L'icona della Madre di Dio di Kazan donata da Giovanni Paolo II ad Alessio II
Sulle
reali origini dell’icona della Madre di Dio di Kazan si sa pochissimo,
si può solo supporre che sia stata scritta a Costantinopoli. Maria vi è ritratta a mezzo busto con il volto reclinato
verso il Bambino, che si regge in piedi sulle ginocchia della Madre,
mentre benedice con la mano destra.
L'icona fu poi trasportata dalla
capitale dell'impero bizantino ad un monastero di Kazan, a 800 chilometri ad est di Mosca, dal
quale, presumibilmente, a causa dell'invasione dei tartari, scomparve nel
1209. L'icona aveva la reputazione di rendere la vista
ai ciechi che le offrissero, riconoscenti, degli smeraldi perfettamente
puri.
Da Kazan all'Ottobre rosso.
Successivamente, nel
1552, lo zar Ivan il Terribile rioccupò il vasto territorio
sottratto alla Russia dai Tartari. L'icona apparve di nuovo l'otto luglio del
1579 a Kazan, cittadina tartara.
Ermogen, metropolita di Kazan, compilò una cronaca del miracoloso
ritrovamento dell'icona.
Nel 1579 un incendio distrusse quasi completamente la città di Kazan,
situata sul fiume Volga. Secondo la
tradizione, un soldato ebbe la casa devastata dal fuoco e, mentre si
accingeva a riedificarne un'altra, la Madonna apparve a Matriona, la sua
figlioletta di nove anni, chiedendole di annunciare a tutti che una sua
Icona era sepolta sotto le rovine della casa bruciata. Nessuno credette
al racconto della bimba, poichè si pensò che ella fosse rimasta
impressionata dalla violenza dell'incendio che aveva devastato la casa
paterna. La Madonna apparve allora una seconda volta in sogno a Matriona,
ma anche questa volta la bambina non fu presa in considerazione. Alla
terza visione, la piccola scorse l'Icona da cui si sprigionava una luce
abbagliante e udì queste parole: "Se non annuncerai a tutti quanto ti
dico, apparirò in un altro luogo e una grande calamità si abbatterà su
di voi".
Il messaggio venne rigettato sia dal Governatore della città che
dall'Arcivescovo Geremia. Matriona però non poteva in nessun modo
rassegnarsi all'evidenza dei fatti, pregò quindi la madre di
accompagnarla nel luogo ove prima sorgeva la loro casa. La donna non
riuscendo a trattenere il pianto della figlia decise di accompagnarla.
Madre e figlia si misero quindi con gran lena a scavare nella terra nel
punto che la bimba aveva visto nel sogno. La santa Icona venne così alla
luce, avvolta in un vecchio drappo e perfettamente conservata. L'Icona venne trasportata con solenne processione nella
vicina chiesa di San Nicola. Nel giorno del ritrovamento due ciechi,
Giuseppe e Nikita, recuperarono la vista. L'icona ritrovata venne
successivamente collocata nella cattedrale dell'Annunciazione a Kazan.
Il culto della Madre di Dio di Kazan non si limitò però all’immagine
custodita in quella città. Infatti, sin dal rinvenimento del prototipo,
furono eseguite altre Icone, venerate in diverse regioni del Paese e
ritenute miracolose a seguito di eventi particolari accaduti nella vita
della famiglia imperiale e dei fedeli, al punto che gli zar Ivan IV il
Terribile, Fedor Ivanoviç e Caterina II innalzarono chiese sontuose in
onore della Vergine di Kazan.
Nel 1612 venne inviata ai principi Inin e Pozharskij, che a Mosca
guidavano la resistenza contro i polacchi, un'icona ispirata alla
Madonna di Kazan. La liberazione della città, il 22 ottobre, fu
attribuita all'intercessione della Santa Madre di Dio di Kazan. L'icona
fu venerata in seguito come la "Liberatrice della Russia", divenendo il
vessillo delle vittorie sugli svedesi e su Napoleone.
L'immagine divenne l'Icona di famiglia degli zar: nel 1721
Pietro il Grande ne commissionò una copia da porre nella cattedrale
della nuova capitale di San Pietroburgo, quella che come vedremo fra
poco, Giovanni Paolo II restituì al Patriarca di Mosca e di tutte le Russie.
