Martiri Cristiani: Card. Juan Jesus Posadas Ocampo
 

Card. Juan Jesus Posadas Ocampo

Card. Juan Jesus Posadas Ocampo Dopo nove anni le autorità giudiziarie messicane, anche su richiesta dell’episcopato locale, hanno deciso di riaprire l’inchiesta sull’omicidio del cardinale Juan Jesús Posadas Ocampo, l’arcivescovo di Guadalajara barbaramente trucidato il 24 maggio 1993 mentre si trovava nel parcheggio dell’aeroporto di Guadalajara. La notizia ha suscitato reazioni contrastanti: soddisfazione tra coloro che ritengono che il porporato sia stato vittima di un complotto; sdegno e preoccupazione tra chi ha sempre sostenuto che si sia trattato di un “tragico incidente”.
Secondo le indagini ufficiali condotte dalla procura federale, guidata nel ’93 da Jorge Carpizo McGregor, il porporato sarebbe rimasto vittima per caso del fuoco incrociato di due bande rivali di narcotrafficanti, quella dei fratelli Aurellano Félix e quella di “El Chapo” Guzmán. Ma questa verità ufficiale non ha mai soddisfatto ampi settori della Chiesa e della società messicana. E 30Giorni fin dall’inizio, anche con inchieste condotte sul campo, ha dato voce e ha documentato l’inverosimiglianza delle ricostruzioni ufficiali. A non credere all’omicidio casuale è stato soprattutto il successore di Posadas a Guadalajara, il cardinale Juan Sandoval Íñiguez, che in questi anni ha sempre chiesto con insistenza alle autorità di riaprire il caso, e ciò gli è costato minacce e, secondo alcuni, anche un tentativo di avvelenamento.
Negli anni scorsi però alcuni presuli messicani erano piuttosto scettici nei confronti delle iniziative intraprese da Sandoval e questo aveva impedito che la Conferenza episcopale messicana (Cem) in quanto tale prendesse una posizione compatta sull’episodio criminoso. Ma lo scorso aprile, in occasione dell’assemblea generale annuale, l’episcopato messicano ha votato all’unanimità una petizione alla procura generale e al presidente Vincente Fox affinché venisse aperta una nuova indagine. La lettera è stata firmata dal presidente della Cem, l’arcivescovo di San Luis Potosí, Luis Morales Reyes. E così, anche sulla scia di questa ultima, autorevole, richiesta, il 24 maggio, nel giorno del nono anniversario dell’omicidio, la subprocuradora María de la Luz Lima Malvido ha finalmente annunciato che il caso Posadas è stato formalmente riaperto. In base alle testimonianze e ai documenti raccolti sarebbe già sufficientemente evidente che l’eliminazione del porporato sia stata intenzionale e non frutto di sparatorie incrociate. Risulterebbe poi anche un coinvolgimento di settori dell’apparato statale. Per alcuni, nell’affaire potrebbe essere personalmente coinvolto anche l’allora presidente della Repubblica Carlos Salinas de Gortari, ma il cardinale primate del Messico, Norberto Rivera Carrera, nell’intervista che riportiamo in queste pagine (cfr. pp. 20-22), ritiene improbabile questa ipotesi, anche se non esclude che qualcuno dell’entourage presidenziale possa esservi implicato.
Nella prima metà di giugno, una raccolta di informazioni legate alle nuove indagini è stata consegnata in Vaticano, a titolo personale, da Fernando Guzmán Pérez Peláez, capogruppo del Partito di azione nazionale (Pan) dello Stato di Jalisco, la cui capitale è appunto Guadalajara. Ne ha dato notizia l’Ansa con una corrispondenza del 25 giugno titolata Messico: omicidio card. Posadas, Vaticano conosce verità.
