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Il Dialogo Ecumenico

Dialogo Ecumenico - Ebraismo

«Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo» (Esodo 20, 8)

Sussidio per la GIORNATA PER L’APPROFONDIMENTO E LO SVILUPPO DEL DIALOGO TRA CATTOLICI ED EBREI
di VINCENZO PAGLIA - GIUSEPPE LARAS


VINCENZO PAGLIA
Presidente della Commissione Episcopale
per l’Ecumenismo e il Dialogo
della CEI

GIUSEPPE LARAS
Presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia

«Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo»
(Esodo 20, 8)

Sussidio per la
GIORNATA PER L’APPROFONDIMENTO
E LO SVILUPPO DEL DIALOGO TRA CATTOLICI ED EBREI


17 Gennaio 2010

GIORNATA PER L’APPROFONDIMENTO E LO SVILUPPO DEL DIALOGO TRA CATTOLICI ED EBREI


I

RICORDATI DEL GIORNO DEL SABATO
PER SANTIFICARLO

1. Dio santifica il Settimo Giorno

Il settimo giorno, al termine dei sei giorni della Creazione, viene bene-
detto e santificato dal Creatore, secondo quanto è scritto nelle prime pagi-
ne della Torah, ancora prima della proclamazione delle Dieci Parole o Comandamenti dati a Mosè al Sinai. «Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a com-
pimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando.
Queste sono le origini del cielo e della terra, quando vennero creati»
(Genesi 2, 1-4). La santificazione del Sabato, operata da Dio, viene per così
dire completata, ripetuta e perfezionata dall’adesione al precetto che successivamente Mosè trasmette a Israele: «Ricordati del giorno del Sabato per
santificarlo» (Esodo 20, 8).
Una santificazione che Israele continuamente celebra nell’ascolto della Parola di Dio, nel riposo, nella lode, nella comunione gioiosa, nel ricordo della Creazione, dell’Alleanza e della liberazione pasquale. In questo modo
la consacrazione sabbatica, misticamente raffigurata nella consacrazione nuziale, si apre alla speranza nell’attesa messianica di un Sabato eterno. Nel Salmo 89 (vulgata 88) si esprimono questi diversi aspetti di lode, ricordo e
speranza: «Canterò in eterno l'amore del Signore,
di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,perché ho detto: “È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà”.
“Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,ho giurato a Davide, mio servo.
Renderò stabile per sempre tua discendenza,di generazione in generazione edificherò il tuo trono”.
I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell'assemblea dei santi.
Chi fra coloro che abitano i cieli può essere paragonato al Signore,chi mai è simile al Signore tra gli angeli?
Dio è meritevole di riverenza nel consiglio dei santi,
grande e degno di rispetto tra quanti lo circondano.
Chi è come te, o Dio, Signore delle schiere celesti?
Onnipotente Signore, la tua fedeltà ti circonda» (Salmo 89, vv 1-9).

