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Icona della Santa Sofia



Icona della Santa Sofia




“Quanto sono mirabili le tue opere Signore! Tu le hai fatte tutte con Sapienza!”
Salmo 104,24

“Questo maestoso essere, di natura regale e femminea, che non è Dio e neppure il Figlio eterno di Dio, né un angelo, né un santo, onorato da chi portò a compimento l’antico testamento e dai progenitori del nuovo - chi è se non il vero e puro ideale dell’umanità stessa, la più elevata e onnicomprensiva forma, come anche l’anima vivente della natura e del cosmo, eternamente collegata a Dio e che nel mondo temporale tutta si unisce a Lui e in Lui unisce tutto ciò che è. … Verità fondamentale della collettività o dell’anima del mondo, il cui nome più semplice nel linguaggio cristiano è 'Chiesa'.”
Vladimir Solov’ev, L’idea dell’umanità in Auguste Comte (traduzione dall’edizione tedesca: Deutsche Gesamtausgabe der Werke von W. Solowjew, hrsg. V. L. Müller, Vol. 8, pp. 357/362)



La Santa Sofia

Quando mi dissero: "andremo alla casa del Signore", il mio spirito si è rallegrato e il mio cuore ha esultato (cfr. Sal 121, 1), cantò Costantino, poi San Cirillo, malato e stanco. Fu allora che ebbe dal Signore il dono di una meravigliosa visione: in un prato delle giovani ragazze danzavano, ma una in particolare gli apparve bellissima e degna d’essere amata. La scelse così come sposa. Lei, accortasi del grande amore del giovane Costantino, gli svelò il suo nome: “Sofia”. Costantino le giurò amore per tutta la vita, divenendo così φιλόσοφο (filosofo), dall’unione delle parole φιλειν (filèin), "amare", e σοφία (sofìa), "sapienza".
Il giorno dopo Costantino vestì il santo abito monastico ed assunse il nome di Cirillo. "Da questo momento non sono più servo né dell'imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma solo di Dio onnipotente. Non esistevo, ma ora esisto ed esisterò in eterno. Amen", proclamò Cirillo.
Intensi furono i rapporti di Cirillo con il patriarca Fozio, fin tanto che, dopo essere stato ordinato diacono, partì per l’evangelizzazione dei paesi slavi. Il giovane, da autentico innamorato, riuscì a trasmettere il proprio amore per la Sofia ai popoli slavi convertiti al cristianesimo, stimolando in essi un particolare rapporto con la Creatura sapienziale, al punto da consacrarle le loro prime chiese a Kiew, Novgorod, Polotzk ed in molte altre località.
A partire dalla visione avuta in Egitto, fino al giorno in cui si ricongiunse al Padre, Cirillo meditò assiduamente sulla Sofia nei suoi saggi e temi e la decantò come regina divina e come diletta nelle sue accese poesie.
Il Monfort medita a lungo sulla Sofia nel suo scritto “L'Amore dell'eterna Sapienza”, egli esordisce dicendo: “Stando al significato della parola, sapienza vuol dire in genere «scienza sapida», cioè gusto di Dio e della sua verità (S. Tommaso, Summa theol., II-II, q. 45, ad 1). Vi sono diversi tipi di sapienza. Bisogna, anzitutto, distinguere la vera dalla falsa sapienza: la vera è il gusto della verità senza menzogna o travestimento; la falsa è il gusto della menzogna velata dall'apparenza di verità. Quella falsa è la sapienza o prudenza del mondo, e lo Spirito Santo (Cfr. 1Cor 2,6) la distingue in terrena, carnale e diabolica. La vera sapienza si distingue in naturale e soprannaturale. Quella naturale è la conoscenza delle cose naturali viste in modo eminente nei loro principi; la soprannaturale è la conoscenza delle cose soprannaturali e divine nella loro origine.

