Contemplazione e Catechesi
con l'aiuto dell'icona di S. Andrej Rublev.
on l'aiuto dell'icona "scritta" da un santo monaco russo proviamo a
contemplare il mistero della vita del nostro Dio.
E' vero che non possiamo comprendere Dio, ma ciò non ci deve
scoraggiare dal contemplarlo! Quel che la mente non capisce lo potrà
capire il cuore: Gesù ha detto: "Se uno mi ama, osserverà la mia
parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo
dimora presso di lui". (Gv 14,24)
Queste pagine saranno solo come l'aprire una delle svariate porte
che introducono a godere e accogliere l'Amore del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo.
La loro misericordia e fedeltà possono colmare le lacune e rimediare
là dove il mio peccato offusca la Luce. E' Dio stesso, Padre,
Figlio, Spirito Santo, che si rivela ai piccoli che credono in Gesù.
don Vigilio Covi
1. MOSTRACI IL TUO VOLTO.
L'uomo non ha mai visto Dio. "Dio nessuno l'ha mai visto"
1 ci dice
con sicurezza l'evangelista Giovanni. Dio rimane nascosto. "Avvolto
nella nube ti ho dato risposta", dice un Salmo.
2
Egli è nei cieli, in dimensioni di vita che noi non raggiungiamo,
non tocchiamo, non sperimentiamo. Eppure abbiamo il desiderio di
"vederlo": "Mostraci il tuo volto. Non nascondermi il tuo volto!"
3
Il desiderio di vedere Dio è sempre stato così profondo e vivo, che
l'uomo stesso ha ceduto alla tentazione di crearsi delle immagini
per aver almeno l'illusione di poterlo vedere, per vederne almeno
un'immagine.
Le immagini uscite dalla mente e dalla fantasia dell'uomo non furono
solamente statuette di legno, di bronzo, d'oro o di terra; e
certamente non furono e non sono quelle le più pericolose. Ci sono
immagini intellettuali che possono resistere a qualunque
distruzione; il bronzo e l'oro possono esser distrutti, ma
l'immagine che l'uomo si fa nella mente può lasciare sempre dei
segni deleteri, ogni volta che egli cerca di pensare a Dio e di
parlare con Lui.
L'immagine pericolosa, che l'uomo eredita come causa e frutto del
peccato originale, è quella di un Dio padrone. Verso Dio l'uomo ha
sospetto e giudizio, talora accusa, spesso paura e senso di
costrizione, cui reagisce al massimo con la rassegnazione. Questi
atteggiamenti, cui può seguire persino la ribellione, sono la
conseguenza dell'immagine che egli vuole avere di Dio.
Questa immagine, come qualunque altra, impedisce all'uomo di
incontrare il Dio vivo, il Dio vero. Persino quando l'uomo
bestemmia, bestemmia spesso questa immagine: non avrebbe tutti i
torti, se davvero Dio fosse così.
"Mostraci il tuo Volto!"
E' necessario che Dio ci mostri il suo Volto affinché noi
abbandoniamo l'immagine falsa. E' necessario che Dio si riveli
perché possiamo stabilire con lui un rapporto vero di fiducia, di
rispetto, di amore.
"Mostraci il tuo Volto, e saremo salvi!"
"Mostraci il Padre, e ci basta"
4 disse Filippo a Gesù. E' vero: ci
basta! Quando lo vedremo sapremo d'essere amati, voluti, benvoluti:
ci basta. Gesù non lascia Filippo senza risposta: "Chi ha visto me
ha visto il Padre"!
5 Abbiamo finalmente l'immagine di Dio, anzi,
più che un'immagine! Vedere Gesù equivale a vedere il Padre e
riceverne l'abbraccio.
"Questa è la vita eterna, che conoscano te, l'unico vero Dio, e
colui che hai mandato, Gesù Cristo".
6
Conoscere Dio come Padre è vita e vita eterna, definitiva.
Gesù ci rivela il Padre nel mentre si presenta come "Suo" Figlio e
vive con Lui un rapporto di amore totale. Dal vivere di Gesù con Dio
conosciamo Figlio e Padre e Spirito, relazione d'unità luminosa e
unica!
Gesù distrugge tutte le nostre immagini di Dio. Sia quelle di un Dio
grande, lontano, immobile, sia quelle di un Dio padrone.
Egli comincia già nel deserto ad abbattere i loro piedistalli.
Quando gli vien detto: "Se sei figlio di Dio, dì che questi sassi
diventino pane",
7 gli si vuol insinuare l'immagine di Dio padrone.
Sarebbe come dire: "Dato che sei figlio di Dio, fa quel che vuoi,
fatti padrone". Egli invece innalza l'immagine di Dio Padre, come se
dicesse: "Se sono figlio di Dio, resto figlio, voglio dipendere da
Lui, che mi ama e sa ciò di cui ho bisogno".
Poi Gesù continua ad abbattere gli idoli, false immagini di Dio,
quando parla alle folle sul monte. Là Egli, come nuovo Mosè, anzi,
più che Mosè, con gioia dice: "Beati i poveri in spirito, perché di
essi è il Regno dei cieli"!
8 Dio cioè non è un Dio lontano e
immobile, ma è un Dio che si compiace della compagnia dei poveri, di
coloro che non fanno affidamento sulla forza o sulla ricchezza, ma
solo su di Lui!
Vivendo da figlio Gesù ci mostra sempre il Padre e lo Spirito
d'unità e fiducia e umiltà che fa di loro Uno solo.
Dio è Padre: un papà che ama il Figlio. Tra di loro brilla un Amore
che si espande su tutto il creato!
Guardando Gesù che si offre a portare l'amore verso gli uomini fin
sulla croce posso dire anch'io: ho visto Dio! Dio è amore.
Chi vuol vedere Dio non può più esimersi dal guardare l'unica vera
immagine: Gesù è "l'icona del Dio invisibile".
9
Da Lui riceviamo la conoscenza del vero Dio, vita eterna per noi.
Conoscerlo è vita, perché conoscerlo significa iniziare a rispondere
al suo amore e iniziare a partecipare al suo amore per l'uomo
peccatore.
Grazie, o Dio, che mi mostri il tuo Volto, Volto di Figlio e Volto
di Padre,
Volto di Figlio, che si illumina della luce del Volto del Padre,
Volto di Padre, che fissa con predilezione il Volto del Figlio,
Fuoco, che scaturisce dall'incontro degli sguardi d'amore fiducioso
e obbediente!
