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Che cosa è l'uomo perchè te ne curi?


Di Gloria e di Onore lo hai coronato



Dio non è un computer, il grande magazziniere dei nostri nomi, e neppure l’archivista supremo che per ogni uomo allestisce un dossier riservato che nel giorno del Giudizio Egli userà come prove di merito o come capi di imputazione nei nostri confronti. Sarebbe veramente banale ridurre Dio a controllore dei nostri sgarri o al rango di banchiere custode dei nostri titoli di credito. Un Dio siffatto che vesta l’abito del funzionario compiaciuto o che indossi la divisa del gendarme, è quanto di più allucinante si possa pensare.

Forse, proprio per allontanare da noi un modo così sacrilego di concepire Dio, il salmo 8 ci fa sapere che il Signore non solo si ricorda dell’uomo ma si prende anche premura di lui. “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?”. Dio dunque si prende cura, è provvidente. Non gli basta darci un letto ma la notte si alza per rimboccarci le coperte. Ha sollecitudine, insomma, è inquieto per noi, si preoccupa e non solo dell’uomo in generale ma del singolo. E’ straordinario tutto questo. Io gli sto a cuore. Gli sta a cuore il Papa ma anche Filippo gli sta a cuore. Filippo lo scansano tutti perché ha l’alito pesante, sembra un cavernicolo, non si lava mai e passa la vita taciturno raccogliendo ferri vecchi. Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la pace, gli sta a cuore ma anche Maddalena gli sta a cuore, lei che di bello ha solo il nome, con quel tanfo selvatico che si porta appresso e con quello sfregio sotto gli occhi che la deturpa da quando suo padre la gettò nel fuoco, ancor bambina. Gli sta a cuore Nicla che ha vinto un concorso di fotomodella e sua madre la mostra a tutti sulle copertine dei rotocalchi ma gli sta a cuore anche Nella che ha sposato un marocchino contro la volontà dei parenti, è stata messa fuori casa, ora ha un bambino e vive all’interno di un’Alfa Romeo sgangherata che le fa da cucina, da soggiorno e da talamo nuziale. Gli sta a cuore il leader che si batte per il riconoscimento dei diritti umani, parla alla televisione e concede interviste ai giornali più grandi del mondo ma gli sta a cuore anche Sabel, piccolo bambino etiope dal ventre gonfio di fame che trema come un cerbiatto spaurito all’interno di una capanna in attesa della morte. Gli sta a cuore Jenni che fa la serva in un night per camparsi la vita, se ne fa carico, ne segue con preoccupazione la sorte, non chiude occhio per lei, come non chiude occhio per quella madre salvadoregna che piange per il figlio scomparso, per quel vecchio vietnamita che vegeta da mesi nella stiva di una barca, per quel giovane indiano che si aggira come un ebete tra le arterie di una metropoli europea e che ha perso tutto, anche la memoria e il cui nome ora è segnato solo sull’anagrafe del cielo.

Qualcuno potrebbe osservare che non c’è bisogno del salmo 8 per sapere che Dio si prende cura dell’uomo dal momento che tutta la scrittura, dalla prima all’ultima parola, è attraversata da questo annuncio. Giusto! L’osservazione è pertinente. La portata del messaggio di questo versetto, infatti, non è proclamare la premura di Dio ma la grandezza dell’uomo. Non consiste nel rivelare la condiscendenza del Creatore ma nell’esaltare il prestigio della creatura, non si riduce a glorificare la tenerezza di Dio per ogni volto umano ma punta a mettere in luce il fascino di questo volto che riesce a stregare perfino il cuore di Dio.

“Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?”. Un amico ateo che avevo condotto con me alla professione religiosa di Francesca, una splendida ragazza di vent’anni, che ognuno avrebbe voluto per sé come sposa, al ritorno, in macchina, mi disse: “Ma che cos’è questo vostro Dio per cui una ragazza come quella si brucia la vita?”. Stavo per rispondergli con la stessa domanda a termini invertiti quando ho visto un vecchio che raspava nel cassone delle immondizie e allora sostituendo il nome di Francesca gli ho replicato: “E che cos’è quel miserabile senza nome per il quale Dio, stanne certo, arde di ineffabile amore?”. Era difficile dare una risposta. Avrei voluto osservare che comunque una risposta l’avremmo potuta trovare nel Vangelo, in quella pagina in cui il Signore, per ogni torto subito dal più piccolo della terra, si costituisce parte lesa davanti al tribunale della storia. Ma mi sono fermato perché mi ero accorto di aver fuso  il cervello, non il motore, poi ho ripreso, mormorando all’orecchio del mio amico rimasto in silenzio, il versetto di un altro salmo: “Il Signore ci ha fatto bere vino da vertigini”.


+ Don Tonino Bello




  
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