Home page
Chi Siamo, la Comunità  di Regina Mundi
Magistero della Chiesa | Concili
Il Dialogo Ecumenico fra le religioni Cristiane
I Progetti, Davar l'Evento la Bibbia in MP3
Veritas veritatis: La rassegna stampa di Regina Mundi
Nelle Mari di Maria, Consacrate secolari CMOP
I Messaggi Mariani, le apparizioni della Madonna
Devozioni, sprititualità e preghiera
Gli speciali di regina Mundi, approfondimenti
Da scaricare, desktop, sfondi, segnalibro
Siti amici, collaborano con noi...
Contatti
La donna vestita di sole, la tv via web ed il podcast




L'Icona della Madonna dell'Ammiraglio

Icona della Madonna dell'Ammiraglio

Madonna dell'Ammiraglio - Palermo



Correva l’anno del Signore 1100, quando in Antiochia nacque Giorgio, un greco-melchita, che diventerà il primo amiratus amiratorum del regno normanno di Sicilia, successore del gran comandante Christodoulos. La famiglia di Giorgio si trasferì presto in Tunisia alle dipendenze del sultano ziride Tamīm ibn Muizz; qui il giovane Giorgio ebbe la sua formazione culturale ed un impiego simile a quello di ragioniere di stato. Le grandi capacità di Giorgio, unite alla sua abilità politica, fecero sì che le entrate del sultano aumentassero; il  suo grande e più volte pubblicamente proclamato amore verso la Madre di Dio lo portò in urto con il meno tollerante figlio di Tamīm e suo successore, Yahya. Costretto dalla necessità, il giovane, approfittando del momento della preghiera rituale musulmana, si impadronì d'una nave ancorata nel porto di Mahdia, ed assieme ad un gruppo di uomini fidati cercò rifugiò nella Sicilia cristiana. Le virtù del giovane capitano furono da subito chiare al re normanno Ruggero II, che lo impiegò come ministro per i rapporti e la riscossione dei tributi presso la popolazione musulmana, successivamente fu ambasciatore in missioni presso la corte fatimide egiziana. Dopo essere stato proclamato familiaris della corte nel 1123, Giorgio divenne il comandante in seconda della flotta di Christodulus. Nel 1132, a Giorgio fu concesso il titolo di amiratus amiratorum qui praeerat toto regno meo, che è stato talora interpretato come ammiraglio degli ammiragli, o più propriamente arconte degli arconti, cioè viceré e comandante in capo di tutte le forze Normanne; si noti che il termine ammiraglio deriva dall'arabo amir, emiro, che significa soltanto capo, ciò che in greco viene reso con il termine arconte; solo dopo l'epoca normanna, il termine "ammiraglio" passò ad indicare il capo di un naviglio.. I successi di Giorgio si susseguivano l'uno dopo l'altro. Nel 1135 conquistò l'importante isola di Jerba, di fronte alle coste tunisine, nel 1146 si impadronì di Tripoli, con il conseguente stabilirsi dell'autorità della Sicilia in Nordafrica su basi permanenti. Poi fu la volta di Otranto e Corfù, quindi il Peloponneso, dunque Atene e le isole Ionie, l' Eubea, Corinto e penetrò fin verso Tebe. Le città di Sfax e Susa si arresero poco dopo. L'Ifrīqiya (odierna Tunisia) fu incorporata nel Regno di Sicilia che così raggiunse il suo apogeo.
All’inizio di ogni battaglia Giorgio implorava l’aiuto della Vergine, che puntualmente gli veniva concesso, tanto che all’apice della sua ascesa politica e militare, nel 1143, Giorgio volle dedicare alla Santissima Vergine una meravigliosa chiesa: sulle antiche mura della città, vicino ad un monastero basiliano femminile, fondò la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota anche come la “Martorana”. Forte del suo enorme potere economico, Giorgio riuscì quindi ad avvalersi delle migliori maestranze greche, esattamente come già faceva Ruggero II.
...ho innalzato... un tempio... e quanto studio e diligenza abbia mostrato nella sua struttura, nella sua bellezza e nel suo decoro, lo proclamano gli stessi fatti (Giorgio di Antiochia diploma di dotazione del 1143).
Giunti da tutte le principali località dell’Oriente, questi maestri si trovarono all’improvviso calati in un contesto sociale cosmopolita, assai più ricco e fervido di quello bizantino.
La tolleranza durava interissima. (…)La campana d’una chiesa novella, il salmeggiare de’monaci d’un nuovo convento si sposava al grido che da’ minareti alzava il muezzin, chiamando alla preghiera i credenti. Presso il culto latino, modificato secondo le norme della liturgia gallicana, vigevano i riti e le cerimonie de’ Greci; ed insieme le discipline e i precetti della legge mosaica. Le strade, le piazze, i mercati offrivano una singolar mescolanza di costumi e di fogge: il turbante orientale, il bianco mantello degli Arabi, la ferrea maglia de’ cavalieri normanni, il corto saio italiano, la lunga tunica greca; differenza d’inclinazioni, abitudini, feste, esercizi, spettacoli: contrapposti infiniti e continui, che doveano però armonizzare a vicenda. (Isidoro La Lumia, Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono, Firenze 1867)
In questo luminosissimo contesto sociale di così grande tolleranza, le componenti creative di ciascun popolo si intrecciavano in modo sempre più stretto sino a fondersi nell’unica e continua lode di Dio, al punto che i maestri bizantini furono costretti ad adattare il loro tradizionale repertorio figurativo orientale alle nuove architetture arabeggianti ed ai nuovi canoni di una società compiutamente multietnica. Il risultato di questo connubio rimane vivido nel tempo, cristallizzato in una testimonianza lasciata nel 1184 da Ibn Giubair, un noto viaggiatore  musulmano spagnolo.
Una delle cose degli infedeli più degne di nota da noi qui osservate, è la Chiesa detta dell'Antiochieno.(...) Vedemmo tale costruzione a cui ogni descrizione viene meno, ed è indiscutibile che essa è il monumento più bello del mondo. Le sue pareti interne sono tutte dorate, hanno lastre mi marmo a colori, di cui mai si son vedute l'eguali, tutte la vorate a mosaico in oro, contornate di fogliame a mosaico verde. Dall'alto si aprono finestre in bell'ordine, con vetri dorati che accecano la vista con il bagliore dei loro raggi e destano negli animi una suggestione da cui Allah ci tenga lontani. Ci venne riferito che il fondatore di questa chiesa, dal quale essa prende il nome, vi abbia speso dei quintali d'oro. (Ibn Giubair, Un soggiorno a Palermo alla fine del 1184, traduzione di Celestino Schiapparelli)