La sapienza soprannaturale si divide in sostanziale e increata, ed in accidentale e creata. Quella accidentale e creata è la comunicazione che la sapienza sostanziale ed increata fa di se stessa agli uomini, cioè è il dono di sapienza. La sapienza sostanziale ed increata, invece, è il Figlio di Dio, la seconda Persona della SS. Trinità , cioè la Sapienza eterna nell'eternità , e Gesù Cristo nel tempo.”(L' Amore dell'eterna Sapienza, S. Luigi Maria Grignion de Montfort, capitolo I).
Questa precisazione è necessaria in considerazione delle più disparate interpretazioni che sono state date negli ultimi due millenni della Sofia.
Nel capitolo 8 dei Proverbi, si legge come Dio abbia creato la Sapienza prima fra tutte le Sue creazioni, all’origine dei tempi “αρχη” (principio) della Creazione: “Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra” (Prov. 8,22-23). La nuova creatura è tutta donata a Dio, domina il cosmo e prende dimora in tutti e in tutto. “allora io ero con Lui come architetto ed ero la Sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a Lui in ogni istante;”(Prov.8,30) La Sapienza viene donata da Dio stesso come sommo atto d’amore al genere umano “ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo”(Prov 8, 31). e abita in mezzo al popolo santo di Dio e in Sion, e passa di generazione in generazione alle anime sante.
La Sapienza sarà la creatura di Dio che non cadde e non cadrà mai nell’errore, come accadde ad alcuni angeli o all’uomo stesso. Ella non tradirà mai il suo Creatore ed in Essa abiterà sempre la Gloria del Signore, ecco perchè Sant’Agostino Le si rivolge con queste parole: “O dimora luminosa e graziosa, amai la tua bellezza e il luogo dove abita la gloria del mio Signore, che ti edificò e possiede. A te i miei sospiri nel mio pellegrinaggio; al tuo Creatore la preghiera che possegga me pure in te, poiché creò me pure.” (Conf. lib. XII c. 15). Sempre nelle sue Confessioni Agostino definisce la Sapienza come: “(…) è certo una creatura in qualche modo intelligente, però affatto coeterna con te, Trinità, e tuttavia partecipe della tua eternità. La soavità della tua beatifica contemplazione trattiene fortemente le sue mutazioni, e l’aderire a te senza alcun cedimento dal giorno della sua creazione la eleva sopra ogni vicenda passeggera di tempi” (Confessioni, lib. XII)

Le credenze precristiane dei popoli slavi unitamente alla venerazione per la “Madre Terra” contribuirono a conferire alla Sofia lineamenti femminei. In suo onore furono elevate le chiese più grandi del periodo dell’evangelizzazione slava, e la stessa Santa Sofia in Costantinopoli. Tutte queste chiese hanno il loro patrocinio nelle principali festività della Madre di Dio (8 settembre, nascita di Maria, oppure 15 agosto, giorno dell’Assunta).
Nella tradizione cristiana Solov’ev identifica la Sofia nella donna “Sapienza”, che si presenta nella seconda metà dell’Antico Testamento, ove viene con una certa frequenza nominata. Come se, attraverso la Sofia si volesse in modo coerente ed organico introdurre la figura del Redentore. Si noti ancora come la tradizione cristiana vuole che questi libri siano letti nelle liturgie delle festività mariane nella chiesa d’Oriente e d’Occidente. In questi libri la Sapienza si rivela come la sposa diletta di Dio, gioia di Dio e degli uomini, dimora della presenza di Dio tra gli uomini, ad essa si riferiscono tutte le altre figure dell’Antico Testamento come “Sion, la figlia vergine”, “Gerusalemme” e specialmente la figura della Sposa nel Cantico dei Cantici. “Anche se non é di per sé eterna, ella partecipa della natura di Dio come pura creatura. Con amore casto si unisce al Dio vero e veramente eterno così strettamente, da non staccarsi mai da Lui, senza mai cadere in peccato” (S. Agostino Confessioni lib. XII).