2. La santificazione nell’ascolto

L’ascolto della Parola di Dio, così come è radicale e centrale per tutti i precetti e comandamenti, lo è ancor più nel caso del Sabato, come è rivelato a Mosè sul Sinai: «Ricordati del giorno del Sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il Sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del Sabato e lo ha santificato» (Esodo 20, 8-11).
Perciò la lettura della Torah davanti alla comunità riunita viene celebrata con particolare solennità, tra canti e benedizioni. Il passaggio del Sèfer Torah(il rotolo della Torah), che viene trasportato in processione tra la gente sino in tevà, è accompagnato da semplici e intensi gesti di rispetto verso il Sèfer (su cui la Torah è scritta in ebraico), che sarà poi lì letto, secondo melodie antichissime,tramandate di generazione in generazione.
La lettura del brano settimanale, o Parashà, avviene secondo una cadenza annuale, che ha anche dato origine alla sequenza delle letture bibliche ecclesiastiche. Successivamente alla lettura della Parashà viene data lettura di un brano profetico, o Haftarà, cui solitamente segue un discorso del Rabbino, teso ad approfondire i contenuti della testo della Torah appena letto, cercando di attualizzarlo e applicarlo alle circostanze odierne.
La partecipazione dell’intera comunità è particolarmente evidente al momento dell’elevazione del Sèfer Torah (Hagbahah), durante cui si recita insieme:
«E questa è la Torah che Mosè consegnò ai figli d’Israele,
la Torah che ci comandò Mosè, eredità per la comunità di Giacobbe.
E voi tutti siete uniti al Signore Dio vostro,tutti quanti vivi oggi».
Secondo un’antica tradizione, Mosè comandò che si dovesse leggere la Torah nei Sabati, nei giorni festivi, nei capi mesi e nelle mezze feste. Ezra,dopo il ritorno dall’esilio babilonese, stabilì che si dovesse leggere pure di lunedì, giovedì e durante la preghiera di Minchà (preghiera pomeridiana) del Sabato (Talmud di Gerusalemme, Trattato Meghillà).1

3. La santificazione nel riposo e nella gioia

Rashi di Troyes, autorevole maestro e esegeta medievale, raccomanda di associare il Sabato alla gioia: «Fate attenzione a ricordare sempre il giorno
del Sabato e, nel caso ti capitasse qualcosa di bello, serbalo per il Sabato» (Commento a Esodo 28, 8).

1 Cfr. Preghiere dei giorni feriali e sabati secondo il rito italiano, con traduzione e note esplicati-
ve di D. Disegni, Milano 1950.

I preparativi per il Sabato coinvolgono l’intera famiglia. Un onore particolare tocca alla sposa e madre di famiglia, che, simbolicamente, rappresenta il Sabato stesso: a lei spetta di accendere le gioiose luci della festa,
dopo aver in precedenza cucinato i pani speciali dello Shabbat (Challoth),preparando inoltre le più gustose pietanze tradizionali, predisponendo ogni
cosa perché il riposo di tutta la casa si accompagni agli affetti, ai sentimenti di ospitalità, all’esultanza e alla elevazione dello spirito. Un’atmosfera straordinaria avvolge chi si prepara al Sabato:
«Rinfrescati e rinnovati, abbigliati con vesti festose, mentre le candele ammiccano sognanti a ineffabili speranze, a intuizioni dell’eternità, alcuni di noi sono sopraffatti dalla sensazione che qualsiasi parola non sarebbe se non un velo. Non vi è abbastanza grandiosità nelle nostre anime per sciogliere in parole il nodo del tempo e dell’eternità. Si vorrebbe cantare per tutti gli uomini, per tutte le generazioni. Alcuni cantano il più grande di tutti i canti: il Cantico dei Cantici».2

4. In comunione con l’umanità e con il Creato

Il ricordo della Creazione apre lo spirito alla comunione con ogni creatura, e in particolare con ogni persona umana, nella quale si rispecchia e rivela l’immagine divina. Il Sabato, tempo di riposo divino (cfr. Esodo 31,
15-17) e di distensione, diviene così occasione eccellente per la socialità in senso più ampio, perché permette di tendere l’orecchio e aprire il cuore a quelle voci di solidarietà verso il prossimo, che a volte il frastuono e la fatica della settimana non consentono di percepire. Questa carità sociale si rivolge anche a tutte le creature, perché la tranquilla gioia sabbatica possa
coinvolgerle, elevandole nella dimensione dello spirito, secondo la natura
loro propria. Il grande canto dello Shabbat diviene un canto di tutta la fami-
glia umana e dell’universo, riassumendo le dimensioni sociali ed ecologiche
tipiche della cultura contemporanea (cfr. Esodo 23, 12).

