Dunque questo Figlio di Dio, nostro
Signore, che è verbo del Padre è anche Figlio dell'uomo, poichè
da Maria, che aveva avuto la generazione da creature umane ed
era ella stessa creatura umana, ebbe la nascita umana e divenne
Figlio dell'uomo. Perciò il Signore stesso ci dette un segno, in
profondità e in altezza, segno che l'uomo non domandò, perchè
non si sarebbe mai aspettato che una vergine potesse concepire e
partorire un figlio continuando ad essere vergine, e il frutto
di questo parto fosse - Dio-con-noi; che egli discendesse nelle
profondità della terra a cercare la pecora che era perduta, e in
effetti era la sua propria creatura, e poi salisse in alto ad
offrire al Padre quell'uomo che in tal modo era stato ritrovato. Sant'Ireneo, Adv. Haer., II,
19, 3 PG 7, 941A
Nel
dodicesimo secolo la città di Novgorod, una delle più antiche ed
importanti città russe, estendeva la sua egemonia su tutta la parte
settentrionale del paese. Il principe Andrei Bogolyubsky, signore di
Suzdal, nel 1169 raccolse un grande esercito alla cui testa mise il
figlio Mstisalv, con l’intento di riunire sotto il suo potere tutte le
Russie. Dopo aver preso Kiev, l’esercito con il grosso delle sue forze
si diresse fino alle porte di Novgorod, che cinse d’assedio nel mese di
febbraio dell’anno successivo. Dopo tre giorni d’assedio, i cittadini di
Novgorod erano stremati dalla sanguinosissima battaglia, al punto da
ritenere che la loro ultima speranza si riducesse soltanto nell’aiuto e
nella protezione della Santissima Vergine. In quel periodo in città,
presso la cattedrale della Trasfigurazione, era ospitata la bellissima
icona della “Znamenny”, che in russo antico significa “apparizione” o
“segno”, portata dai missionari bizantini nella chiesa russa. Elijah, il
vescovo di allora, durante la terza notte di guerra era raccolto in
preghiera di fronte all’icona, implorando l’aiuto della Madre di Dio,
quando udì distintamente una voce: “Prendi la mia Icona e portala in
processione assieme ai miei figli sulle mura della città. Ti fermerai
sulla porta principale e farai in modo che l’esercito assediante mi
veda. Sono anche essi cristiani, intenderanno la mia vista come un segno
di pace”. Pieno di speranza e di gioia il vescovo ordinò subito di
prendere l’icona dall’altare e di radunare i fedeli per la processione.
Ma malgrado gli sforzi dei sacerdoti, dei diaconi e di tutti coloro che
erano accorsi per dare aiuto, l’immagine non si spostava di un
millimetro. Solo dopo la regolare celebrazione del Servizio Divino fu
possibile rimuovere con enorme semplicità l’icona. Con la Vergine in
testa al corteo, il vescovo uscì in processione fra i singhiozzi e i
pianti dei fedeli, ma non appena la processione, sulle mura, fu ben
visibile al nemico, questi fece cadere sulla folla una fitta pioggia di
frecce. Una di queste frecce colpì l’icona della Madre di Dio. La figura
della Vergine, così offesa, girò immediatamente il suo capo prima nella
direzione del nemico, poi in quella della città e cominciò
miracolosamente a lacrimare. Il vescovo gridò al miracolo e con un lembo
dei suoi paramenti sacri terse le copiose lacrime della Madre di Dio. Il
“segno” del cielo era giunto. In quel preciso istante una densa nuvola
coprì interamente gli assedianti, che comprendendo il gesto sacrilego
compiuto, accecati dalla paura, pensarono di porvi rimedio punendo le
truppe sacrileghe. Iniziò così una battaglia interna, che finì per
decimare le stesse truppe assedianti. I cittadini di Novgorod,
riconoscendo in questi prodigi un chiaro segno di predilezione della
Vergine, colsero al volo l’occasione per sferrare l’attacco decisivo. Il
nemico fu battuto ed inseguito fino a molto lontano dalle mura
cittadine.
Altre volte ancora, la Santissima Vergine dimostrò la sua protezione
alla città: nel 1352 la città fu colpita da una devastante epidemia di
peste, che fu risolta grazie alle preghiere innalzate alla Vergine; gli
abitanti grati le eressero una nuova chiesa in pietra. Fu così che a
distanza di 186 anni dal “segno”, l’Immagine sacra lasciò la Chiesa
della Trasfigurazione, per essere trasportata, nel 1356, nella nuova
cattedrale a Lei dedicata. Nel 1566 la città fu salvata da un terribile
incendio e nel 1611 dall’attacco degli Svedesi. La fama dell’icona
superò presto i confini della Russia e moltissime furono le copie della
santa immagine, tutte fonte di copiosi miracoli, alcune delle più famose
furono quelle di Dionysius-Glushtsk, Kursk, Seraphimo-Ponetaevskaya, e
molte altre ancora…
Nell'agosto del 1993, in occasione del raduno dei giovani, presieduto da
Giovanni Paolo II, sul palco della città americana di Denver fu
intronizzata l'icona di "Nostra Signora del Nuovo Avvento", una felice
versione moderna dell'icona di Novgorod.
