DECRETO
AD GENTES
SULL'ATTIVITA' MISSIONARIA
DELLA CHIESA
PROEMIO
1. Inviata per mandato divino alle genti per essere “
sacramento universale di salvezza ” la Chiesa, rispondendo a un tempo
alle esigenze più profonde della sua cattolicità ed all'ordine specifico
del suo fondatore (cfr. Mc 16,15), si sforza di portare l'annuncio del
Vangelo a tutti gli uomini. Ed infatti gli stessi apostoli, sui quali la
Chiesa fu fondata, seguendo l'esempio del Cristo, “ predicarono la
parola della verità e generarono le Chiese”. È pertanto compito dei loro
successori perpetuare quest'opera, perché “ la parola di Dio corra e sia
glorificata ” (2 Ts 3,1) ed il regno di Dio sia annunciato e stabilito
su tutta quanta la terra.
D'altra parte, nella situazione attuale delle cose,
in cui va profilandosi una nuova condizione per l'umanità, la Chiesa,
sale della terra e luce del mondo (cfr. Mt 5,13-14), avverte in maniera
più urgente la propria vocazione di salvare e di rinnovare ogni
creatura, affinché tutto sia restaurato in Cristo e gli uomini
costituiscano in lui una sola famiglia ed un solo popolo di Dio.
Pertanto questo santo Sinodo, nel rendere grazie a
Dio per il lavoro meraviglioso svolto da tutta la Chiesa con zelo e
generosità, desidera esporre i principi dell'attività missionaria e
raccogliere le forze di tutti i fedeli, perché il popolo di Dio,
attraverso la via stretta della croce possa dovunque diffondere il regno
di Cristo Signore che abbraccia i secoli col suo sguardo (cfr. Eccli
36,19), e preparare la strada alla sua venuta.
CAPITOLO I
PRINCIPI DOTTRINALI
Il piano divino di salvezza
2. La Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla
terra è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del
Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano
di Dio Padre, deriva la propria origine.
Questo piano scaturisce dall'amore nella sua fonte,
cioè dalla carità di Dio Padre. Questi essendo il principio senza
principio da cui il Figlio è generato e lo Spirito Santo attraverso il
Figlio procede, per la sua immensa e misericordiosa benevolenza
liberatrice ci crea ed inoltre per grazia ci chiama a partecipa re alla
sua vita e alla sua gloria; egli per pura generosità ha effuso e
continua ad effondere la sua divina bontà, in modo che, come di tutti è
il creatore, così possa essere anche “tutto in tutti” (1 Cor 15,28),
procurando insieme la sua gloria e la nostra felicità. Ma piacque a Dio
chiamare gli uomini a questa partecipazione della sua stessa vita non
tanto in modo individuale e quasi senza alcun legame gli uni con gli
altri, ma di riunirli in un popolo, nel quale i suoi figli dispersi si
raccogliessero nell'unità (cfr. Gv 11,52)
La missione del Figlio
3. Questo piano universale di Dio per la salvezza del
genere umano non si attua soltanto in una maniera per così dire segreta
nell'animo degli uomini, o mediante quelle iniziative anche religiose,
con cui essi variamente cercano Dio, nello sforzo di raggiungerlo magari
a tastoni e di trovarlo, quantunque egli non sia lontano da ciascuno di
noi (cfr. At 17,27): tali iniziative infatti devono essere illuminate e
raddrizzate, anche se per benigna disposizione della divina Provvidenza
possono costituire in qualche caso un avviamento pedagogicamente valido
verso il vero Dio o una preparazione al Vangelo. Ma Dio, al fine di
stabilire la pace, cioè la comunione con sé, e di realizzare tra gli
uomini stessi--che sono peccatori--una unione fraterna, decise di
entrare in maniera nuova e definitiva nella storia umana, inviando il
suo Figlio a noi con un corpo simile al nostro, per sottrarre a suo
mezzo gli uomini dal potere delle tenebre e del demonio (cfr. Col 1,13;
At 10,38) ed in lui riconciliare a sé il mondo (cfr. 2 Cor 5,19) . Colui
dunque, per opera del quale aveva creato anche l'universo Dio lo
costituì erede di tutte quante le cose, per restaurare tutto in lui
(cfr. Ef 1,10).
