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Il Dialogo Ecumenico

Dialogo Ecumenico - Anglicani

Rapporto di Mons. Donald Bolen,

del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, sulle Relazioni fra Cattolici e Anglicani



Negli anni passati, dalla conclusione del Concilio Vaticano II in poi, le relazioni tra la Chiesa cattolica e la Comunione Anglicana si sono incentrate sul dialogo teologico, nell'intento di trovare gli strumenti capaci di favorire un impegno comune nella preghiera, nella testimonianza e nella missione.
Nel 2004, le relazioni cattoliche-anglicane hanno registrato un cambiamento a causa dell'importante processo di valutazione in corso nella Comunione
Anglicana nell'intento di superare le tensioni che minacciavano di provocare una sua spaccatura
interna. Le decisioni che saranno prese nei prossimi mesi oltre a definire l'orientamento della
Comunione anglicana, avranno anche delle ripercussioni significative sulle sue relazioni con la
Chiesa cattolica. Il presente articolo esamina i principali sviluppi verificatisi durante lo scorso
anno in ambito anglicano, e i loro riflessi sulle relazioni con la Chiesa cattolica; esso presenta il
Windsor Report, testo chiave nell'attuale processo di valutazione della Comunione Anglicana;
offre infine un breve aggiornamento sul Documento ormai ultimato della Commissione Internazionale anglicana-cattolica romana (ARCIC) sul ruolo di Maria nella vita e nella dottrina della Chiesa.

Nel 2003, la decisione della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti di approvare la consacrazione
di un Vescovo, che intratteneva una relazione omosessuale, e l'adozione, da parte della Diocesi
anglicana canadese di New Westminster, di un rito di benedizione pubblica per coppie
omosessuali, avevano suscitato forti opposizioni in vari ambienti della Comunione Anglicana.
Nell'ottobre del 2003, i Primati anglicani riuniti per esaminare la situazione, osservavano che si
era giunti ad "un punto critico e cruciale nella vita della Comunione Anglicana", notando che i
recenti avvenimenti verificatisi nell'America del nord avevano messo a repentaglio il futuro della
loro comunione. Essi chiedevano pertanto all'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, di
istituire una commissione - in seguito denominata Lambeth Commission - con l'incarico di presentare, entro un anno dalla sua istituzione, delle raccomandazioni pratiche su come affrontare in maniera autorevole quelle questioni suscettibili di ingenerare divisioni, ed
esaminare la modalità di intervento del ministero dell'Arcivescovo di Canterbury in altre
Province anglicane ogni qual volta l'unità della Comunione è minacciata.

Nello stesso mese di ottobre 2003, l'Arcivescovo di Canterbury faceva visita ufficiale alla
Santa Sede. Durante l'incontro dell'Arcivescovo con Papa Giovanni Paolo II e nelle sue
conversazioni con il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la
Promozione dell'Unità dei Cristiani, e altri officiali del Dicastero, era chiaramente espressa la
posizione cattolica di rifiuto, dal punto di vista morale e dal punto di vista ecclesiologico, delle
decisioni prese nell'America del nord.
A seguito della visita, ed una volta costituita la Lambeth Commission, l'Arcivescovo Williams
esprimeva la volontà di continuare la discussione iniziata a Roma con il Pontificio Consiglio per
la Promozione dell'Unità dei Cristiani, e chiedeva al Cardinale Walter Kasper la costituzione di
una sotto-commissione anglicana-cattolica alla quale affidare il compito di riflettere sulle
implicazioni ecclesiologiche della situazione della Comunione Anglicana, alla luce dei
documenti elaborati dall'ARCIC durante gli ultimi 35 anni. La riflessione della sotto-
commissione si sarebbe inscritta nel processo di valutazione anglicano.

