Maria e il Vangelo: Pasci le mie pecore


Con le meditazioni di P. Raffaele Amendolagine vi proponiamo di leggere e meditare il Vangelo con lo sguardo di Maria, ascoltando i suoi racconti e dialogando con Lei. Maria, la mamma di Gesù, è il modello di contemplazione. I suoi occhi sono sempre fissi nel Figlio.
Pur vivendo tutti gli avvenimenti della vita di Gesù, nella concretezza della vita quotidiana, nella spontaneità del rapporto tra madre e figlio, non poteva ignorare il senso più profondo, il mistero divino che avvolgeva il Figlio, e di ogni avvenimento, di ogni sua parola, di ogni suo gesto, ne faceva tesoro per custodirli e meditarli nel suo cuore.
Anche Maria ha vissuto il grande scontro tra il bene e il male, mentre il suo calcagno schiacciava la testa al serpente.
E infine, stando con fede sotto la Croce, accoglieva dal Figlio tutta l’umanità nel suo grembo, con materno amore, fino a riconsegnargliela nuovamente nella gloria del Paradiso.

Pasci le mie pecore

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-19 

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade… disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore…


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O Maria, tu sai meglio di noi cosa voglia dire voler bene a Gesù. Nessuno può averlo fatto e lo fa meglio di te.
In quella apparizione sul lago di Tiberiade l’espressione ripetuta da Pietro per tre volte era una risposta alla triplice domanda di Gesù stesso. Sappiamo che questo dialogo tra loro esprimeva non solo un mandato, una missione, ma era un atto esplicito di pentimento e di perdono, sul cui fondamento doveva partire la missione che stava ricevendo.
Pietro aveva pianto per quel triplice rinnegamento, si era sinceramente pentito, ma Gesù quasi per ristabilire un equilibrio nella sua anima, che continuava ad essere angosciata, ha voluto suscitargli quella triplice esplicita dichiarazione di fedeltà e di amore.
O Maria, Tu sai quante volte anche tra noi ci offendiamo, tradiamo amicizie che forse sembravano invulnerabili: fa’ che questo esempio ci porti a rappacificarci tra noi.
Se offendiamo Dio con i nostri peccati, fa’ che nascano in noi non solo sentimenti di pentimento, ma opere di riparazione. Non è Dio che ne ha bisogno, ma è una esigenza del nostro spirito, non solo per quietarlo, ma per collaborare con Lui nel trasformare il male in bene.
Il nostro pensiero e la nostra preghiera va soprattutto a situazioni incresciose che possono capitare nelle nostre famiglia. Quanti sbagli si commettono anche solo nel parlare! E quante tristi conseguenze ne vengono fuori!
Ti preghiamo di togliere lo scoraggiamento a chi provoca disagio negli altri, ma anche di far nascere sentimenti non solo di tolleranza, ma di sincero perdono in coloro che sono offesi.
Perché trionfi più pace nelle nostre famiglie ottieni a tutti dal buon Dio più coraggio nell’affrontare e vincere il male e più umiltà, che è la base della concordia e dell’amore!

Padre Raffaele Amendolagine di Padre Raffaele Amendolagine
OCD



  
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