NOTE
1. Gv 1,18
2. Sal 80
3. Sal 27,8
4. Gv 15,8
5. Gv 14,9
6. Gv 17,3
7. Mt 4,3
8. Mt 5,3
9. Col 1,15
2. MESSAGGI E MESSAGGERI.
Prima di inviare il Figlio come Sua "immagine", Dio manda i suoi
"angeli". "Angelo" significa messaggero. Essi sono immagine di Dio;
ciascuno di loro porta solo un piccolo grande messaggio, dal quale
capiamo d'essere amati, d'essere al centro delle attenzioni di Dio,
d'essere preziosi ai suoi occhi. Attraverso i suoi angeli Dio ci
rivolge la sua parola e accoglie la nostra risposta o le nostre
richieste.
Angeli, messaggeri di Dio! Ora non sono necessari, perché c'è tra
noi il Figlio, Parola viva, messaggio completo del Padre. Eppure Dio
continua a lasciare a portata di mano molti suoi messaggeri visibili
e invisibili.
Chiamo così tutte le sue creature, "opera delle sue dita"!
Tutto ciò che Dio ha creato mi può parlare di Lui; un fiore, una
pietra, un ragno ...! Sì, anche il ragno che sta disegnando la sua
rete deve dirmi qualcosa del mio Dio, mio creatore. Mi dirà solo
qualcosa, perfezionato da ciò che aggiungerà la vetta innevata e il
cielo azzurro e la voce dei bambini che mi circondano. "Dalla
creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono
essere contemplate con l'intelletto nelle opere da Lui compiute,
come la sua eterna potenza e divinità".
1
In me sono nascosti degli occhi che possono "vedere" Dio.
"Pose lo sguardo nei loro cuori"!
2
Mi parlano di Lui anche le creature umane. Egli ha scelto i suoi
profeti tra gli uomini, sia quei profeti che hanno dato messaggi
speciali al suo popolo, sia quelli che nessuno chiama profeti, ma
che col loro essere, col loro agire e con le loro parole di sapienza
e di scienza, mi trasmettono segni della sapienza, della
consolazione e della volontà del Padre.
Suoi angeli sono pure le creature invisibili che parlano al cuore
assicurando la mia vita sulle strade dell'amore o mi custodiscono
dai pericoli del corpo e dai pericoli delle tentazioni maligne
donandomi luce e forza.
3
Ma da quando Dio Padre ha mandato il Figlio Gesù sulla terra i miei
occhi di carne possono essere coinvolti più direttamente nel
contemplare il suo Volto. Leggo le parole scritte dagli Apostoli,
parole uscite dalla bocca di Gesù. Odo le stesse parole risuonare ai
miei orecchi. Non importa chi le pronuncia, non importa chi le
scrive, non importa in che lingua son tradotte, con che inchiostro o
su quale carta sono fissate. Esse sono mezzi che mi portano
all'incontro col mio Dio, un incontro nel quale anzitutto son
preceduto nell'amore. Essi sono "angeli" che mi presentano i tratti,
i lineamenti del Volto paterno, dolce e fermo del mio Dio, del tuo
Dio, del Dio unico.
NOTE
1. Rom 1,20
2. Sir 17,7
3. I nomi degli Arcangeli sono molto espressivi: Michele: chi è come
Dio?: ci difende dall'idolatria.
Gabriele: forza di Dio: ci comunica l'energia dell'amore divino.
Raffaele: medicina di Dio: ci guarisce dalle ferite dell'Avversario.
3. UN'ICONA.
Non esiste un solo modo di scrivere, come questo: lettere
dell'alfabeto, parole, frasi, carta e inchiostro. Non c'è solo
questo modo di trasmettere il messaggio dell'amore di Dio. Dio
stesso, che ama anche gli analfabeti (e un po' lo siamo tutti) e gli
stranieri, inventa e suggerisce modi diversi, perché il suo amore
possa esser "visto" da chi non sa leggere una lingua o non la sa
tradurre.
Dio ha creato i colori e noi li adoperiamo, come adoperiamo
l'inchiostro.
Un santo monaco russo, Andrej Rublev, (canonizzato dalla Chiesa di
Mosca nel 1988), è stato incaricato e benedetto per "scrivere" una
pagina dell'amore di Dio. Egli doveva tradurre col linguaggio dei
colori quel messaggio che era trasmesso sulle pagine dei Vangeli con
l'inchiostro e che era stato almeno in parte già scritto nella carne
della vita fraterna che egli viveva con gli altri monaci del suo
monastero.
Andrej ubbidisce. Questa è la sua vita: ubbidire per amore, perché
la vita del suo Dio è amore che ubbidisce.
Ma come "scrivere" con colori l'amore di Dio? Come trasmettere ad
una pagina di legno coperto di gesso il linguaggio di quel Dio che
nessuno ha mai visto nè può vedere? Quanto tempo avrà trascorso in
preghiera, in silenzio, in ascolto il monaco Andrej? Certamente
tanto quanto Gesù ha trascorso nel deserto allorché "seppe" d'essere
il Figlio di Dio, colui cioè che, nella propria carne e nei propri
movimenti interiori ed esteriori, sa di trasmettere la vita del
Padre.
Nella sua obbedienza Andrej comincia a preparare la pagina: una
tavola di legno. Come Dio ha preparato una storia e una cultura per
accogliere il Figlio, come Maria e Giuseppe hanno preparato una
mangiatoia per il bambino, così ora egli prepara il legno: lo scava,
come per preparare una culla per la nuova... manifestazione del
messaggio d'amore.
Il mistero di Dio si sta nuovamente avvicinando agli uomini, come
figure, come messaggio, come parola scritta con forme e colori. Dio
ha bisogno di una culla. L'icona che ne verrà fa parte del mistero
grande e umile dell'Incarnazione di Dio. L'incavo del legno me lo
dice, e mi fa essere riverente e gioioso.
Dio mi sta amando!
4. FORME GEOMETRICHE.
Ora il monaco santo ha già cominciato a tradurre il S. Vangelo.
Ha "scritto" delle figure geometriche: un cerchio, un triangolo,
alcune forme quandrangolari. Il cerchio è una linea che non ha
inizio nè fine: può dirmi benissimo l'eternità e la perfezione del
mio Dio. Il suo amore è senza inizio e senza fine. Il suo amore è
perfetto!