Il modello dell’Orante con le mani alzate è una delle più antiche
rappresentazioni cristiane conosciute, se ne ha testimonianza certa già
a partire dal IV secolo, quando, nelle catacombe di Sant’Agnese, appare
per ben due volte. Anche la tradizione bizantina ce ne ha tramandato
antichissime testimonianze: una variante dell’icona appare già a partire
dal VI secolo: la Vergine è rappresentata assisa in trono, mentre regge
con entrambe le mani un ovale raffigurante l’Emmanuele. E’ possibile
sostenere che il modello fu portato dai missionari bizantini in Russia
già prima dell’XI secolo.
Il punto di maggiore evidenza di questa Icona è il centro, ove un grande
disco posto fra il petto ed il grembo della Vergine rappresenta il
Bambino non ancora nato, vestito, benedicente ed irradiante luce. Le
braccia di Gesù sono aperte in segno di accoglienza verso l’umanità,
mentre con entrambe le mani benedice. L’icona intende coniugare la nota
profezia di Isaia: “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco:
la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.”
(Is. 7,14), con un passo del primo Libro dei Re: "Ecco, i cieli e i
cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che hai
costruita!" (1Re 8,27). Mentre il tempio non riesce a contenere il
Signore, invece la Vergine Maria, in cui Dio ha compiuto meraviglie,
contiene il Signore dell’Universo. I padri della Chiesa diedero infatti
a Maria l’appellativo di “Platytera”, colei che è più vasta dei cieli.
Maria è proprio la casa di Dio, è la porta del Cielo (cfr. Gn 28,17). La
Theotokos fu il primo “Ostensorio” dell’umanità, Ella ci portò la Fonte
della nostra Salvezza e della nostra Unità.
L’immagine ci ricorda anche le braccia alzate di Mosè, che con la sua
preghiera intercedeva per la vittoria del popolo di Israele (cfr. Es.
17, 9-13).
Per quanto grande o piccola possa essere questa icona, spesso nelle
chiese ortodosse, come rappresentazione musiva, occupa l’intera abside;
essa rappresenta sempre la Vergine che porta avanti una gravidanza. La
maternità di Maria, essendo opera dello Spirito Santo, risultava
difficilmente comprensibile ed accettabile dallo sposo (cfr. Mt.
1,20-22). Le braccia di Maria sono rivolte verso il cielo, i palmi delle
mani rivolti verso l’alto esprimono pienamente l’attesa del Dono da
parte di Dio, di cui Maria è ben cosciente. La Madre di Dio sa quanto è
preziosa la vita che porta nel suo grembo. Gli occhi di Maria non sono
chiusi e nemmeno orientati verso l’alto, essi sono rivolti verso di noi:
ci guardano mentre noi la incontriamo tutti i giorni, in ogni giovane
donna spaventata e disperata, che si sente costretta ad andare in
ospedale o presso qualche clinica per abortire.
Spesso si dice che se il grembo materno avesse una finestra per poterci
guardare dentro, non ci sarebbero più aborti. Se vogliamo, questa icona
è un’antica rappresentazione della Madre di Dio con una finestra sul suo
grembo. Possiamo dare uno sguardo in questo intimo spazio e trovarvi il
Signore dell’universo. Allo stesso modo, se fosse così chiaro il disegno
di Dio per tutti i bambini non nati, per certo il loro diritto alla vita
sarebbe più che evidente; non apparirebbero alle loro madri come forme
inerti, ma come parti importantissime del progetto di Dio. C’è una
profonda intimità fra madre e figlio, così nell’icona come nella vita
reale, la più profonda intimità che l’essere umano possa mai
sperimentare. E’ in questa silenziosa e fluttuante intimità che si forma
l’essere umano, venuto al mondo con la principale finalità di vivere il
disegno che per lui Dio ha preparato nel momento stesso in cui lo ha
pensato. Solo un mondo perverso può far credere ad una donna che una
volta sacrificato il proprio figlio essa può continuare come prima la
propria vita! Maria ha espresso il suo “si” aderendo completamente al
disegno di Dio, ha dato al mondo il Salvatore; allo stesso modo,
ciascuna mamma pronunzi il suo “si” quando riceve nel proprio grembo una
creatura di Dio e pertanto si fa pieno strumento della Sua volontà.
Pensate ai milioni di bambini massacrati con l’aborto: a quanti di
questi Dio aveva affidato il compito di divenire medici e trovare una
cura per sconfiggere il tumore? Oppure di essere d’aiuto al proprio
prossimo, come buoni padri e madri di famiglia? Maria, nuova Arca
dell’Alleanza, con i suoi occhi ci indica la via dell’Amore, mentre con
le sue braccia alzate al cielo, come Mosè, intercede per noi: aiutare e
proteggere le nuove madri perché a loro è stato affidato il compito di
difendere la vita del proprio bimbo che deve nascere, per la più alta
gloria di Dio.
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