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Icone Russe | Madre di Dio della "Conversazione"





Nel 1383 un'icona della Madre di Dio fu miracolosamente trasportata da Costantinopoli fino alla regione di Novorogod, dove fu posta in una chiesetta di legno costruita per l'occasione nei boschi prima del fiume Tikvin. Il sacrestano della nuova chiesetta fu prontamente mandato nei villaggi nei dintorni per avvertire la popolazione sull'imminente giorno della consacrazione della chiesa. Sulla via del ritorno il sagrestano ebbe una visione: la Santissima Madre di Dio apparve avvolta in una intensa luce e seduta su un pino arcuato verso il basso; lì accanto stava anche un patriarca, che dopo il primo sgomento il sagrestano riconobbe subito come San Nicola. Superato lo stupore dato dall'apparizione il sacrestano udì la Santissima Madre di Dio chiedergli di far sostituire la croce metallica infissa nella chiesa appena costruita a Tikhvin con una di legno. Nel posto della visione fu prontamente costruita una cappella in onore di San Nicola. La piccola cappella bruciò diverse volte, la prima nel 1390, nello stesso momento in cui bruciava la chiesa di Tikhvin ove era ospitata la famosa icona. La cappella venne ricostruita nel 1515, presto sostituita da un monastero fondato in onore di questa santa icona russa.
Molte icone, che presero il nome di icona della "Conversazione", furono dipinte per illustrare questa miracolosa visione, alcune di esse furono degli autentici capolavori. Una delle più venerate di queste icone fu trovata nella città di Pavlovsk, nel distretto di Zvenigorod di Mosca.
Theodosia Vassielieva, una giovane contadina del luogo, soffriva di continui attacchi di una malattia fortemente debilitante, dolori acuti la affliggevano nella testa, nelle braccia e nelle gambe, costringendola a rimanere esausta a letto. Nel 1848, durante una crisi particolarmente forte, Theodosia fece un sogno nel quale vedeva se stessa mentre reggeva saldamente in mano un'antica icona della Madre di Dio scheggiata ed annerita dal tempo. Dall'icona la ragazza udì provenire una voce: "Restaurami, sarò un grande aiuto per i cristiani. Da troppi anni giaccio in un posto perduto e nessuno ha mai desiderato nè cercarmi nè restaurarmi"
"Come faccio a trovarti?" chiese prontamente Theodosia.
"Quando penserai a me, tu mi troverai!" rispose prontamente la voce.
Tre giorni dopo, Theodosia si sentì abbastanza bene da recarsi fino alla chiesa locale. Con sua grande meraviglia, quando entrò nell'atrio della chiesa vide sulla parete la stessa icona della "Conversazione" che aveva tenuto in mano nel suo sogno. Questa antica icona era stata relegata nello scantinato della chiesa, dove era stata dimenticata per molti anni fino al 1846, quando il guardiano della chiesa trovandola la aveva appesa nell'atrio. Theodosia si ricordò delle parole della Santa Vergine e si adoperò prontamente per raccogliere quanto più denaro possibile, in modo da poter spedire l'icona a Mosca per il miglior restauro possibile.
La notte prima che l'icona ritornasse a Pavlovsk, Theodosia vide di nuovo in sogno l'icona restaurata ed udì una voce che le chiedeva di portare l'icona a casa sua e di recitare un molében (un servizio di supplica o di intercessione, rivolto a Gesù, alla sua Santa Madre e ad un santo) di fronte all'immagine stessa. Thedosia si comportò quindi come la voce che aveva udito nel sonno le aveva chiesto di fare.
All'inizio del molében Theodosia ebbe un attacco della sua malattia, ma subito dopo che fu bagnata con l'acqua santa la ragazza tornò in se stessa. Prontamente Theodosia bevve l'acqua santa e sentì la vita tornare in lei, ebbe subito la forza di prendere con le sue mani l'icona e portarla fino alla chiesa. Theodosia era completamente guarita!
Quando Philaret il metropolita di Mosca fu informato circa questo miracolo, istruì subito un'inchiesta, inviando una sua commissione a Pavlovsk con l'ordine di redigere un rapporto settimanale che descrivesse tutti i fatti eccezionali che succedevano attorno alla santa icona. Ben presto altri miracoli, quello di Natalia, una contadina come Theodosia, o di Paolo che soffriva di attacchi epilettici, si aggiunsero ad una lista che sarebbe diventata interminabile.


Icona russa della "Conversazione"



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