Ed in effetti Cristo Gesù fu inviato nel mondo quale
autentico mediatore tra Dio e gli uomini. Poiché è Dio, in lui abita
corporalmente tutta la pienezza della divinità (Col 2,9); nella natura
umana, invece, egli è il nuovo Adamo, è riempito di grazia e di verità
(cfr. Gv 1,14) ed è costituito capo dell'umanità nuova. Pertanto il
Figlio di Dio ha percorso la via di una reale incarnazione per rendere
gli uomini partecipi della natura divina; per noi egli si è fatto
povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua povertà (cfr. 2
Cor 8,9). Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per
servire e per dare la sua vita in riscatto dei molti, cioè di tutti
(cfr. Mc 10,45). I santi Padri affermano costantemente che non fu
redento quel che da Cristo non fu assunto. Ora egli assunse la natura
umana completa, quale essa esiste in noi, infelici e poveri, ma una
natura che in lui è senza peccato (cfr. Eb 4,15; 9,28) . Di se stesso
infatti il Cristo, dal Padre consacrato ed inviato nel mondo (cfr. Gv
10,36), affermò: “ Lo Spirito del Signore è su di me, per questo egli mi
ha consacrato con la sua unzione, mi ha inviato a portare la buona
novella ai poveri, a guarire quelli che hanno il cuore contrito, ad
annunziare ai prigionieri la libertà ed a restituire ai ciechi la vista
” (Lc 4,18); ed ancora: “ Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a
salvare quello che era perduto” (Lc 19,10).
Ora tutto quanto il Signore ha una volta predicato o
in lui si è compiuto per la salvezza del genere umano, deve essere
annunziato e diffuso fino all'estremità della terra (cfr. At 1,8), a
cominciare da Gerusalemme (cfr. Lc 24,47). In tal modo quanto una volta
è stato operato per la salvezza di tutti, si realizza compiutamente in
tutti nel corso dei secoli.
La missione dello Spirito Santo
4. Per il raggiungimento di questo scopo, Cristo
inviò da parte del Padre lo Spirito Santo, perché compisse dal di dentro
la sua opera di salvezza e stimolasse la Chiesa a estendersi.
Indubbiamente lo Spirito Santo operava nel mondo prima ancora che Cristo
fosse glorificato. Ma fu nel giorno della Pentecoste che esso si effuse
sui discepoli, per rimanere con loro in eterno (cfr. Gv 14,16); la
Chiesa apparve ufficialmente di fronte alla moltitudine ed ebbe inizio
attraverso la predicazione la diffusione del Vangelo in mezzo ai pagani;
infine fu prefigurata l'unione dei popoli nell'universalità della fede
attraverso la Chiesa della Nuova Alleanza, che in tutte le lingue si
esprime e tutte le lingue nell'amore intende e abbraccia, vincendo così
la dispersione babelica. Fu dalla Pentecoste infatti che cominciarono
gli “ atti degli apostoli ”, allo stesso modo che per l'opera dello
Spirito Santo nella vergine Maria Cristo era stato concepito, e per la
discesa ancora dello Spirito Santo sul Cristo che pregava questi era
stato spinto a cominciare il suo ministero. E lo stesso Signore Gesù,
prima di immolare in assoluta libertà la sua vita per il mondo,
organizzò il ministero apostolico e promise l'invio dello Spirito Santo,
in modo che entrambi collaborassero, sempre e dovunque, nella
realizzazione dell'opera della salvezza. Ed è ancora lo Spirito Santo
che in tutti i tempi “ unifica la Chiesa tutta intera nella comunione e
nel ministero e la fornisce dei diversi doni gerarchici e carismatici”
vivificando--come loro anima--le istituzioni ecclesiastiche ed
infondendo nel cuore dei fedeli quello spirito missionario da cui era
stato spinto Gesù stesso. Talvolta anzi previene visibilmente l'azione
apostolica, come incessantemente, sebbene in varia maniera, l'accompagna
e la dirige.
