Elenco delle icone già pubblicate su Regina Mundi


Icona della Trinità


La Trinità
La Santissima Trinità (detta dell'Antico Testamento).
Dipinta da S. Andrej Rublev (+1430): con la benedizione del superiore del monastero della SS. Trinità, beato Nikon, nel 1411 circa.
Dalla iconostasi della cattedrale della SS. Trinità della Laura Troitze-Serghieva (Zagorsk).
Ora a Mosca, Galleria di Stato 'Tretjakov'.




Contemplazione e Catechesi
con l'aiuto dell'icona di S. Andrej Rublev.


Con l'aiuto dell'icona "scritta" da un santo monaco russo proviamo a contemplare il mistero della vita del nostro Dio.
E' vero che non possiamo comprendere Dio, ma ciò non ci deve scoraggiare dal contemplarlo! Quel che la mente non capisce lo potrà capire il cuore: Gesù ha detto: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". (Gv 14,24)
Queste pagine saranno solo come l'aprire una delle svariate porte che introducono a godere e accogliere l'Amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La loro misericordia e fedeltà possono colmare le lacune e rimediare là dove il mio peccato offusca la Luce. E' Dio stesso, Padre, Figlio, Spirito Santo, che si rivela ai piccoli che credono in Gesù.

don Vigilio Covi


1. MOSTRACI IL TUO VOLTO.

L'uomo non ha mai visto Dio. "Dio nessuno l'ha mai visto"1 ci dice con sicurezza l'evangelista Giovanni. Dio rimane nascosto. "Avvolto nella nube ti ho dato risposta", dice un Salmo.2

Egli è nei cieli, in dimensioni di vita che noi non raggiungiamo, non tocchiamo, non sperimentiamo. Eppure abbiamo il desiderio di "vederlo": "Mostraci il tuo volto. Non nascondermi il tuo volto!"3

Il desiderio di vedere Dio è sempre stato così profondo e vivo, che l'uomo stesso ha ceduto alla tentazione di crearsi delle immagini per aver almeno l'illusione di poterlo vedere, per vederne almeno un'immagine.

Le immagini uscite dalla mente e dalla fantasia dell'uomo non furono solamente statuette di legno, di bronzo, d'oro o di terra; e certamente non furono e non sono quelle le più pericolose. Ci sono immagini intellettuali che possono resistere a qualunque distruzione; il bronzo e l'oro possono esser distrutti, ma l'immagine che l'uomo si fa nella mente può lasciare sempre dei segni deleteri, ogni volta che egli cerca di pensare a Dio e di parlare con Lui.

L'immagine pericolosa, che l'uomo eredita come causa e frutto del peccato originale, è quella di un Dio padrone. Verso Dio l'uomo ha sospetto e giudizio, talora accusa, spesso paura e senso di costrizione, cui reagisce al massimo con la rassegnazione. Questi atteggiamenti, cui può seguire persino la ribellione, sono la conseguenza dell'immagine che egli vuole avere di Dio.

Questa immagine, come qualunque altra, impedisce all'uomo di incontrare il Dio vivo, il Dio vero. Persino quando l'uomo bestemmia, bestemmia spesso questa immagine: non avrebbe tutti i torti, se davvero Dio fosse così.

"Mostraci il tuo Volto!"

E' necessario che Dio ci mostri il suo Volto affinché noi abbandoniamo l'immagine falsa. E' necessario che Dio si riveli perché possiamo stabilire con lui un rapporto vero di fiducia, di rispetto, di amore.

"Mostraci il tuo Volto, e saremo salvi!"

"Mostraci il Padre, e ci basta" 4 disse Filippo a Gesù. E' vero: ci basta! Quando lo vedremo sapremo d'essere amati, voluti, benvoluti: ci basta. Gesù non lascia Filippo senza risposta: "Chi ha visto me ha visto il Padre"! 5 Abbiamo finalmente l'immagine di Dio, anzi, più che un'immagine! Vedere Gesù equivale a vedere il Padre e riceverne l'abbraccio.

"Questa è la vita eterna, che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo". 6

Conoscere Dio come Padre è vita e vita eterna, definitiva.
Gesù ci rivela il Padre nel mentre si presenta come "Suo" Figlio e vive con Lui un rapporto di amore totale. Dal vivere di Gesù con Dio conosciamo Figlio e Padre e Spirito, relazione d'unità luminosa e unica!

Gesù distrugge tutte le nostre immagini di Dio. Sia quelle di un Dio grande, lontano, immobile, sia quelle di un Dio padrone.

Egli comincia già nel deserto ad abbattere i loro piedistalli. Quando gli vien detto: "Se sei figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane", 7 gli si vuol insinuare l'immagine di Dio padrone. Sarebbe come dire: "Dato che sei figlio di Dio, fa quel che vuoi, fatti padrone". Egli invece innalza l'immagine di Dio Padre, come se dicesse: "Se sono figlio di Dio, resto figlio, voglio dipendere da Lui, che mi ama e sa ciò di cui ho bisogno".
Poi Gesù continua ad abbattere gli idoli, false immagini di Dio, quando parla alle folle sul monte. Là Egli, come nuovo Mosè, anzi, più che Mosè, con gioia dice: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli"! 8 Dio cioè non è un Dio lontano e immobile, ma è un Dio che si compiace della compagnia dei poveri, di coloro che non fanno affidamento sulla forza o sulla ricchezza, ma solo su di Lui!

Vivendo da figlio Gesù ci mostra sempre il Padre e lo Spirito d'unità e fiducia e umiltà che fa di loro Uno solo.

Dio è Padre: un papà che ama il Figlio. Tra di loro brilla un Amore che si espande su tutto il creato!

Guardando Gesù che si offre a portare l'amore verso gli uomini fin sulla croce posso dire anch'io: ho visto Dio! Dio è amore.

Chi vuol vedere Dio non può più esimersi dal guardare l'unica vera immagine: Gesù è "l'icona del Dio invisibile".9

Da Lui riceviamo la conoscenza del vero Dio, vita eterna per noi. Conoscerlo è vita, perché conoscerlo significa iniziare a rispondere al suo amore e iniziare a partecipare al suo amore per l'uomo peccatore.