Nel cerchio stanno perfettamente le tre figure angeliche che
dovranno con maggior chiarezza parlare ai miei occhi e al mio cuore.
Il triangolo, la cui base è il lato superiore del tavolo e il cui
vertice posa nel capo dell'angelo centrale, è la figura semplice che
mi dice tre in uno, uno in tre: Dio è uno, ma mi incontra in tre
modi distinti, Dio mi ama in tre diverse maniere, con tre cuori
uniti in un sol movimento d'amore.
Cerchio e triangolo non si vedono. Ci sono, ma non si vedono.
Proprio come il mio Dio, che è presente eppure non lo vedo.
Le forme quadrangolari invece sono ben definite, visibili,
individuabili. Esse sono le pedane, gli sgabelli, il tavolo. Sono
visibili com'è visibile il creato e la terra che essi mi
rappresentano. La terra era ritenuta un grande tavolo quadrato,
segnata dai quattro punti cardinali, percorsa dai quattro grandi
venti, racchiusa dai quattro angoli.
La terra e tutto ciò che è terrestre è vario, distinto, diviso in
vari schemi e dimensioni: alto - basso, vecchio - giovane, prima -
dopo, concreto - astratto... Le forme quadrangolari sono perciò
anche nella nostra icona numerose, diverse, separate.
Esse mi rappresentano la terra visibile nella sua pluralità di
realtà distinte. Questa terra accoglie e ospita il cielo invisibile:
il mio Dio non si vergogna di prender posto sulla terra, di farsi
ospitare come pellegrino.
5. ANGELI PELLEGRINI.
E' proprio questo il tema che fa apparire sull'icona i tre angeli
che danno forma al cerchio divino, contengono il triangolo e
poggiano sugli elementi quadrangolari che vorrebbero significare la
terra: gli angeli pellegrini che sono stati ospiti di Abramo, il
padre del popolo di Dio, padre della fede! Essi sono gli
angeli-pellegrini, cui Abramo imbandì la mensa: le focacce impastate
da Sara, il vitello preparato dal servo, il latte acido e il latte
fresco serviti da lui personalmente.
1
Abramo parlava con i tre ospiti come si parla con uno solo. Erano
tre, ma Abramo li vedeva così uniti, come ne vedesse uno. Essi
stessi, pur essendo tre, parlavano come uno solo. E parlavano
trattando Abramo da amico che deve conoscere i loro segreti.
E' la terra che ospita il Cielo o è il Cielo che com-prende la
terra?
Il nostro monaco scrittore dell'icona ha preso come figura base per
la sua pagina quell'episodio così bello e caro della vita del primo
Patriarca.
2
Abramo non ha visto Dio se non attraverso i tre angeli, ma ha
parlato con Lui, ha dialogato, s'è fatto partecipe del suo
colloquio.
I tre angeli seduti sotto la Quercia di Mamre possono perciò donarci
i messaggi necessari perché noi possiamo "vedere" o "intravvedere"
le tre divine Persone, il loro amore reciproco, la loro vita, la
loro unità; gli Angeli non sono Dio, ma ci parlano di Lui, ne
riflettono la luce, ne riportano i voleri, ne fanno gustare l'amore
essendo anch'essi "impastati" d'amore divino.
Guardiamoli in volto.
Per Dio gli anni non contano e non si contano. Egli è sempre nuovo,
come l'amore vero. Il monaco Andrej tratteggia i lineamenti dei
volti dei tre angeli con caratteristiche giovanili: esse esprimono,
meglio che non i lineamenti della vecchiaia, l'eternità di Dio. La
vita e la storia sta tutta davanti a Lui, il passato compreso. Egli
può disporre oggi anche di ciò che è avvenuto ieri, e domani di ciò
che avviene oggi!
La giovinezza di Dio è la perenne giovinezza dell'Amore.
Anche noi sperimentiamo che "mentre il nostro uomo esteriore si va
disfacendo, quello interiore invece si rinnova, di giorno in
giorno".
3 Vivendo nell'amore di Dio l'uomo ringiovanisce.
L'anziano che vive in compagnia del Dio dell'amore si ritrova un
cuore giovane: lo possiamo costatare ogni giorno!
Questi angeli hanno volto d'uomo o di donna? La vita di Dio è
completa, non ha bisogno di complementarietà come quella dell'uomo.
La vita di Dio è amore pieno, perfetto, amore forte e dolce, amore
tenero e tenace. In Lui non compare la differenza che dev'esserci
nell'uomo maschio e femmina. E' Dio che dà la vita all'uno e
all'altro. Dio può essere padre e madre insieme. Per questo chi vive
con Lui, chi lo tiene costantemente davanti agli occhi, diventa
forte come un papà e dolce come una madre: anche l'uomo che ama Dio
riceve da Lui pienezza di vita che colma i vuoti della natura. La
vita dei santi ce ne dà continua testimonianza.
NOTE
1. Gen 18,1-15
2. Gen 18
3. 2Cor 4,16
6. I SEGNI: IL BASTONE E LA VESTE.
I tre angeli non hanno deposto il bastone da pellegrini. Lo tengono
nella loro mano sinistra, pronti ad alzarsi per continuare il
viaggio.
Dio è sempre ... di passaggio. Egli passa. Devi dargli attenzione e
ospitalità quando passa. L'uomo non deve lasciarsi sfuggire le
occasioni del passaggio di Dio!
Dove va? Egli andrà a vedere Sodoma, va a rendersi conto di persona
di ciò che ha sentito dire. Vuol vedere con i propri occhi - occhi
d'amore - quel che Gli è stato riferito. Chi altri potrebbe riferire
a Dio la vera realtà delle cose o dei fatti?
Quale uomo potrebbe informare Dio di quanto succede sulla terra?
Quale uomo riuscirebbe a trasmettere quanto succede nei cuori
altrui?
I bastoni portano degli ornamenti all'estremità: sono scettri
regali.
Dio può esser chiamato Re, ma soprattutto dev'essere trattato come
Re.
Egli però, naturalmente, non esercita la sua regalità come un
dominatore. Gli scettri restano bastoni da pellegrino, strumento
utile per il viaggio sulla terra in mezzo agli uomini. Sono bastoni
colorati di rosso. Non vantano l'oro come gli scettri umani, che
sono simbolo di potere spesso violento, oppressivo, somigliante a
quello di Satana.
