Canti per la preghiera | Medjigorje 2001
Comunità Cenacolo
"Ripensando alla mia storia devo riconoscere che Lui era già in
azione nella mia vita e che lo Spirito Santo guidava le situazioni
per insegnarmi già allora il modo di vivere la carità, l’amore, il
servizio... quell’apostolato che avrei dovuto svolgere oggi. Dio
prepara "i suoi addetti ai lavori” con un piano ben preciso. Oggi
benedico di essere nata in una famiglia numerosa, immigrata dal sud
durante la guerra del 1939-45, e di aver vissuto tanti sacrifici.
In casa c'era la dipendenza dell’alcool di mio padre, e quindi mia
madre, infermiera, doveva lavorare e a volte rimanere anche fuori
casa, per provvedere al "pane" per noi suoi figli, ed io dovevo
badare ai miei fratelli.
Mio padre spesso aveva le sue esigenze ed io, bambina, dovevo
ubbidire. Quando rimaneva senza sigarette, per esempio, mi chiamava
finchè non mi alzavo, anche se ero a letto ed era già tardi.
Ripensando adesso a questa storia, devo ammettere che tutto questo
era guidato dallo Spirito Santo che voleva fare di me una donna
libera dalle paure, dalla pigrizia, dal blocco della sofferenza.
Certo che una bambina soffre quando deve uscire dal letto tremando
per correre per una strada, durante la notte, al buio, a prendere un
pacchetto di sigarette per il padre. Ma questo semplice fatto, oggi
lo voglio rilevare proprio per dare gloria al Signore che agiva in
me, anche attraverso la dipendenza e la fragilità di mio padre. In
ogni caso a me tutto questo è servito per maturare nella libertà
interiore la capacità di uscire da me stessa, non considerando il
freddo, la paura, il sonno...
Oggi mi trovo a servire i giovani e le persone che in qualche modo
incrocio sulla mia strada, che hanno bisogno di me, di un sorriso,
di un abbraccio, di una parola, di una stretta di mano, di uno
sguardo espressivo. Sento dentro che c’è una forza potente, la forza
di donare la vita, che mi spinge a pensare prima agli altri
piuttosto che ai miei bisogni di fame, di sonno, di stanchezza, alle
mie paure e alla malattia.
Vorrei che questo fosse un messaggio per tanti giovani, per tante
ragazze che mi scrivono raccontando la loro triste storia durante
l’infanzia. Spesso si sono chiuse in quel negativo che hanno
vissuto. Vorrei invitarle a rileggere la loro storia in chiave di
fede, guardando a Dio che è Padre, che non ci abbandona mai, che non
ci perde mai di vista. Oggi credo che ogni più piccola sofferenza è
stata vissuta con Gesù, è stata assorbita, sofferta e vinta da Lui.
Questi sono i miei ricordi di bambina, tante croci, tanta gioia,
tanta presenza di Maria... Lo racconto proprio perché ciascuna
bambina, ciascuna donna, tutti voi che leggerete queste righe,
possiate ricevere l’entusiasmo, la gioia pensando che Dio vuole
intessere una storia appassionata con ciascuno di voi che avete
vissuto dei drammi in famiglia, delle umiliazioni, delle
frustrazioni, l’emarginazione, la violenza. Sappiate che il dolore è
la preghiera più autentica, è Gesù in croce, Gesù vivo oggi, Gesù
risorto per consolare noi.
Come donna forse non avrei mai rischiato di cominciare un’avventura
come quella di vivere 24 ore su 24 con i tossicodipendenti, perché
ero cosciente dei miei limiti.
Come consacrata devo riconoscere che Dio opera al di là della
debolezza e della fragilità, al di là del mio peccato.
Mi ero resa conto che i giovani erano stati abbandonati ed
emarginati da questa società consumistica. Mi accorgevo che nelle
famiglie non c’era più dialogo, né comunicazione, né fiducia tra i
coniugi e tra genitori e figli: i giovani erano lasciati soli. Così
è venuta la chiamata ad aprire le porte a loro, agli sbandati, a
quelli più disperati che s’incontrano nelle stazioni, per le strade,
sui treni.
La chiamata che viene da Dio ti rende capace di fare delle opere e
credere in cose che tu non avresti mai pensato né immaginato, e
quindi non era facile spiegare questo ai miei superiori.
Ho chiesto loro, più volte, per più di anni, di poter aprire una
casa dove accogliere queste persone. Giustamente mi mettevano di
fronte a tutti i miei limiti e le mie povertà, dicendomi con
chiarezza: “Tu non sei preparata, non hai la cultura sufficiente”.
Io acconsentivo dicendo: “E’ vero, però io non posso più dormire
tranquilla”. Dentro di me si era scatenato un vulcano e sentivo che
dovevo dare una risposta a quel Dio che mi aveva dato un dono da
restituire ai giovani. E’ stata un’attesa molto dolorosa.
Finalmente hanno accettato e ho iniziato in una vecchia casa in
rovina che il Comune di Saluzzo ci ha dato in comodato. Questa casa
non era abitabile, ma sono arrivata con tanto entusiasmo e con molta
fede, insieme ad altre due sorelle e ad una laica consacrata.
