Martiri Cristiani: Giuseppe Fanin
 

Giuseppe Fanin

Giuseppe Fanin Giuseppe Fanin coltivatore diretto bolognese laureato in agraria e animatore delle attività sindacali tra i braccianti e i mezzadri fu ucciso a 24 anni, a colpi di sbarra, da braccianti comunisti su mandato del segretario della sezione del Pci di Persiceto, la sera del 4 novembre 1948. È avviata la causa di beatificazione.
Nato in una famiglia numerosa di coltivatori diretti di Sossano Vicentino, che si era trasferita nel 1910 nella bassa bolognese, aveva trascorso un breve periodo in seminario e aveva completato la sua formazione religiosa nella Fuci bolognese, durante gli anni della laurea in agraria.
Quell’anno e mezzo passato in seminario - sempre proporzionatamente alla sua condizione di ragazzo - gli diede tuttavia l’occasione di dare più profondità e organica consapevolezza alla sua formazione cristiana e spirituale.C’è poi un dato significativo che merita di essere ricordato. Proprio negli anni 1934/36 crebbe in seminario l’attenzione verso tutto ciò che riguardava "il movimento cattolico nel mondo" e le iniziative di preghiera "per far fronte ai paurosi bisogni dell’ora presente" e per la pace. Su questo sfondo si ebbe anche una maggiore attenzione a valorizzare nella formazione dei giovani seminaristi la testimonianza di figure esemplari di laici cattolici come Contardo Ferrini, Giorgio Samoggia, Tommaso Moro, Pier Giorgio Frassati... Uomini come mons. Cesare Sarti intuivano che l’esigenza fondamentale dell’"ora presente" era quella di formare cristiani che, da sacerdoti o da laici - non tutti quei quasi duecento ragazzi e adolescenti sarebbero diventati preti - fossero pronti a testimoniare la propria identità con risolutezza e generosità, a costo anche della vita. Una riprova si ha proprio nel vedere come da questo stesso terreno spirituale e formativo abbiano potuto attingere linfa e ideali, maturati poi in tempi e modi diversi, sia un Giuseppe Fanin che i preti "martiri" di Monte Sole, don Giovanni Fornasini e don Ubaldo Marchioni, anch’essi in quel tempo alunni a Villa Revedin.
Appena si impegna nell'attività sindacale, si profila uno scontro durissimo con la componente comunista locale, dalla quale erano già stati uccisi due parroci della zona: Enrico Donati di Lorenzatico e Alfonso Reggiani di Amola di Piano.
Durante lo sciopero seguito all'attentato a Togliatti arrivarono le prime minacce. E accusato di lavorare per la scissione della corrente sindacale cristiana dal sindacato unitario e viene "diffidato" dal proseguire su questa strada. Un volantino della lega braccianti di Persiceto lo accusa di essere tra gli "servi sciocchi" dei agrari. Non si cura degli avvertimenti, non crede alla "cattiveria" degli avversari. Per braccianti lo spettro di notte mentre torna a casa in bicicletta, dopo aver accompagnato a casa la fidanzata e lo colpiscono con una sbarra di ferro: dovrebbero dargli una lettura lezione, ma lo lasciano rantolante. Soccorso da un passante, muore in ospedale senza riprendere conoscenza.
Chi lo soccorre morente, racconta di averlo trovato con la colonna del rosario in mano: forse l'aveva nella mano poggiata sul manubrio, era sua abitudine approfittare degli spostamenti per pregare
Di indole pacifica, non aveva mai voluto portare una, neanche dopo aver ricevuto minacce. Un amico lo invita alla prudenza: "Pippo, un'arma in tasca non ti fa male. Vedi che quasi ogni giorno succede qualche fattaccio! Anche tu hai il dovere di difenderti". Questa la sua risposta: "no, no. Se mi dovessi trovare un giorno nella necessità di difendermi e difendendomi uccidesti qualcuno, forse avrei tutti gli anni che mi rimangono amareggiate da un rimorso". Dice anche: "non so poi perché dovrebbero cercare me! Non ho mai fatto male a nessuno". E ancora: "invio è nel paradiso io ci credo!".
Amava coltivare fiori, ornate con essi la stanza dove faceva il suo lavoro di sindacalista, in omaggio alla gente semplice che lo frequentava e regalarli agli amici e alla fidanzata. "Io amo te di un amore che giunge fino a Dio", aveva scritto la sua ragazza quando aveva 18 anni e a lei aveva appena portato un mazzo dei suoi fiori la sera in cui fu ucciso.
La causa di beatificazione avviata dall'arcidiocesi di Bologna nel 1998 lo qualificava così: "servo di Dio Giuseppe Fanin, giovane di Azione Cattolica, apostolo del dottrina sociale della Chiesa.







vai alla scheda precedente Torna all'elenco vai alla scheda seguente












  
Consiglia ad un amico questa pagina Aggiungi ai preferiti Scrivi un commento, questo rimarrà riservato Segnala su Facebook, Tweeter ed altri...
Invia ad un amico | Metti nei preferiti | Lascia un commento | Condividi su Facebook, Tweeter, ecc...