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Tutto hai posto sotto i suoi piedi


Di Gloria e di Onore lo hai coronato



“Tutto hai posto sotto i nostri piedi, tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna gli uccelli del cielo e i pesci del mare”.  Terra, cielo e mare: Ecco le coordinate che disegnano l’ampiezza del Regno. Del Regno non dell’Impero. Sì, perché l’uomo è signore del creato ma non monarca che spadroneggia su tutto, principe dell’universo non tiranno con paranoie distruttive, signore del mondo non despota col diritto di violentare la natura, sovrano indiscusso sugli esseri viventi non dittatore arrogante con licenza di profanazione.

E’ vero che nel linguaggio corrente “mettere sotto i piedi” ha significato di degradare, avvilire, calpestare. Il dittatore mette sotto i piedi le persone, il criminale mette sotto i piedi le leggi, il traditore mette sotto i piedi i sentimenti, il sacrilego mette sotto i piedi la religione. Ma non è certo in questo senso dispregiativo che il versetto biblico va inteso. Quando il salmo ottavo dice che Dio ha posto l’opera delle sue mani sotto i nostri piedi vuol sottolineare, sì, la sovra eminente sovranità dei figli di Eva, ma non intende certo autorizzarli ad usare violenza con tutte le altre creature riducendole a pezze da piedi. Animali, piante, cose sono compagni di creazione dell’uomo e meritano da lui tutto il rispetto.

Oggi, purtroppo a causa della scienza e della tecnica, ma soprattutto con la complicità sotterranea delle leggi del profitto, la natura ha perso la sua plurisecolare funzione di socia dell’uomo. Amputata, sfruttata, disintegrata e ricomposta a piacimento è diventata materia grezza da asservire, schiava da soggiogare, spazio su cui esercitare sconcertanti frenesie manipolatorie. Da compagna a serva, insomma. A causa di quel maledetto delirio di onnipotenza nascosto nell’uomo, a cui però il Signore non ha mai dato carta bianca di poter sfregiare l’intima essenza delle cose o di alterarne i connotati o di svisare le leggi che ne disegnano l’identità. Dio ha messo Adamo nel giardino perché lo coltivasse e lo custodisse, non perché ne facesse scempio. Il rogito notarile di consegna riportato nel primo capitolo della Genesi gli dà potere di soggiogare la terra non di sterminarla e se lo autorizza a dominare sugli esseri viventi del mare, del cielo e della terra non lo fa per dargli mano libera di infierire crudelmente sulle creature ma solo perché non deve adorare gli animali o le cose trasformandole in divinità come facevano altri popoli.

La lezione è chiara: dobbiamo dare diritto di parola alle creature, dobbiamo stringere con loro rapporti cordiali.

Francesco, se vedeva distese di fiori, si fermava a predicare loro e li invitava a lodare e amare Dio come esseri dotati di ragione. Allo stesso modo le selve, le vigne. Le belle campagne, le acque correnti e i giardini verdeggianti, la terra e il fuoco, l’aria e il vento, con semplicità e purità di cuore invitava ad amare e lodare il Signore. E finalmente chiamava tutte le creature con il nome di fratello e di sorella intuendone i segreti.

A Santa Maria della Porziuncola c’era una cicala sopra un fico, vicino alla cella di Francesco. Un giorno il servo del Signore chiamò la cicala che volò sulla sua mano e le disse: “Canta sorella cicala e loda con il tuo giubilo il Dio creatore”. Essa, obbedendo senza indugio, incominciò a cantare e non smise finché, per ordine del Padre, volò di nuovo al suo posto. Quando si lavava le mani sceglieva un posto dove l’acqua non venisse pestata con i piedi, perfino per i vermi nutriva grandissimo affetto perciò si preoccupava di toglierli dalla strada perché non fossero schiacciati dai passanti. A un frate che tagliava la legna, raccomandava di non abbattere mai del tutto l’albero, ma lo tagliasse in modo per cui ne rimanesse sempre una parte intatta. Diceva al frate incaricato dell’orto di lasciare uno spazio libero di produrre erbe verdeggianti che alla stagione propizia producessero fratelli fiori.

E’ incredibile la fiducia di Dio: Egli ha posto sotto i nostri piedi l’opera delle sue mani perché dalla natura potessimo fin d’ora far scaturire i lineamenti di quella creazione nuova che Dio un giorno porterà a compimento. Ma è più incredibile ancora la sua laicità. La laicità di Dio. C’è da scommettere che Egli rende meritoria di premi eterni perfino la nostra appartenenza ad un gruppo ambientalista e la nostra attività presso l’ente della protezione degli animali. Vi saluto.


+ Don Tonino Bello




  
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