L'ultimo atto politico dello Zar Nicola II, nel 1918, fu quello
di consacrarLe il suo impero. Qualche giorno più tardi lo zar fu
arrestato, per ordine di Trotski, e ucciso insieme a tutta la sua
famiglia.
L'icona sparì di nuovo durante gli orrori della Rivoluzione russa. Molti
pensarono che fosse stata bruciata insieme alle Icone e alle immagini di
santi durante la repressione religiosa comunista; secondo altri, invece,
l'icona fu rubata e venduta in Occidente da contrabbandieri russi, visto
che il regime comunista proibiva gli oggetti religiosi, condannandoli
inesorabilmente al rogo ed alla distruzione.
Ma in Russia, prima della rivoluzione del 1917, esistevano, oltre
all’originale, altre tre icone sacre della Madonna di Kazan
(probabilmente delle copie), ugualmente venerate e miracolose. Sono
andate tutte perse, cancellate dalla furia comunista.
I luoghi di culto, dove esse erano conservate, sono stati distrutti. A
Kazan, in particolare nel luogo ove sorgeva la chiesa, i bolscevichi
costruirono una fabbrica di tabacco; a Mosca, sempre sulle fondamenta
della chiesa, fu edificata una toilette pubblica! Ancora più
paradossale ciò che avvenne a San Pietroburgo, ove al posto della chiesa
sorse il museo dell’ateismo!!!
L’ideologo marxista Maksim Gor’kij (1868-1936), nella sua grande opera
rivoluzionaria La Madre (1907), ha dovuto riconoscere che la Madonna è
in Russia "il nemico invincibile [dell’ateismo]".
L'icona di Kazan arriva in Occidente
Nel 1950 l'Icona, ritenuta l'originale, venne acquistata
dall'archeologo inglese
F. A. Mitchell-Hedges, da un certo Solly Joel, un ricco sudamericano, che a sua
volta l'aveva acquistata dal mercante Kazano Shevliagin. Alla morte di
Mitchell, l'Icona fu ereditata dalla figlia, Anna. Il
vescovo ortodosso di San Francisco, John Shakovsky, che nel frattempo
era venuto a conoscenza dell'esistenza dell'Icona, persuase la donna a
dare il permesso di esporre il capolavoro nel padiglione russo, in
rappresentanza della Chiesa Ortodossa, all'esposizione
internazionale del 1964. Vista la gran notorietà raggiunta dall'Icona,
Anna Mitchell ne propose l'acquisto al vescovo ortodosso, per la misera
somma di mezzo milione di dollari! Shakovsky lanciò allora tutta una
serie di iniziative volte a raccogliere i fondi necessari, ma malgrado i
suoi continui sforzi non riuscì mai a raggiungere la favolosa somma, ci
si ricordi che tutto questo accadeva nel 1964!
La Blue Army
Vani furono i tentavi di vendere l'Icona su altri mercati. Nel 1970 l'immagine fu finalmente acquistata da Harold Colgan, parroco di Saint Mary a Plainfield, NewJersey (USA), per conto della Blue Army, Dopo lunghe trattative il prezzo d'acquisto scese a 15.380 dollari in contanti e cinque rate da 25.000 dollari per anno.
L’associazione Blu Army fu fondata nel 1947. Il padre Colgan, Nel 1946, era stato colpito da un grave male. Durante la sua degenza in ospedale egli implorò ripetutamente Nostra Signora di Fatima, promettendole che se avesse ricevuto il miracolo della guarigione, egli avrebbe speso tutto il resto della sua vita per diffonderne la venerazione. Impressionato dal grande rilievo che i i mass media americani diedero ai messaggi di Fatima, il sacerdote e i membri della sua associazione elaborarono una regola che promuoveva la devozione al Cuore Immacolato di Maria, il Rosario giornaliero e la rigida osservazione dei doveri derivanti dal proprio stato di vita. Nel 1947 padre Colgan propose la sua regola a Pio XII, che la benedisse con le parole: "Datosi che il mondo è insidiato dal pericolo del comunismo, benedico voi e tutti i membri della Blue Army". Forte di questa benedizione apostolica, nel 1970, anno cin cui venne acquistata l’icona, l'associazione contava oltre quindi milioni di membri.