La missione della Chiesa
5. Il Signore Gesù, fin dall'inizio “ chiamò presso
di sé quelli che voleva e ne costituì dodici che stessero con lui e li
mandò a predicare” (Mc 3,13; cfr. Mt 10,1-42). Gli apostoli furono
dunque ad un tempo il seme del nuovo Israele e l'origine della sacra
gerarchia. In seguito, una volta completati in se stesso con la sua
morte e risurrezione i misteri della nostra salvezza e dell'universale
restaurazione, il Signore, a cui competeva ogni potere in cielo ed in
terra (cfr. Mt 28,18), prima di salire al cielo (cfr. At 1,4-8), fondò
la sua Chiesa come sacramento di salvezza ed inviò i suoi apostoli nel
mondo intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre (cfr. Gv
20,21) e comandò loro: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i
popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho
comandato” (Mt 28,19-20); “Andate per tutto il mondo, predicate il
Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi
invece non crederà, sarà condannato ” (Mc 16,15). Da qui deriva alla
Chiesa l'impegno di diffondere la fede e la salvezza del Cristo, sia in
forza dell'esplicito mandato che l'ordine episcopale, coadiuvato dai
sacerdoti ed unito al successore di Pietro, supremo pastore della
Chiesa, ha ereditato dagli apostoli, sia in forza di quell'influsso
vitale che Cristo comunica alle sue membra: “ Da lui infatti tutto
quanto il corpo, connesso e compaginato per ogni congiuntura e legame,
secondo l'attività propria di ciascuno dei suoi organi cresce e si
autocostruisce nella carità” (Ef 4,16).
Pertanto la missione della Chiesa si esplica
attraverso un'azione tale, per cui essa, in adesione all'ordine di
Cristo e sotto l'influsso della grazia e della carità dello Spirito
Santo, si fa pienamente ed attualmente presente a tutti gli uomini e
popoli, per condurli con l'esempio della vita, con la predicazione, con
i sacramenti e con i mezzi della grazia, alla fede, alla libertà ed alla
pace di Cristo, rendendo loro facile e sicura la possibilità di
partecipare pienamente al mistero di Cristo.
Questa missione continua, sviluppando nel corso della
storia la missione del Cristo, inviato appunto a portare la buona
novella ai poveri; per questo è necessario che la Chiesa, sempre sotto
l'influsso dello Spirito di Cristo, segua la stessa strada seguita da
questi, la strada cioè della povertà, dell'obbedienza, del servizio e
del sacrificio di se stesso fino alla morte, da cui poi, risorgendo,
egli uscì vincitore. Proprio con questa speranza procedettero tutti gli
apostoli, che con le loro molteplici tribolazioni e sofferenze
completarono quanto mancava ai patimenti di Cristo a vantaggio del suo
corpo, la Chiesa (cfr. Col 1,24). E spesso anche il sangue dei cristiani
fu seme fecondo.
L'attività missionaria della Chiesa
6. Questo compito, che l'ordine episcopale, a capo
del quale si trova il successore di Pietro, deve realizzare con la
collaborazione e la preghiera di tutta la Chiesa, è uno ed immutabile in
ogni luogo ed in ogni situazione, anche se in base al variare delle
circostanze non si esplica allo stesso modo. Le differenze quindi, che
pur vanno tenute presenti in questa attività della Chiesa, non nascono
dalla natura intrinseca della sua missione, ma solo dalle circostanze in
cui la missione stessa si esplica.
Tali condizioni dipendono sia dalla Chiesa, sia dai
popoli, dai gruppi umani o dagli uomini, a cui la missione è
indirizzata. Difatti la Chiesa, pur possedendo in forma piena e totale i
mezzi atti alla salvezza, né sempre né subito agisce o può agire in
maniera completa: nella sua azione, tendente alla realizzazione del
piano divino, essa conosce inizi e gradi; anzi talvolta, dopo inizi
felici, deve registrare dolorosamente un regresso, o almeno si viene a
trovare in uno stadio di inadeguatezza e di insufficienza. Per quanto
riguarda poi gli uomini, i gruppi e i popoli, solo gradatamente essa può
raggiungerli e conquistarli, assumendoli così nella pienezza cattolica.