Interno della Chiesa della Madonna dell'Ammiraglio o della Martorana
Interno della chiesa dell'Ammiraglio detta della Martorana

La ricchissima decorazione aurea della chiesa di Santa Maria dovette essere portata a conclusione entro il 1151, data approssimativa della morte del committente, con l’edificazione dell’atrio, del portico e del campanile.
L’intero impianto musivo realizza perfettamente l’effetto di una crescente luminosità che, dal soffuso chiarore dei paramenti marmorei, in un continuo crescendo, culmina in alto, sulla cupola, ove entro un disco d’oro, s’impone un Cristo benedicente in trono rappresentato, insolitamente per le chiese greche, a figura intera, al cui cospetto s’inchinano in atto di adorazione quattro figure di Angeli.

Cupola della chiesa della Madonna dell'Ammiraglio
La cupola della Chiesa della Madonna dell'Ammiraglio

Tutto l’impianto rappresentativo a fondo in oro è dominato da scene della vita della Madonna, tema non molto comune nelle chiese bizantine, si veda ad esempio il ciclo musivo della Cappella Palatina. Allo stesso modo, nella rappresentazione delle tradizionali feste liturgiche, vengono privilegiate quelle della Madonna: Annunciazione, Natività, Presentazione al Tempio, Dormizione. Il posto d’onore dell’abside centrale era ancora riservato alla Vergine, mentre nelle absidi minori vi sono Gioacchino e Anna, evidentemente legati alla figura di Maria.
La parete del portico della chiesa era in origine ornata da due notissime immagini: la prima, la “Madonna dell’Ammiraglio”, posta sopra la tomba di Giorgio di fianco all’ingresso del "santuario" della chiesa, la seconda, la notissima “incoronazione di Ruggero II”.
Nel 1538 a seguito della distruzione del portico, le due meravigliose immagini, salve per miracolo, furono spostate nel posto ove ancora oggi si possono ammirare.
In questa splendida Icona, l’arconte degli arconti è identificato soltanto dal titolo "ammiraglio", seguito dalla formula che lo qualifica “servo di Dio", come egli stesso amava per umiltà e brevità farsi chiamare. Gli arabi stessi lo conoscevano con questo titolo: 'Abd ar-Rahman an Nasrani, ossia il cristiano (Storia de musulmani in Sicilia, Michele Amari, III parte 2, p.362). Giorgio è raffigurato come un anziano, ancora vivo, con barba e capelli canuti, avvolto in un mantello a quadri, tipicamente bizantino. Bisogna comunque sottolineare che il corpo è stato pesantemente alterato dal necessario restauro subito durante il trasporto del mosaico fino alla sua attuale posizione.
Giorgio è prostrato ai piedi della Vergine, dedicataria della chiesa, che, rimanendo a figura intera, domina la scena. La postura della Madonna, avvolta nella tunica blu e nel mophorion rosso porpora, è del tutto originale: rivolge lo sguardo al fedele, per invitarlo a pregare per l'anima di Giorgio d'Antiochia, alla cui figura accenna con la mano destra.
L’amiratus amiratorum possedeva una cultura eclettica e cosmopolita, era stato da sempre un difensore della fede cristiana ed un grande innamorato di Maria. Dopo una vita di battaglie, durante la quale aveva visto scorrere fiumi di sangue, Giorgio sentì fortissimo il bisogno delle preghiere di intercessione degli altri fratelli, commissionò quindi una Icona che contenesse un forte appello a raccogliersi in preghiera sulla sua tomba, implorando la Vergine perché intercedesse per la salvezza dell’anima di chi era da sempre stato un servo di Dio. Il grande ammiraglio, anche nella morte, volle combattere la sua ultima battaglia per la cristianità: testimoniando con questa Icona l'importanza della preghiera di suffragio e dell’infinita misericordia di Dio.