Grazie, o Dio, che mi mostri il tuo Volto, Volto di Figlio e Volto di Padre,

Volto di Figlio, che si illumina della luce del Volto del Padre,

Volto di Padre, che fissa con predilezione il Volto del Figlio,

Fuoco, che scaturisce dall'incontro degli sguardi d'amore fiducioso e obbediente!



NOTE

1. Gv 1,18
2. Sal 80
3. Sal 27,8
4. Gv 15,8
5. Gv 14,9
6. Gv 17,3
7. Mt 4,3
8. Mt 5,3
9. Col 1,15





2. MESSAGGI E MESSAGGERI.


Prima di inviare il Figlio come Sua "immagine", Dio manda i suoi "angeli". "Angelo" significa messaggero. Essi sono immagine di Dio; ciascuno di loro porta solo un piccolo grande messaggio, dal quale capiamo d'essere amati, d'essere al centro delle attenzioni di Dio, d'essere preziosi ai suoi occhi. Attraverso i suoi angeli Dio ci rivolge la sua parola e accoglie la nostra risposta o le nostre richieste.

Angeli, messaggeri di Dio! Ora non sono necessari, perché c'è tra noi il Figlio, Parola viva, messaggio completo del Padre. Eppure Dio continua a lasciare a portata di mano molti suoi messaggeri visibili e invisibili.

Chiamo così tutte le sue creature, "opera delle sue dita"!

Tutto ciò che Dio ha creato mi può parlare di Lui; un fiore, una pietra, un ragno ...! Sì, anche il ragno che sta disegnando la sua rete deve dirmi qualcosa del mio Dio, mio creatore. Mi dirà solo qualcosa, perfezionato da ciò che aggiungerà la vetta innevata e il cielo azzurro e la voce dei bambini che mi circondano. "Dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da Lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità".1

In me sono nascosti degli occhi che possono "vedere" Dio.

"Pose lo sguardo nei loro cuori"!2

Mi parlano di Lui anche le creature umane. Egli ha scelto i suoi profeti tra gli uomini, sia quei profeti che hanno dato messaggi speciali al suo popolo, sia quelli che nessuno chiama profeti, ma che col loro essere, col loro agire e con le loro parole di sapienza e di scienza, mi trasmettono segni della sapienza, della consolazione e della volontà del Padre.

Suoi angeli sono pure le creature invisibili che parlano al cuore assicurando la mia vita sulle strade dell'amore o mi custodiscono dai pericoli del corpo e dai pericoli delle tentazioni maligne donandomi luce e forza.3

Ma da quando Dio Padre ha mandato il Figlio Gesù sulla terra i miei occhi di carne possono essere coinvolti più direttamente nel contemplare il suo Volto. Leggo le parole scritte dagli Apostoli, parole uscite dalla bocca di Gesù. Odo le stesse parole risuonare ai miei orecchi. Non importa chi le pronuncia, non importa chi le scrive, non importa in che lingua son tradotte, con che inchiostro o su quale carta sono fissate. Esse sono mezzi che mi portano all'incontro col mio Dio, un incontro nel quale anzitutto son preceduto nell'amore. Essi sono "angeli" che mi presentano i tratti, i lineamenti del Volto paterno, dolce e fermo del mio Dio, del tuo Dio, del Dio unico.



NOTE

1. Rom 1,20
2. Sir 17,7
3. I nomi degli Arcangeli sono molto espressivi: Michele: chi è come Dio?: ci difende dall'idolatria.
Gabriele: forza di Dio: ci comunica l'energia dell'amore divino.
Raffaele: medicina di Dio: ci guarisce dalle ferite dell'Avversario.





3. UN'ICONA.

Non esiste un solo modo di scrivere, come questo: lettere dell'alfabeto, parole, frasi, carta e inchiostro. Non c'è solo questo modo di trasmettere il messaggio dell'amore di Dio. Dio stesso, che ama anche gli analfabeti (e un po' lo siamo tutti) e gli stranieri, inventa e suggerisce modi diversi, perché il suo amore possa esser "visto" da chi non sa leggere una lingua o non la sa tradurre.

Dio ha creato i colori e noi li adoperiamo, come adoperiamo l'inchiostro.

Un santo monaco russo, Andrej Rublev, (canonizzato dalla Chiesa di Mosca nel 1988), è stato incaricato e benedetto per "scrivere" una pagina dell'amore di Dio. Egli doveva tradurre col linguaggio dei colori quel messaggio che era trasmesso sulle pagine dei Vangeli con l'inchiostro e che era stato almeno in parte già scritto nella carne della vita fraterna che egli viveva con gli altri monaci del suo monastero.

Andrej ubbidisce. Questa è la sua vita: ubbidire per amore, perché la vita del suo Dio è amore che ubbidisce.

Ma come "scrivere" con colori l'amore di Dio? Come trasmettere ad una pagina di legno coperto di gesso il linguaggio di quel Dio che nessuno ha mai visto nè può vedere? Quanto tempo avrà trascorso in preghiera, in silenzio, in ascolto il monaco Andrej? Certamente tanto quanto Gesù ha trascorso nel deserto allorché "seppe" d'essere il Figlio di Dio, colui cioè che, nella propria carne e nei propri movimenti interiori ed esteriori, sa di trasmettere la vita del Padre.

Nella sua obbedienza Andrej comincia a preparare la pagina: una tavola di legno. Come Dio ha preparato una storia e una cultura per accogliere il Figlio, come Maria e Giuseppe hanno preparato una mangiatoia per il bambino, così ora egli prepara il legno: lo scava, come per preparare una culla per la nuova... manifestazione del messaggio d'amore.

Il mistero di Dio si sta nuovamente avvicinando agli uomini, come figure, come messaggio, come parola scritta con forme e colori. Dio ha bisogno di una culla. L'icona che ne verrà fa parte del mistero grande e umile dell'Incarnazione di Dio. L'incavo del legno me lo dice, e mi fa essere riverente e gioioso.

