Correva
la primavera dell'anno del Signore 42; essendo Messina una importantissima città
di transito, i fitti scambi commerciali con le altre città del Mediterraneo
avevano fatto sì che la notizia del cristianesimo raggiungesse presto la città, al
punto che gli stessi messinesi, incuriositi, invitarono Paolo a
visitarli. In quel periodo l'apostolo si trovava a Reggio Calabria, dov'era
giunto da Siracusa condotto verso Roma dal centurione Giulio, dopo il suo
naufragio a Malta. L'apostolo, accogliendo l'invito, sbarcò in una piccola
caletta, posta a circa sei miglia dalla città, da allora in poi detta Cala S.
Paolo (vicino l'attuale Giampileri). Lo storico Caio Domenico Gallo, negli "Annali della città di Messina" (1736), riporta
perfino il punto in cui, nelle vicinanze di una chiesa dedicata allo stesso santo,
avrebbe sostato l'apostolo delle genti, indicandolo con un masso sormontato da
una rudimentale croce di ferro. Paolo predicò il Vangelo a tutte le genti di
Messina, al ceto elevato così come all'umile popolano, senza distinzione, e i
messinesi furono presi a tal punto dalla sua predicazione che si convertirono al
Vangelo con slancio ed entusiasmo. Nello stesso anno della sua visita, Paolo
ordinò Bachillo primo vescovo di Messina.
Il fervore religioso dei messinesi crebbe così rapidamente e tanto che
molti espressero il desiderio di visitare i luoghi santi, per conoscere la madre
di Gesù, Maria, che era ancora vivente. Nell’anno 42 d.C. mandarono a Lei
un’ambasceria insieme allo stesso S. Paolo sulla medesima nave. Gli ambasciatori
messinesi furono Girolamo Origgiano, Marcello Benefante, Bridio Ottavio e il Centurione Mulè.
La presenza di un centurione dava un carattere di ufficialità
alla missione diplomatica. Giunti gli
ambasciatori in Gerusalemme, ebbero in risposta dalla Madre di Gesù una
lettera scritta in ebraico ed indirizzata ai Messinesi. L'8 Settembre dello
stesso anno gli ambasciatori fecero ritorno nella loro città ove diedero
pubblica lettura della lettera della Santissima Vergine.
La lettera era legata con alcuni capelli della Madonna, che da allora in poi
vennero custoditi nella Cattedrale. Per questo fatto Maria fu sempre venerata in
Messina sotto il nome di Madonna della Lettera. L’originale della Sacra Lettera fu accuratamente nascosto dal Senato messinese, quando prima l’imperatore Diocleziano e poi Massimino perseguitarono
i cristiani. La lettera originale fu poi ritrovata nell’archivio pubblico nell’anno 430. Con i disastrosi terremoti che colpirono la città, se ne persero definitivamente le tracce.
Diversi storici e commentatori dichiarano di averla potuta venerare, avendola
vista in prima persona. Una delle numerose copie del manoscritto, tutte
concordanti, venne tradotta in latino dal famosissimo grecista Costantino Lascaris, si leggeva:
Maria Vergine figlia di Gioacchino,
umilissima serva di Dio, Madre di Gesù
crocifisso, della tribù di Giuda, della
stirpe di David, salute a tutti i Messinesi
e benedizione di Dio Padre Onnipotente.
Ci consta per pubblico strumento che voi
tutti con fede grande avete a noi spedito
Legati e Ambasciatori, confessando che
il Nostro Figlio, generato da Dio sia Dio
e uomo e che dopo la sua resurrezione
salì al Cielo: avendo voi conosciuta la via
della verità per mezzo della predicazione
di Paolo apostolo eletto per la qual cosa
BENEDICIAMO VOI E L’ ISTESSA CITTA’
della quale Noi vogliamo essere perpetua
Protettrice.
Da Gerusalemme l’anno 42 di Nostro Figlio.
Indizione 1 luna XXVII giorno di giovedì a 3 di giugno.
È interessante scoprire le tante raffigurazioni della Madonna della Lettera, riportate nel volume del Rev. Padre Placido Samperi, messinese, della Compagnia di Gesù, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina “divisa in cinque Libri ove si ragiona delle Immagini di Nostra Signora che si riveriscono nei Templi, e Cappelle più famose della Città di Messina, edito in Messina, a cura di Giacomo Mattei, stampatore camerale, 1644”.