Il volto della Sapienza splende senza dubbio nella Chiesa Universale. La Chiesa si orienta alla preminenza dello Spirito di Dio e da Esso è santificata. In questo modo la Chiesa guida il mondo sulla via della realizzazione e venuta del regno di Dio, “dal regno di grazia al regno di gloria, nel cuore della storia e al di là dei suoi confini”(Sergij N. Bulgakov). La Chiesa è sulla terra la "custode" della santità del mondo. La santità è la caratteristica ed al contempo la forza della Chiesa, nella santità si esprime la vera divinizzazione dell’umanità, l’innesto di elementi divini nella vita naturale. Ma la personificazione più bella della Sapienza va cercata nel Santissimo volto della Vergine Maria, che secondo la sua natura è la Madre della Chiesa e di conseguenza la sua personificazione. “Maria, che è nel mondo e condivide con noi la natura umana, ma contemporaneamente nell’assunzione condivide l’umanità glorificata di Cristo per mezzo della Risurrezione e Ascensione del Suo Figlio divino. Da qui deriva la posizione di altissima sublimità che la Madre di Dio assume nella schiera dei santi.”(Sergij N. Bulgakov). Ed ancora Chiara Lubich in un suo articolo scrive: “L’Antico ed il Nuovo Testamento formano un solo albero. La fioritura avvenne nella pienezza dei tempi. E l’unico fiore era Maria. Il frutto che ne seguì fu Gesù. Anche l’albero dell’umanità era stato creato ad immagine di Dio. Nella pienezza dei tempi, alla fioritura, avvenne l’unità fra Cielo e terra e lo Spirito Santo sposò Maria. Abbiamo dunque un solo fiore: Maria. Ed un solo frutto: Gesù. Ma Maria, seppure una, è la sintesi della creazione intera al culmine della sua bellezza, quando si presenta come sposa al suo Creatore. Oggi ho capito che tutta l’umanità fiorisce in Maria. Maria è il Fiore dell’umanità. Ella, l’Immacolata, è il Fiore della Maculata. L’umanità peccatrice è fiorita in Maria, la tutta bella! Che bella, Maria! È la creazione che va in fiore, la creazione che va in bellezza. Tutta la creazione fiorita, come la chioma di un albero, è Maria.” (Nuova Umanità, 18 (1996/1), n.103, pp.15-17.)
Secondo il pensiero dei filosofi russi la Chiesa non è quindi un’organizzazione umano-terrena, ma un organismo vivo, amato da Dio e a Lui soavemente unito attraverso Maria per mezzo di Cristo.
Sant’Agostino dibatte a lungo su questa questione fino ad affermare che: “Chi si sorprende del fatto che Gesù compie il suo primo miracolo proprio durante le nozze di Cana e lì rivela la Sua gloria? Lui che è venuto nel mondo per l’unione sponsale: lo Sposo è il Verbo e la sposa del Verbo è la natura umana assunta da Maria. (Carne umana e anima umana, sponsus Verbum - sponsa caro).”
Il teologo Rumeno Ioan Ica crea in modo più che brillante un parallelo con la moderna fisica, dimostrando concretamente che la scienza nel suo ultimo stadio finisce sempre per confermare ciò che la Sapienza nella contemplazione di Dio elargisce agli uomini: “La fisica moderna parla di ologrammi: ogni punto dell’universo contiene e riflette il tutto ed il tutto si riflette in ogni punto dell’universo.
L’intera umanità forma un unico ologramma, o meglio l’intera creazione. Ogni ologramma è formato secondo un altro ologramma, ossia l’ologramma di Dio, della santissima Trinità. I Padri greci conoscevano questo legame. Essi affermavano: in realtà, contro ogni apparenza, esiste un unico essere umano, nel quale vivono migliaia, miliardi di persone, così come nella Trinità vi è una sola natura e allo stesso tempo le tre divine persone. Attraverso l’incarnazione Cristo appartiene ad entrambi gli ologrammi, che Egli unifica in sé. L’ologramma della creazione è formato secondo l’ologramma della Trinità, come Sapienza increata e sapienza creata. In questo modo si potrebbe vedere Maria come l’ologramma della creazione, nel quale sin dall’inizio è compiuto ciò che noi riceviamo alla fine dei tempi.
Così la Trinità è l’ologramma perfetto, ”ologramma nell’eternità”; l’ologramma nel tempo è anche universale, in quanto noi formiamo un’unica creazione, panumana, pancosmica, divino-umana, un mistico “olo - το ολον”, che può essere inferno (nell’egoismo) e paradiso (nell’amore).” (tratto da “Mystagogia Trinitatis” di Ioan Ica Jr.)