Dio mi sta amando!



le forme geometriche dell'icona della Trinita'

4. FORME GEOMETRICHE.

Ora il monaco santo ha già cominciato a tradurre il S. Vangelo.
Ha "scritto" delle figure geometriche: un cerchio, un triangolo, alcune forme quandrangolari. Il cerchio è una linea che non ha inizio nè fine: può dirmi benissimo l'eternità e la perfezione del mio Dio. Il suo amore è senza inizio e senza fine. Il suo amore è perfetto!

Nel cerchio stanno perfettamente le tre figure angeliche che dovranno con maggior chiarezza parlare ai miei occhi e al mio cuore.

Il triangolo, la cui base è il lato superiore del tavolo e il cui vertice posa nel capo dell'angelo centrale, è la figura semplice che mi dice tre in uno, uno in tre: Dio è uno, ma mi incontra in tre modi distinti, Dio mi ama in tre diverse maniere, con tre cuori uniti in un sol movimento d'amore.
Cerchio e triangolo non si vedono. Ci sono, ma non si vedono. Proprio come il mio Dio, che è presente eppure non lo vedo.

Le forme quadrangolari invece sono ben definite, visibili, individuabili. Esse sono le pedane, gli sgabelli, il tavolo. Sono visibili com'è visibile il creato e la terra che essi mi rappresentano. La terra era ritenuta un grande tavolo quadrato, segnata dai quattro punti cardinali, percorsa dai quattro grandi venti, racchiusa dai quattro angoli.

La terra e tutto ciò che è terrestre è vario, distinto, diviso in vari schemi e dimensioni: alto - basso, vecchio - giovane, prima - dopo, concreto - astratto... Le forme quadrangolari sono perciò anche nella nostra icona numerose, diverse, separate.

Esse mi rappresentano la terra visibile nella sua pluralità di realtà distinte. Questa terra accoglie e ospita il cielo invisibile: il mio Dio non si vergogna di prender posto sulla terra, di farsi ospitare come pellegrino.



5. ANGELI PELLEGRINI.

E' proprio questo il tema che fa apparire sull'icona i tre angeli che danno forma al cerchio divino, contengono il triangolo e poggiano sugli elementi quadrangolari che vorrebbero significare la terra: gli angeli pellegrini che sono stati ospiti di Abramo, il padre del popolo di Dio, padre della fede! Essi sono gli angeli-pellegrini, cui Abramo imbandì la mensa: le focacce impastate da Sara, il vitello preparato dal servo, il latte acido e il latte fresco serviti da lui personalmente.1

Abramo parlava con i tre ospiti come si parla con uno solo. Erano tre, ma Abramo li vedeva così uniti, come ne vedesse uno. Essi stessi, pur essendo tre, parlavano come uno solo. E parlavano trattando Abramo da amico che deve conoscere i loro segreti.

E' la terra che ospita il Cielo o è il Cielo che com-prende la terra?

Il nostro monaco scrittore dell'icona ha preso come figura base per la sua pagina quell'episodio così bello e caro della vita del primo Patriarca.2

Abramo non ha visto Dio se non attraverso i tre angeli, ma ha parlato con Lui, ha dialogato, s'è fatto partecipe del suo colloquio.
I tre angeli seduti sotto la Quercia di Mamre possono perciò donarci i messaggi necessari perché noi possiamo "vedere" o "intravvedere" le tre divine Persone, il loro amore reciproco, la loro vita, la loro unità; gli Angeli non sono Dio, ma ci parlano di Lui, ne riflettono la luce, ne riportano i voleri, ne fanno gustare l'amore essendo anch'essi "impastati" d'amore divino.

Guardiamoli in volto.

Per Dio gli anni non contano e non si contano. Egli è sempre nuovo, come l'amore vero. Il monaco Andrej tratteggia i lineamenti dei volti dei tre angeli con caratteristiche giovanili: esse esprimono, meglio che non i lineamenti della vecchiaia, l'eternità di Dio. La vita e la storia sta tutta davanti a Lui, il passato compreso. Egli può disporre oggi anche di ciò che è avvenuto ieri, e domani di ciò che avviene oggi!

La giovinezza di Dio è la perenne giovinezza dell'Amore.

Anche noi sperimentiamo che "mentre il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova, di giorno in giorno". 3 Vivendo nell'amore di Dio l'uomo ringiovanisce.

L'anziano che vive in compagnia del Dio dell'amore si ritrova un cuore giovane: lo possiamo costatare ogni giorno!

Questi angeli hanno volto d'uomo o di donna? La vita di Dio è completa, non ha bisogno di complementarietà come quella dell'uomo.

La vita di Dio è amore pieno, perfetto, amore forte e dolce, amore tenero e tenace. In Lui non compare la differenza che dev'esserci nell'uomo maschio e femmina. E' Dio che dà la vita all'uno e all'altro. Dio può essere padre e madre insieme. Per questo chi vive con Lui, chi lo tiene costantemente davanti agli occhi, diventa forte come un papà e dolce come una madre: anche l'uomo che ama Dio riceve da Lui pienezza di vita che colma i vuoti della natura. La vita dei santi ce ne dà continua testimonianza.


NOTE

1. Gen 18,1-15
2. Gen 18
3. 2Cor 4,16





6. I SEGNI: IL BASTONE E LA VESTE.

I tre angeli non hanno deposto il bastone da pellegrini. Lo tengono nella loro mano sinistra, pronti ad alzarsi per continuare il viaggio.

Dio è sempre ... di passaggio. Egli passa. Devi dargli attenzione e ospitalità quando passa. L'uomo non deve lasciarsi sfuggire le occasioni del passaggio di Dio!

Dove va? Egli andrà a vedere Sodoma, va a rendersi conto di persona di ciò che ha sentito dire. Vuol vedere con i propri occhi - occhi d'amore - quel che Gli è stato riferito. Chi altri potrebbe riferire a Dio la vera realtà delle cose o dei fatti?

Quale uomo potrebbe informare Dio di quanto succede sulla terra? Quale uomo riuscirebbe a trasmettere quanto succede nei cuori altrui?

I bastoni portano degli ornamenti all'estremità: sono scettri regali.

Dio può esser chiamato Re, ma soprattutto dev'essere trattato come Re.