5. Il Sabato è fatto per l’uomo

La santificazione dello Shabbat con il riposo non deve indurre ad assolu-
tizzare o ad esasperare il senso del Sabato stesso: «Il Sabato è stato dato a
voi, e non voi al Sabato» (Mechiltà su 31, 13). I Rabbini

«sapevano che la religiosità esagerata può mettere in peri-
colo il compimento dell’essenza della Torah: “Nulla è più
importante, secondo la Torah, che salvare la vita umana…
Anche quando vi è soltanto la minima probabilità che una
vita sia in gioco, si può trascurare ogni proibizione della
Torah”. Si devono sacrificare le mizvoth per amore dell’uomo,
anziché sacrificare l’uomo per amore delle mizvoth».3

Anche il Vangelo testimonia questo stesso spirito che pone l’uomo al centro:

«Gesù non viola mai la santità di tale giorno. Egli con
autorità ne dà l’interpretazione autentica: “Il Sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Marco 2, 27)».4
3 Id., ibidem, p. 29.
4 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2173.

6. Il ricordo dell’Alleanza e l’attesa della redenzione

Il Sabato significa la presenza di Dio, la Sua relazione con l’uomo, amorevole e misericordiosa, è quindi un tempo pregnante di santità, nel quale si ripropone l’Alleanza (Esodo 31, 16) e il ricordo della redenzione pasquale
(Deauteronomio 5, 15). Perciò questo giorno si colma anche di attesa messianica e di speranza di una pienezza futura, rappresentate dall’immagine del Sabato come regina e come sposa. Questa idea è stata conservata in Israele
nell’inno Lechà Dodi (Vieni, o mio amato), cantato nelle sinagoghe di tutto il mondo all’entrata dello Shabbat, composto a Safèd dal mistico Salomone
Alkabez intorno al 1550:

«Vieni, o mio amato, incontro alla sposa, accoglieremo l’arrivo del Sabato.
L’osservare e il ricordare con un’unica parola
ci fece ascoltare il Signore.
Il Signore è Uno, il suo Nome è Uno per fama, per gloria, per lode.

Incontro al Sabato venite e andiamo, poiché esso è fonte di benedizione,
dai tempi più antichi fu consacrato,
fu al termine dell’opera della creazione,
ma nel pensiero di Dio era all’inizio.

O Santuario del Re, o Città regale,
alzati dalla rovina,
basta ormai rimanere nella valle di lacrime,
perché di te avrà pietà.

Scuotiti, sollevati dalla polvere,
indossa gli abiti della tua gloria, o popolo mio,
per opera del figlio di Iesse di Betlemme,
avvicinati all’anima mia, redimila.

Svegliati, svegliati, perché è apparsa la tua luce,
orsù risplendi, svegliati,intona un canto,
la maestà del Signore su te risplende.

Non arrossire, non ti vergognare,
perché ti chini, perché gemi?
In te si ripareranno i miseri del mio popolo,
e sarà riedificata la città dalle sue rovine.

I tuoi predatori saranno dati in preda,
si allontaneranno i tuoi distruttori,
si rallegrerà su di te il tuo Dio,
come la gioia dello sposo verso la sposa.

A destra e a sinistra ti spanderai
ed il Signore esalterai,
per mezzo del discendente di Perez,
e ci rallegreremo e gioiremo.

Vieni in pace o corona del tuo sposo,
con allegria e con giubilo,
in mezzo ai fedeli del popolo prezioso,
vieni o sposa, vieni o sposa».

7. I gesti della fraternità e della pace

Il primo giorno della settimana ebraica ripresenta simbolicamente l’operosità di Dio creatore, che nuovamente chiama l’uomo e la donna a collaborare a “prendersi cura del mondo” (Tikkùn Olàm), riprendendo il lavoro
quotidiano, sospeso durante il Sabato. Nella tradizione cristiana, l’attesa messianica si completa con l’azione del Padre che ridà vita al Figlio, il quale
ricapitola in sé tutte le cose e affida ai redenti la responsabilità di cooperare alla pienezza della redenzione. In entrambi i casi, ebrei e cristiani sono
sollecitati dalla divina volontà a porsi a servizio gli uni degli altri e per il bene del prossimo, dell’umanità nel suo insieme e dell’intero universo creato. Questi gesti di fraternità e di pace anticipano e preparano il grande Sabato messianico e l’aurora della redenzione.