La Sofia si rivolge in modo particolare al genere umano: “A voi, uomini, io mi rivolgo, ai figli dell'uomo è diretta la mia voce.”(prov. 8, 4). Solov’ev sostiene che nel genere umano, nella sua sacrale natura, divinizzata nella Chiesa, la Sofia trova finalmente l’attuazione della sua incarnazione. La Sofia pertanto si manifesta all’umanità in Gesù “l’essere divino-umano uno e allo stesso tempo trinitario, nel quale si realizza l’unità mistica dell’uomo (dell’umanità) con Dio”. Continua Solov’ev “Come centrale e personale “rivelazione” della Sofia appare nel mondo il Logos incarnato, il Figlio di Dio Gesù Cristo, con il completamento femminile della Santa Vergine, Madre di Dio, e in estensione universale della Chiesa” (XI 308). In questo modo, l’intera umanità è in unione con Dio, perché se è vero che solo l’uomo-Dio Gesù è in perfetta unità con Dio (Ologramma eterno), allora attraverso Lui anche la Santa Vergine è in unione con Dio (Consubstantialis Patri secundum divinitatem, consubstantialis Matri secundum humanitatem, Papa Leone il Grande), quindi anche la Chiesa (Corpo mistico di Gesù) è in unione con il Padre. I Tre in effetti sono nell’Uno. Ed è per questo che la “Sapienza” della Scrittura gioì nel vedere dispiegarsi il suo disegno.
“La Sofia è la Grande Radice dell’intera creazione (πασα η κτισις, Rom 8,22) cioè il creato tutto integrale – e non semplicemente il tutto. Per mezzo suo la creazione scaturisce dall’intimo della vita trinitaria e riceve vita eterna dall’unica fonte di vita. La Sofia è il primo essere creato, l’amore divino poetico, riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rom 5,5); perciò il vero “Io” divinizzato, il suo “cuore” appare come amore divino simile alla natura di Dio – all’amore divino delle tre persone della Trinità. Poiché tutto esiste veramente solo come parte dell’amore divino, della fonte dell’essere e della verità. Se la creazione viene strappata dalla sua radice, allora è destinata alla morte: “Infatti chi trova me – dice la Sapienza – trova la vita e ottiene favore dal Signore; ma chi pecca contro di me danneggia se stesso; quanti mi odiano trovano la morte.(Prov 8, 35-36)”(Pavel Florenskij, La colonna e il fondamento della verità, p 326).
Il medesimo concetto di unità dell’universo sulla base dell’Ologramma eterno lo ritroviamo anche nelle intuizioni di Chiara Lubich, “Avevo l’impressione di percepire, forse per una grazia speciale di Dio, la presenza di Dio sotto le cose. Per cui, se i pini erano indorati dal sole, i ruscelli cadevano nelle loro cascatelle luccicando, se le margherite e gli altri fiori ed il cielo erano in festa per l’estate, più forte era la visione d’un sole che stava sotto a tutto il creato. Vedevo in certo modo, credo, Dio che sostiene, che regge le cose. Le cose erano tutte collegate fra loro dall’amore, tutte – per così dire – l’una dell’altra innamorate. Per cui se il ruscello finiva nel lago era per amore. Se un pino s’ergeva accanto ad un altro era per amore.
… io sono stata creata in dono a chi mi sta vicino e chi mi sta vicino è stato creato da Dio in dono per me. Come il Padre della (nella) Trinità è tutto per il Figlio ed il Figlio è tutto per il Padre.
Sulla terra tutto è in rapporto di amore con tutto: ogni cosa con ogni cosa. Bisogna essere l’Amore per trovar il filo d’oro fra gli esseri. Le creature dell’universo sono in marcia verso l’Unità, verso Dio per "indiarsi" (cioè: essere deificate, divinizzate) e s’indiano (vengono divinizzate) attraverso l’uomo: piccola creazione in miniatura.”(Chiara Lubich, Come un arcobaleno, vita e natura fisica, Roma gennaio 2000, pp. 120-122)




