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Il Dialogo Ecumenico

Dialogo Ecumenico - Chiesa

La Parola di Dio, grazia di comunione La Parola di Dio vincolo ecumenico

Instrumentum Laboris


CAPITOLO OTTAVO

La Parola di Dio, grazia di comunione

La Parola di Dio vincolo ecumenico

54. La piena e visibile unità di tutti i discepoli di Gesù Cristo è ritenuta dal Santo Padre Benedetto
XVI una questione di primaria importanza che incide sulla testimonianza del Vangelo(97). Due
sono le realtà che uniscono i cristiani: la Parola di Dio e il Battesimo. Accogliendo questi doni il
cammino ecumenico potrà trovare il suo compimento. Il discorso di addio di Gesù nel cenacolo
mette in forte risalto che questa unità si manifesta nel dare una comune testimonianza alla Parola
del Padre, donata dal Signore (cf. Gv 17, 8). Afferma il Papa Benedetto XVI: «L’ascolto della
Parola di Dio è prioritario per il nostro impegno ecumenico. Non siamo infatti noi a fare o ad
organizzare l’unità della Chiesa. La Chiesa non fa se stessa e non vive di se stessa, ma della Parola
creatrice che viene dalla bocca di Dio. Ascoltare insieme la Parola di Dio, praticare la Lectio Divina
della Bibbia, cioè la lettura legata alla preghiera, lasciarsi sorprendere dalla novità, che mai
invecchia e mai si esaurisce, della Parola di Dio, superare la nostra sordità per quelle parole che non
si accordano con i nostri pregiudizi e le nostre opinioni, ascoltare e studiare nella comunione dei
credenti di tutti i tempi: tutto ciò costituisce un cammino da percorrere per raggiungere l’unità della
fede, come risposta all’ascolto della Parola»(98).

In generale, si nota con soddisfazione che la Bibbia è oggi il maggior punto di incontro per la
preghiera e il dialogo tra le Chiese e le comunità ecclesiali. Si è presa coscienza che la fede che ci
unisce e gli accenti diversi nell’interpretazione della stessa Parola sono un invito a riscoprire
insieme le motivazioni che hanno creato la divisione. Rimane, tuttavia, la convinzione che i
progressi fatti nel dialogo ecumenico con la Parola di Dio possono produrre altri effetti benefici.
Un’esperienza valida va sottolineata negli ultimi decenni, cioè l’influsso positivo e riconosciuto
della Traduction oecuménique de la Bible (TOB), e la collaborazione tra le diverse Associazioni
bibliche cristiane, che hanno favorito intesa e dialogo con diverse confessioni. Ma il filo rosso che
lega il cammino ecumenico dall’inizio del secolo scorso fino ai nostri giorni è la preghiera comune
di invocazione a Dio, sorretta dallo Spirito Santo, che promuove tra i cristiani quell’ecumenismo
spirituale, di cui il Concilio Vaticano II affermava: «La conversione del cuore e la santità di vita
insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani si devono ritenere come
l’anima di tutto il movimento ecumenico» (UR 8).

La Parola di Dio fonte del dialogo tra cristiani ed ebrei

55. Una peculiare attenzione va data alle relazioni con il popolo ebraico. Cristiani ed ebrei sono
insieme figli di Abramo, radicati nella stessa alleanza, giacché Dio, fedele alle sue promesse, non ha
revocato la prima alleanza (cf. Rm 9, 4; 11, 29)(99). Conferma il Papa Giovanni Paolo II: «Questo
popolo è invitato e guidato da Dio, Creatore del cielo e della terra. La sua esistenza non è dunque un
puro fatto di natura o di cultura, nel senso in cui, attraverso la cultura, l’uomo utilizza le risorse
della propria natura. Si tratta bensì di un fatto soprannaturale. Questo popolo persevera a dispetto di
tutti perché è il popolo dell’Alleanza e perché, nonostante le infedeltà degli uomini, il Signore è
fedele alla sua Alleanza»(100). Cristiani ed ebrei condividono tanta parte del canone biblico, quelle
“Sacre Scritture” (cf. Rm 1, 2) dai cristiani chiamate Antico Testamento. Questa stretta relazione
biblicamente fondata dà al dialogo tra cristiani ed ebrei un carattere singolare. A riguardo
l’importante documento della Pontificia Commissione Biblica: Il popolo ebraico e le sue Sacre
Scritture nella Bibbia cristiana(101) induce a riflettere sulla stretta connessione di fede, già
segnalata dalla Dei Verbum (cf. DV 14-16). Per comprendere in modo più adeguato la persona




stessa di Gesù di Nazaret è necessario riconoscerlo come «figlio di questo popolo»(102), Gesù è
ebreo e lo è per sempre.

