarato santo da Giovanni Paolo II, durante la sua visita in Spagna
Il ricordo di don Pedro Poveda è rimasto unito alla fama della sua santità, alla novità di aver dato un decisivo e concreto impulso alla missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, al suo qualificato contributo all'educazione, e alla possibilità di generare progetti apostolici dinamici, capaci di rispondere, secondo il proprio carisma, alle necessità circostanti.

"Nessuno, per quanta autorità abbia, per quanta sapienza possieda, con le migliori virtù di cui sia pieno, nessuno può ne potrà mai porre altro fondamento che quello posto sin dal principio: che è Cristo". Questa è la nostra Opera, questa è la dottrina che abbiamo professato, e con nessun pretesto dobbiamo ammettere elementi umani in quello che è stato fondato in Cristo, per Cristo e attraverso Cristo"."Signore, che io pensi ciò che tu vuoi che io pensi; che io desideri ciò che tu vuoi che io desideri; che io parli come tu vuoi che io parli; che io operi come tu vuoi che io operi. Questa è la mia unica aspirazione".
Diceva: "non bisogna farsi illusioni; la mitezza, l'affabilità, la dolcezza, sono virtù che conquistano il mondo". E inoltre: "Ora è tempo di raddoppiare la preghiera, di soffrire meglio, di abbondare nella carità, di parlare di meno, di vivere molto uniti al Signore, di essere molto prudenti, di consolare il prossimo, di incoraggiare i pusillanimi, di prodigare misericordia, di vivere fiduciosi nella Provvidenza, di avere e dare pace".

Il 27 luglio 1936 appena terminata la celebrazione della Messa, fu arrestato nella sua casa di via Alameda di Madrid. Non negò la sua identità davanti a coloro che andarono a prenderlo: "Sono sacerdote di Cristo". Amò tanto la Chiesa che diede la vita per essa.
Alcune ore dopo, al momento di essere separato da suo fratello, che lo aveva accompagnato, gli disse: "Addio, Carlo, si vede che il Signore, che mi ha voluto fondatore, mi vuole anche martire".

Il giorno dopo, una professoressa ed una giovane dottoressa dell'Istituzione Teresiana, trovarono il suo cadavere vicino alla cappella del cimitero dell'Almudena, con ferite di arma da fuoco. Sul suo petto si vedeva, perforato, lo scapolare della Madonna del Carmelo. Aveva 61 anni.
Trasportarono il suo cadavere al cimitero di San Lorenzo, dove il giorno 29 fu seppellito.

La grande fama di santità di don Pedro Poveda, iniziata già in vita e continuata dopo la morte, che fu considerata sin dal principio vero martirio, spinge l'Istituzione Teresiana a chiedere l'istruzione della sua Causa di canonizzazione nel 1955. Conclusi tutti i processi è beatificato dal Papa Giovanni Paolo II a Roma il 10 ottobre 1993 e canonizzato a Madrid il 4 maggio 2003, per le sue virtù e per il suo martirio.

I suoi resti si trovano nella Casa di Spiritualità "Santa Maria", dell'Istituzione Teresiana a Los Negrales (Madrid).


Anche una giovane maestra, appartenente all'Istituzione Teresiana, Vittoria Diez y Bustos de Molina, fu martirizzata a Hornachuelos (Cordova) pochi giorni dopo, il 12 agosto dello stesso anno 1936.

All’alba del 12 agosto, dopo una penosa marcia di 12 km per sentieri sassosi, con 17 uomini giunse finalmente al luogo della morte. Victoria, unica donna, assistette all’esecuzione dei suoi compagni prima di trovarsi faccia a faccia con la decisione suprema.

Salvarsi sarebbe stato facile. Bastava una semplice dichiarazione, un grido di negazione della propria fede e sarebbe tornata a casa sua... In realtà non le era possibile. Con un atto simile avrebbe rinnegato tutta la sua vita, la sua stessa identità. Non posso dire quello che mi chiedete – disse – Io dico quello che sento: Viva Cristo, viva la Madre mia!

Sembrò che il rumore degli spari non riuscisse a spegnere l’eco del suo grido d’amore.

12 agosto 1936: Victoria muore come testimone della fede, nella miniera del Rincón, nei dintorni di Hornachuelos, Córdoba, Spagna

Il 10 ottobre del 1993 è beatificata a Roma, da Giovanni Paolo II.






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