La prima raffigurazione della Madonna della Lettera la troviamo nella Cappella del Palazzo del Senato, opera del pittore messinese Antonino Barbalonga, nella quale la Vergine, circondata da Angeli, è rappresentata mentre con la mano destra alzata benedice gli Ambasciatori, presentati da S. Paolo, e con la sinistra consegna loro la lettera. Un altro quadro si trova nella chiesa del Monastero di S. Paolo, dove è custodita e venerata. La Madonna vi è raffigurata non seduta in trono, ma in piedi mentre viene incontro agli Ambasciatori per consegnare loro la lettera. Un quadro simile lo troviamo anche nella chiesa “de’ Fanciulli dispersi” cioè abbandonati, anch’essi raffigurati nel dipinto. Più interessante ed originale è l’immagine della Madonna della Lettera nella chiesa di S. Nicolò de’ Greci. Tra tanti quadri raffiguranti la Madonna, tutti antichi e sicuramente i più da restaurare, ve n’è uno restaurato da “Il pittore Paolo Savola, il quale chiese ed ottenne di poter restaurare anche una tavola di antichissima fattura, tutta tarlata e in parte scorticata nei colori, raffigurante la Madonna.
È un’immagine dipinta all’antica, con un manto come usano le donne egiziane, con un Bambino in braccio che sta rimirando la madre”. Ripulito il dipinto, si scoprì nelle mani di
Gesù un foglio sul quale si vedevano scritte alcune lettere greche. Il Cappellano, vedendo quello scritto non si curò di leggerlo, pensando si
trattasse di una sentenza del Santo Vangelo, secondo l’uso della Chiesa greca. Ma osservandolo bene, il dottor D. Leonardo Parè, professore di lingua greca, lesse con attenzione quei caratteri e si accorse che
in effetti erano il principio della Lettera della Beata Vergine scritta ai Messinesi: "La vergine Maria, figlia di Gioacchino, umile Ancella di Dio, Madre di Gesù Cristo, della tribù di Giuda, della famiglia di Davide, a quanti sono in Messina salute e benedizione di Dio Onnipotente." Questo avvenne nel giorno di Santa Caterina Alessandrina,
il 25 di novembre 1643.
Fin dall'antichità la miracolosa icona è stata replicata un'infinità di volte,
così come innumerevoli sono state le grazie ottenute dalla Theotokos per la santa
devozione dei Suoi figli. Correva l'anno 1575 ed in tutta la Sicilia imperversava la peste. A migliaia
morivano le persone in tutte le città dell'isola. I catanesi portarono per le vie della città il Sacro corpo di S. Agata. Giunti alla "Porta di Aci" la folla iniziò una preghiera corale al grido di “Viva S. Agata". Si proseguì dalla mattina per tutta la giornata e fino a notte fonda. La mattina seguente, la virulenza del morbo sembrava già attenuarsi, fino a scomparire del tutto.
La notizia del miracolo di Sant'Agata fece presto il giro dell'isola fino a
giungere a Messina ove ancora imperversava il flagello della Peste. Una famiglia
tra le più benestanti di questa città decise allora di prendere con sè le cose a cui
teneva di più assieme ai famigli ed a qualche altro amico e di imbarcarsi sulla
nave di proprietà, intenzionati a trasferirsi a Catania, ove la peste era già
finita. La prima di tutti a salire sulla nave fu l'icona della Santa Vergine
della Lettera. Più precisamente essi portarono con loro una copia della famosa
icona "Veloce ascoltatrice", non quella più antica venerata anche sul monte
Athos, ma la versione più moderna, tanto conosciuta e venerata anche in Russia.
L'icona portava dipinta sulla sinistra la parola greca "ΓOPΓO" e sulla
destra "EITHKOOΣ" (veloce ascoltatrice). Prima di partire,
tutti si riunirono sul ponte della nave per supplicare la protezione della
Vergine, confidando nella grande misericordia di Maria. Ben presto, durante la
notte, si levò una leggera brezza che fu vista come il giusto segno per partire.