Due aspetti poi vanno in particolare considerati. In primo luogo, la comprensione ebraica della
Bibbia può essere di aiuto alla comprensione e allo studio di essa da parte dei cristiani(103). A volte
si sono sviluppati – e si possono sviluppare ulteriormente – modi di studiare le Sacre Scritture
insieme agli ebrei e di imparare gli uni dagli altri, pur nel rigoroso rispetto delle diversità. In
secondo luogo, è doveroso il superamento di ogni possibile forma di antisemitismo. Lo stesso
Concilio Vaticano II ha sottolineato che gli ebrei «non devono essere presentati né come rigettati da
Dio, né come maledetti, come se ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura» (NA 4). Al contrario, sulla
scia di Abramo possiamo e dobbiamo diventare fonte di benedizione gli uni per gli altri e per il
mondo, come a più riprese è stato sottolineato dal Papa Giovanni Paolo II(104).

Il dialogo interreligioso

56. Facendo riferimento a quanto fin qui ha espresso il Magistero della Chiesa (cf. AG 11; NA 2-
4)(105), e i diversi contributi pervenuti, si richiamano i seguenti punti per una riflessione e
valutazione. La Chiesa, mandata a portare il Vangelo ad ogni creatura (cf. Mc 16, 15), incontra il
grande numero di aderenti ad altre religioni, sia alle cosiddette religioni tradizionali, sia a quelle che
possiedono libri sacri con un proprio modo di intenderli; si imbatte ovunque con persone in
cammino di ricerca o semplicemente in attesa della Buona Notizia. A tutti la Chiesa si sente
debitrice della Parola che salva (cf. Rm 1, 14). In prospettiva positiva, si porrà attenzione a
discernere i “semi evangelici” (semina Verbi) diffusi tra i popoli che possono costituire un’autentica
preparazione evangelica(106). Specie le religioni e tradizioni spirituali che si impongono
all’attenzione mondiale per la loro antichità e diffusione, come l’induismo, il buddismo, il
giainismo, il taoismo, devono essere oggetto di studio da parte dei cattolici, in vista di un dialogo
rispettoso e leale.

In particolare «la Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e
sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli
uomini» (NA 3). Come i cristiani e gli ebrei anch’essi si riferiscono ad Abramo cercando di imitarlo
nella sua sottomissione a Dio, a cui rendono culto soprattutto con la preghiera, l’elemosina ed il
digiuno. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano come profeta ed onorano Maria
sua madre verginale (cf. NA 3). Attendono il giorno del giudizio e apprezzano la vita morale.

Il dialogo dei cristiani con i musulmani e con i membri di altre religioni diventa un’urgenza e
permette di conoscersi meglio e di collaborare nella promozione dei valori religiosi, etici e morali,
contribuendo alla costruzione di un mondo migliore.

L’incontro di Assisi nel 1986 ricorda che l’ascolto di Dio deve portare a superare ogni forma di
violenza, perché esso diventi attivo nel cuore e nelle opere per la promozione della giustizia e della
pace(107). Come ha detto il Santo Padre Benedetto XVI «noi vogliamo cercare le vie della
riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro»(108).

Nelle occasioni, poi, in cui si cercasse di procedere ad un confronto della Bibbia con i testi sacri
delle altre religioni, sarebbe deprecabile cadere in sincretismi, accostamenti superficiali e
deformazioni della verità, a motivo anche delle diverse concezioni circa l’ispirazione di tali testi
sacri.

Una particolare attenzione va data alle numerose sette, operanti in differenti continenti, che si
servono della Bibbia per scopi devianti e con metodi estranei alla Chiesa.




La Bibbia non appartiene soltanto ai cristiani, ma è un tesoro per tutta l’umanità. Tramite un
contatto fraterno e personale, essa può diventare sorgente di ispirazione per coloro che non credono
in Cristo.