La proposta dell'Arcivescovo era accolta e si procedeva alla costituzione di una sotto-
commissione ad hoc della Commissione Internazionale Anglicana-Cattolica romana per l'unità
e la missione (Iarccum). Teologi anglicani e cattolici potevano così attentamente riconsiderare la
ricerca dell'ARCIC per individuare nei suoi documenti i fondamenti ecclesiologici, enunciati
congiuntamente, in grado di far evolvere in modo costruttivo la situazione della Comunione
Anglicana. La sotto-commissione della Iarccum si è riunita due volte ed ha elaborato un
rapporto, che è stato sottoposto al Cardinale Kasper e all'Arcivescovo Williams, il quale lo ha
trasmesso a sua volta alla Lambeth Commission. Il rapporto è stato reso pubblico nel giugno del
2004; se ne può prendere visione consultando il sito Internet della Comunione Anglicana.

Va ricordato che il rapporto della sotto-commissione della Iarccum è stato elaborato
congiuntamente da anglicani e cattolici, i quali hanno dovuto trovare il modo di esprimersi in
maniera concorde sull'attuale situazione anglicana. Fermo restante il fatto che la Chiesa cattolica
non può interferire nel processo di valutazione interno dei suoi partners di dialogo, la richiesta
dell'Arcivescovo di Canterbury ha permesso a coloro che sono impegnati nel dialogo cattolico - anglicano di far sentire la propria voce, ed ha fatto sì che i testi elaborati dall'ARCIC nel corso degli anni offrissero un contributo diretto al processo di valutazione anglicano. Tale gesto è stato percepito dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani come un segno
positivo della volontà, da parte della Comunione Anglicana, di tenere in seria considerazione la
ricerca ecumenica condotta dall'ARCIC sin dalla sua istituzione negli anni Settanta.
Il rapporto della sotto-commissione della Iarccum mostra l'importanza di preservare ciò che è
stato acquisito tramite il dialogo teologico. Tutti i documenti dell'ARCIC si basano su
un'ecclesiologia di comunione (koinonia), ed il rapporto si sofferma a lungo sul "modo in cui
abbiamo articolato insieme il concetto di comunione, e le dinamiche e le strutture che lo
alimentano e lo sostengono".

Un'attenzione particolare è stata rivolta al ruolo del Vescovo, il cui ministero sostiene ed
esprime l'unità della Chiesa, ed alla reciproca interdipendenza di tutte le Chiese, per la cui
salvaguardia è necessario porre dei limiti all'autonomia delle Chiese locali. Gli autori riassumono le loro conclusioni affermando che le decisioni della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti e della Diocesi di New Westminster rimettono in discussione affermazioni significative dei Documenti comuni dell'ARCIC: sulla morale, sulla natura della comunione ecclesiale, sulla reciproca interdipendenza delle Chiese, sul ruolo del Vescovo nel preservare l'unità, sul processo di "discernimento" nella Chiesa, e sulla funzione che rivestono al suo interno la Scrittura e la Tradizione. Il testo termina esortando la Comunione Anglicana ad affrontare la situazione attuale
"in forza della nostra crescente comunanza di visione circa la tradizione apostolica, e con una
grande risolutezza che scaturisce dalla convinzione profonda dell'importanza cruciale della
comunione"; il documento costituisce dunque un palese invito a non optare per una federazione
di Chiese locali che agiscono indipendentemente le une dalle altre nel trattare questioni
fondamentali di fede.
Il rapporto della sotto-commissione della Iarccum è stato uno dei numerosi testi sottoposti alla
Lambeth Commission. Nell'ottobre del 2004, quest'ultima ha pubblicato i risultati del suo studio
nel Windsor Report, che fornisce un orientamento per il futuro della Comunione Anglicana. Si tratta di un documento complesso che, con le sue appendici, supera le 100 pagine e presenta il consenso raggiunto dai suoi autori, i quali, a loro volta, rappresentano una grande varietà di regioni e di prospettive teologiche all'interno della Comunione Anglicana.
Il Windsor Report sviluppa anch'esso la sua riflessione sulla base di un'ecclesiologia di comunione, ed in questo quadro valuta l'attuale situazione della Comunione Anglicana. Il rapporto riconosce apertamente che il modello anglicano d'autorità frammentata presenta in sé
una "debolezza intrinseca" messa in luce dai recenti eventi (n. 97). Sebbene il mandato della
Lambeth Commission non fosse quello di trattare direttamente degli aspetti morali soggiacenti
alla questione dell'omosessualità, il Windsor Report critica da un punto di vista ecclesiologico le
decisioni prese dalla Chiesa Episcopale degli Stati Uniti e dalla Diocesi di New Westminster,
osservando che esse sono "incompatibili con il principio di interdipendenza della Comunione"
(n. 122); simili azioni unilaterali su questioni controverse possono portare alla rottura della
comunione e dovrebbero essere evitate (n. 51); i criteri per le nomine episcopali potrebbero
essere stabiliti in modo più chiaro (n. 131). Il rapporto chiede una moratoria sulle benedizioni
delle coppie omosessuali e raccomanda altrettanto per le ordinazioni episcopali di candidati
aventi relazioni omosessuali (nn. 134, 144).

