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la Madonna di Nagasaki Messaggera di Pace


Volto della Madonna di Nagasaki

Era stato appena annunciato il suo arrivo in Sardegna che subito la notizia rimbalzava di bocca in bocca, suscitando una grande curiosità e un gran desiderio di accogliere il commovente messaggio di pace che sarebbe venuta a portare.

Una delegazione della diocesi di Nagasaki è stata invitata a partecipare alla XXVI marcia della Pace che ogni anno si tiene nella Diocesi di Ales per suscitare una coscienza di pace. e dire no alla violenza e alle guerre.

Con la delegazione è arrivato in Sardegna anche la Madonna di Nagasaki. Si tratta del capo della Vergine, ritrovato sotto le macerie della cattedrale di Urakami –Nagasaki. Questo è quanto è rimasto del bellissimo simulacro della Madonna Immacolata, dopo l’esplosione della bomba atomica lanciata sulla città di Nagasaki il 9 agosto 1945.

Si dice che la preziosa statua, scolpita sulle sembianze del famoso quadro del Murillo, fosse stata donata alla Cattedrale di Urakami, da S. Massimiliano Kolbe nel 1930, durante la sua missione in Giappone.

La prima tappa del pellegrinaggio è stata fatta nella Basilica di Nostra Signora di Bonaria, Patrona massima della Sardegna.

Ad accoglierla c’erano le autorità religiose, civili e militari, e un folto numero di fedeli in costume tradizionale che, con la classica musica delle “Launeddas” e il canto del suggestivo inno “Deus ti salvet Maria” l’hanno intronizzata al cento della Basilica.

P. Giovannino Tolu, odem , parroco della basilica di Bonaria, le ha rivolto una accorata e commovente supplica a nome di tutti i fedeli della Sardegna.

Altri discorsi delle autorità religiose e civili si sono susseguiti per onorare e ringraziare la Madonna di Nagasaki per essere voluta venire tra noi quale Messaggera di Pace.

Mons. Pietro, rettore della cattedrale di Nagasaki, con l’aiuto di un interprete, racconta brevemente la storia del simulacro:

La bomba caduta il 9 agosto 1945 procurò molte vittime e molto dolore tra gli abitanti di Nagasaki.

70.500 morti, di cui 8500 erano fedeli della Parrocchia di Urakami.

La chiesa si è incendiata. (Si pensa che la temperatura al suolo sotto la colonna di fuoco emanata dalla bomba atomica abbia raggiunto i 3 o 4 mila gradi!)

Due mesi dopo, il monaco trappista Kaemon Noguchi, entra tra le rovine della Cattedrale di Urakami per pregare. Da bambino era stato chierichetto in questa chiesa. Spera di trovare un ricordo tangibile della chiesa della sua giovinezza da portare nel Monastero Trappista di Hokkaido.
Dopo più di un’ora di ricerca tra le macerie, Noguchi si siede e si rimette a pregare. E, improvvisamente, vicino all’altare, nota le fattezze senza occhi della Madonna, che lo fissavano cieche in mezzo alla polvere.
Turbato, Noguchi porta l’immagine bruciacchiata nel suo convento, dove la tiene per 30 anni.

Poi tutto è proseguito nella preghiera personale e comunitaria.

Davanti a Lei, per tutta la giornata, è continuata una lunga sfilata di persone che desideravano contemplare quel volto dolce e drammatico insieme. Il volto della Mamma, che ha sperimentato su di se la terribile devastazione della guerra ed è rimasto come monito e invito alla pace. L’altissima temperatura ha sciolto gli occhi di materiale vitreo, facendo colare una lacrima lungo le gote.

Il simulacro è piccolo, ma la sua voce e il suo richiamo per la pace è alto.

Quella parola insistente che ciascuno sentiva nel cuore sembrava si materializzasse nell’aria: pace, pace, pace In tutta la Basilica risuonava continuamente, un po’ nel bisbiglio della gente, un po’ nelle preghiere che si alternavano.

Chi non ha potuto recarsi personalmente ha potuto ascoltare, vedere ed esprimere la sua preghiera attraverso il collegamento del sito della Basilica.

A conclusione dell’evento è stata celebrata una solenne S. Messa dall’Arcivescovo di Cagliari mons. Arrigo Miglio.

Nella sua commovente omelia mons. Miglio ha presentato questo simulacro come una “reliquia” carica del segno della sofferenza di migliaia di persone vittime della terribile tragedia della bomba atomica, considerando inoltre che questa reliquia raccoglie in sé un significato ancora più intenso e commovente perché portata a Nagasaky da S.Massimiliano Kolbe, fondatore della “Milizia dell’Immacolata” ed egli stesso martire della guerra. Questa immagine, prosegue mons. Miglio, ci restituisce quella pace che gli uomini non sono stati capaci di fare nel 1945.

Oggi più che mai la Madonna ci invita ad essere costruttori di pace. La pace esige un lavoro lungo e difficile. La forza di mantenerla ce la dà Dio. Certe volte sembra che Dio sia destinato a perdere ma ciò che a volte sembra sconfitta canta gloria a Dio. Qualche volta il bene si afferma attraverso l’evidenza dell’orrore del male. L’esperienza di questo orrore smaschera il male e ci fa vivere nella verità e nella luce.

Chiediamo alla Madonna di Nagasaki la grazia che le nostre case, le nostre comunità diventino “ Laboratorio di Pace” . Proviamo a scoprire che cosa possiamo offrire, nonostante le difficoltà della crisi

Proviamo ad andare oltre la povertà materiale che ci opprime e, con l’aiuto di Maria, tiriamo fuori le forze della fede, della solidarietà, della cultura, delle tradizioni, dei valori, il valore della pace.


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Omelia si S.E. Monsignor Arrigo Miglio Arcivescovo Metropolita
Video dell'Evento

La Madonna di Nagasaki


Maria Caterina Muggianu di Maria Caterina Muggianu
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