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Akathistos - V Stanza


Akathistos - V Stanza
La Vergine con il grembo gravido di Dio, corse da Elisabetta e il piccolo


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Maria, con il grembo gravido di Dio,
in fretta corse da Elisabetta;
e il piccolo di costei subito
riconosciuto il suo saluto esultò
e con salti come cantici lodava la Madre di Dio:

"In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto"(Lc 1,39-44). Giovanni, nel seno di Elisabetta, udendo la voce di Maria riconobbe subito la presenza dello Spirito Santo e ne fu colmato, allo stesso modo riconobbe nel grembo di Maria il Dio fattosi uomo. Nella visita di Maria si realizza la profezia fatta a Zaccaria: "sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre."(Lc 1,15). Giovanni riconosce il Salvatore e salta di gioia "Furono condotti al pascolo come cavalli e saltellarono come agnelli esultanti, celebrando te, Signore, che li avevi liberati."(Sap 19,9). In questo momento assumono pieno significato le parole di Giovanni "l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo"(Gv 3,29). Elisabetta dalla gioia del suo bambino percepì la forza dello Spirito che veniva comunicato dalla voce di Maria. Ed è proprio lo Spirito che permetterà alla donna di riconoscere il Figlio di Dio nel seno della cugina e dire: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?". E' bellissimo notare come il testo originale, redatto in greco, non si limiti ad esprimere soltanto gioia, ma ricorrendo al termine accrescitivo eboà, nell'accezione semantica di: gridare e saltare di gioia, esprime la pienezza dell'azione dello Spirito. La V stanza realizza in effetti un parallelo fra Giovanni ed il popolo ebreo, che accompagnando l'arca, speciale presenza di Dio, urlava a gran voce ed esultando faceva salti di gioia: "Così Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con grida e al suono del corno."(2Sam 6,15). Le analogie del racconto di Luca con quello del secondo libro di Samuele non si esauriscono soltanto in questa coincidenza. L’Arca si trovava, all'epoca del racconto, nella città di Baalè di Giuda, posta ad occidente di Gerusalemme. Durante il suo trasporto verso Gerusalemme, "giunti all'aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso l'arca di Dio e la sostenne, perché i buoi vacillavano. L'ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua negligenza ed egli morì sul posto, presso l'arca di Dio."(2Sam 1,6-7). Davide ebbe paura del Signore per via dell'accaduto e decise di non trasportare più l’Arca in città, la fece quindi deporre nella casa di Obed-Edom a Gat. L'Altissimo benedisse quella casa. Allora Davide "dopo tre mesi" si decise a portarla nel luogo del futuro tempio. Questo passo di Samuele prefigura "Maria (che) rimase con lei (Elisabetta) circa tre mesi, poi tornò a casa sua" (Lc 1,56) ed anche Elisabetta viene benedetta dalla presenza di Maria, che con Gesù in grembo costituisce il pieno Segno della Presenza di Dio.
Il testo evangelico non ci riporta un particolare saluto della Vergine ad Elisabetta, perchè è la voce stessa di Maria che rivela la presenza di Dio: "Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo"(Lc 1,44). In questo si può leggere ancora un'analogia con la presenza Speciale di Dio nell'Arca, che Mosè percepiva udendo la voce di Dio fra i due Cherubini posti sopra l'arca (Cfr. Es 25,22).
 

Gioisci ramoscello dell'immarcescibile pianta;
gioisci possesso del frutto incorruttibile.

Elisabetta è così colma di Spirito Santo e rivolgendosi a Maria "esclamò a gran voce: 'Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!'"(Lc 1,42). Iniziano così le lodi rivolte alla Madonna: ramoscello dell'immarcescibile pianta, la prima, con chiaro riferimento a Pietro "Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce."(1Pt 1,3-4). Ed ancora alle parole di Giovanni "Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto".


Gioisci Tu che coltivi il Coltivatore amico degli uomini;
gioisci Tu che hai generato l'autore della vita nostra.


Ancora nel Vangelo di Giovanni, "Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore."(Gv 15,1). Gesù è vero amico degli uomini perchè "egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia"(Tit 3,5). Ma Il Verbo "era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste."(Gv 1,2-3).

Gioisci o campo che fai germogliare abbondanza e misericordie;
gioisci o mensa che imbandisci pienezza di riconciliazioni.


"In un campo fertile, lungo il corso di grandi acque, essa era piantata, per mettere rami e dare frutto e diventare una vite magnifica."(Ez 17,8).
Il termine "mensa" (tràpeza) usato nell'Akathistos assume entrambi i significati: quello di  tavola su cui venivano poste le offerte sacre, come nel Vecchio Testamento (cfr. Num 3,31): in questo senso Maria è la "Tavola" su cui Dio pose l'Agnello, così come quello di mensa di Salvezza preparata da Dio per gli uomini (cfr. 1Cor 10,20ss), come nel Nuovo Testamento.


Gioisci perchè Tu prepari il porto delle anime;
gioisci perchè Tu fai rifiorire il prato delle delizie.


"Nell'angustia gridarono al Signore, ed egli li fece uscire dalle loro angosce. La tempesta fu ridotta al silenzio, tacquero le onde del mare. Al vedere la bonaccia essi gioirono, ed egli li condusse al porto sospirato."(Sal 107, 28-30). E' appunto Maria che prepara nel suo grembo il sospirato porto.
La prima creatura del Signore fu la Sapienza, ed ella stessa dice: "giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo."(Pro 8,31) "ma chi pecca contro di me fa male a se stesso, quanti mi odiano trovano la morte."(Pro 8,36). Fu questo il destino occorso in seguito agli uomini. Maria però porta in seno il nuovo Adamo, colui che fa "nuove tutte le cose"(Cfr. Ap 21,5). Gesù è l'Amore di Dio, egli è il prato delle delizie rifiorito per gli uomini, infatti "Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è l'amato mio, questo l'amico mio, o figlie di Gerusalemme."(Ct 5,16).