Sono rossi, del colore della sapienza che ama, dell'amore che sa
pazientare. Tale è la regalità di Dio!
Tutt'e tre gli angeli portano doppia veste: tunica e mantello. La
tunica aderisce alla persona, ne manifesta la natura. Il mantello è
ben visibile all'esterno; è il vestito che rappresenta e manifesta
il ruolo, il compito, la missione. Ogni angelo porta una delle due
vesti color azzurro, il colore del cielo. Questa veste parla e dice:
Dio! L'uno è Dio, l'altro pure e il terzo è ancora Dio. Tre angeli
che ci manifestano l'unico Dio che ci ama con tre cuori distinti.
Tre angeli che ci mostrano l'Amore divino, la Comunione delle
"Persone" divine.
Riusciranno questi angeli a trasmetterci la conoscenza dell'amore
divino in modo tale che possiamo amare il Dio che conosceremo? E noi
riusciremo a comprendere l'Amore che per amarci si vuol far
conoscere? Riusciremo a cogliere - senza distorcerli a vantaggio di
una nostra vanità o comodità o ambizione - i messaggi che gli angeli
di Dio ci donano in vari modi?
7. GESU': VERO UOMO.

L'angelo vestito dei colori più vistosi e che attrae anzitutto il
nostro sguardo è quello centrale. Non tutta la sua figura è
visibile: la parte inferiore, con i piedi, ci è nascosta dal tavolo
bianco che distingue e unisce le tre persone.
Egli porta una tunica ampia, maestosa. Il colore di questa veste è
il rosso cupo, potremmo dire il colore del sangue versato. Egli è
persona divina - ce lo assicura il colore del mantello -, ma il suo
essere intimo, profondo, quello che a noi è maggiormente vicino è la
sua umanità.
Quest'angelo ci dice che una Persona divina è uomo, uomo vero, uomo
fatto di carne e di sangue. E' un uomo proprio come noi, capace di
morire come noi, che deve anzi morire come tutte le creature fatte
di carne e di sangue. E il suo morire è un soffrire, perché comporta
versare il sangue. Il colore rosso-sangue-versato è molto eloquente:
parla del morire d'un uomo che muore per amore.
Quest'angelo ci vuol parlare di Gesù, l'uomo vero che poté esser
presentato da Pilato come il vero uomo:
"Ecco l'Uomo"!
1 Certamente
l'unico Uomo che non ha mescolato l'umanità con gli idoli, che non
ha sottomesso la sua carne umana al dominio del re della morte,
Satana.
2 L'unico Uomo capace di portare con dignità e con evidenza
l'amore divino: sulla tunica rossa splende il manto azzurro della
divinità.
Gesù è vero uomo, più vero di noi. Noi presentiamo un'umanità
rovinata, corrotta, schiava di passioni, un'umanità che serve
spiriti malvagi quali l'odio e l'invidia, l'avarizia e l'impurità,
la vanità e la malizia.
Gesù è l'uomo vero. Come uomo deve essere conosciuto, avvicinato,
amato, contemplato. Sarà Lui, Gesù uomo, che mi farà conoscere e
amare Dio come Padre, come Amore. Benché Gesù sia uomo perfetto ed
io lo possa quindi "vedere" e comprendere, mi rimane tuttavia in
parte nascosto. C'è sempre in Lui qualcosa che supera le mie
capacità di vedere e di comprendere. Egli fa parte del "mistero",
del disegno eterno di Dio. Con gioia dico "grazie" per quanto mi è
dato di conoscere. Con umiltà dico "amen" a quanto ancora non mi è
concesso, sapendo che sta a Lui comunicare la sua Pienezza a chi
Egli vuole. Con fiducia dico "ti amo", sapendo che a chi lo ama Egli
si manifesterà.
3 Egli è l'uomo in cui abita tutta la pienezza della
divinità.
4
Se avvicinassi Gesù come fosse un "Dio", correrei il grosso pericolo
nel quale si è impantanato Pilato quando gli hanno detto: "S'è fatto
figlio di Dio".
5 Allora Pilato s'è lasciato prendere dalla paura. E
la paura non è stata nemmeno per lui buona consigliera. Pilato
pensava a Dio come a un padrone di cui aver paura. E così ebbe paura
davanti a Gesù, ritenendolo "figlio" di un "dio" capace di
vendicarsi come i suoi "dei".
Anche noi, se partissimo con l'idea che Gesù è Dio, potremmo pensare
a Gesù come ad una di quelle divinità che la nostra fantasia sa
immaginare: e quello non è Gesù, quello non è Dio!
Dio stesso ci ha mandato il Figlio Suo come uomo, come bambino
perchè lo potessimo avvicinare senza paura. E' Lui che ci porta al
Dio vero, che ci fa conoscere che Dio è amore. Gesù uomo,
mostrandoci il suo rapporto col Padre, ci introdurrà alla conoscenza
del vero Dio.
Guardiamo il capo di quest'angelo: è tutto chinato verso l'altro
angelo, quello appunto che ci illumina sulla persona del Padre.
Gesù lo ama: lo vedi da come è disponibile, pronto. Gesù dona totale
fiducia alla parola che il Padre pronuncia verso di Lui. Se le
figure potessero parlare, sentiresti le voci: sono quasi palpabili.
"Tu sei mio figlio"!
6 "Eccomi, abbà!" "Io vengo per fare la tua
volontà".
7 Io vengo per realizzare i tuoi desideri, per rendere
concreto nella carne umana il tuo amore che si vuol donare, che
vuole trasmettersi agli uomini.
NOTE
1. Gv 19,5
2. Gv 14,13
3. Gv 14,21
4. Col 2,9
5. Gv 19,8
6. Ebr 1,5
7. Ebr 10,9
8. IL PADRE.

L'angelo, verso cui Gesù guarda con umile riverenza e piena fiducia
e totale amoroso abbandono, ci aiuta a contemplare il Padre.
La tunica di quest'angelo è azzurra, ma è nascosta. Il Padre è Dio,
ma nessuno l'ha mai visto.