Giunti al largo dell'attuale Riposto, il vento che aveva fino ad ora trasportato
i profughi mutò in tempesta. La pioggia veniva giù dal cielo talmente fitta da
non far vedere più nulla! Le vele della nave furono ben presto stracciate e
l'albero divelto dal ponte. Non vi era altro da fare che stringersi tutti
attorno al cuore di Maria. Ben presto la nave colò a picco portando con sè tutto
il suo carico, ad eccezione delle persone e dell'icona. La miracolosa tavola
iniziò così a galleggiare sulle onde dirigendosi verso la riva ed indicando a
tutti il percorso da seguire. Dopo poco approdò sulla spiaggia di Riposto,
proprio di fronte a ciò che rimaneva dell'antica chiesa di San Giovanni.
L'equipaggio ed i passeggeri si erano salvati. Toccata la terra ferma, i
profughi giurarono di edificare alla Santa Madre una chiesa ove si celebrasse il
suo culto. Con l'aiuto di altri compaesani che si trovarono in quel lido, nel
1580 veniva aperta alla venerazione dei fedeli la nuova e prima chiesetta della
"Lettera": datazione provata dai rinvenimenti in situ. Pian piano, con il
diffondersi delle notizie dei copiosi miracoli che otteneva la Santa Vergine, la
fortuna del piccolo nucleo abitato crebbe fino a divenire uno dei più grandi
cantieri navali dell'isola. La piccola chiesa si estese recuperando lo spazio
della precedente chiesa di San Giovanni e si impreziosì di moltissime opere
d'arte. Nel 1678 i ripostesi accolsero a braccia aperte i loro compaesani
messinesi, che fuggivano dalla terribile repressione spagnola, dopo la rivolta
dei "Merri" e "Marbizzi". Altro grande miracolo fu la magnifica protezione
concessa dalla Vergine ai suoi devoti in occasione del terremoto del 1693. La
zona rimase quasi del tutto illesa. Da allora una lunghissima serie di miracoli
ci ha portato ai nostri giorni. Fino al 1700 nella chiesa era ospitata l'antica
icona originale portata dai messinesi, che con buona probabilità doveva essere
quella raffigurata qui di sotto.
Antica stampa raffigurante gli ambasciatori
Particolare della stampa antica
Dopo il 1700 la tavola originale venne sostituita dal
quadro attualmente esposto sopra l'altare maggiore. Nella nuova versione resta
ancora presente lo stile orientale dell'immagine, oltre che i caratteri greci
posti ai lati del volto della Madonna. L'artista, che decise di non firmare
questo capolavoro, interpretò l'immagine ponendo nelle mani della Vergine la
Sacra Lettera data agli ambasciatori messinesi. Con buona probabilità l'artista,
però, non volle firmare la sua opera per umiltà e devozione verso la Santa
Vergine, come del resto accadeva per le antiche icone. Solo un grande atto
d'amore può portare alla realizzazione di un simile capolavoro! Di fronte ad un
simile slancio l'individualità umana tende a fondersi con la realtà stessa di
Dio, il nome dell'artista resta nascosto nel cuore della Vergine a favore della
celebrazione del 'Bello' che diviene irradiazione dell'Amore di Dio riflesso
nella Vergine. Il 'Bello' pone l'uomo intero in una specie di connivenza con il
trascendete. Il Bello è anche realtà spirituale, nella misura in cui diventa
Roveto Ardente, cioè luogo in cui l'Amore di Dio, materializzandosi nella
Bellezza, diviene perpetua irradiazione verso la materia. Forza benefica che
penetra fino nelle ossa nel momento in cui se ne percepisce la Presenza. Nella
preghiera questa icona opera un incontro, non per il fatto di offrire la
possibilità di localizzare la comunione spirituale - la tela, il colore - bensì
per il fatto che essa, quale immagine conduttrice, manifesta una rassomiglianza
che attraverso i nostri sensi ci conduce al riconoscimento di una Presenza. La
Presenza soprannaturale dell'immenso amore della nostra Mamma Celeste.
Il fascino soprannaturale di quest'opera sposta il suo raggio di azione
metafisico nella realtà circostante al punto tale che, come la tradizione vuole,
tutte le volte che si tentò di produrre un simulacro della Vergine, questo
andava sistematicamente in pezzi!
Icona della Madonna della Lettera venerata a Palmi,
si noti la grandissima somiglianza con l'icona originale di Riposto.
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