Egli però, naturalmente, non esercita la sua regalità come un dominatore. Gli scettri restano bastoni da pellegrino, strumento utile per il viaggio sulla terra in mezzo agli uomini. Sono bastoni colorati di rosso. Non vantano l'oro come gli scettri umani, che sono simbolo di potere spesso violento, oppressivo, somigliante a quello di Satana.

Sono rossi, del colore della sapienza che ama, dell'amore che sa pazientare. Tale è la regalità di Dio!

Tutt'e tre gli angeli portano doppia veste: tunica e mantello. La tunica aderisce alla persona, ne manifesta la natura. Il mantello è ben visibile all'esterno; è il vestito che rappresenta e manifesta il ruolo, il compito, la missione. Ogni angelo porta una delle due vesti color azzurro, il colore del cielo. Questa veste parla e dice: Dio! L'uno è Dio, l'altro pure e il terzo è ancora Dio. Tre angeli che ci manifestano l'unico Dio che ci ama con tre cuori distinti. Tre angeli che ci mostrano l'Amore divino, la Comunione delle "Persone" divine.

Riusciranno questi angeli a trasmetterci la conoscenza dell'amore divino in modo tale che possiamo amare il Dio che conosceremo? E noi riusciremo a comprendere l'Amore che per amarci si vuol far conoscere? Riusciremo a cogliere - senza distorcerli a vantaggio di una nostra vanità o comodità o ambizione - i messaggi che gli angeli di Dio ci donano in vari modi?



7. GESU': VERO UOMO.

Il Figlio, la seconda persona della SS Trinità L'angelo vestito dei colori più vistosi e che attrae anzitutto il nostro sguardo è quello centrale. Non tutta la sua figura è visibile: la parte inferiore, con i piedi, ci è nascosta dal tavolo bianco che distingue e unisce le tre persone.
Egli porta una tunica ampia, maestosa. Il colore di questa veste è il rosso cupo, potremmo dire il colore del sangue versato. Egli è persona divina - ce lo assicura il colore del mantello -, ma il suo essere intimo, profondo, quello che a noi è maggiormente vicino è la sua umanità.
Quest'angelo ci dice che una Persona divina è uomo, uomo vero, uomo fatto di carne e di sangue. E' un uomo proprio come noi, capace di morire come noi, che deve anzi morire come tutte le creature fatte di carne e di sangue. E il suo morire è un soffrire, perché comporta versare il sangue. Il colore rosso-sangue-versato è molto eloquente: parla del morire d'un uomo che muore per amore.
Quest'angelo ci vuol parlare di Gesù, l'uomo vero che poté esser presentato da Pilato come il vero uomo: "Ecco l'Uomo"!1 Certamente l'unico Uomo che non ha mescolato l'umanità con gli idoli, che non ha sottomesso la sua carne umana al dominio del re della morte, Satana.2 L'unico Uomo capace di portare con dignità e con evidenza l'amore divino: sulla tunica rossa splende il manto azzurro della divinità.

Gesù è vero uomo, più vero di noi. Noi presentiamo un'umanità rovinata, corrotta, schiava di passioni, un'umanità che serve spiriti malvagi quali l'odio e l'invidia, l'avarizia e l'impurità, la vanità e la malizia.

Gesù è l'uomo vero. Come uomo deve essere conosciuto, avvicinato, amato, contemplato. Sarà Lui, Gesù uomo, che mi farà conoscere e amare Dio come Padre, come Amore. Benché Gesù sia uomo perfetto ed io lo possa quindi "vedere" e comprendere, mi rimane tuttavia in parte nascosto. C'è sempre in Lui qualcosa che supera le mie capacità di vedere e di comprendere. Egli fa parte del "mistero", del disegno eterno di Dio. Con gioia dico "grazie" per quanto mi è dato di conoscere. Con umiltà dico "amen" a quanto ancora non mi è concesso, sapendo che sta a Lui comunicare la sua Pienezza a chi Egli vuole. Con fiducia dico "ti amo", sapendo che a chi lo ama Egli si manifesterà. 3 Egli è l'uomo in cui abita tutta la pienezza della divinità.4

Se avvicinassi Gesù come fosse un "Dio", correrei il grosso pericolo nel quale si è impantanato Pilato quando gli hanno detto: "S'è fatto figlio di Dio".5 Allora Pilato s'è lasciato prendere dalla paura. E la paura non è stata nemmeno per lui buona consigliera. Pilato pensava a Dio come a un padrone di cui aver paura. E così ebbe paura davanti a Gesù, ritenendolo "figlio" di un "dio" capace di vendicarsi come i suoi "dei".
Anche noi, se partissimo con l'idea che Gesù è Dio, potremmo pensare a Gesù come ad una di quelle divinità che la nostra fantasia sa immaginare: e quello non è Gesù, quello non è Dio!

Dio stesso ci ha mandato il Figlio Suo come uomo, come bambino perchè lo potessimo avvicinare senza paura. E' Lui che ci porta al Dio vero, che ci fa conoscere che Dio è amore. Gesù uomo, mostrandoci il suo rapporto col Padre, ci introdurrà alla conoscenza del vero Dio.

Guardiamo il capo di quest'angelo: è tutto chinato verso l'altro angelo, quello appunto che ci illumina sulla persona del Padre.

Gesù lo ama: lo vedi da come è disponibile, pronto. Gesù dona totale fiducia alla parola che il Padre pronuncia verso di Lui. Se le figure potessero parlare, sentiresti le voci: sono quasi palpabili.
"Tu sei mio figlio"!6 "Eccomi, abbà!" "Io vengo per fare la tua volontà".7 Io vengo per realizzare i tuoi desideri, per rendere concreto nella carne umana il tuo amore che si vuol donare, che vuole trasmettersi agli uomini.