La Parola di Dio fermento delle moderne culture

57. Nel corso dei secoli il libro della Bibbia è entrato nelle culture, tanto da ispirare i vari ambiti del
sapere filosofico, pedagogico, scientifico, artistico, letterario. Il pensiero biblico è talmente
penetrato, da diventare sintesi e anima della cultura stessa. Come affermava l’allora Cardinale
Ratzinger in un commento all’Enciclica Fides et Ratio: «Già nella Bibbia stessa viene elaborato un
patrimonio di pensiero religioso e filosofico pluralistico derivante da diversi mondi culturali. La
parola di Dio si sviluppa nel contesto di una serie di incontri con la ricerca dell’uomo di una
risposta alle sue domande ultime. Non è caduta direttamente dal cielo, ma è propriamente una
sintesi delle culture»(109). Le influenze economiche e tecnologiche di ispirazione secolaristica e
potenziate dal largo servizio dei mass-media richiedono un dialogo più intenso tra Bibbia e cultura,
dialogo a volte dialettico, ma pieno di potenzialità per l’annuncio, in quanto è ricco di domande di
senso, che trovano nella Parola del Signore una proposta liberatrice.

Ciò significa che la Parola di Dio chiede di entrare come fermento in un mondo pluralista e
secolarizzato, negli areopaghi moderni, portando «la forza del Vangelo nel cuore della cultura e
delle culture»(110) per purificarle, elevarle e renderle strumenti del Regno di Dio. Questo richiede
una inculturazione della Parola di Dio, realizzata non con superficialità, ma con una adeguata
preparazione al confronto con posizioni altrui, in modo che appaia la identità del mistero cristiano e
la sua benefica efficacia verso ogni persona. In tale contesto va attentamente curata la ricerca della
cosiddetta “storia degli effetti” (Wirkungsgeschichte) della Bibbia nella cultura e nell’ethos comune,
per cui giustamente è chiamata e valutata come “grande codice”, specie nell’Occidente. Ha
affermato il Santo Padre Benedetto XVI: «Oggi più che mai la reciproca apertura tra le culture è un
terreno privilegiato per il dialogo tra gli uomini impegnati nella ricerca di un autentico umanesimo,
al di là delle divergenze che li separano. Anche in campo culturale, il Cristianesimo ha da offrire a
tutti la più potente forza di rinnovamento e di elevazione, cioè l’Amore di Dio che si fa amore
umano»(111). Di tutto questo si fanno carico con grande impegno e merito i molti centri culturali
cattolici sparsi nel mondo.

La Parola di Dio e la storia degli uomini

58. Durante il Concilio Vaticano II il Papa Paolo VI ha descritto la Chiesa come «serva
dell’umanità»(112) per orientare il mondo verso il Regno di Dio, secondo la misura di Gesù Cristo,
l’Uomo perfetto (GS 22). La Chiesa, perciò, riconosce il segno di Dio nella storia costruita dalla
libertà degli uomini sostenuta dalla grazia divina.

In questo contesto, la Chiesa è consapevole che la Parola di Dio va letta negli eventi e nei segni dei
tempi con i quali Dio si manifesta nella storia. Recita il Concilio Vaticano II: «Per svolgere questo
compito [di servire il mondo] è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di
interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ciascuna generazione, possa
rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro
reciproco rapporto» (GS 4). Essa quindi, immersa nelle vicende umane, deve «cercare di discernere
negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini
del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio» (GS 11). In questo
modo, svolgendo attraverso tutti i suoi membri il suo ruolo profetico, potrà aiutare l’umanità ad
incontrare nella storia la strada che la scosta dalla morte e la porta alla vita.




A questo proposito lo Spirito Santo chiama la Chiesa tutta ad annunciare la Parola di Dio quale
sorgente di grazia, di libertà, di giustizia, di pace, di salvaguardia del creato, mettendo in pratica la
Parola del Signore, secondo le diverse competenze, in collaborazione con persone di buona volontà.
Fanno da punto di riferimento e di incoraggiamento le prime parole dette da Dio nella Bibbia a
riguardo della creazione del mondo e della persona umana: «Dio vide che [...] era cosa buona [...]
molto buona» (Gn 1, 4.31), e soprattutto le parole e gli esempi di Gesù. Dalla Bibbia, dunque,
prendono ispirazione e motivazione, non senza una doverosa mediazione culturale, il fattivo
impegno a favore della giustizia e dei diritti umani, la partecipazione dei cattolici alla vita pubblica,
la cura dell’ambiente come casa di tutti.
(Sinodo Dei Vescovi II Assemblea Generale Ordinaria “ la Parola Di Dio Nella Vita E Nella Missione
Della Chiesa” Instrumentum Laboris - Città Del Vaticano 2008)



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