L'Icona

Secondo Solov'ev, l’Icona della Sofia non ha un archetipo greco, ma risulta come un frutto originale della meditazione Slava. Nell’immagine appare chiaro un asse verticale che si muove da Dio verso il creato, passando attraverso Cristo e giungendo alla Sua prima Creatura: la “Sofia”. E’ interessante notare come le figure del Cristo e della Sua Santa Madre siano separate dalla Sofia, come giustamente il Montfort ci fa notare. La sapienza siede su un trono riccamente decorato e poggia i suoi piedi sul mondo. "A me appartiene il consiglio e il buon senso, io sono l'intelligenza, a me appartiene la potenza. Per mezzo mio regnano i re e i magistrati emettono giusti decreti; per mezzo mio i capi comandano e i grandi governano con giustizia."(Prov. 8,14-16)
Secondo i Padri greci, come abbiamo visto nelle intuizioni di Chiara Lubich, il cristiano scopre la posizione sovrastante della Sofia perché ne scorge un riflesso in tutti gli esseri che il Divino Amore ha voluto creare.

Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo
e come nube ho ricoperto la terra.
Io ho posto la mia dimora lassù,
il mio trono era su una colonna di nubi.
Ho percorso da sola il giro del cielo,
ho passeggiato nelle profondità degli abissi.
Sulle onde del mare e su tutta la terra,
su ogni popolo e nazione ho preso dominio.
(Siracide 24, 3-6)