NOTE

1. Gv 19,5
2. Gv 14,13
3. Gv 14,21
4. Col 2,9
5. Gv 19,8
6. Ebr 1,5
7. Ebr 10,9



8. IL PADRE.

Il Padre, la prima persona della SS Trinità L'angelo, verso cui Gesù guarda con umile riverenza e piena fiducia e totale amoroso abbandono, ci aiuta a contemplare il Padre.
La tunica di quest'angelo è azzurra, ma è nascosta. Il Padre è Dio, ma nessuno l'ha mai visto.1 In compenso il mantello che comprende tutti i colori, mentre nasconde l'intimo della persona, ne rivela la gloria: esso rappresenta tutta l'opera di Dio, la creazione con la sua magnificenza. "I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento... per tutta la terra si diffonde la loro voce..."2

Le opere di Dio manifestano la sua Presenza, la sua sapienza, il suo amore, le "sue perfezioni invisibili"!3

Abbiamo un Padre che sa creare, ma soprattutto sa seguire con amore le sue creature. Guarda con quale delicatezza e con quale attenzione e umiltà Egli svolge il ruolo di Padre! Da Lui ha origine la vita: la sua posizione eretta, - dignitosa, ma umile -, dice che è Lui la fonte di ogni movimento. Ed il primo movimento è l'amore col quale benedice la terra. La sua mano, con la mitezza di chi non vuol mettersi in mostra, si alza sul quadrato della mensa, che mi rappresenta la terra, per benedirla. Questa benedizione trasforma la coppa posata al centro in coppa di benedizione e il tavolo, cui è consegnata, in altare.

La mano benedicente è mossa in direzione del Figlio, attento e disponibile. La parola che questi pronuncia: "Ecco, io vengo" diviene l'amen eterno alla Volontà del Padre: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la Tua Volontà".4

Questa parola è accompagnata dal gesto che il Figlio ripete: anch'egli benedice l'umanità indicando il calice che egli ha bevuto per primo.
Il Figlio, infatti, fa' ciò che vede fare dal Padre,5 perché lo ama. Egli non attende ordini, ma ama cercando l'obbedienza. Il Figlio sviluppa il proprio amore nell'obbedienza. Egli ama facendo ciò che fa il Padre: alza la mano per esprimere il suo amen al cenno del Padre. Con questa mano benedicente il Figlio prolunga il movimento dell'amore iniziato dal Padre per coinvolgere la terza Persona: verso di essa è orientato anche il suo braccio.

NOTE

1. Gv 1,18
2. Sal 18
3. Rom 1,20
4. Lc 22,42
5. Gv 5,19





9. TERZA PERSONA: LO SPIRITO SANTO

Lo Spirito Santo, la terza persona della SS Trinità Il terzo angelo ci annuncia una terza Persona: essa veste la tunica azzurra e il mantello verde, il colore di ciò che vive: Egli è Dio e dà la vita.

E'la Persona dello Spirito Santo, terza Persona che accoglie e approva e continua i movimenti d'amore delle prime due. Terza Persona!

Hai visto un cero? Di cos'è fatto? Cera e stoppino. Bene. Finché la cera vuol restare cera e lo stoppino rimane "se stesso" quel cero è inutile, anzi, occupa spazio prezioso. Quando la cera si scioglie, disponendosi a donarsi allo stoppino per lasciarsi consumare, e lo stoppino si lascia bruciare per accogliere la cera, allora ecco una terza realtà, ecco la fiamma! Ed è questa fiamma che dà significato e alla cera e allo stoppino, e li rende fecondi, utili, preziosi. E' questa fiamma prodotta dal reciproco "donarsi" di cera e stoppino che diffonde attorno luce e calore a tutto ciò che la circonda. Ed è ancora essa che riscalda la cera affinché possa continuare a donarsi e ammollisce lo stoppino perché possa assorbire la cera continuando il movimento che dà il frutto meraviglioso della luce.

Quest'esempio ti dice qualcosa?
Com'è grande e bello il nostro Dio! Egli è Amore che si dona, Egli è Amore che accoglie, è Amore che si offre pronto a morire; un unico movimento del triplice donarsi reciproco: dall'Amore che si dona, all'Amore che accoglie, ed esce la Fiamma d'amore che avvolge anche me, e te e tutto il mondo: lo Spirito Santo, la terza Persona. E come non posso staccare la fiamma dal cero perchè viva da sola, così non posso pensare lo Spirito Santo senza riferirmi al continuo donarsi del Padre al Figlio e di Gesù al Padre! E nemmeno posso pensare d'essere immerso nello Spirito di Dio se non sono in continuo rapporto d'amore che si dona, se non mi lascio "consumare" dall'offrirmi con Gesù al Padre!

Lo Spirito Santo è Dio e "dà la vita". Il manto verde di questo terzo angelo sparge il suo colore anche sotto il tavolo, davanti alle predelle, sullo spazio che circonda i simboli della terra. Lo Spirito dà la Vita: la sua luce e il suo calore avvolgono tutto l'universo e continuano a creare opere che cantino la gloria di Dio: "Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra".1

Lo Spirito è la terza Persona: mi avvolge e mi compenetra quando, come il Figlio, mi offro al Padre per lasciarmi consumare! quando, come il Padre, dono amore agli uomini come a figli. Se invece mi chiudo a pretendere oppure a lamentarmi o ancora a rifiutarmi di donare, allora torna il buio nei miei occhi, la tristezza nel cuore e la durezza sul volto, perché lo Spirito Santo, terza Persona, in me non trova più il rapporto di ... cera e stoppino che si lasciano morire l'uno per l'altro.

E' questa terza Persona che, - come mi mostra il movimento dell'angelo di destra -, accoglie la Volontà d'amore che il Padre indica al Figlio e che il Figlio fa propria. La mano dell'angelo della Vita posata sul tavolo-altare porta a destinazione la duplice benedizione degli altri due angeli.
E' lo Spirito di Dio che permette e rende gli uomini capaci di accorgersi dell'amore con cui sono amati.

E' la sua luce che apre gli occhi all'uomo perché questi possa vedere in Dio un papà e in Gesù il vero figlio di Dio.

E' la sua forza che riempie il cuore degli uomini di capacità di testimonianza perché possano trasmettere ad altri quanto hanno visto.

Gli apostoli sono stati mandati solo quando hanno ricevuto "la forza dall'Alto"2 la vita nuova che li ha resi coraggiosi e lieti di soffrire per il Nome di Gesù.3

E' lo Spirito Santo che oggi trasforma il pane ed il vino in Corpo e Sangue del Signore come cibo quotidiano per coloro che s'accostano al tavolo di Dio.