A qualsiasi condizione o stato devono poi corrispondere atti appropriati
e strumenti adeguati.
Le iniziative principali con cui i divulgatori del
Vangelo, andando nel mondo intero, svolgono il compito di predicarlo e
di fondare la Chiesa in mezzo ai popoli ed ai gruppi umani che ancora
non credono in Cristo, sono chiamate comunemente “ missioni ”: esse si
realizzano appunto con l'attività missionaria e si svolgono per lo più
in determinati territori riconosciuti dalla santa Sede. Fine specifico
di questa attività missionaria è la evangelizzazione e la fondazione
della Chiesa in seno a quei popoli e gruppi umani in cui ancora non è
radicata. Così è necessario che dal seme della parola di Dio si
sviluppino Chiese particolari autoctone, fondate dovunque nel mondo in
numero sufficiente. Chiese che, ricche di forze proprie e di una propria
maturità e fornite adeguatamente di una gerarchia propria, unita al
popolo fedele, nonché di mezzi consoni al loro genio per viver bene la
vita cristiana, portino il loro contributo a vantaggio di tutta quanta
la Chiesa. Il mezzo principale per questa fondazione è la predicazione
del Vangelo di Gesù Cristo, per il cui annunzio il Signore inviò nel
mondo intero i suoi discepoli, affinché gli uomini, rinati mediante la
parola di Dio (cfr. 1 Pt 1,23), siano con il battesimo aggregati alla
Chiesa, la quale, in quanto corpo del Verbo incarnato, riceve nutrimento
e vita dalla parola di Dio e dal pane eucaristico (cfr. At 2,42).
In questa attività missionaria della Chiesa si
verificano a volte condizioni diverse e mescolate le une alle altre:
prima c'è l'inizio o la fondazione, poi il nuovo sviluppo o periodo
giovanile. Ma, anche terminate queste fasi, non cessa l'azione
missionaria della Chiesa: tocca anzi alle Chiese particolari già
organizzate continuarla, predicando il Vangelo a tutti quelli che sono
ancora al di fuori.
Inoltre i gruppi umani in mezzo ai quali si trova la
Chiesa spesso per varie ragioni cambiano radicalmente, donde possono
scaturire situazioni del tutto nuove. In questo caso la Chiesa deve
valutare se esse sono tali da richiedere di nuovo la sua azione
missionaria. Ed ancora, si danno a volte delle circostanze che, almeno
temporaneamente, rendono impossibile l'annunzio diretto ed immediato del
messaggio evangelico. In questo caso i missionari possono e debbono con
pazienza e prudenza, e nello stesso tempo con grande fiducia, offrire
almeno la testimonianza della carità e della bontà di Cristo, preparando
così le vie del Signore e rendendolo in qualche modo presente.
È evidente quindi che l'attività missionaria
scaturisce direttamente dalla natura stessa della Chiesa essa ne
diffonde la fede salvatrice, ne realizza l'unità cattolica
diffondendola, si regge sulla sua apostolicità, mette in opera il senso
collegiale della sua gerarchia, testimonia infine, diffonde e promuove
la sua santità. Così l'attività missionaria tra i pagani differisce sia
dalla attività pastorale che viene svolta in mezzo ai fedeli, sia dalle
iniziative da prendere per ristabilire l'unità dei cristiani. Tuttavia
queste due forme di attività si ricongiungono saldamente con l'attività
missionaria della Chiesa la divisione dei cristiani è infatti di grave
pregiudizio alla santa causa della predicazione del Vangelo a tutti gli
uomini ed impedisce a molti di abbracciare la fede. Così la necessità
della missione chiama tutti i battezzati a radunarsi in un solo gregge
ed a rendere testimonianza in modo unanime a Cristo, loro Signore, di
fronte alle nazioni. Essi, se ancora non possono testimoniare pienamente
l'unità di fede, debbono almeno essere animati da reciproca stima e
amore.