Il 21 luglio del 1970, l'immagine fu prontamente trasferita in Portogallo,
a Fatima, presso i quartieri
generali della Blue Army, la cappella della Domus Pacis (Casa della
Pace). In una camera blindata la Sacra Icona era esposta alla
venerazione di tutti i fedeli, tanto Ortodossi, quanto Cattolici. La Blue Army
avrebbe dovuto essere la custode della sacra Icona fin tanto che la
Russia si fosse convertita. Solo dopo la conversione della Russia
l'Icona sarebbe ritornata nella sua terra d'origine; nel frattempo tutti
i membri della Blue Army pregavano il Santo Rosario tutti i giorni, con
le intenzioni della conversione della Russia dall'ateismo, come nostra
Signora di Fatima nelle sue apparizioni aveva richiesto.
Iniziano i giochi...
Nel 1987 il Soviet Supremo varò la nuova legge sulle imprese statali:
era l'inizio della Perestrojka, in Russia era ritornata una certa
libertà di culto. In questo periodo entrò in gioco un certo Peter
Anderson, un cattolico laico di Seattle, Washington, eminente membro
della commissione arcidiocesana per l'ecumenismo, che aveva stabilito un
programma di relazioni fra Leningrado e Seattle. Per caso Anderson aveva
letto su una rivista della Blue Army la storia dell'Icona e ne era
rimasto fortemente impressionato. Per lui fu un regalo del cielo potersi
recare in visita a Leningrado, oggi di nuovo San Pietroburgo. Qui Anderson
conobbe un diacono che gli fece comprendere quale grande considerazione
e venerazione avesse questa Icona nel cuore dei Russi. Lo stesso anno la visita della commissione americana
fu restituita da quella russa, presieduta dal Metropolita Alessio, il futuro
Patriarca di Mosca. Anderson, nella speranza di porre le basi per la
restituzione dell'Icona, sfruttò
tutta la sua influenza per organizzare una cena ove fossero presenti,
oltre al Metropolita Alessio, anche padre Frederick Miller, direttore
esecutivo della Blue Army (attualmente direttore a Roma del Collegio
Nord Americano). All'orario convenuto il Metropolita ed i suoi
accompagnatori si presentarono vestiti nei loro paramenti sacri
liturgici ufficiali, cosa che destò scalpore, considerando che il
ristorante era un luogo popolare frequentato da giovani. Miller si
ricorda che all'ingresso di Alessio il "ristorante cadde nel silenzio e
le forchette caddero". Fin dall'inizio della cena Alessio chiese
informazioni sull'Icona, sulla sua autenticità e su come la Blue Army ne
fosse venuta in possesso. Non si andò oltre l'accademico dialogo perchè
padre Miller pensò che se Alessio avesse letto una qualsiasi delle
vecchie pubblicazioni della Blue Army, spaventato dal rischio di
proselitismo, avrebbe preso immediatamente le distanze. Ad Anderson non
restava altro che tentare "la via di Roma", cioè coinvolgere nella faccenda l'arcivescovo Edward Cassidy, all'epoca
presidente del Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
L'arcivescovo, a sua volta, reso scettico dalla immaturità dei tempi, rispose che,
nonostante in Russia fosse iniziata una rinascita della Fede, la cattedrale di
Leningrado era pur sempre sede del museo dell'ateismo.
Da allora gli sforzi della Commissione Ecumenica di Seattle si diressero
nella "costruzione" della speranza
di far avere l'icona al Santo Padre, all'epoca Giovanni Paolo II, in
modo che fosse lui stesso a restituirla; questo avrebbe spinto il
governo sovietico a ripristinare l'antico uso della cattedrale, ed un
grande passo verso la conversione della Russia sarebbe stato compiuto.
Successe allora una cosa curiosa: subito dopo la
visita della delegazione russa in America, la proprietaria dell’icona
ridusse drasticamente il prezzo di vendita della sacra immagine, al
punto che nè Padre Miller, nè i suoi più stretti collaboratori seppero
esattamente quanto fu pagato per l’immagine; in ogni caso, meno
di 50.000 dollari, un decimo dell’iniziale richiesta!
Anderson racconta che iniziò allora e durò per tutto il 1990 una fitta
serie di comunicazioni fra la ue Army, il Consiglio Ecumenico di
Seattle ed il Vaticano, tutte tenute rigorosamente "Top Secret".
La Sacra Icona della Madonna di Kazan arriva alla Santa Sede
Nel 1993 entrò in gioco il Cardinale Theodore
McCarrick, all'epoca arcivescovo di Newark, che durante una sua visita
apostolica alla Blue Army, pose nelle mani di Miller il desiderio del
Santo Padre di avere l’Icona.