Lo Spirito Santo fa giungere a destinazione, nel più profondo dell'uomo e delle convivenze umane - famiglie e comunità - l'amore del Padre e del Figlio.

Nello Spirito l'amore di Dio può riposare; anche gli uomini che ne sono avvolti entrano nel riposo.


NOTE

1. Sal 104,30
2. Atti 1,8
3. cfr. Atti 5,41




1O. GESU' VERO DIO.

Con l'orientamento di tutta la sua figura l'angelo dello Spirito riporta il nostro sguardo al Padre attraverso il Figlio.
Lo Spirito, e solo Lui, ci fa dire: "Gesù è Signore"!1 Solo nello Spirito Santo, e non con le capacità della nostra intelligenza, possiamo riconoscere a Gesù di Nazareth autorità divina sulla nostra vita, tanto da chiamarlo "Signore". E' lo Spirito che - continuando ad amare - ci manifesta l'uomo Gesù come Dio! Quel Gesù, che ho conosciuto come vero uomo, lo vedo così proteso al Padre e così pieno della Pienezza dell'Amore, tanto che posso rivolgermi a Lui con le parole: "Mio Signore e mio Dio"!2 Lo Spirito Santo entrando in me mi apre alla vera conoscenza dell'amore di Dio che s'è fatto uomo: il Verbo si fece carne!

Lo Spirito Santo è fonte e luce della vera conoscenza di Dio: vera, perché non mi lascia estraneo a Lui, ma mi fa partecipe della sua stessa "pienezza": "Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia".3

Facendomi "conoscere" Gesù come vero Dio e come mio Signore e Signore di tutto l'universo, - perché siede alla destra del Padre -, lo Spirito Santo mi mette nel cuore la volontà di obbedire a Gesù, perché la sua Signoria si possa manifestare in me! E attraverso l'obbedienza a Gesù lo Spirito Santo mi orienta e mi fa giungere al Padre, mi fa contemplare il Padre come la mèta della "via" che è Gesù stesso e a cui Egli mi invita quando mi dice: "Seguimi".4

Il Figlio di Dio è seduto "alla destra" del Padre.5 Come mai il nostro iconografo lo ha invece posto alla sua sinistra? Non si è posto il problema, oppure ricordava quanto disse S. Paolo, che noi, cioè, "vediamo come in uno specchio"6? : ora in uno specchio si vede la realtà rovesciata!

Al Padre giungo con la confidenza del bambino che dice: abbà, papà.7 E' lo Spirito stesso che - rompendo in me orgoglio e falsi pudori - grida a Dio la parola che non contiene nè sospetti nè gelosie nè fraintendimenti: "papà"!

Lo Spirito mi fa diventare bambino, proprio ciò che è necessario perché io possa entrare nel Regno, perché possa sedere anch'io a quella mensa privo di soggezione, gioioso di libertà infantile!8


NOTE

1. 1Cor 12,3
2. Gv 20,28
3. Gv 1,16
4. Mt 9,9
5. Mc 16,19
6. 1Cor 13,12
7. Gal 4,6
8. cfr. Mc 10,14





Circolazione dell'amore

11. CIRCOLAZIONE DELL'AMORE.

Ritornato così con lo sguardo al Padre, vedo ricominciare il movimento dell'amore. Il Padre non attira su di sé le mie attenzioni. Egli mi indica il Figlio suo, Gesù, uomo rivestito della divinità, uomo vero e Dio vero, portatore dell'amore del Padre fino alla morte, fin dentro la morte.

Il Padre mi indica il Figlio che porta sulle spalle il clavo: una striscia dorata, (segno della più alta dignità presso gli antichi romani) il cui significato può esser paragonato a quello della stola che portano i nostri sacerdoti, giogo dell'obbedienza volontaria cui Egli si è sottomesso con amore e per amore. A chi ubbidisce pienamente si può dare totale fiducia!
Al Figlio che s'è fatto obbediente fino alla morte il Padre dà perciò pieni poteri, e a noi dice: "Ascoltatelo".1 Ascoltate Lui. Prendetelo come maestro, il maestro che parla a nome mio, che dice la mia volontà, che indica le mie vie, che vi fa conoscere i misteri, che vi guida sulle vie della salvezza e della santità. "Ascoltatelo". Il giogo dell'obbedienza diventa il segno della dignità e autorità divina di cui Gesù è stato insignito.

Ma ancora "il Figlio fa ciò che vede fare dal Padre".2

Il Padre non attira su di sé i nostri sguardi. E così fa pure Gesù: Egli continua a orientarci al Padre perché gli diciamo ogni giorno "eccomi", e continua a indicarci lo Spirito dicendo: "Egli vi guiderà alla verità tutta intera".3 "Egli vi ricorderà ciò che io vi ho detto".4 Egli vi metterà in bocca le parole da dire quando dovrete parlare davanti ai grandi della terra.5 Egli, lo Spirito, vi coprirà di forza dall'Alto perché siate testimoni miei6; Egli sarà il vostro Consolatore, Egli vi difenderà.7 Addirittura "Egli pregherà in voi e intercederà per voi".8

E il movimento dell'amore continua: un angelo chiama l'altro in un'unità perfetta. La vita del Dio uno e trino è unità, unità fatta di fiducia e obbedienza reciproche che manifestano e realizzano e diffondono un amore pronto a lasciarsi consumare.

Padre, Figlio e Spirito Santo: movimento perenne d'amore! Amore che parte dal Padre e che lo Spirito ci permette di vedere, comprendere e ricevere quando "accogliamo il Figlio" Gesù!9


NOTE

1. Mc 9,7
2. Gv 5,19
3. Gv 16,13
4. Gv 14,26
5. cfr. Lc 12,12
6. cfr. Gv 15,27
7. cfr. Gv 16,8-13
8. cfr. Rom 8,26
9. cfr. Gv 1,12





12. ALTARE E CALICE.

Altare e caliceIl reciproco amarsi delle tre Persone non forma un cerchio chiuso: il loro amarsi è aperto da quell'altare cui è consegnata la coppa.

E' verso quella coppa che sono diretti gli sguardi e orientate le mani degli angeli.

Dio contempla l'umanità simboleggiata dal tavolo quadrangolare: la vede perduta e la vuole salvare. La vede affamata e la vuole nutrire; la vede abbandonata e la vuole sposare.