II

SCHEMA DI CELEBRAZIONE


Ascolta, Israele!

DEUTERONOMIO 5, 1-15

Mosè convocò tutto Israele e disse loro: «Ascolta, Israele, le leggi e le norme che oggi io proclamo ai vostri orecchi: imparatele e custoditele per
metterle in pratica. Il Signore, nostro Dio, ha stabilito con noi un’alleanza sull’Oreb. Il Signore non ha stabilito quest’alleanza con i nostri padri, ma con noi che siamo qui oggi tutti vivi. Il Signore sul monte vi ha parlato dal
fuoco faccia a faccia, mentre io stavo tra il Signore e voi, per riferirvi la parola del Signore, perché voi avevate paura di quel fuoco e non eravate
saliti sul monte. Egli disse: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile. Non avrai altri dèi di fronte
a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non
ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio,sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e
alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, per-
ché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Osserva il giorno del sabato per santificarlo, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo gior-
no è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue,
né il tuo asino, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nella terra d’Egitto e che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore, tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del sabato”».



RECITA DEL SALMO 100

RESP.: Riconoscete che il Signore è il vero Dio.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. R.

Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R.

Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome. R.

poiché buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione. R.

Non sono venuto per abolire, ma per adempiere perfettamente

DAL VANGELO SECONDO MATTEO 5, 17-19

Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono
venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché
non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trat-
tino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno
solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà
considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegne-
rà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.



PREGHIERE D’INTERCESSIONE

Benedetto sei Tu, Signore Dio nostro, re del mondo, che con imperscrutabile
amore hai scelto Israele tra le genti come testimone del Dio Uno ed
Unico.

Perché, accogliendo il dono di questa testimonianza, possiamo crescere nel-
la fede, preghiamo…

Perché l’insegnamento religioso, la catechesi e la predicazione, favoriscano
una conoscenza più approfondita della tradizione ebraica vivente ed educhino
alla comprensione e al dialogo, preghiamo…

Perché nella lotta contro ogni forma di idolatria possiamo adempiere, in
sincera amicizia con i fratelli ebrei, il servizio comune verso l’intera umanità,
al fine che si manifesti nella storia la volontà di Dio, preghiamo…

Perché siamo vigilanti e risoluti nel condannare e nell’eliminare ogni forma
di antigiudaismo, di antisemitismo e di razzismo, per collaborare secondo
giustizia all’edificazione della pace, preghiamo…


BENEDIZIONE DEI KOHANIM (“SACERDOTI”) (Nm 6, 24-26)

Ti benedica il SIGNORE e ti custodisca.
Amen.
Faccia risplendere il SIGNORE il suo volto su di te e ti conceda grazia.
Amen.
Rivolga il SIGNORE il suo volto verso di te e ti dia pace.
Amen.



SOMMARIO



I Ricordati del giorno del sabato per santificarlo . . . . . . . . pag. 3


1. Dio santifica il Settimo Giorno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2. La santificazione nell’ascolto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3. La santificazione nel riposo e nella gioia . . . . . . . . . . . . .
4. In comunione con l’umanità e il Creato . . . . . . . . . . . . .
5. Il Sabato è fatto per l’uomo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6. Il ricordo dell’Alleanza e l’attesa della redenzione . . . . . .
7. I gesti della fraternità e della pace . . . . . . . . . . . . . . . . . .

II Schema di celebrazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


» 3
» 4
» 5
» 6
» 7
» 8
» 9

» 11


Finito di stampare dalla Mediagraf Spa Padova
nel mese di Dicembre 2009

del 17/01/2010


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