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Di gloria e di onore lo hai coronato


Di Gloria e di Onore lo hai coronato



Onore e gloria. Non è il caso di attardarsi sul significato singolo di questa accoppiata di termini che riferita a Dio compare tantissime volte nella Sacra Scrittura. Sapere che cosa sia l’onore e che cosa sia la gloria nel linguaggio biblico, interessa fino ad un certo punto. Sottilizzare sulle etimologie può sembrare esercitazione accademica e addentrarsi nelle analisi verbali può lasciare perfino indifferenti, ma venire a sapere che quella corona di gloria, di onore costruita esclusivamente per la testa del Creatore, viene collocata anche sul capo della creatura, provoca sconcerto e riempie l’anima di stupore.

Il salmo 8 afferma con esplicita solennità: “Di gloria e di onore lo hai coronato”.

Immaginate che durante un solenne pontificale d’altri tempi, in piazza San Pietro, il Papa facesse chiamare un barbone, uno dei tanti che la notte dormono sotto il porticato, e, toltosi la tiara dalla testa gliela mettesse sul capo davanti agli occhi esterrefatti  dei cerimonieri. Ebbene, Dio fa con ciascuno di noi la stessa cosa, anzi, mille volte di più perché è Lui che si toglie dal capo la corona e la poggia sul capo dell’uomo e si compiace nel vedere che gli sta bene e sembra che gli dica con un sorriso: “Lo sai che ti dona? Tienila pure senza profanarla”.

La corona sul capo di Riccardo. A dire il vero non si fa molta fatica a vedere Riccardo incoronato con lo stesso diadema di Dio perché lui è uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo e quando lo si vede sugli schermi televisivi nel rapimento trasognato di un concerto, non ci vuole molto ad intrecciare con il gioco delle dissolvenze, una corona di regalità che gli fermi finalmente i mobilissimi capelli. Anche le genti di tutta la terra e non solo i suoi concittadini di Molfetta, gli tributano gloria ed onore. Ma figurarsi Arturo recinto dello stesso diadema di Dio è molto più difficile. Arturo, si può dire che è sieropositivo per scelta perché si è degradato da solo e, quel che è peggio, nell’avvilimento morale ci vuole rimanere. Per procurarsi la roba, dopo che si è venduto i mobili di casa, si è messo a rubare. Sua moglie mi ha detto che l’altra sera lo ha visto rannicchiato sulla panchina della villa comunale con la siringa che gli era rotolata a terra e con gli occhi sbarrati nel vuoto. Eppure anche lui è titolare di un diritto regale che non può essergli contestato da nessuno.

“Di gloria e di onore lo hai coronato”. A volte, quando leggo questo versetto del salmo e penso ai bambini dell’Etiopia o ai lebbrosi respinti dal consorzio umano o ai nomadi resi tali dall’inospitalità della gente, o ai profughi dell’Albania ammucchiati sul molo di Bari o a quelle donne anziane, sudice e maleodoranti che ti russano accanto nella sala d’aspetto delle stazioni ferroviarie o a coloro che per colpa propria o per cattiveria altrui convivono con lo sfruttamento e con la miseria, mi sorprendo a spiare dove abbiano nascosto la corona… è inutile, non mi riesce di scorgerla, eppure ce l’hanno. Mi è riuscito invece di scorgerla sul capo di Amir, un marocchino di 13 anni che l’altra mattina si è accostato alla mia macchina a pulire il parabrezza quando mi sono fermato al semaforo. In quel momento ho provato una stretta al cuore, la stessa provata dai poeti dell’ 800 davanti a “Valentino vestito di nuovo come lo brocche dei biancospini ma nudi i piedi come un uccello”, a simbologie invertire, però: per Valentino piedi nudi e corpo splendidamente vestito, per Amir nudo il corpo e capo splendidamente coperto, sì, capo coperto da una corona regale. Gliel’ha messa Lui.

Carissimi catechisti, il Signore vi abiliti a introdurre nella coscienza dei vostri ragazzi un grande rispetto per quella corona di gloria e di onore collocata sul capo di ognuno, al punto che sappiano scorgere la presenza del principe nell’abito del povero e si guardino dal profanare la propria vita nell’abiezione morale e ogni oltraggio dell’uomo sull’uomo venga da essi percepito come delitto di lesa maestà.


+ Don Tonino Bello




  
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