Tutto quest'amore che vuol risuscitare, nutrire e sposare l'umanità è contenuto in quella coppa.
E quella coppa è consegnata agli uomini, consegnata sì, ma continuamente osservata e benedetta e accolta direttamente dall'attenzione di Dio. Quella coppa è nelle mani degli uomini rimanendo sempre il calice di Dio su cui si posa la benevolenza, la compiacenza e la compassione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

A quel calice bevono gli uomini. Essi bevono così l'amore triplice di Dio. Ricevono la vita divina, l'amore capace di rappacificare, unire perdonando, l'amore che rende accoglienti e pronti a trasmettere il dono di Dio col dono di sé.

Io posso dire soltanto grazie! E' già un grazie, anzi, il più vero grazie, l'accostarmi per bere. E' il rendimento di grazie che il mio Dio attende e per il quale si consola e si compiace. E' eucarestia: render grazie. Il mio mangiare e bere a quella coppa rallegra il cuore del Padre, che vede giungere a compimento per mezzo dello Spirito il sacrificio del Figlio.

Gioia di Dio! Il volto del mio Dio è insieme gioioso e afflitto.

Non è triste della cattiva tristezza, ma di quella che "soffre" perché vede rifiutato l'amore e la gioia e la vita da Lui offerti: "soffre" perché vede gli uomini perdersi ancora.
E' una "tristezza" che mi fa alzare per dire: Kyrie eleison!

Ecco, io vengo! Eccomi, manda me!



13. FUORI DEL CERCHIO.

All'esterno del cerchio e del triangolo, ma in armoniosa connessione con essi, notiamo delle figure, anch'esse destinate a comunicarci una parte del messaggio: le realtà create completano ciò che gli angeli vogliono dire. Tutto il creato, che è plasmato dalle mani di Dio, ci manifesta qualcosa della sua bellezza e della sua grandezza, del suo amore. Anche i fatti che avvengono nella storia del mondo e degli uomini sono causa di stupore, ci fanno sussurrare: "O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio"!1

Dietro la figura dell'angelo dello Spirito vediamo ergersi qualcosa di indefinito. Che cos'è? una montagna? una vampata di fuoco? una folata di vento? Che cos'ha voluto rappresentare il nostro fratello iconografo?

Una montagna?Una montagna? è nel silenzio del monte che lo Spirito parla e agisce: è là che Egli ha attirato Mosè ed Elia perché stessero alla presenza del Dio Salvatore. Ed è sul monte che Gesù ha portato i suoi per rivelarsi trasfigurato; è sul monte che Gesù consegnò lo Spirito; è sul monte che Gesù salì per essere innalzato e sedere alla destra del Padre.

Una fiammata? lo Spirito di Dio è come fuoco, come fiamma che scende sul capo dei discepoli di Gesù: un fuoco che illumina dall'interno coloro che lo ricevono affinché vedano l'amore e la direzione dell'amore. Un fuoco che il Figlio di Dio vorrebbe fosse già acceso e divampasse sulla terra per purificare e rinnovare.

Una folata di vento? vento è lo Spirito, un vento che non si può fermare, che non si può racchiudere: non puoi dire "io ho lo Spirito": da quel momento non ce l'hai più, perché lo Spirito è vento, è movimento d'amore. Se mi ripiego a guardare me stesso esco dal movimento dell'amore che è dono di sé continuamente rinnovato. Se mi vanto di quel che ho fatto non sono più nel dinamismo del vento divino: Egli soffia sempre verso l'angelo di centro, verso il Figlio Gesù: è Lui degno di attenzione, è Lui mèta di contemplazione. Lo Spirito mi porta a guardare sempre a Lui.

Albero verde Dietro al Figlio s'alza l'albero verde, le cui fronde sono mosse sempre dal vento divino. Quest'albero mi richiama quello che con la sua ombra ristorava i tre pellegrini ospiti di Abramo, la Quercia di Mamre. Qui invece è diventato l'albero della vita, l'albero del Paradiso che produce frutti di vita per ogni stagione e foglie che sono medicina per ogni malattia.2 Il frutto di quest'albero è il Figlio di Dio stesso, Germoglio del tronco di Davide.3

Una preghiera della liturgia bizantina dice che dall'albero della vita del paradiso terrestre è stato preso il legno per la croce, vero albero che ha dato la vita al mondo e ha guarito le nazioni dal peccato.

Casa Quest'albero, mosso dal Vento dello Spirito, spinge le sue fronde verso una casa: orienta il nostro sguardo verso la dimora che il Padre ha preparato, e che apre porte e finestre per accogliere chiunque, mosso dallo Spirito, si nutre dall'Albero di vita.

Quella casa è destinata ad accogliere i figli degli uomini, diventati fratelli di Gesù. Dentro di essa ricevono l'amore del Padre, si ritrovano uniti, per far festa ed essere partecipi dei segreti eterni.

La casa non è un'opera della creazione di Dio come l'albero e il vento o il fuoco o la montagna. La casa, per essere edificata, richiede il lavoro dell'uomo, la collaborazione e l'armonia di più uomini. Il Padre dona a chi giunge a Lui il suo amore, attraverso il calore di persone umane, che si sono lasciate riunire in edificio santo. Il Padre accoglie e ama tramite la Chiesa, la comunione dei suoi figli riuniti dal Figlio. La Chiesa: grande mistero della manifestazione dell'amore di Dio, Dono che il Padre adopera ormai per amare il mondo; e non può non adoperarlo: il Figlio obbediente e lo Spirito d'amore l'hanno costruita con sapienza e sudore di sangue.

La Chiesa: edificio già completo e ancora in costruzione. Ne sono anch'io una pietra viva?4


NOTE

1. Rom 11,33
2. cfr. Apoc 22,2
3. cfr. Apoc 5,4; Is 11,1
4. cfr. 1Pt 2,4-5




14. IL MIO POSTO.

I tre angeli silenziosi sono in colloquio. Quali sono le loro parole? Quale l'argomento del loro ascoltarsi?

Potessi udire! Potessi intervenire! C'è per me un posto dentro il loro cerchio?