"La cosa che mi meravigliò profondamente - disse padre Miller - fu la
semplicità con cui il consiglio direttivo generale della Blue Army
accettò lietamente di trasferire la proprietà dell'icona al Santo Padre.
Ma la Grazia rende tutto più semplice ed addolcisce il cuore di ogni
uomo!"
Fu così che il Papa divenne il nuovo garante dell’Icona, al punto da
custodirla personalmente nel suo appartamento privato. Da quel momento
Egli ha pregato ogni giorno davanti alla sacra Immagine per il
rinnovamento nella fede della Russia e per l’unità fra la Chiesa
Cattolica e la Chiesa Ortodossa russa.
La questione da risolvere era come far ritornare la santa Immagine in
Russia. Nell’ottobre del 2000, Giovanni Paolo II incontrò il sindaco di
Kazan, Kamil Ishkakov, che espresse il desiderio di ritornare in possesso
dell’icona.
Iniziarono allora i febbrili lavori per organizzare un incontro fra il
Santo Padre e Vladimir Putin. Nel 2003 Giovanni Paolo II incontrò
finalmente Putin; durante l'incontro, insieme pregarono di fronte
alla santa immagine e Vladimir Putin si chinò per baciare la santa Icona.
"La cosa più importante che ho fatto in cinque anni di direzione è stata
quella di mettere Vladimir Putin ed il Santo Padre insieme di fronte
alla sacra Icona", dichiarò più tardi padre Miller.
Anche se Putin non poteva invitare ufficialmente il Papa a visitare la
Russia senza il consenso della Chiesa Ortodossa Russa, egli dichiarò
alla stampa italiana: “La mia personale posizione è che è importante
compiere qualsiasi sforzo in favore dell’unità fra le Chiese Cristiane.
Considero questo un mio personale obbiettivo, non solo per rendere
possibile un viaggio del Papa in Russia, ma soprattutto per compiere
ogni opportuno passo al fine di rendere possibile l’unità delle Chiese”.
Sia il Cardinale McCarrick che Peter Anderson espressero la loro più
completa soddisfazione.
I tempi sono maturi, l'Icona di Kazan viene
consegnata ad Alessio II
Nel frattempo la determinazione del Santo Padre
di consegnare l’Icona alla Chiesa Russa attizzò le polemiche della
frangia più estremista della Blue Army e di tutta quella fascia della
Chiesa tradizionalista, che vedeva nel messaggio di Fatima l’imperativo
alla conversione della Russia al Cattolicesimo. Cosa assurda, per almeno
due ragioni: da un lato era impensabile che un popolo con una così lunga
tradizione ortodossa potesse convertirsi in massa al Cattolicesimo,
dall’altro era poco logico ritenere che la Madonna avesse chiesto questo
dopo diversi secoli di fede ortodossa. La conversione della Russia alla
fede Cristiana era già iniziata e questo sosteneva l'immenso coraggio,
assieme all'autentica santità, di Giovanni Paolo II. In America scoppiò
una tale polemica sui media da poter essere quasi paragonata a quella
odierna sulla strumentale interpretazione delle posizioni del magistero:
arrivarono persino a dire che il papa aveva fatto tutto questo solo per
il desiderio di visitare Mosca!
Giovanni Paolo II nominò cCarrick nuovo arcivescovo di Washington e gli
chiese di partecipare alla delegazione che avrebbe consegnato l’Icona.
“Il fatto che non sia il Papa stesso a consegnare l’Icona, per me è una
grande tristezza, perché so per certo che egli voleva andare in Russia
solo per onorare la Chiesa ed il Popolo della Russia e soprattutto la
loro grande Fede nella Madre di Dio” dichiarò McCarrick in risposta alle
polemiche che divampavano negli Stati Uniti, ove la Blue Army aveva la
gran maggioranza di iscritti.
“Chi portò la luce nel mondo dando i natali al Principe della Pace, sarà
la Stessa che porterà la Luce e la Pace in tutte le Chiese Cristiane”
concluse McCarrick.
L'Icona della Madonna di Kazan lascia Roma
Finalmente il 25 di agosto 2004 il Santo Padre
nell'Aula Paolo VI con una solenne cerimonia si accomiata dall'Icona.