Il lavoro della Lima Malvido non sarà comunque facile. Carpizo e altri quattro ex procuratori generali, che si sono succeduti nell’incarico dal ’93 al 2000, hanno firmato un documento in cui ribadiscono la casualità dell’omicidio. Lo stesso Carpizo ha lanciato pesanti accuse personali sia contro la figura del cardinale Sandoval che contro quella della Lima Malvido. Non solo. Il quotidiano Il Foglio (18 giugno) ha riportato voci filtrate da ambienti giudiziari messicani su una possibile ristrutturazione per semplice via amministrativa della procura federale con lo scopo di cancellare l’incarico attualmente ricoperto dalla Lima Malvido, che così verrebbe “promossa” in un altro ruolo e rimossa quindi dalla delicata inchiesta. Il quotidiano italiano (ripreso dal messicano Reforma del 24 giugno) ha poi rivelato che tra le prove più clamorose che sono servite a riaprire il caso ci sarebbero la documentazione e le testimonianze riguardanti uno strano volo di Stato pilotato da due militari, che avrebbe portato da Città del Messico all’aeroporto di Guadalajara alcuni alti funzionari della procura federale e della polizia giudiziaria sul luogo dell’omicidio, ma tre quarti d’ora prima che questo accadesse. «L’aereo, un Lear Jet» scrive Il Foglio, «che volava con sigla Xc Pgr, sarebbe partito dalla capitale alle 13,52 e sarebbe arrivato a Guadalajara alle 14,45, esattamente 45 minuti prima dell’omicidio. Sarebbe poi ripartito alle 15,25, quando mancavano cinque minuti all’esecuzione, per fare ritorno a Città del Messico dove è atterrato alle 16,10. Da lì, e questo è davvero curioso, lo stesso aereo, con gli stessi piloti, il maggiore Marrufo e il capitano Zetina (che hanno già testimoniato davanti al giudice) è ripartito alle 16,30 ed è tornato a Guadalajara, facendo sbarcare i funzionari della procura incaricati delle indagini sulla sparatoria appena avvenuta». «Perché» si chiede sempre Il Foglio «vi fu quel volo preventivo? Per quale ragione alti funzionari della procura federale, alle dirette dipendenze del procuratore Jorge Carpizo, lo stesso che si affretterà a diffondere una tesi secondo la quale Posadas fu vittima di uno scambio di persona, nonostante il colpo di grazia sparatogli a pochi centimetri dal volto, si trovavano mezz’ora prima, proprio sul luogo dove sarebbe avvenuta la carneficina?”. La nuova inchiesta dovrà cercare di dare una risposta anche a queste domande.
A testimonianza di quanto il caso Posadas Ocampo sia ancora vivo nella società messicana si deve poi ricordare che nel Paese sono appena usciti due volumi sull’argomento che hanno avuto larga eco sulla stampa. L’ex capo della procura federale Carpizo e lo storico Julián Andrade Jardí hanno infatti scritto El asesinato de un cardenal, ganancia de pescadores (L’assassinio di un cardinale, guadagno dei pescatori) in cui viene ribadita la tesi dell’uccisione accidentale del porporato e in cui si insinua che il cardinale Sandoval Íñiguez abbia avuto un “guadagno” dalla morte del suo predecessore. Mentre i due giornalisti Héctor Moreno Valencia e José Alberto Villasana hanno firmato Sangre de mayo. El homicidio del cardenal Posadas Ocampo (Sangue di maggio. L’omicidio del cardinale Posadas Ocampo) in cui documentano i moltissimi lati oscuri delle indagini passate. Quest’ultima opera è stata presentata ai media il 22 maggio scorso con una conferenza stampa cui era presente il cardinale Sandoval Íñiguez. Nell’occasione si sono registrati nel pubblico vivaci scontri dialettici, e non solo, tra i propugnatori della tesi del complotto e quelli dell’omicidio occasionale. Questo a ulteriore dimostrazione di quanto sia ancora forte, a nove anni di distanza, il coinvolgimento emotivo della popolazione messicana nel caso Posadas Ocampo. Il cardinale Juan Jesús Posadas Ocampo viene ucciso il 24 maggio 1993. Avrebbe compiuto 67 anni nel novembre successivo. Ordinato sacerdote nel ’50, nel ’70 viene nominato vescovo di Tijuana e nell’82 trasferito a Cuernavaca. Cinque anni dopo, Giovanni Paolo II lo promuove alla prestigiosa sede di Guadalajara e nel ’91 lo crea cardinale.



Per approfondimenti... OMICIDIO DEL CARDINALE MESSICANO POSADAS OCAMPO: C'ERA ANCHE IL CAPO DELLA POLIZIA
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