Maria e il Vangelo: Il Padre misericordioso


Con le meditazioni di P. Raffaele Amendolagine vi proponiamo di leggere e meditare il Vangelo con lo sguardo di Maria, ascoltando i suoi racconti e dialogando con Lei. Maria, la mamma di Gesù, è il modello di contemplazione. I suoi occhi sono sempre fissi nel Figlio.
Pur vivendo tutti gli avvenimenti della vita di Gesù, nella concretezza della vita quotidiana, nella spontaneità del rapporto tra madre e figlio, non poteva ignorare il senso più profondo, il mistero divino che avvolgeva il Figlio, e di ogni avvenimento, di ogni sua parola, di ogni suo gesto, ne faceva tesoro per custodirli e meditarli nel suo cuore.
Anche Maria ha vissuto il grande scontro tra il bene e il male, mentre il suo calcagno schiacciava la testa al serpente.
E infine, stando con fede sotto la Croce, accoglieva dal Figlio tutta l’umanità nel suo grembo, con materno amore, fino a riconsegnargliela nuovamente nella gloria del Paradiso.

Il Padre misericordioso

Dal Vangelo secondo Luca 15, 1-32 

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". Ed egli disse loro questa parabola:
"Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte".
Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".


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O Maria, Gesù con questa parabola ci presenta il suo amore, l’amore di Dio per le sue creature, per l’umanità. Dio ci ama di un amore così grande da non trovare il paragone su questa terra. Per farcelo scoprire ha voluto entrare nel mondo come uomo. Gesù, nato da te, è l’amore di Dio reso visibile. E’ l’amore che abbiamo potuto toccare e sentirne il calore. Ha manifestato l’amore del Padre, cioè l’essenza di Dio, che è Amore. Visti i nostri limiti, prima di tornare “nel seno del Padre” ha voluto donarci anche la figura materna di questo amore affidandoci a te..
Oggi sei tu che ci accosti a Gesù, che ci fai toccare con mano il suo amore, il suo perdono, il suo abbraccio. La parabola del padre misericordioso, ci fa vedere anche te “Madre di misericordia”.
Tu sei la mamma che ci aiuta a ristabilire i rapporti con Dio quando li rompiamo. L’immagine dei due fratelli della parabola si ripetono nella nostra vita: o ci allontaniamo dalla casa di Dio per sperperare ciò che crediamo nostro, o, pur apparentemente vicini, siamo lontani da Lui con la mente col cuore.
Sono le due situazioni con cui stiamo sciupando i doni di Dio. Ma Dio non si stanca ed è pronto, ad abbracciarci e magari a supplicarci di tornare a Lui. Lo fa anche attraverso di te, anzi tu sei diventata il veicolo preferito da Dio per farci riconoscere figli dell’unico Padre e perciò fratelli tra noi.
Ti supplichiamo di venirci incontro quando stentiamo a rispondere all’invito di Gesù, quando non riusciamo a scoprirlo in attesa di riabbracciarci, o quando standogli vicino ignoriamo le sue premure.
O Maria, anche nelle nostre famiglie si vive l’atteggiamento dei fratelli della parabola, Ci sono spesso divisioni. Specialmente, quando diventiamo adulti, nascono gelosie e invidie. Spesso ciascuno si chiude nel proprio egoismo, ignorando non solo che siamo frutti della stesa pianta, addirittura dimenticando o trascurando le medesime radici perché invecchiate.
A tutti dona il tuo abbraccio. Riunisci i fratelli separati. Risveglia nei figli l’amore e la gratitudine per i genitori, specie se anziani. Ai genitori il coraggio di saper abbracciare i figli fuggiti da casa prima del tempo. Facci accettare le diversità, come Dio che abbraccia ciascuno, sempre, come è.
Se poi qualche membro nelle nostre famiglie si allontana da Dio suggerisci agli altri cosa fare per riportarlo tra le sue braccia, passando magari tra le tue.

Padre Raffaele Amendolagine di Padre Raffaele Amendolagine
OCD



  
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