Due delle proposte di più vasta portata del Windsor Report, che hanno già sollevato ampie
discussioni, riguardano il rafforzamento dei legami di comunione all'interno dell'Anglicanesimo.
Entrambe mirano a limitare l'autonomia diocesana e provinciale, che il testo definisce in termini
d'interdipendenza e pertanto soggetta a "limiti derivanti dagli impegni di comunione" (n. 80).
Innanzitutto, il rapporto propone vari modi per rafforzare il ruolo dell'Arcivescovo di
Canterbury, in particolare nell'affrontare ogni situazione provinciale a nome della Comunione
Anglicana (nn. 109-110; cfr n. 99), e postula una maggiore valorizzazione dell'autorità del
Primate anglicano (nn. 104, 106, Appendice Uno). Il Windsor Report propone inoltre la
costituzione di un "Anglican Covenant" (Patto Anglicano), che le Province anglicane dovrebbero
adottare per rendere "la lealtà ed i legami di affetto caratterizzanti le relazioni tra le Chiese della
Comunione espliciti e saldi" (n. 118). Il Windsor Report presenta in Appendice una "possibile
bozza" di Covenant.

Da tempo, all'interno dell'Anglicanesimo perdura una tensione tra autonomia delle singole
Province e unità degli anglicani attraverso il mondo. Il Windsor Report dà fondamento a varie
iniziative proposte negli ultimi vent'anni al fine di rafforzare i legami di unità della Comunione.
Il documento è attualmente discusso nell'ambito delle Province anglicane. Alla fine di febbraio
di quest'anno 2005, i Primati anglicani si riuniranno per studiare il Rapporto, la sua possibile
ricezione ed attuazione. Si tratta di un momento cruciale. Le decisioni che saranno prese in tale
occasione e nelle varie Province anglicane nei prossimi mesi definiranno il futuro orientamento
della Comunione Anglicana.

L'approvazione, l'accettazione o il rifiuto delle proposte avanzate dal Windsor Report avranno
anche un notevole impatto sulle relazioni cattoliche-anglicane. Durante questo periodo di
valutazione nell'ambito della Comunione anglicana, il Pontificio Consiglio per la Promozione
dell'Unità dei Cristiani mantiene stretti contatti con gli esponenti della Comunione e segue da
vicino gli sviluppi più importanti.


Nel frattempo, nel febbraio dello scorso anno, a Seattle (Washington D.C.), l'ARCIC ha
completato la stesura di un Documento sul ruolo di Maria nella vita e nella dottrina della Chiesa,
la cui preparazione era stata avviata dalla Commissione nel 1999. L'argomento è da lungo tempo
oggetto di controversia tra anglicani e cattolici. Secondo la prassi seguita per i precedenti
documenti dell'ARCIC, il testo intitolato "Maria: grazia e speranza in Cristo" non ha un valore
ufficiale, esso dovrà a suo tempo essere esaminato e valutato dalla Chiesa cattolica e dalla
Comunione anglicana.




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