1 In compenso il mantello che comprende
tutti i colori, mentre nasconde l'intimo della persona, ne rivela la
gloria: esso rappresenta tutta l'opera di Dio, la creazione con la
sua magnificenza. "I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle
sue mani annunzia il firmamento... per tutta la terra si diffonde la
loro voce..."
2
Le opere di Dio manifestano la sua Presenza, la sua sapienza, il suo
amore, le "sue perfezioni invisibili"!
3
Abbiamo un Padre che sa creare, ma soprattutto sa seguire con amore
le sue creature. Guarda con quale delicatezza e con quale attenzione
e umiltà Egli svolge il ruolo di Padre! Da Lui ha origine la vita:
la sua posizione eretta, - dignitosa, ma umile -, dice che è Lui la
fonte di ogni movimento. Ed il primo movimento è l'amore col quale
benedice la terra. La sua mano, con la mitezza di chi non vuol
mettersi in mostra, si alza sul quadrato della mensa, che mi
rappresenta la terra, per benedirla. Questa benedizione trasforma la
coppa posata al centro in coppa di benedizione e il tavolo, cui è
consegnata, in altare.
La mano benedicente è mossa in direzione del Figlio, attento e
disponibile. La parola che questi pronuncia: "Ecco, io vengo"
diviene l'amen eterno alla Volontà del Padre: "Padre, se vuoi,
allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la
Tua Volontà".
4
Questa parola è accompagnata dal gesto che il Figlio ripete:
anch'egli benedice l'umanità indicando il calice che egli ha bevuto
per primo.
Il Figlio, infatti, fa' ciò che vede fare dal Padre,5 perché lo ama.
Egli non attende ordini, ma ama cercando l'obbedienza. Il Figlio
sviluppa il proprio amore nell'obbedienza. Egli ama facendo ciò che
fa il Padre: alza la mano per esprimere il suo amen al cenno del
Padre. Con questa mano benedicente il Figlio prolunga il movimento
dell'amore iniziato dal Padre per coinvolgere la terza Persona:
verso di essa è orientato anche il suo braccio.
NOTE
1. Gv 1,18
2. Sal 18
3. Rom 1,20
4. Lc 22,42
5. Gv 5,19
9. TERZA PERSONA: LO SPIRITO SANTO

Il terzo angelo ci annuncia una terza Persona: essa veste la tunica
azzurra e il mantello verde, il colore di ciò che vive: Egli è Dio e
dà la vita.
E'la Persona dello Spirito Santo, terza Persona che accoglie e
approva e continua i movimenti d'amore delle prime due. Terza
Persona!
Hai visto un cero? Di cos'è fatto? Cera e stoppino. Bene. Finché la
cera vuol restare cera e lo stoppino rimane "se stesso" quel cero è
inutile, anzi, occupa spazio prezioso. Quando la cera si scioglie,
disponendosi a donarsi allo stoppino per lasciarsi consumare, e lo
stoppino si lascia bruciare per accogliere la cera, allora ecco una
terza realtà, ecco la fiamma! Ed è questa fiamma che dà significato
e alla cera e allo stoppino, e li rende fecondi, utili, preziosi. E'
questa fiamma prodotta dal reciproco "donarsi" di cera e stoppino
che diffonde attorno luce e calore a tutto ciò che la circonda. Ed è
ancora essa che riscalda la cera affinché possa continuare a donarsi
e ammollisce lo stoppino perché possa assorbire la cera continuando
il movimento che dà il frutto meraviglioso della luce.
Quest'esempio ti dice qualcosa?
Com'è grande e bello il nostro Dio! Egli è Amore che si dona, Egli è
Amore che accoglie, è Amore che si offre pronto a morire; un unico
movimento del triplice donarsi reciproco: dall'Amore che si dona,
all'Amore che accoglie, ed esce la Fiamma d'amore che avvolge anche
me, e te e tutto il mondo: lo Spirito Santo, la terza Persona. E
come non posso staccare la fiamma dal cero perchè viva da sola, così
non posso pensare lo Spirito Santo senza riferirmi al continuo
donarsi del Padre al Figlio e di Gesù al Padre! E nemmeno posso
pensare d'essere immerso nello Spirito di Dio se non sono in
continuo rapporto d'amore che si dona, se non mi lascio "consumare"
dall'offrirmi con Gesù al Padre!
Lo Spirito Santo è Dio e "dà la vita". Il manto verde di questo
terzo angelo sparge il suo colore anche sotto il tavolo, davanti
alle predelle, sullo spazio che circonda i simboli della terra. Lo
Spirito dà la Vita: la sua luce e il suo calore avvolgono tutto
l'universo e continuano a creare opere che cantino la gloria di Dio:
"Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della
terra".
1
Lo Spirito è la terza Persona: mi avvolge e mi compenetra quando,
come il Figlio, mi offro al Padre per lasciarmi consumare! quando,
come il Padre, dono amore agli uomini come a figli. Se invece mi
chiudo a pretendere oppure a lamentarmi o ancora a rifiutarmi di
donare, allora torna il buio nei miei occhi, la tristezza nel cuore
e la durezza sul volto, perché lo Spirito Santo, terza Persona, in
me non trova più il rapporto di ... cera e stoppino che si lasciano
morire l'uno per l'altro.
E' questa terza Persona che, - come mi mostra il movimento
dell'angelo di destra -, accoglie la Volontà d'amore che il Padre
indica al Figlio e che il Figlio fa propria. La mano dell'angelo
della Vita posata sul tavolo-altare porta a destinazione la duplice
benedizione degli altri due angeli.
E' lo Spirito di Dio che permette e rende gli uomini capaci di
accorgersi dell'amore con cui sono amati.
E' la sua luce che apre gli occhi all'uomo perché questi possa
vedere in Dio un papà e in Gesù il vero figlio di Dio.
E' la sua forza che riempie il cuore degli uomini di capacità di
testimonianza perché possano trasmettere ad altri quanto hanno
visto.
Gli apostoli sono stati mandati solo quando hanno ricevuto
"la forza
dall'Alto"2 la vita nuova che li ha resi coraggiosi e lieti di
soffrire per il Nome di Gesù.
3
E' lo Spirito Santo che oggi trasforma il pane ed il vino in Corpo e
Sangue del Signore come cibo quotidiano per coloro che s'accostano
al tavolo di Dio.
Lo Spirito Santo fa giungere a destinazione, nel più profondo
dell'uomo e delle convivenze umane - famiglie e comunità - l'amore
del Padre e del Figlio.
