Durante
il regno degli imperatori Basilio e Costantino Porfiriogenito, quando il
patriarcato era affidato a St Nicholas Chrysoberges (984-995) a poca distanza da Karies, capitale del Monte Athos, in direzione del monastero di Pantokrator, viveva uno iero-monaco virtuoso
e il suo giovane discepolo. Un Sabato sera l'anziano partì per assistere alla vigilia della celebrazione, come ogni settimana, nella chiesa del Protaton, lasciando solo il suo discepolo.
Venuta la sera, un monaco sconosciuto, bussò alla porta, presentandosi disse di
chiamarsi Gabriele e il discepolo lo accolse per la notte.
Essi si ritrovarono all'alba per cantare gli uffici dell'orthos nella cappella
giusto di fronte all'icona della Madre di Dio.
Ma arrivati alla nona ode del Canone, allorché il discepolo intonò l'inno "La
mia anima magnifica il Signore..." secondo l'Irmos di S. Cosmas, "Più venerabile dei Cherubini".
Lo straniero intonò i versi successivi: "Perché egli ha guardato l'umiltà della
sua serva...". Quindi iniziò a cantare qualcosa che il discepolo non aveva mai
sentito cantare prima, "E' veramente degno proclamarTi, Madre di Dio, sempre
benemerita e tutta immacolata, e Madre del nostro Dio...". Mentre questo inno
veniva cantato attorno all'icona della Theotokos di formò un intenso bagliore.
Sorpreso nell'ascoltare questo canto per la prima volta, il discepolo chiese al
suo ospite di scriverlo e poiché non trovarono la carta, il monaco incise
profondamente e senza difficoltà, con il suo dito, l'inno su una placca di
pietra. Il discepolo riconobbe da quel gesto che non aveva di fronte un monaco
ordinario, ma l'Arcangelo Gabriele. Poi l'angelo alzando il suo sguardo sul
discepolo aggiunse: "A partire da oggi tutti gli ortodossi canteranno così
l'inno alla Madre di Dio". Quindi l'angelo scomparve, ma malgrado questo l'icona
continuò ancora a lungo ad irradiare luce.
Ascoltando al suo ritorno il racconto di questa apparizione e vedendo la placca incisa, l'anziano comprese che il monaco straniero altri non era che l'arcangelo Gabriele e andò a far conoscere il miracolo al protos della Santa Montagna e agli anziani.
Essi inviarono la placca a Costantinopoli al patriarca (S. Nicholas Chrysoberges) e all'imperatore, cosicché l'inno fosse diffuso in tutto il mondo ortodosso, e trasferirono l'icona, avanti a cui aveva avuto luogo il miracolo, nella chiesa del protaton, dove ella siede da allora, dietro l'altare, come Sovrana, Igumena
e Protettrice della Santa Montagna.
Questo miracolo ebbe luogo, secondo la tradizione, nel 982. La sua recita venne redatta nel 1548 dal protos Serafim, padre spirituale di S.Dionisio di Olimpos.
Di questa icona sono stata fatte numerose copie che vengono venerate nelle
chiese russe. Presso Galerna, porto di Sanpietroburgo, una chiesa con cinque
cupole è stata costruita in onore della Misericordiosa Madre di Dio, ed al suo
interno viene ospitata una copia di questa icona miracolosa.
Questa icona dell'Axion Estin è, con quella della Portaitissa, la più celebrata delle icone miracolose del "Giardino della Madre di Dio". Ella è uscita per ben tre volte, per essere venerata dal popolo (1963-1985-1987) e ricevette allora gli stessi onori tributati a un capo di Stato.
Il lunedì di Pasqua è portata in processione solenne a Karies e nei dintorni, al
fine di santificare la natura e proteggere gli abitanti da tutti i mali e le
calamità.
Cari fratelli e sorelle.
Ho la gioia di avere qui accanto per la recita dell’Angelus il patriarca ecumenico Dimitrios I. Lo salutiamo cordialmente e lo ringraziamo per la sua visita a Roma.
Meta del nostro spirituale pellegrinaggio è, oggi, un luogo caro al cuore degli
Ortodossi, il Monte Athos. Esso è chiamato anche “il Giardino della Vergine” poiché, secondo la tradizione athonita, l’imbarcazione della Vergine Maria, in rotta verso Efeso, sarebbe stata deviata a causa di una tempesta e sarebbe così approdata al Monte Athos. Al centro di questo “Giardino della Vergine” è conservata l’icona “Axion Estin”, l’immagine più venerata del mondo ortodosso greco. Questa icona, detta “della Vergine Misericordiosa” (“Eleousa”), rappresenta Maria santissima che regge sul braccio destro il Figlio, il quale tiene in mano il rotolo della sacra Scrittura aperto al capitolo 61, versetto 1, di Isaia: “Lo Spirito del Signore Dio è su di me”, il testo, cioè, spiegato da Gesù nella sinagoga di Nazaret, all’inizio della sua vita pubblica (cf. Lc 4, 16ss.). L’icona è chiamata “Axion Estin” a ricordo di un evento miracoloso accaduto nello skita dedicato oggi a sant’Andrea, nei pressi di Kariès, centro amministrativo della Santa Montagna.
Secondo una pia tradizione, nella notte tra il 10 e l’11 giugno del 982 l’arcangelo Gabriele, apparso sotto le vesti di un monaco, avrebbe recitato per la prima volta, durante la celebrazione liturgica della notte (“Agrypnia”), l’inno che inizia appunto con le parole “Axion Estin”:
È veramente giusto proclamare beata te,
o Deipara, che sei beatissima, tutta pura,
e Madre del nostro Dio.
Noi magnifichiamo te,
che sei più onorabile dei cherubini
e incomparabilmente più gloriosa dei serafini.
Tu, che senza perdere la tua verginità,
hai messo al mondo il Verbo di Dio.
Tu, che veramente sei la Madre di Dio.
Da quel tempo, ogni 11 giugno sul Monte Athos si festeggia solennemente l’icona e davanti ad essa si torna a cantare quello che è diventato l’inno più popolare della pietà ortodossa.
L’immagine è stata trasferita dallo skita di sant’Andrea alla chiesa del Protaton, a Kariès, e posta sul trono al centro del santuario. Giorno e notte arde davanti a questa immagine un cero posto in un preziosissimo candelabro d’oro e di diamanti. I monaci si alternano ininterrottamente davanti all’icona per pregarla e per vegliarla. Possa la Vergine “Axion Estin” colmare di tutte le sue benedizioni coloro che, nel suo “Giardino”, hanno dedicato la loro vita a suo Figlio con quella generosità radicale che è la caratteristica della vita monastica.
Possa ella guidare, nell’obbedienza e nella peregrinazione della fede, tutti questi uomini che mai cessano di pregare per la Chiesa, affinché essa sia conservata nell’integrità del patrimonio sacro, trasmesso una volta per tutte al popolo cristiano.
GIOVANNI PAOLO II ANGELUS Domenica, 6 dicembre 1987
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