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Il Dialogo Ecumenico

Dialogo Ecumenico - Ortodossi

Unità dei cristiani e temi etici L'incontro panortodosso a Istanbul
di Marco Bellizi



L'unità degli ortodossi. Ma anche una posizione comune sui temi della bioetica. E l'attenzione confermata all'ambiente, tema da inserire sempre di più nella catechesi, nelle omelie e in generale nelle attività pastorali. Sono questi i punti nodali del documento finale dell'incontro panortodosso che si è tenuto a Istanbul, una
dichiarazione firmata oltre che dal Patriarca ecumenico Bartolomeo i di Costantinopoli e dal Patriarca di Mosca Alessio ii, dai primati delle Chiese ortodosse
di Alessandria, Atene, Antiochia, Gerusalemme, Cipro, Tirana, delle Terre ceche e della Slovacchia e dai rappresentanti delle Chiese serba, romena, bulgara, georgiana e polacca. Nel documento si apprezza l'azione delle Chiese russa e georgiana nel corso delle vicende belliche dello scorso agosto nelle quali sono stati coinvolti i due Paesi. I firmatari del documento si augurano che "i loro mutui sforzi contribuiscano a
superare le tragiche conseguenze delle operazioni militari e la rapida riconciliazione dei popoli".
Aprendo l'incontro panortodosso, il Patriarca ecumenico Bartolomeo i aveva invece puntato l'attenzione sull'unità dei cristiani, partendo dalla figura di san Paolo, forse
"il primo teologo dell'unità". Non si può onorare san Paolo in modo adeguato, aveva detto Bartolomeo i, "se allo stesso tempo non si lavora per l'unità della Chiesa". Per
l'apostolo delle genti, aveva detto ancora il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, "l'unità della Chiesa non è meramente una questione interna alla Chiesa stessa. Insiste tanto nel mantenere l'unità perché questa è inestricabilmente legata all'unità di tutta l'umanità".
La Chiesa ortodossa, perciò, in riferimento all'interpretazione autentica dell'insegnamento di san Paolo, "sia nei momenti di pace che di difficoltà dei suoi
duemila anni di storia - si afferma nel documento finale - può e deve promuovere nel mondo contemporaneo l'insegnamento non solo riguardante la restaurazione in
Cristo dell'unità dell'intera razza umana, ma anche l'universalità del Suo lavoro di redenzione, attraverso il quale tutte le divisioni del mondo vengono superate e la
comune natura di tutti gli esseri umani è affermata".
La fedele promozione del messaggio di redenzione - affermano ancora i rappresentanti ortodossi - presuppone anche "il superamento dei conflitti interni della
Chiesa ortodossa attraverso l'abbandono degli estremismi nazionalistici, etnici e ideologici del passato. Solo attraverso questa strada la parola dell'Ortodossia ha il
necessario impatto sul mondo contemporaneo".
L'evangelizzazione, quindi, del popolo di Dio ma anche di coloro i quali non credono in Cristo, costituisce il dovere supremo della Chiesa: "Tale dovere non deve essere
compiuto in maniera aggressiva o attraverso varie forme di proselitismo, ma con amore, umiltà e rispetto per l'identità di ogni persona e la particolarità culturale di
ognuno. Tutte le Chiese ortodosse devono contribuire allo sforzo missionario".
La Chiesa di Cristo - si ricorda sempre nel documento - oggi adempie il suo ministero in un mondo in rapido sviluppo, divenuto interconnesso grazie agli
strumenti di comunicazione, alla tecnologia e allo sviluppo dei mezzi di trasporto.
Allo stesso tempo, crescono anche forme di alienazione, divisioni e conflitti. Nessun cambiamento nelle strutture sociali o delle regole di comportamento basta a curare
questa condizione, dicono i rappresentanti ortodossi, dato che il peccato può essere vinto solo attraverso la cooperazione fra Dio e il genere umano. Sotto quest'aspetto la testimonianza contemporanea dell'Ortodossia per i sempre crescenti problemi
dell'umanità diventa imperativa non solo al fine di individuarne le cause ma anche al fine di confrontarsi direttamente con le tragiche conseguenze: "I vari contrasti nazionalistici, etnici, ideologici e religiosi continuamente alimentano pericolose confusioni non solo riguardo alla indubbia unità ontologica della razza umana, ma anche riguardo alla relazione dell'uomo con la sacra creazione". La sacralità della persona umana è intaccata a favore di parziali richieste individualistiche, che
comportano usi e abusi arbitrari della Creazione: "Queste divisioni del mondo - si legge nel documento finale - introducono un'ingiusta diseguaglianza nella
partecipazione degli individui e anche dei popoli al bene della Creazione; esse deprivano miliardi di persone di beni fondamentali e conducono alla miseria della
persona umana; possono causare migrazioni di massa, accendere discriminazioni nazionalistiche, religiose e sociali e conflitti, minacciando la coesione sociale interna tradizionale. Le conseguenze sono ancora più aberranti perché esse sono inestricabilmente legate alla distruzione dell'ambiente naturale e dell'intero
ecosistema".
Si affaccia qui la questione ambientale. Nell'incontro di Istanbul si è espresso sostegno alle iniziative del patriarcato ecumenico, così come delle altre Chiese
ortodosse, per la protezione dell'ambiente naturale: "A questo proposito - dicono i firmatari del documento finale - riaffermiamo l'indicazione del 1 settembre, primo
giorno dell'anno ecclesiastico, come giorno di preghiera speciale per la protezione del Creato e sosteniamo l'introduzione dell'argomento dell'ambiente naturale nella
catechesi, nell'omiletica e nell'attività pastorale in generale della nostra Chiesa".
Nel corso dell'incontro panortodosso è stata anche affrontata la questione del
rapporto fra religione e vita pubblica: è inaccettabile, è stato detto, interpretare il principio secolare come radicale marginalizzazione della religione in ogni sfera della vita pubblica.
Per quanto riguarda le questioni etiche si è ricordato come la Chiesa ortodossa abbia
evitato di assumere una posizione su ogni questione scientifica. Dal punto di vista ortodosso la libertà di ricerca costituisce un dono di Dio all'umanità. Allo stesso tempo, però, l'Ortodossia sottolinea i pericoli connessi in certe scoperte scientifiche,
i limiti della conoscenza scientifica e l'esistenza di altra "conoscenza" che non è
immediatamente legata alla scopo della scienza. Per questo è stata presa la decisione di procedere verso la costituzione di una Commissione interortodossa per studiare le questioni della bioetica, sulle quali "il mondo aspetta anche di conoscere la posizione
dell'Ortodossia".
I primati e i rappresentanti delle Chiese ortodosse quindi concludono riaffermando "la ferma posizione e il fermo obbligo a salvaguardare l'unità della Chiesa ortodossa
e accolgono la proposta del patriarcato ecumenico di tenere consultazioni panortodosse entro il 2009 su questo tema". In quell'occasione è confermato l'invito
a tutte le Chiese autocefale.

da L'Osservatore Romano del 17/10/2008


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