Nello Spirito l'amore di Dio può riposare; anche gli uomini che ne
sono avvolti entrano nel riposo.
NOTE
1. Sal 104,30
2. Atti 1,8
3. cfr. Atti 5,41
1O. GESU' VERO DIO.
Con l'orientamento di tutta la sua figura l'angelo dello Spirito
riporta il nostro sguardo al Padre attraverso il Figlio.
Lo Spirito, e solo Lui, ci fa dire:
"Gesù è Signore"!
1 Solo nello
Spirito Santo, e non con le capacità della nostra intelligenza,
possiamo riconoscere a Gesù di Nazareth autorità divina sulla nostra
vita, tanto da chiamarlo "Signore". E' lo Spirito che - continuando
ad amare - ci manifesta l'uomo Gesù come Dio! Quel Gesù, che ho
conosciuto come vero uomo, lo vedo così proteso al Padre e così
pieno della Pienezza dell'Amore, tanto che posso rivolgermi a Lui
con le parole:
"Mio Signore e mio Dio"!
2 Lo Spirito Santo entrando
in me mi apre alla vera conoscenza dell'amore di Dio che s'è fatto
uomo: il Verbo si fece carne!
Lo Spirito Santo è fonte e luce della vera conoscenza di Dio: vera,
perché non mi lascia estraneo a Lui, ma mi fa partecipe della sua
stessa "pienezza":
"Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e
grazia su grazia".
3
Facendomi "conoscere" Gesù come vero Dio e come mio Signore e
Signore di tutto l'universo, - perché siede alla destra del Padre -,
lo Spirito Santo mi mette nel cuore la volontà di obbedire a Gesù,
perché la sua Signoria si possa manifestare in me! E attraverso
l'obbedienza a Gesù lo Spirito Santo mi orienta e mi fa giungere al
Padre, mi fa contemplare il Padre come la mèta della "via" che è
Gesù stesso e a cui Egli mi invita quando mi dice: "Seguimi".
4
Il Figlio di Dio è seduto "alla destra" del Padre.
5 Come mai il
nostro iconografo lo ha invece posto alla sua sinistra? Non si è
posto il problema, oppure ricordava quanto disse S. Paolo, che noi,
cioè, "vediamo come in uno specchio"
6? : ora in uno specchio si
vede la realtà rovesciata!
Al Padre giungo con la confidenza del bambino che dice: abbà, papà.
7
E' lo Spirito stesso che - rompendo in me orgoglio e falsi pudori
- grida a Dio la parola che non contiene nè sospetti nè gelosie nè
fraintendimenti: "papà"!
Lo Spirito mi fa diventare bambino, proprio ciò che è necessario
perché io possa entrare nel Regno, perché possa sedere anch'io a
quella mensa privo di soggezione, gioioso di libertà infantile!
8
NOTE
1. 1Cor 12,3
2. Gv 20,28
3. Gv 1,16
4. Mt 9,9
5. Mc 16,19
6. 1Cor 13,12
7. Gal 4,6
8. cfr. Mc 10,14
11. CIRCOLAZIONE DELL'AMORE.
Ritornato così con lo sguardo al Padre, vedo ricominciare il
movimento dell'amore. Il Padre non attira su di sé le mie
attenzioni. Egli mi indica il Figlio suo, Gesù, uomo rivestito della
divinità, uomo vero e Dio vero, portatore dell'amore del Padre fino
alla morte, fin dentro la morte.
Il Padre mi indica il Figlio che porta sulle spalle il clavo: una
striscia dorata, (segno della più alta dignità presso gli antichi
romani) il cui significato può esser paragonato a quello della stola
che portano i nostri sacerdoti, giogo dell'obbedienza volontaria cui
Egli si è sottomesso con amore e per amore. A chi ubbidisce
pienamente si può dare totale fiducia!
Al Figlio che s'è fatto obbediente fino alla morte il Padre dà
perciò pieni poteri, e a noi dice: "Ascoltatelo".
1 Ascoltate Lui.
Prendetelo come maestro, il maestro che parla a nome mio, che dice
la mia volontà, che indica le mie vie, che vi fa conoscere i
misteri, che vi guida sulle vie della salvezza e della santità.
"Ascoltatelo". Il giogo dell'obbedienza diventa il segno della
dignità e autorità divina di cui Gesù è stato insignito.
Ma ancora
"il Figlio fa ciò che vede fare dal Padre".
2
Il Padre non attira su di sé i nostri sguardi. E così fa pure Gesù:
Egli continua a orientarci al Padre perché gli diciamo ogni giorno
"eccomi", e continua a indicarci lo Spirito dicendo:
"Egli vi
guiderà alla verità tutta intera".
3 "Egli vi ricorderà ciò che io
vi ho detto".
4 Egli vi metterà in bocca le parole da dire quando
dovrete parlare davanti ai grandi della terra.
5 Egli, lo Spirito,
vi coprirà di forza dall'Alto perché siate testimoni miei
6; Egli
sarà il vostro Consolatore, Egli vi difenderà.
7 Addirittura
"Egli
pregherà in voi e intercederà per voi".
8
E il movimento dell'amore continua: un angelo chiama l'altro in
un'unità perfetta. La vita del Dio uno e trino è unità, unità fatta
di fiducia e obbedienza reciproche che manifestano e realizzano e
diffondono un amore pronto a lasciarsi consumare.
Padre, Figlio e Spirito Santo: movimento perenne d'amore! Amore che
parte dal Padre e che lo Spirito ci permette di vedere, comprendere
e ricevere quando
"accogliamo il Figlio" Gesù!
9
NOTE
1. Mc 9,7
2. Gv 5,19
3. Gv 16,13
4. Gv 14,26
5. cfr. Lc 12,12
6. cfr. Gv 15,27
7. cfr. Gv 16,8-13
8. cfr. Rom 8,26
9. cfr. Gv 1,12
12. ALTARE E CALICE.

Il reciproco amarsi delle tre Persone non forma un cerchio chiuso:
il loro amarsi è aperto da quell'altare cui è consegnata la coppa.
E' verso quella coppa che sono diretti gli sguardi e orientate le
mani degli angeli.
Dio contempla l'umanità simboleggiata dal tavolo quadrangolare: la
vede perduta e la vuole salvare. La vede affamata e la vuole
nutrire; la vede abbandonata e la vuole sposare.
