Martiri Cristiani: Emile Chanoux
 

Emile Chanoux

Emile Chanoux Stretto collaboratore dell'abate Trèves, il notaio Chanoux raccolse l'eredità spirituale e politica del fondatore della Jeune Vallee d'Aoste, nel cui seno fu il maggiore esponente della corrente del cattolicesimo sociale. L'associazione continuò ad operare nella clandestinità, anche dopo i divieti fascisti, e Chanoux divenne l'anima autonomista della Resistenza valdostana. Con chiaro realismo analizzò la situazione regionale degli ultimi decenni, prospettando l'inserimento della Valle in una federazione italiana repubblicana sul modello della Confederazione Elvetica, con più ampie prospettive a venire. «Oggi la Svizzera è, in piccolo, quello che l'Europa dovrebbe essere in grande dopo la guerra», affermava, attestando la sua apertura ai problemi del regionalismo italiano e del federalismo europeo su base etnica. Tale posizione Chanoux ribadì al Convegno di Chivasso, cui partecipò assieme all'avv. E. Page e a quattro rappresentanti delle Valli Valdesi. Questi ultimi avevano predisposto diversi documenti con precise rivendicazioni; F. Chabod, nell'impossibilità di essere presente, aveva dal canto suo preparato un breve testo. I due valdostani si presentarono senza preliminari scritti. All'intervento del notaio Chanoux si deve comunque l'inserimento della questione autonomista nell'ambito dell'ordinamento dello Stato italiano e dell'auspicata federazione europea nella Dichiarazione che concluse l'incontro. Vi si precisa infatti che il federalismo «rappresenta la soluzione del problema delle piccole nazionalità e la definitiva liquidazione del fenomeno storico degli irredentismi, garantendo nel futuro assetto europeo l'avvento di una pace stabile e duratura».
Il concetto venne sviluppato da Emile Chanoux nell'opuscolo, pubblicato postumo, Federalismo e Autonomie, che, scritto a commento del documento di Chivasso, resta uno dei testi fondamentali del movimento autonomista valdostano.
L'autore vi asseriva, tra l'altro, che lo Stato monarchico «può anche accettare il principio del federalismo», ma «fu la monarchia a portare, con la sua adesione supina al fascismo, l'accentramento statale italiano alle sue estreme conseguenze: la dittatura». Chanoux optava quindi per un ordinamento repubblicano, fermo restando che «una repubblica accentrata non sarebbe migliore di una monarchia». Aggiungeva: «Ciò che i rappresentanti di queste valli hanno affermato vale per tutte le regioni italiane, per i piccoli popoli che formano quel tutto che è il popolo italiano». Rimane ancora controversa la posizione di Emile Chanoux nei confronti dell'annessionismo alla Francia, per quanto G. Peyro-nel, autorevole rappresentante dei valdesi al Convegno di Chivasso, abbia escluso ogni sua velleità separatista, e contrastino con un'adesione alla corrente annessionista le dichiarazioni rese ufficialmente dallo stesso notaio, che già nel 1926 scriveva: «il regionalismo non è soltanto una necessità valdostana, ma italiana». In un articolo della «Rivista Storica Italiana» del 1960, A. ed E. Passerin d'Entrèves ricordavano che F. Chabod «escluse sempre e categoricamente che Chanoux pensasse sin dai tempi di Chivasso al distacco dall'Italia e all'annessione alla Francia»; gli aveva dichiarato infatti che «mai un sostenitore del più radicale decentramento avrebbe potuto desiderare che la sua Valle diventasse un dipartimento dello Stato più accentrato d'Europa». Analoga testimonianza offrì G. Vaccarino nel 1969, contestando nel Movimento di Liberazione in Italia i filo-annessionisti, che, dopo la morte di Chanoux, «avevano fatto di lui il grande eroe del separatismo».
Per contro M. Giovanna nella Resistenza in Piemonte nel 1962 scriveva: «Chanoux stesso oscillava tra il puro autonomismo nel-l'ordine costituzionale italiano e una riserva di eventuali trattative conia Francia, forse solo a titolo di pressione verso Roma, ma con dei sottintesi che non erano chiari». Su tale linea interpretativa si posero A. Zanotto nell'Histoire de la Vallée d'Aoste e M. Lenge-reau in La France et la question valdótaine. Emile Chanoux non poté chiarire i suoi effettivi propositi, perché, arrestato dai fascisti, morì in carcere il 18 maggio 1944. La municipalità dedicò alla sua memoria la piazza principale di Aosta, già intestata a Carlo Alberto.


Autore: Tersilla Gatto Chanu - Augusta Vittoria Cerutti







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