Abbiamo aperto le porte e dopo una settimana i primi ragazzi sono
entrati. Si alzavano e andavano nei campi a lavorare. Solo dopo più
di un mese uno di loro, un mattino, si è seduto vicino a noi, mentre
pregavamo e ha detto: “Voglio capire anch’io cosa fate”. Dopo di lui
anche gli altri si sono uniti a noi nella preghiera. Non abbiamo
proposto la preghiera, ma abbiamo detto: “Accogliamo l’uomo così
com’è”. L’uomo è fatto ad immagine di Dio, quindi è già preghiera
per noi che abbiamo Fede.
Ma la mia anima ha sussultato di gioia quando alcuni di loro,
spontaneamente, hanno preso fra le mani il breviario e si sono messi
a pregare con noi. Ho vissuto una gratitudine immensa a Dio per
avermi donato la gioia intensa di vedere dei giovani, che fino a
poco tempo prima erano schiavi del male, delle tenebre, pregare con
noi, ed ho capito che loro avevano fame di Dio, bisogno di
incontrare Lui.
All’inizio abbiamo vissuto tantissima povertà perché non avevamo
nulla. C’erano quattro mura senza porte e finestre, erbacce
dappertutto e noi non avevamo attrezzi: né tavoli, né sedie… niente!
Mi ricordo che un sabato sono scesa al mercato e mi sono fermata
davanti al banco degli attrezzi da lavoro agricoli. Li guardavo con
nostalgia perché non potevamo lavorare senza questi strumenti, ma
non potevo acquistarli perché non avevamo denaro. Probabilmente era
strano vedere una suora che fissava degli attrezzi da lavoro, e
difatti un uomo mi è passato vicino e mi ha chiesto: “Suora, ha
bisogno di qualcosa?” Ed io ho risposto: “Sì, mi servirebbe questo
attrezzo e quest’altro, ma non ho soldi”. Lui mi ha detto: “Non c’è
problema, faccia la spesa e poi ci penso io”.
Poi questo signore mi ha accompagnata alla casa, che dista qualche
chilometro dal centro e mi ha detto: “Andiamo, le porto io tutto”.
Ci aveva comprato il tagliaerba e tutto il necessario per il lavoro
per la sistemazione della casa.
Questo è stato il primo segno della Provvidenza, un segno che mi ha
aperto ancor di più gli occhi sull’opera che Dio stava cominciando.
Stavo aprendo una Comunità come molte altre in Italia, ma in quel
momento ho capito che non dovevamo puntare sulle sicurezze umane che
ci venivano offerte o sulle rette dei genitori, disponibili a dare
quello che veniva loro richiesto, pur di salvare il figlio dalla
tossicodipendenza. Mi sono resa conto che dovevo proporre l’amore di
Dio e fidarmi totalmente di Lui.
Proponendo l’amore di Dio dovevamo eliminare in modo radicale la
facile dipendenza da quel denaro che ai ragazzi era servito per
uccidersi. Giovani che spendevano, a volte, oltre 300 euro al giorno
per la droga; per loro il denaro era un richiamo alla morte.
Per me era fondamentale proporre la preghiera e la fiducia in Dio e
non deluderli.
Al tossicodipendente non si può parlare in modo teorico della fede.
Soprattutto all’inizio, non possono capire l’amore di Dio, vedono
solo il tuo amore. Devono vedere che tu hai una misericordia
infinita attraverso dei gesti concreti.
Per questo motivo era necessario escludere dalla nostra terapia
quello che rende sicuri tutti gli uomini, ma tristi: il denaro.
Quando tu hai dei soldi ti senti più forte, più potente e a volte
anche più prepotente, così come erano soliti fare loro quando
avevano tanti soldi in tasca.
Questa è stata una grande scelta di libertà che la Comunità ha
fatto.
I ragazzi stessi rimanevano stupiti che per entrare nella nostra
Comunità non fosse necessario pagare una retta o assicurarsi il
denaro che lo stato dà per questo servizio pubblico.
Ma il motivo fondamentale era per me di dimostrare ai ragazzi che
Dio c’è veramente, che Lui è un Padre interessato ai suoi figli e
che la Provvidenza veglia su di noi giorno e notte.
Non potevo raccontare queste cose soltanto a parole, occorreva che
le toccassero con mano, che le sperimentassero personalmente.
Abbiamo vissuto dei momenti di grande povertà e di massima
essenzialità; abbiamo mangiato per tanto tempo con le mani perché
non avevamo posate, abbiamo dormito per terra sull’erba che
tagliavamo di giorno perché non c'erano i materassi e i letti,
abbiamo atteso i tempi di Dio come scelta di fede.
Ci siamo messi nella condizione di essere poveri, perché volevamo
attirare la Provvidenza e la Misericordia di Dio. Ciò che stava
iniziando, anche se per me era incomprensibile, era qualcosa di
grande, di bello, di importante per Dio...
Da quel momento Dio non ha più smesso di stupirmi, sono nate altre
case, tanti giovani, famiglie... ora anche i fratelli e le sorelle
che desiderano donare tutta la loro vita a Dio in questa sua opera,
abbracciando i consigli evangelici: davvero “nulla è impossibile a
Dio”!"
dal libro: "Madre Elvira"
Questa settimana vi presentiamo il CD di
Canti per la preghiera "Medjugorje 2001"
CD pubblicati:
Clicca sul titolo per scaricare i file mp3 corrispondenti
Medjugorje 2001
Vive Gesu'
Laudate omnes gentes
Emmanuel 1
Come Holy Spirit
Instrumentale
Svet je Gospodin
Emmanuel 2
Jubilate
Agnus Dei
Medjugorje 1
Medjugorje 2