Mi avvicino. Non posso entrare nell'intimità della loro comunione dal retro, in maniera furtiva per non esser visto: ci sono le ali angeliche che mi impediscono di vedere, di ascoltare, di parlare.

Mi è possibile accedere solo davanti, là dove io posso esser fissato negli occhi e perciò interpellato. Senza questa disponibilità dovrei rinunciare a stare alla presenza del mio Dio!

Il mio posto Qui, davanti, trovo subito lo spazio per appoggiare i piedi: uno spazio verde, promessa e già dono di vita! Basta solo iniziare il cammino d'avvicinamento al Dio dell'amore e subito si sperimenta la gioia della vita! Il mio spazio verde ha la forma precisa di coppa, assomiglia a quella consegnata sull'altare. La vita che ricevo è vita che già ora inizia a donarsi, a offrirsi per essere sostegno e sollievo per qualcuno.

Le mie ginocchia si troveranno all'altezza della piccola apertura che si trova sul lato anteriore dell'altare: luogo tradizionalmente occupato dalle reliquie dei martiri di Gesù.

Lo spazio della tovaglia di cui posso godere ripete la forma di una coppa: anticipo, presentimento o profezia? Persino lo spazio che le figure dei due angeli laterali mi aprono,1 presenta la forma di un grande calice. In esso si trova già immerso l'angelo del Figlio.

Gesù infatti è il pastore che offre la vita e la offre da sé stesso2, è colui che si consacra, cioè si offre in sacrificio per i suoi, è il vino nuovo destinato a otri nuovi; a Lui mi posso unire. Ecco il mio posto, quello che mi permette di intervenire nel dialogo d'amore dei tre angeli, che parlano e ascoltano l'amore effondendolo attorno a sé.

Il continuo ripresentarsi della forma della coppa (anche le ali di ciascun angelo sono disposte in modo da alludere ad un calice) ha senza dubbio un benefico influsso sul mio sguardo: quello è il mio posto, bere il Figlio di Dio, il suo amore fatto di umiltà e di benedizione; mentre bevo divento bevanda che si lascia consumare.

Il mio entrare nel Dialogo Divino così non segna una interruzione nè una deviazione al motivo del Colloquio, e nemmeno un cambiamento al tono delle voci. La mia presenza non crea disturbo, ma può inserirsi pienamente e armoniosamente.

Il posto pronto per me è quello stesso occupato dall'uomo Gesù.

Non occorrerà che mi inventi nulla, perché tutto è già compiuto da Lui: basterà che io mi immedesimi nel suo ruolo, per quel tanto che mi sarà dato dalla benedizione del Padre e dal soffio dello Spirito.

Eccomi, vengo!

Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me.

Spirito Santo, purificami e vivificami.


NOTE

1. (lo vedi prolungando verso il basso e verso l'alto le linee laterali della tovaglia bianca).
2. Gv 10,18






15. PROPOSTE.

L'icona del monaco S. Andrej ci ha guidato nel contemplare qualcosa della luce con cui la conoscenza di Dio Trinità ci abbaglia.
Ti propongo ora tre esercizi e una conclusione, affinché non sia vano il tuo aver letto e contemplato e goduto durante questo momento di riflessione sulla SS. Trinità.


1) Cerca un luogo tranquillo, senza rumori nè distrazioni per gli occhi.
Immedesimati nel cuore del Padre e sussurra il nome del Figlio, come per chiamarlo. Egli è bambino e dev'essere svegliato, Egli è in croce e dev'essere consolato. Pronuncia il suo Nome adagio per alcuni minuti, al ritmo del respiro: Gesù... Gesù... Gesù...
Poi per altrettanti minuti immedesimati nel Figlio per rispondere:
Abbà,... Papà... eccomi... eccomi... abbà... io vengo...per fare, o Dio, la tua volontà!...
A cosa serve? A non restare "ascoltatore smemorato" che "illude sé stesso".1 Serve a partecipare, con la semplicità del bambino, al primo e facile dialogo dell'Amore eterno.


2) Prova - sempre stando in un luogo silenzioso - a metterti in
ascolto, come origliando, delle parole che scorrono tra Padre e Figlio e Spirito.
Cosa sta dicendo il Padre a Gesù per me? Quale risposta dà il Figlio? Quali proposte vengono dallo Spirito? Come le accoglie il Padre?
E' un esercizio che ti abitua ad ascoltare il silenzio. Il silenzio alla presenza di Dio è grembo di madre che genera le parole dell'amore vero ed eterno, genera vita d'amore santo e puro.


3) Ed ecco, puoi ora esaminare il tuo modo di vivere in famiglia, in comunità, in parrocchia. Quali dei tuoi atteggiamenti ripropongono quelli che contempli nei tre angeli? Quanto è penetrato nel tuo modo di vivere insieme agli altri lo stile di vita trinitario: l'amore che dà fiducia, l'amore che ubbidisce, l'amore che si offre, l'amore che non si lamenta di nulla perché cerca solo di offrire sé stesso? Gesù dice al Padre: "Padre Santo, custodisci nel tuo Nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi".2 e ancora: "E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perchè siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perchè siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me."3
Troverai qualche pista nuova per un cambiamento o perfezionamento dei rapporti umani, affinché il tuo modo di vivere in famiglia, parrocchia e paese, possa aiutare queste realtà ad essere specchio della comunione trinitaria.



Ed ora la conclusione.

Scrivi su un foglio gli aspetti positivi, il valore immenso che ha per Dio e per gli uomini il vivere una vita come quella che ti hanno mostrato i tre Angeli.

Su un secondo foglio scrivi che cosa e quanto costerebbe a te una

simile vita: che cosa rinunciare, che atteggiamenti cambiare...

Alla fine decidi: sì? no? Voglio mettere i piedi in quel piccolo spazio dalla forma di calice? Voglio entrare e immergermi nel grande calice con Gesù per diventare con Lui una sola bevanda d'amore divino per dissetare l'arsura del mondo?



NOTE

1. Gc 1,25
2. Gv 17,11
3. Gv 17,22-23




Clicca per contemplare l'icona con un sottofondo musicale



Tratto dagli opuscoli di www.cinquepani.it 



 



 




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