Quante volte, da quel giorno [che la ho
avuta], ho invocato la Madre di Dio di Kazan, chiedendole di
proteggere e guidare il popolo russo che le è devoto, e di
affrettare il momento in cui tutti i discepoli del suo Figlio,
riconoscendosi fratelli, sapranno ricomporre in pienezza l’unità
compromessa. (...)
La Russia è una nazione da tanti secoli cristiana, è la Santa
Russia. Anche quando forze avverse si accanirono contro la
Chiesa e tentarono di cancellare dalla vita degli uomini il nome
santo di Dio, quel popolo rimase profondamente cristiano,
testimoniando in tanti casi con il sangue la propria fedeltà al
Vangelo e ai valori che esso ispira.
È perciò con particolare emozione che rendo grazie con voi alla
Divina Provvidenza, che mi concede oggi di inviare al venerato
Patriarca di Mosca e di tutte le Russie il dono di questa santa
Icona.
Dica, questa antica immagine della Madre del Signore, a Sua
Santità Alessio II e al venerando Sinodo della Chiesa Ortodossa
russa l’affetto del Successore di Pietro per loro e per tutti i
fedeli loro affidati. Dica la sua stima per la grande tradizione
spirituale di cui la Santa Chiesa russa è custode. Dica il
desiderio e il fermo proposito del Papa di Roma di progredire
insieme con loro nel cammino di reciproca conoscenza e
riconciliazione, per affrettare il giorno di quella unità piena
dei credenti per la quale il Signore Gesù ha
ardentemente pregato (cfr Gv 17, 20-22).
(...)
La Provvidenza divina, che ha la forza di vincere il male e di
trarre il bene perfino dalle cattive opere degli uomini, ha
fatto sì che la tua santa Icona, scomparsa in tempi lontani,
ricomparisse nel santuario di Fatima, in Portogallo.
Successivamente, per volontà di persone a Te devote, essa è
stata accolta nella casa del Successore di Pietro.
O benedetta tra tutte le donne, venerando la tua Icona in questa
Città segnata dal sangue degli Apostoli Pietro e Paolo, il
Vescovo di Roma si unisce spiritualmente al suo Fratello nel
ministero episcopale, che presiede quale Patriarca alla Chiesa
ortodossa russa. E Ti chiede, Madre Santa, di intercedere
affinché si affretti il tempo della piena unità tra l’Oriente e
l’Occidente, della piena comunione tra tutti i cristiani.
O Vergine gloriosa e benedetta, Signora, Avvocata e Consolatrice
nostra, riconciliaci con il tuo Figlio, raccomandaci al tuo
Figlio, presentaci al tuo Figlio! Amen. Giovanni Paolo II - UDIENZA
GENERALE - Mercoledì, 25 agosto 2004
Il 26 agosto il cardinale Kasper dirà:
Oggi, quando la divina Provvidenza ha
riaperto le vie fra l’Oriente e l’Occidente, la Madonna di Kazan
vuole fare ritorno alla sua terra e al suo popolo. Quest’evento
non appartiene alla sfera del secolare; esso è espressione della
profonda comunione di fede fra Occidente e Oriente, che esiste
malgrado tutte le difficoltà, i malintesi e le differenze nella
fede. La Madonna di Kazan, simbolo della Chiesa ortodossa russa,
grazie al suo viaggio attraverso l’Occidente è diventata il
simbolo di quella comunanza nella fede condivisa dalla
cristianità orientale ed occidentale.
Maria ha fatto sua la preghiera ed il testamento
del Figlio diventando così la nostra madre comune e la madre
della Chiesa; essa è diventata anche la madre e la patrona della
unità della Chiesa. Speriamo ardentemente che questa venerata
Icona, punto di riferimento in passato per la Chiesa ortodossa
russa, sia in futuro anche un fulcro di coesione e di unità per
i fedeli ortodossi e cattolici che chiedono nella preghiera la
loro piena unità.