Tutto quest'amore che vuol risuscitare, nutrire e sposare l'umanità
è contenuto in quella coppa.
E quella coppa è consegnata agli uomini, consegnata sì, ma
continuamente osservata e benedetta e accolta direttamente
dall'attenzione di Dio. Quella coppa è nelle mani degli uomini
rimanendo sempre il calice di Dio su cui si posa la benevolenza, la
compiacenza e la compassione del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo.
A quel calice bevono gli uomini. Essi bevono così l'amore triplice
di Dio. Ricevono la vita divina, l'amore capace di rappacificare,
unire perdonando, l'amore che rende accoglienti e pronti a
trasmettere il dono di Dio col dono di sé.
Io posso dire soltanto grazie! E' già un grazie, anzi, il più vero
grazie, l'accostarmi per bere. E' il rendimento di grazie che il mio
Dio attende e per il quale si consola e si compiace. E' eucarestia:
render grazie. Il mio mangiare e bere a quella coppa rallegra il
cuore del Padre, che vede giungere a compimento per mezzo dello
Spirito il sacrificio del Figlio.
Gioia di Dio! Il volto del mio Dio è insieme gioioso e afflitto.
Non è triste della cattiva tristezza, ma di quella che "soffre"
perché vede rifiutato l'amore e la gioia e la vita da Lui offerti:
"soffre" perché vede gli uomini perdersi ancora.
E' una "tristezza" che mi fa alzare per dire: Kyrie eleison!
Ecco, io vengo! Eccomi, manda me!
13. FUORI DEL CERCHIO.
All'esterno del cerchio e del triangolo, ma in armoniosa connessione
con essi, notiamo delle figure, anch'esse destinate a comunicarci
una parte del messaggio: le realtà create completano ciò che gli
angeli vogliono dire. Tutto il creato, che è plasmato dalle mani di
Dio, ci manifesta qualcosa della sua bellezza e della sua grandezza,
del suo amore. Anche i fatti che avvengono nella storia del mondo e
degli uomini sono causa di stupore, ci fanno sussurrare: "O
profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio"!
1
Dietro la figura dell'angelo dello Spirito vediamo ergersi qualcosa
di indefinito. Che cos'è? una montagna? una vampata di fuoco? una
folata di vento? Che cos'ha voluto rappresentare il nostro fratello
iconografo?

Una montagna? è nel silenzio del monte che lo Spirito parla e
agisce: è là che Egli ha attirato Mosè ed Elia perché stessero alla
presenza del Dio Salvatore. Ed è sul monte che Gesù ha portato i
suoi per rivelarsi trasfigurato; è sul monte che Gesù consegnò lo
Spirito; è sul monte che Gesù salì per essere innalzato e sedere
alla destra del Padre.
Una fiammata? lo Spirito di Dio è come fuoco, come fiamma che scende
sul capo dei discepoli di Gesù: un fuoco che illumina dall'interno
coloro che lo ricevono affinché vedano l'amore e la direzione
dell'amore. Un fuoco che il Figlio di Dio vorrebbe fosse già acceso
e divampasse sulla terra per purificare e rinnovare.
Una folata di vento? vento è lo Spirito, un vento che non si può
fermare, che non si può racchiudere: non puoi dire "io ho lo
Spirito": da quel momento non ce l'hai più, perché lo Spirito è
vento, è movimento d'amore. Se mi ripiego a guardare me stesso esco
dal movimento dell'amore che è dono di sé continuamente rinnovato.
Se mi vanto di quel che ho fatto non sono più nel dinamismo del
vento divino: Egli soffia sempre verso l'angelo di centro, verso il
Figlio Gesù: è Lui degno di attenzione, è Lui mèta di
contemplazione. Lo Spirito mi porta a guardare sempre a Lui.

Dietro al Figlio s'alza l'albero verde, le cui fronde sono mosse
sempre dal vento divino. Quest'albero mi richiama quello che con la
sua ombra ristorava i tre pellegrini ospiti di Abramo, la Quercia di
Mamre. Qui invece è diventato l'albero della vita, l'albero del
Paradiso che produce frutti di vita per ogni stagione e foglie che
sono medicina per ogni malattia.
2 Il frutto di quest'albero è il
Figlio di Dio stesso, Germoglio del tronco di Davide.
3
Una preghiera della liturgia bizantina dice che dall'albero della
vita del paradiso terrestre è stato preso il legno per la croce,
vero albero che ha dato la vita al mondo e ha guarito le nazioni dal
peccato.

Quest'albero, mosso dal Vento dello Spirito, spinge le sue fronde
verso una casa: orienta il nostro sguardo verso la dimora che il
Padre ha preparato, e che apre porte e finestre per accogliere
chiunque, mosso dallo Spirito, si nutre dall'Albero di vita.
Quella casa è destinata ad accogliere i figli degli uomini,
diventati fratelli di Gesù. Dentro di essa ricevono l'amore del
Padre, si ritrovano uniti, per far festa ed essere partecipi dei
segreti eterni.
La casa non è un'opera della creazione di Dio come l'albero e il
vento o il fuoco o la montagna. La casa, per essere edificata,
richiede il lavoro dell'uomo, la collaborazione e l'armonia di più
uomini. Il Padre dona a chi giunge a Lui il suo amore, attraverso il
calore di persone umane, che si sono lasciate riunire in edificio
santo. Il Padre accoglie e ama tramite la Chiesa, la comunione dei
suoi figli riuniti dal Figlio. La Chiesa: grande mistero della
manifestazione dell'amore di Dio, Dono che il Padre adopera ormai
per amare il mondo; e non può non adoperarlo: il Figlio obbediente e
lo Spirito d'amore l'hanno costruita con sapienza e sudore di
sangue.
La Chiesa: edificio già completo e ancora in costruzione. Ne sono
anch'io una pietra viva?
4
NOTE
1. Rom 11,33
2. cfr. Apoc 22,2
3. cfr. Apoc 5,4; Is 11,1
4. cfr. 1Pt 2,4-5
14. IL MIO POSTO.
I tre angeli silenziosi sono in colloquio. Quali sono le loro
parole? Quale l'argomento del loro ascoltarsi?
Potessi udire! Potessi intervenire! C'è per me un posto dentro il
loro cerchio?
