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Don Tonino Bello

Don Tonino Bello, oggi più che mai, è una figura radiosa, un segno di speranza a cui possiamo rivolgerci.
Nel suo libro “Le mie notti insonni” descrive il comune sentimento degli uomini di oggi, che nonostante il progresso, la scienza, l’economia, sono in balia dell’angoscia di non riuscire a stare al passo con i tempi.
Egli ha sempre annunciato, con il suo linguaggio poetico e fermo nello stesso tempo, la Buona Novella del Vangelo, come rimedio per le paure e le ansie del mondo.
La sua sensibilità per i poveri e per gli ultimi lo portava, nonostante fosse Vescovo, a “mescolarsi” Alla gente comune, nelle strade, nei bar, negli autobus. Nonostante l’alto incarico ecclesiale, Don Tonino Bello era affabile e disponibile con chiunque bussava alla sua porta per chiedere una parola di conforto, un aiuto materiale, un momento di ristoro per l’anima. Ogni singola situazione veniva presa a cuore, affrontata con determinazione.

Coniugava i suoi doveri di Vescovo con una vita radicalmente evangelica, un Vangelo vissuto “senza sconto” come soleva dire.
Scrive nel suo libro “La stola e il grembiule”
“La cosa più importante, comunque, non è introdurre il "grembiule" nell'armadio dei paramenti sacri, ma comprendere che la stola ed il grembiule sono quasi il diritto ed il rovescio di un unico simbolo sacerdotale. Anzi, meglio ancora, sono come l'altezza e la larghezza di un unico panno di servizio: il servizio reso a Dio e quello offerto al prossimo. La stola senza il grembiule resterebbe semplicemente calligrafica. Il grembiule senza la stola sarebbe fatalmente sterile.”

La sua dignità di Vescovo brillava nella sua fedeltà a Dio, alla Chiesa, nell’amore grande per la Madonna, di cui ha lasciato scritti bellissimi, e nelle sue opere di carità squisitamente evangeliche,

Sostava a lungo davanti al Tabernacolo dove scriveva le sue omelie, prendeva le decisioni più difficili e attingeva la forza per la sua difficile missione di Vescovo e di testimone della Pax Christi

Era nato a Lecce nel 1935, ordinato sacerdote nel 1957, consacrato vescovo di Molfetta, in Puglia nel 1982, e nel 1985 presidente del Movimento internazionale “Pax Christi”.

Colpito da un male inguaribile, non cessò un solo attimo di affrontare anche le sofferenze di chi chiedeva aiuto o desiderava una risposta convincente sull’assurdità del dolore. Diceva:
“C’è anche il caso, comunque, ed è molto frequente, che il dolore rafforzi l’intimità col Signore: il quale viene riscoperto non tanto come estremo rifugio di consolazione, ma come colui che "ben conosce il patire" e che sa solidarizzare fino in fondo con tutta la nostra esperienza”.

Passò i suoi ultimi mesi di vita tra la sua gente, tra i suoi poveri, tra gli inascoltati gridi della “gente comune”. La morte colse prematuramente Don Tonino Bello il 20 aprile del 1993 a 58 anni, in fama di santità.
Ai funerali hanno partecipato decine di migliaia di persone accorse dall'Italia e dall'estero. Il cimitero di Alessano, dove oggi riposano le sue spoglie, è costante meta di pellegrinaggio. Non si contano le persone, i gruppi, le comunità che si ispirano al suo messaggio; così come le scuole, le strade, le piazze, le realtà aggregative che si intitolano al suo nome.

Il 27 novembre 2007 la Congregazione per le Cause dei Santi ha avviato il processo di beatificazione di don Tonino Bello. In data 30 aprile 2010 si è tenuta la prima seduta pubblica nella cattedrale di Molfetta (Bari)




  
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Regina Mundi - La Donna vestita di Sole : Don Tonino Bello