Sono convinto che la Madonna di Kazan, grazie alla sua potente
intercessione, sarà il nostro sostegno e la nostra alleata
nell’impegno di superare le riserve, le difficoltà, i malintesi
e le differenze di fede, che purtroppo ancora esistono tra noi;
grazie alla sua intercessione presso il trono di Dio, essa
radunerà perfettamente la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa
russa nell’una ed unica Chiesa di Cristo. La consegna della
Icona al Patriarca Alessio II costituisce un importante
avvenimento ecumenico. OMELIA DEL CARDINALE WALTER KASPER - Altare
della Cattedra della Patriarcale Basilica Vaticana - Giovedì, 26
agosto 2004
L'arrivo in Russia
Il 28 agosto la delegazione vaticana, guidata dal cardinale
Kasper
faceva il suo solenne ingresso nella Cattedrale della Dormizione al
Cremlino. Alla cerimonia, oltre ad una grandissima quantità di religiosi e
di fedeli era presente il presidente Putin, presenza che sanciva
definitivamente il nuovo periodo di rinascita della Fede in Russia.
La riconsegna dell'icona era un evento tanto atteso, non solo dalla
Chiesa ortodossa, ma anche dal Governo russo che, nel ritorno a casa
dell'Icona, vide l'occasione per dare al Paese quella "scossa" di unità
nazionale che Vladimir Putin, da tempo, andava cercando.
Alessio II scrisse una lettera di ringraziamento al Papa e la affidò al
cardinale Kasper.
(...)
La consegna di questa icona da parte dei Suoi inviati è
considerato da tutta la Chiesa ortodossa russa sia come atto di
ripristino della giustizia sia come atto di buona volontà da
parte sua, Santità. Ritengo che la Sua decisione di consegnare
l'Icona esprima il desiderio sincero di superare le difficoltà
esistenti nelle relazioni fra le nostre due Chiese.
Che questo evento divenga il nostro contributo congiunto al
superamento delle conseguenze negative della storia del XX
secolo, segnata da una persecuzione contro la fede di Cristo
dalle proporzioni senza precedenti!
(...)
Buone relazioni fra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa
cattolica romana, che il "Padre per sempre, Principe della pace"
(Is 9, 6) ci chiama a instaurare non con le parole, ma con le
azioni, sono estremamente importanti per il futuro dell'Europa e
per tutto il mondo. La predicazione dei valori cristiani alla
società secolarizzata avrà esito positivo solo se tutti i
cristiani osserveranno il comandamento di amore del Signore:
"che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato" (Gv 13,
34). L'apertura nelle relazioni fra cristiani di varie
confessioni presuppone rispetto reciproco, conoscenza della
storia comune e sensibilità nel condurre azioni in territori in
cui la tradizione cristiana è presente da secoli.
Ancora una volta, desidero ringraziarLa, Santità, dal profondo
del mio cuore per questo dono ed esprimere la speranza che la
Santissima Theotokos che "lenisce con generosità e sollecitudine
le infermità e le divisioni" (Akathistos all'Icona della Madre
di Dio di Kazan) riverserà la Sua grazia e la Sua misericordia
sui fedeli delle nostre due Chiese. Lettera del Patriarca Alessio II al Santo Padre Giovanni Paolo II in occasione del ritorno in Russia dell'icona della Madre di Dio di Kazan
A Kazan...
A Kazan, la fede era rimasta viva, nonostante, proprio dove sorgeva l’antica chiesa che custodiva la sacra Icona, i bolscevichi vi avevano costruito una fabbrica di tabacco. I pellegrini arrivavano a frotte. Restavano fuori dal cortile a guardare, perché non avevano il permesso di entrare. La loro cattedrale, ove venerare la sacra immagine, ove celebrare il loro grande amore verso la Madre di Dio era il loro cuore, l'ambito più intimo dove ciascuno poteva stringersi all'amore della Madre. Allora nella splendida chiesa, ora dietro le sbarre chiuse
di una fabbrica di tabacco, molte generazioni di uomini e di donne hanno
pregato davanti a questa sacra immagine affidando ad essa le loro
personali necessità in tempi tragici ed oscuri per il popolo russo.
Spesso sono stati esauditi; a questa Icona sono infatti attribuiti molti
miracoli.
Il 29 agosto 2008 nella città di Kazan – capitale della
Repubblica del Tatarstan (Federazione Russa) – veniva finalmente inaugurata la chiesa cattolica dedicata alla “Esaltazione della Santa
Croce”, riedificata laddove sorgeva quella espropriata e sconsacrata dai
bolscevichi subito dopo la Rivoluzione di Ottobre. Ai costi di
allestimento degli interni della chiesa, che servirà una comunità di
circa 500 fedeli, e alla costruzione dell’attigua casa parrocchiale, hanno
contribuito: l’Opera di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre”
(ACS); il governo del Tatarstan che nell’area russa si contraddistingue come un significativo
esempio di dialogo tra politica e religione; la città di Kazan, a larga
maggioranza islamica.
