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Akathistos VIII Stanza


Akathistos - VIII Stanza


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Commento al testo della VIII Stanza

Osservando la stella che a Dio guidava, i Magi
ne seguirono lo splendore
e avendola come lucerna
con essa trovarono il Signore possente
e l'Irraggiungibile raggiunto gioirono e a Lui cantarono
l'Alleluia.


L’ottava stanza dell’Akathistos si ispira alla racconto di Matteo: "Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo". All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele". Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima."1
La stella, guida dei magi, o in modo più ampio la Madre di Dio, guida dell’intera umanità verso Cristo, è profetizzata da Isaia: "Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore."2. Non stupisce quindi come i cristiani dei primi secoli identificassero se stessi nella figura dei Magi, e decoravano, a partire dal III secolo, con questa scena, le pareti delle catacombe romane e i sarcofagi. E' per opera dello Spirito Santo, che fu "l'Irraggiungibile raggiunto" e Gesù si manifestò sia ai pagani, sia ai gentili, così "I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni."3. "Viva e gli sia dato oro di Arabia, si preghi sempre per lui, sia benedetto ogni giorno."4

 





Analisi dell'Icona

La scena è caratterizzata da una insolita dinamicità, magistralmente enfatizzata dal panneggio dei mantelli al vento dei tre Magi. Essi, al gran galoppo, spinti dall’immane amore suscitato in loro dallo Spirito, giungono simbolicamente da ogni parte del mondo (in molte rappresentazioni vengono ritratti con diversi colori della pelle tipici delle varie razze). Il simbolismo dell'immagine descrive infatti in modo ineguagliabile la meravigliosa storia d'amore fra creatura e Creatore. Al centro campeggia una grande ed insormontabile montagna, tutta in salita, la sommità della quale diviene veramente ripidissima. In cima al monte brilla la stella Messianica, con i quattro bracci della croce. "Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele"5 la stella che appare e lo scettro in senso biblico simboleggiano la nascita del Re. Ben in evidenza, sull'asse mediano dell'icona, l'angelo indica la stella rendendo testimonianza al Signore: "Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino"6
Il modulo iconografico classico riproduce in un’unica e simultanea sintesi visiva le tre età dell’uomo rappresentando i tre re rispettivamente con un aspetto giovanile, adulto e senile. Il più giovane dei tre è alla base della montagna, egli ha appena scoperto l'amore di Dio; il suo chitone rosso ne indica il cuore infuocato dall'amore divino. Il volto del giovane è rivolto verso il cielo, mentre gioioso e pieno di gratitudine, con la mano destra indica all'osservatore la via da seguire per arrivare fin sulla sommità del monte; egli certo la intuisce, ma non la conosce ancora pienamente. Dalla figura si sprigiona l'entusiasmo del giovane e la sua voglia di rigenerarsi in Dio: il colore verde del mantello ne è il simbolo. Di poco avanti al primo, galoppa il re di aspetto adulto; questi risulta in primo piano rispetto alla composizione generale dell'opera, quasi ad indicare la precisa intenzione dell'iconografo di volersi identificare in lui. Il chitone violaceo, di colore intermedio fra quello degli altri due, indica una maggiore crescita della consapevolezza dell'amore verso Dio. Il re adulto galoppa con impeto, mentre il suo mantello si muove come bandiera al vento; egli si interroga sul suo passato, sul percorso già compiuto verso l'Altissimo e su quello da compiere ancora, così guarda indietro, quasi ritrovando se stesso nel re più giovane. Quante volte ci è capitato di interrogare noi stessi sulla strada che si percorre? Quante volte abbiamo cercato di capire da che parte soffiasse quel profumato vento che ci spinge, talora dolcemente, altre volte con forza verso Dio? Si finisce per guardare solo pochi metri avanti o dietro di noi, ma essendo questa strada come una enorme curva il cui raggio è grandissimo, proprio come nell'icona, ci sembra che il percorso sia quasi una retta. Sembra di essere quelli di sempre, di non riuscire mai a dare una svolta decisiva alla propria vita. Ma se si guarda un po' più indietro, se il nostro sguardo si spinge un po' più in là di quanto il nostro cieco orgoglio ci permette, allora sì che si vedono i cambiamenti. Non è forse questa l'azione della Grazia di Dio che giorno dopo giorno ci cambia? Piccoli passi, come piccoli sono i gesti d'amore di cui ogni giorno circondiamo il Signore: un gesto di pazienza verso un nostro simile, una piccola preghiera, qualche breve istante vissuto unicamente nella consapevolezza dell'Amore di Dio. In fondo è questo l'amore di cui noi uomini siamo capaci: un infinito cerchio di piccole attenzioni al cui centro poniamo Dio, l'amore del quale così soavemente, attraverso il Figlio, si è manifestato a noi nella Croce. Il vero Albero della Vita ha solo due bracci orizzontali, ed è quello posto esattamente al centro del nostro percorso circolare, al centro dell'icona.
Abbastanza più avanti e ben in salita troviamo la figura senile del terzo re. Il suo sguardo è ormai fisso verso la Stella, non è distratto da nessuno degli elementi del paesaggio, corre forse più veloce degli altri due ed il suo mantello è teso all'inverosimile. Quest'ultimo re ha stabilito un indissolubile legame con l'infinito Amore che lo attira a sè, il suo sguardo è fisso verso l'Altissimo. Il chitone è verde, segno della rigenerazione e della rinascita in riferimento al passo di Giovanni ove Nicodemo interroga Gesù chiedendogli: "Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?". Rispose Gesù: "In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito".7 Ed anche in questa icona il vento soffia senza che si sappia da dove viene, la direzione indicata dai mantelli dei primi due re è opposta a quella dell'ultimo. Il vento impetuoso che solleva i mantelli è proprio lo Spirito, di cui gli uomini sentono la "voce", ma non sanno nè da dove venga nè dove vada. Il mantello rosso del re più anziano richiama all'evidenza la totale percezione dell'amore di Dio che ormai ne ricopre interamente la figura.
Sopra i tre re l'angelo di Dio che indica la via. Quest'ultimo a cavallo, come gli uomini, perché nella loro dimensione si muove. La postura della creatura celeste è statica, frontale, egli è al cospetto di Dio ed il Suo nome è in lui. "Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, da' ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui."8
L'angelo scende sulla terra e si abbassa fin quasi all'altezza del re più anziano dando testimonianza e mostrando a tutto il popolo di Dio il volto dell'Altissimo. L'Irraggiungibile raggiunto. Il compito dell'angelo, come quello di chi guida il Popolo di Dio "è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio. Non a un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo...in Gesù crocifisso e risorto"9. "Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvage."10.
Aprite il vostro cuore e date del tempo al Signore, che Lui sia il vostro amico. Quando si crea una vera amicizia con Dio, nessuna tempesta può distruggerla.




Adesso concentratevi sull'icona della VIII stanza dell' Akathistos e cliccate sul tasto play del player sottostante...

Akathistos - VIII Stanza


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Salvo Ariano di Salvo Ariano
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Note:
1.  Matteo 2,1-10
2.  Isaia 60,1-6
3.  Salmo 70,10
4.  Salmo 70,15
5.  Numeri 24,17
6.  Apocalisse 22,16
7.  Giovanni 3,4-8
8.  Esodo 23, 20-21
9.  Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi del 11 Marzo 2009
10.  Giovanni 3, 18-19



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