Già nell'antichità, l’epitaffio di Abercio, ed in particolare le visioni contenute nel diario di Perpetua, mettono in risalto come fin dai primi tempi del Cristianesimo si credesse ad una vita dopo la morte ed alla necessità di preghiere di suffragio per raggiungere rapidamente lo stato di perfezione. Perpetua prega per l’anima di suo fratello defunto. Il Signore ascolta le sue preghiere e in una seconda visione, la donna vede Dinocrate, il fratello, perfettamente guarito, in grado di bere, capace di giocare come fanno tutti i bambini. Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (150-220 circa) nel suo De monogamia, scrive: “La moglie sopravvissuta al marito offre preghiere per la gioia di suo marito nei giorni anniversari della sua morte”, dove si intende bene che la moglie prega perché l’anima del defunto giunga presto alla gioia del Paradiso. “Non vi è motivo, tuttavia, di dubitare che le anime dei defunti non traggano sollievo dalle preghiere dei congiunti ancora in vita, quando viene offerto per loro il Sacrificio del Mediatore o vengono distribuite elemosine in chiesa." come afferma Sant'Agostino vescovo di Ippona.
Attorno alla dogmatizzazione del Purgatorio nel medioevo si è accesa la fantasia di alcuni storici contemporanei che hanno preteso di voler dimostrare che il purgatorio è un'invenzione della Chiesa e che per la prima volta si parla di purgatorio nel medioevo a partire dal Concilio di Lione (1274); esso, attraverso il Concilio di Basilea-Ferrara-Firenze-Roma, sancisce l’esistenza del Purgatorio: [...]Inoltre definiamo che le anime di chi, veramente pentito, muore nell'amore di Dio, prima di aver soddisfatto per i peccati e le omissioni con degni frutti di penitenza, vengono purificate dopo la morte con le pene del purgatorio; che, perché siano sollevate da queste pene, sono loro utili i suffragi dei fedeli viventi, cioè il sacrificio della messa, le preghiere, le elemosine, ed altre pratiche di pietà, che i fedeli usano offrire per gli altri fedeli, secondo le consuetudini della chiesa. [...].
Questa Icona può quindi a buon titolo essere considerata come l’ultima importante vittoria dell’arconte degli arconti sui detrattori della Chiesa di allora come di ora, perché essa costituisce una importantissima ed autorevole testimonianza che certifica come in una società avanzatissima e multietnica come quella normanna fosse già largamente diffusa ed accettata l’idea del purgatorio, assai prima della canonizzazione conciliare definitivamente sancita con il Concilio di Trento nella sua XXV sessione (3-4 Dicembre 1563).
L’essenziale figura di Gesù, cui la Vergine si rivolge per mediare le preghiere dei suoi figli, come del resto in tutta la chiesa è posta nel punto più in alto, e dall’alto benedice.
La mano sinistra della Theotokos regge un lungo cartiglio ove è riportata la dedicazione della Chiesa. Sul piano dell’estetica i maestri bizantini hanno senza ombra di dubbio rispettato i canoni classici: la figura della Madonna con il capo leggermente chinato verso Gesù rispecchia esattamente i canoni e le proporzioni bizantine tipiche delle immagini della Deesis.
La lunghezza del corpo è pari a sette volte quella della testa. Dalla cima del cranio al mento si contano quattro lunghezze; dal mento alla clavicola, una lunghezza; dalla clavicola alla fossetta del diaframma tre lunghezze; da questo punto all’ombelico, tre lunghezze; dall’ombelico al pube, ugualmente tre lunghezze. Dalla sommità del cranio al pube si contano quattordici lunghezze, cioè la metà del copro umano.
Ciò ha due significati:
a) solamente colui che ha il cuore puro entrerà nel regno dei cieli;
b) è nella carne che il cristiano impegna il combattimento più duro, ma anche il più glorioso(…)
(Tratto dal Muanuale dell’iconografo Nicolas Grechny, Ernest Dejaifve, Les Saintest Icones, Edition de l’abbaye de Chevetogne, Chevetogne 1965, p.63)