Mi avvicino.
Non posso entrare nell'intimità della loro comunione dal retro, in
maniera furtiva per non esser visto: ci sono le ali angeliche che mi
impediscono di vedere, di ascoltare, di parlare.
Mi è possibile accedere solo davanti, là dove io posso esser fissato
negli occhi e perciò interpellato. Senza questa disponibilità dovrei
rinunciare a stare alla presenza del mio Dio!

Qui, davanti, trovo subito lo spazio per appoggiare i piedi: uno
spazio verde, promessa e già dono di vita! Basta solo iniziare il
cammino d'avvicinamento al Dio dell'amore e subito si sperimenta la
gioia della vita! Il mio spazio verde ha la forma precisa di coppa,
assomiglia a quella consegnata sull'altare. La vita che ricevo è
vita che già ora inizia a donarsi, a offrirsi per essere sostegno e
sollievo per qualcuno.
Le mie ginocchia si troveranno all'altezza della piccola apertura
che si trova sul lato anteriore dell'altare: luogo tradizionalmente
occupato dalle reliquie dei martiri di Gesù.
Lo spazio della tovaglia di cui posso godere ripete la forma di una
coppa: anticipo, presentimento o profezia? Persino lo spazio che le
figure dei due angeli laterali mi aprono,
1 presenta la forma di un
grande calice. In esso si trova già immerso l'angelo del Figlio.
Gesù infatti è il pastore che offre la vita e la offre da sé stesso
2, è colui che si consacra, cioè si offre in sacrificio per i suoi,
è il vino nuovo destinato a otri nuovi; a Lui mi posso unire. Ecco
il mio posto, quello che mi permette di intervenire nel dialogo
d'amore dei tre angeli, che parlano e ascoltano l'amore effondendolo
attorno a sé.
Il continuo ripresentarsi della forma della coppa (anche le ali di
ciascun angelo sono disposte in modo da alludere ad un calice) ha
senza dubbio un benefico influsso sul mio sguardo: quello è il mio
posto, bere il Figlio di Dio, il suo amore fatto di umiltà e di
benedizione; mentre bevo divento bevanda che si lascia consumare.
Il mio entrare nel Dialogo Divino così non segna una interruzione nè
una deviazione al motivo del Colloquio, e nemmeno un cambiamento al
tono delle voci. La mia presenza non crea disturbo, ma può inserirsi
pienamente e armoniosamente.
Il posto pronto per me è quello stesso occupato dall'uomo Gesù.
Non occorrerà che mi inventi nulla, perché tutto è già compiuto da
Lui: basterà che io mi immedesimi nel suo ruolo, per quel tanto che
mi sarà dato dalla benedizione del Padre e dal soffio dello Spirito.
Eccomi, vengo!
Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me.
Spirito Santo, purificami e vivificami.
NOTE
1. (lo vedi prolungando verso il basso e verso l'alto le linee
laterali della tovaglia bianca).
2. Gv 10,18
15. PROPOSTE.
L'icona del monaco S. Andrej ci ha guidato nel contemplare qualcosa
della luce con cui la conoscenza di Dio Trinità ci abbaglia.
Ti propongo ora tre esercizi e una conclusione, affinché non sia
vano il tuo aver letto e contemplato e goduto durante questo momento
di riflessione sulla SS. Trinità.
1) Cerca un luogo tranquillo, senza rumori nè distrazioni per gli
occhi.
Immedesimati nel cuore del Padre e sussurra il nome del Figlio, come
per chiamarlo. Egli è bambino e dev'essere svegliato, Egli è in
croce e dev'essere consolato. Pronuncia il suo Nome adagio per
alcuni minuti, al ritmo del respiro: Gesù... Gesù... Gesù...
Poi per altrettanti minuti immedesimati nel Figlio per rispondere:
Abbà,... Papà... eccomi... eccomi... abbà... io vengo...per fare, o
Dio, la tua volontà!...
A cosa serve? A non restare "ascoltatore smemorato" che "illude sé
stesso".
1 Serve a partecipare, con la semplicità del bambino, al
primo e facile dialogo dell'Amore eterno.
2) Prova - sempre stando in un luogo silenzioso - a metterti in
ascolto, come origliando, delle parole che scorrono tra Padre e
Figlio e Spirito.
Cosa sta dicendo il Padre a Gesù per me? Quale risposta dà il
Figlio? Quali proposte vengono dallo Spirito? Come le accoglie il
Padre?
E' un esercizio che ti abitua ad ascoltare il silenzio. Il silenzio
alla presenza di Dio è grembo di madre che genera le parole
dell'amore vero ed eterno, genera vita d'amore santo e puro.
3) Ed ecco, puoi ora esaminare il tuo modo di vivere in famiglia, in
comunità, in parrocchia. Quali dei tuoi atteggiamenti ripropongono
quelli che contempli nei tre angeli? Quanto è penetrato nel tuo modo
di vivere insieme agli altri lo stile di vita trinitario: l'amore
che dà fiducia, l'amore che ubbidisce, l'amore che si offre, l'amore
che non si lamenta di nulla perché cerca solo di offrire sé stesso?
Gesù dice al Padre: "Padre Santo, custodisci nel tuo Nome coloro che
mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi".
2 e ancora: "E
la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perchè siano
come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perchè siano perfetti
nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati
come hai amato me."
3
Troverai qualche pista nuova per un cambiamento o perfezionamento
dei rapporti umani, affinché il tuo modo di vivere in famiglia,
parrocchia e paese, possa aiutare queste realtà ad essere specchio
della comunione trinitaria.
Ed ora la conclusione.
Scrivi su un foglio gli aspetti positivi, il valore immenso che ha
per Dio e per gli uomini il vivere una vita come quella che ti hanno
mostrato i tre Angeli.
Su un secondo foglio scrivi che cosa e quanto costerebbe a te una
simile vita: che cosa rinunciare, che atteggiamenti cambiare...
Alla fine decidi: sì? no? Voglio mettere i piedi in quel piccolo
spazio dalla forma di calice? Voglio entrare e immergermi nel grande
calice con Gesù per diventare con Lui una sola bevanda d'amore
divino per dissetare l'arsura del mondo?
NOTE
1. Gc 1,25
2. Gv 17,11
3. Gv 17,22-23
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Tratto dagli opuscoli di
www.cinquepani.it