Gioisci incenso gradito di intercessione;
gioisci riconciliazione del mondo intero.


La preghiera di Maria è pienamente gradita a Dio, essa è come incenso sparso nel vespro per salire a Dio: "La mia preghiera stia davanti a te come incenso, le mie mani alzate come sacrificio della sera."(Sal 141,2). Bellissime le parole di San Gregorio di Nissa a commento del verso successivo: "La donna è difesa dalla donna. La prima aprì la via del peccato; la seconda favorì l'ingresso della giustificazione. Quella seguì il consiglio del serpente; questa presentò l'uccisore del serpente e generò l'autore della luce. Quella mediante il legno introdusse il peccato; questa, al contrario, mediante il legno, introdusse il bene."(Nativitate Domini)

Gioisci benevolenza di Dio agli uomini;
gioisci fiducia degli uomini a Dio.
Gioisci Vergine Sposa.


Dio scende fin sulla terra flettendo la sua divinità fin nella natura umana incarnandosi in Maria, Ella è la guida verso la Salvezza ed è per mezzo di questa guida che gli uomini si accostano fiduciosi a Gesù. Il termine usato è "eudokia" cioè compiacimento divino, benedizione di Dio, ed in Maria Dio si è compiaciuto, infatti "tu benedici il giusto, Signore, come scudo lo circondi di benevolenza."(Sal 5,13).





Analisi dell'Icona


Maria entra correndo nella casa di Elisabetta, infatti la scena si svolge all'interno, come dimostra il grande drappo rosso steso fra i due edifici sullo sfondo. La Madonna, nuova Arca dell'Alleanza, proprio come la prima, proviene da Occidente (cfr 2Sam 1,1ss). Si noti infatti che nelle altre Icone fino ad ora la Beata Vergine è stata rappresentata a destra dell'osservatore (Oriente). Sullo sfondo la casa di Zaccaria , forse Gerusalemme. La linea di centro dell'icona passa esattamente sul seno di Maria, sede della reale presenza di Dio, confermando anche in questo caso l'intenzione dell'iconografo di porre sempre al centro della scena la presenza divina.

Nella parte alta dell'icona si leggono i caratteri greci relativi al titolo dell'immagine: "la Vergine con il grembo gravido di Dio, corse da Elisabetta e il piccolo (le sussultò in grembo)". In modo del tutto unico il pittore ha reso il termine greco ànédrame (corse), sappiamo infatti che la staticità dei personaggi è nelle Icone una caratteristica irrinunciabile della loro divinità. Maria ancora avvolta nel suo maphorion rosso è in forte tensione verso la cugina, il ginocchio destro ancora sollevato in atto di corsa mentre il piede sinistro rimane dietro la linea delle spalle. Lo stesso atteggiamento fortemente dinamico caratterizza Elisabetta, anch'essa avvolta in un maphorion verde. Particolare enfasi è stata data alla maternità della tutta Santa Madre di Dio, sia rappresentandola a tre quarti, sia realizzando un panneggio del maphorion che fortemente ne mette in evidenza il grembo prominente. Entrambe i volti emettono una fortissima di luce, simbolo della pienezza dello Spirito.

L'incontro di Maria con Elisabetta è descritto in modo molto intenso ed umano: entrambe si stringono in un forte abbraccio. Maria allunga la sua mano destra sul grembo di Elisabetta, Elisabetta con la mano sinistra, con un gesto altrettanto umano, accarezza il braccio di Maria, proprio come fanno i bambini per ammirare la potenza di un adulto. L'iconografo vuole forse riferirsi al Salmo 136: "Da quella terra fece uscire Israele, perché il suo amore è per sempre. Con mano potente e braccio teso, perché il suo amore è per sempre."(Sal 136, 11-12), riferendosi alla morte che Cristo vincerà ed alla via verso la vita eterna che verrà aperta. Altro possibile riferimento potrebbe essere il Salmo 98: "Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia. Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa d'Israele. Tutti i confini della terra hanno veduto la vittoria del nostro Dio."(Sal 98,1-3).

Maria non esita, malgrado il suo stato di gravidanza, ad affrontare tutte le difficoltà che può incontrare durante il lungo viaggio, per portare Gesù dalla cugina, affinchè il Figlio con la sua benedizione ricolmi di Spirito Santo Giovanni e la madre. Sembra di udire le parole che Maria rivolge sia alla cugina, sia a tutti noi: "Con grande gioia vi porto il Re della pace, affinché Egli vi benedica con la sua benedizione. AdorateLo e date tempo al Creatore al quale anela il vostro cuore. Non dimenticate che siete pellegrini su questa terra e che le cose vi possono dare piccole gioie, mentre attraverso mio Figlio vi è donata la vita eterna. Per questo sono con voi, per guidarvi verso ciò a cui anela il vostro cuore."






Adesso concentratevi sull'icona della V stanza dell' Akathistos e cliccate sul tasto play del player sottosante...

Akathistos - V Stanza
La Vergine con il grembo gravido di Dio, corse da Elisabetta e il piccolo


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Salvo Ariano di Salvo Ariano
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