Ed ancora una volta viene celebrata la gloria di Maria attraverso i galloni con la stella posti sui polsini e presenti in modo più semplice anche sui polsi del Grand Ammiraglio. Alla gran stratega e condottiera è dedicato l'Inno dell'Impero romano d'Oriente.

Alla stratega condottiera vada il premio della vittoria
poiche' mi hai riscattata da tremende sventure. I canti di ringraziamento
[io] tua citta' ti dedico, o Genitrice di Dio.
Fa' in modo che l'Impero non venga vinto
e liberami da ogni pericolo
affinche' ti acclami: "Gioisci, sposa non sposata!".



 


L'arte dell'Icona
di Carlo Francouc


Esercizi preliminari ed istruzioni per chi vuole imparare l'arte della pittura.
Dionigi monaco di Furna d'Agrapha


i riti di benedizione delle icone mariane.


Iscriviti a questo servizio
Riceverai gratuitamente nella tua email le icone che pubblichiamo


Indice delle icone

Cliccare qua per la versione grafica
Ricordarsi di permettere i "popup"



Indice testuale
   Akathistos - VI Stanza

    Icona della Santissima Trinità - Copia di Maria Grazia Facchin
   Icona della Santissima Trinità di Sergej Rublev
   Akathistos - V Stanza
   Akathistos - IV Stanza
   Akathistos - III Stanza
   Akathistos - II Stanza
   Akathistos - I Stanza
   La Santa Sofia
   La presentazione di Gesù al Tempio
   Madonna "Sorgente di Vita"
   Icona di Santa Maria di Maniace
   Madonna Greca di Capo Rizzuto
   Kyriotissa (Madonna Regina)
   Madonna delle Vittorie
   La Madonna Eolusa
   Icona dello Sposo
   Icona della Nativita' di Maria
   La Madonna di Versacarro
   La Madonna di Vladimir
   La Madonna della Margana
   L'Icona della Dormizione - Assunzione
   La Madonna dell'Ammiraglio
   La Madonna dei Kursk
   La Madonna della grotta del Crocifisso
   L'Icona della Gioia Inattesa
   L'Icona della Madonna del Castello
   Vergine Orante (del Segno)
   Madonna di Conadomini
   Madre di Dio di Iveron
   Madonna di Valverde
   Madonna della Madia
   Madonna di Kazan
   Icona della Madonna della Lavina
   La Madonna di Grottaferrata
   La Madonna di Gerusalemme
   La Madonna delle perle
   La Madonna del Perpetuo Soccorso
   Il Santo Mandilyon
   L'icona della Madonna di Akhtyr
   Madonna dei Sette Veli
   Madre di Dio dell'Elemosina
   L'icona della Madonna della Consolazione
   L'Icona il "Roveto Ardente"
   Icona della Madre di Dio della Lettera
   Madre di Dio della Gioia e Consolazione
   Maria Santissima della Vena
   L'icona de "la Conversazione"
   La vergine eolusa di Capoterra
   L'Icona "Axion Estin"
   L'Icona "Salus populi romani"
   L'Icona "Salvezza dei moribondi"
   L'Icona Akathist
   La Nativita
   L'icona Kasperov
   La Panaghia Tricherussa
   La Nutrice
invia ad un amico


_____________________________