La ricostruzione della
chiesa è stata definita dal parroco, don Diogenes Urzika, «un atto di
giustizia» e «un miracolo della Madonna di Kazan», la cui icona,
scomparsa dalla città agli inizi del ‘900, è venerata sia dai cattolici
che dagli ortodossi.
La Repubblica del Tatarstan, che
ha i suoi confini tutti interni alla Russia, è abitata da circa 70 etnie
e si caratterizza per essere un raro esempio di dialogo non solo
ecumenico, ma anche islamo-cristiano. All’inaugurazione erano presenti oltre
al cardinale Angelo Sodano, già
Segretario di Stato vaticano, l’arcivescovo Anastasias in rappresentanza
della Chiesa Ortodossa, il Presidente della repubblica, Mintimer Shaimiev, che è di religione
musulmana, ed un esponente religioso islamico.
La Madre di Dio di Kazan con il suo viaggio
attraverso il mondo è diventata Colei che intercede è la
protettrice d’Europa, soprattutto delle radici e dei valori
cristiani del continente europeo. Dopo due terribili guerre, due dittature totalitarie e atee, che
hanno caratterizzato il ventesimo secolo da poco concluso, e di
fronte al fenomeno imperante del secolarismo, l’Europa ha
bisogno di un profondo rinnovamento nella fede. La Madonna
rappresenta tutti i valori che presuppone un tale rinnovamento:
la dignità della persona umana, la santità di vita, la
salvaguardia del matrimonio e della famiglia, i valori del
diritto e della giustizia quali pilastri della pace. La vita e
l’unità della comunità dei popoli europei potranno avere
stabilità soltanto se saranno fondate su questi valori. OMELIA DEL CARDINALE WALTER KASPER - Altare
della Cattedra della Patriarcale Basilica Vaticana - Giovedì, 26
agosto 2004
L'Icona della Madre di Dio
L'Icona è dipinta su una tavola di tiglio di cm 31,5 x 26,1 e
presenta evidenti tracce di cera colata attribuibili all'originale uso
liturgico e cultuale. Alcuni elementi stilistici della pittura riconducono al modello delle
opere dei Maestri del Palazzo dell'Armeria del Cremlino della fine del
XVII - inizio del XVIII secolo. L'autore doveva essere un maestro provinciale; la pittura è autentica
e testimonia che l’Icona è stata dipinta per venire ricoperta da un
rivestimento metallico (riza).
Lungo i bordi si notano fori di chiodi di diverso diametro, il che
permette di pensare ad una copertura precedente l’attuale. La riza è eseguita in argento dorato, con una incisione semplice in
stile provinciale tardo barocco russo, e appositamente realizzata per
questa Icona in tempo non lontano dalla pittura della stessa. La
copertura metallica è arricchita da numerose pietre preziose (600
diamanti, svariati smeraldi e perle), applicate alcune
originariamente e altre in fasi successive, come evidenziato sia
dall'esame diretto che dalla documentazione fotografica presentata alla
Commissione.
Al momento attuale, l'Icona è conservata in una custodia che
sembrerebbe eseguita nel XX secolo.
La perizia ha confermato che si tratta di una Icona autentica,
attribuibile ad un periodo non successivo alla prima metà del XVIII
secolo, e che la preziosa copertura - realizzata forse a seguito di un
evento particolare - permette di dedurre che l'Icona sia stata oggetto
di culto e di particolare venerazione.
Gli specialisti hanno a lungo discusso. Ma non sanno dire con certezza
da dove sia saltata fuori l’icona “vaticana”. "Non è nemmeno la quarta
icona sacra – afferma Khafizov -, quella detenuta dalla famiglia
imperiale, Romanov. Le dimensioni sono diverse. Tuttavia, per il gran
numero di gioielli preziosi dell’intarsio, si può dire che solo uno zar
o dei principi potevano portare in dono simili pietre". Frolov, invece,
è convinto che questa icona sia quella scomparsa dal monastero di
Serafimo-Diveeskij non lontano da Nizhnij Novgorod. Io che mi sono
accinto a scrivere questa lunga storia, amo pensare che si tratta
soltanto dell'Icona della Madre di Dio, che ha tanto voluto tornare fra
i suoi figli. Nessuno può arginare l'Amore di una Madre.