La Sofia è rappresentata come una creatura angelica "infuocata" dotata di grandi ali, spesso rosse, recante in una mano il "merillo" simbolo della sua dignità angelica, nell'altra il rotolo delle Sacre Scritture: la Parola di Dio. Il trono della Sofia riccamente adornato è sostenuto da ben sette colonne "La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne."(Prov. 9,1). Chiarissima l'allusione alla sua "nuova Dimora" nell'umanità: la Chiesa, la Gerusalemme Celeste. Il tutto è inscritto in una mandorla di luce chiara, che in alcune icone procedendo nello spazio si evolve in luce blu increata. La Sofia è dono di Dio all'umanità perché è porta d'accesso alla contemplazione di Dio. La Sofia designa la Chiesa, e la Madre di Dio come tramiti dell'intera umanità per la divinizzazione, che però può aver luogo soltanto attraverso il Cristo, da qui la posizione preminente di Gesù benedicente racchiuso nella mandorla di luce increata, sopra la Sofia. Sopra Gesù è rappresentata l'Etimazia, il trono preparato per Cristo nel giorno del Giudizio. Due gruppi, ciascuno di tre angeli, sono in adorazione del Santo Trono del Cristo.
La composizione generale dell'Icona è fortemente ispirata ai canoni della Deesis. Ai lati della Sofia in atteggiamento di intercessione, la tutta Santa Madre di Dio (Panaghia) dipinta in piedi, qualche volta anche con il modulo detto del "segno". Tutta la vita di Maria fu in effetti un continuo incontro tra il visibile corporeo e l'invisibile increato. Da un lato la Santissima Vergine vedeva, accarezzava e toccava il Dio fatto uomo, dall'altra parte nel suo animo fu sempre ben impressa la visione spirituale del Lògos. "Se tutta l'umanità è la Sofia, la Chiesa che è l'anima e la coscienza dell'umanità è la Sofia universale. Se la Chiesa dei santi è la Sofia, Maria è colei che intercede per tutte le creature presso il Verbo Divino..., è Sofia per eccellenza."(Pavel Florenskij)
Contemplando lo sguardo di Maria sembra quasi di udire i Suoi pensieri: "Dio ha scelto voi piccoli per realizzare i suoi grandi progetti. Figli miei, siate umili. Dio attraverso la vostra umiltà con la sua sapienza, delle vostre anime farà la sua dimora scelta. Pregate, cari figli, specialmente per i doni dello Spirito Santo, affinché nello spirito dell' amore ogni giorno ed in ogni situazione siate più vicini al fratello e nella sapienza e nell'amore superiate ogni difficoltà. Mettete Dio al centro del vostro essere cosicché possiate testimoniare nella gioia le bellezze che Dio vi dona continuamente nella vostra vita."
Dall'altro lato San Giovanni Battista: il primo testimone dell'Epifania. Il concetto stesso di Epifania è intimamente legato alla Conoscenza di Dio, la Sofia; in greco il termine epiphanein assume il valore semantico di mostrare, cioè rivelare l'essenza stessa e più intima di ciò che è stato creato. Ecco quanto si è rivelato a Giovanni sulla riva del Giordano: gli occhi di una creatura si posarono sul Creatore fattosi creatura, mentre lo spirito di Giovanni contemplava Dio. "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio"(Gv 1,32-34). La figura stessa di Giovanni è quindi una personificazione del riflesso della Sofia intesa come chiave, porta di accesso, alle realtà invisibili.
Ancora una volta ecco la rappresentazione della Sofia; la creatura angelica infuocata che siede in una chiara luce, comprensibile agli occhi delle creature, per progredire via via che ci si muove nello spazio dell'icona in una luce blu, simbolo della luce increata di Dio.
L'intera icona è continuamente ispirata ad uno schema trinitario: quattro gruppi di tre figure ciascuna. In alto due gruppi di tre angeli contrassegnano la parte divina dell'Icona (Dio Padre), al centro in modo verticale le tre visioni che colgono, rispettivamente, il Padre, il Lògos, la Sofia intesa come superficie delle cose. In basso le creature, spesso poggiate su una superficie verde, simbolo della terra, in atteggiamento di intercessione: la Santissima Vergine, il Battista e la personificazione della Sofia.
“Vi sono presentate le tre visioni, che colgono, rispettivamente, la superficie, le Idee e Dio Padre. Ma siccome avevano paura che questo fosse un panteismo, dicevano: «C’è dentro la sapienza divina. Invece di ritrarre Dio, dipingono un angelo in forma femminile, che rappresenta la sapienza che è dentro tutte le cose: la Sophia».” (T. Rupnik). Il numero trinitario simboleggia Dio, mentre quattro sono i bracci della croce cui fu attaccato il Dio fattosi uomo, quella stessa croce ove Gesù raccolse la sofferenza dell'intera umanità, ma che a noi ha procurato la salvezza, la divinizzazione, l'unione con Dio. La Sapienza, questo immenso dono di Dio, grande fondamento del Creato, indica la via verso il ponte che porta l'uomo verso l'invisibile, quel ponte costruito sull'abisso stesso della nostra esistenza. Scoprendo Dio, Cirillo, come abbiamo visto, esclamò: "Da questo momento non sono più servo né dell'imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma solo di Dio onnipotente. Non esistevo, ma ora esisto ed esisterò in eterno. Amen".
Ecco perché nel centro della cristianità d'Oriente a questa odigitria fu dedicata la più importante chiesa del mondo cristiano, patrocinata, guarda caso, dalla tutta Santa Madre di Dio: l'Odigitria.

Provate adesso ad ascoltare l'ottavo capitolo dei proverbi cliccando sul pulsante "" del player sottostante ed in silenzio contemplate questa meravigliosa Icona, ne penetrerete i più intimi significati.




L'Icona della Santa Sophia



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