Ragioni dell'attività missionaria
7. La ragione dell'attività missionaria discende
dalla volontà di Dio, il quale “ vuole che tutti gli uomini siano salvi
e giungano alla conoscenza della verità. Vi è infatti un solo Dio, ed un
solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo, uomo anche lui, che ha
dato se stesso in riscatto per tutti” (1 Tm 2,4-6), “e non esiste in
nessun altro salvezza” (At 4,12). È dunque necessario che tutti si
convertano al Cristo conosciuto attraverso la predicazione della Chiesa,
ed a lui e alla Chiesa, suo corpo, siano incorporati attraverso il
battesimo. Cristo stesso infatti, “ ribadendo espressamente la necessità
della fede e del battesimo (cfr. Mc 16,16; Gv 3,5), ha confermato
simultaneamente la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini
entrano, per così dire, attraverso la porta del battesimo. Per questo
non possono salvarsi quegli uomini i quali, pur sapendo che la Chiesa
cattolica è stata stabilita da Dio per mezzo di Gesù Cristo come
istituzione necessaria, tuttavia rifiutano o di entrare o di rimanere in
essa ”. Benché quindi Dio, attraverso vie che lui solo conosce, possa
portare gli uomini che senza loro colpa ignorano il Vangelo a quella
fede “ senza la quale è impossibile piacergli” (Eb 11,6), è tuttavia
compito imprescindibile della Chiesa (cfr. 1 Cor 9,16), ed insieme suo
sacrosanto diritto, diffondere il Vangelo; di conseguenza l'attività
missionaria conserva in pieno--oggi come sempre--la sua validità e
necessità.
Grazie ad essa il corpo mistico di Cristo raccoglie e
dirige ininterrottamente le sue forze per promuovere il proprio sviluppo
(cfr. Ef 4,11-16). A svolgere questa attività le membra della Chiesa
sono sollecitate da quella carità con cui amano Dio e con cui desiderano
condividere con tutti gli uomini i beni spirituali della vita presente e
della vita futura.
Grazie a questa attività missionaria, infine, Dio è
pienamente glorificato, nel senso che gli uomini accolgono in forma
consapevole e completa la sua opera salvatrice, che egli ha compiuto nel
Cristo. Sempre grazie ad essa si realizza il piano di Dio, a cui Cristo
in spirito di obbedienza e di amore si consacrò per la gloria del Padre
che l'aveva mandato che tutto il genere umano costituisca un solo popolo
di Dio, si riunisca nell'unico corpo di Cristo, sia edificato in un solo
tempio dello Spirito Santo; tutto ciò, mentre favorisce la concordia
fraterna, risponde all'intimo desiderio di tutti gli uomini. Così
finalmente si compie davvero il disegno del Creatore, che creò l'uomo a
sua immagine e somiglianza, quando tutti quelli che sono partecipi della
natura umana, rigenerati in Cristo per mezzo dello Spirito Santo,
riflettendo insieme la gloria di Dio, potranno dire: “ Padre nostro ”.
L'attività missionaria nella vita e nella storia
8. L'attività missionaria è anche intimamente
congiunta con la natura umana e con le sue aspirazioni. Difatti la
Chiesa, per il fatto stesso che annuncia loro il Cristo, rivela agli
uomini in maniera genuina la verità intorno alla loro condizione e alla
loro vocazione integrale, poiché è Cristo il principio e il modello
dell'umanità nuova, cioè di quell'umanità permeata di amore fraterno, di
sincerità, di spirito di pace, che tutti vivamente desiderano. Cristo e
la Chiesa, che a lui con la sua predicazione evangelica rende
testimonianza, superano i particolarismi di razza e di nazionalità,
sicché a nessuno e in nessun luogo possono apparire estranei. Il Cristo
è la verità e la via, che la predicazione evangelica a tutti svela,
facendo loro intendere le parole da lui stesso pronunciate:
“Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). E poiché chi non crede è
già condannato (cfr. Gv 3,18), è evidente che le parole di Cristo sono
insieme parole di condanna e di grazia, di morte e di vita. Soltanto
facendo morire ciò che è vecchio possiamo pervenire al rinnovamento
della vita: e questo vale anzitutto per le persone, ma vale anche per i
vari beni di questo mondo, contrassegnati insieme dal peccato dell'uomo
e dalla benedizione di Dio: “tutti infatti hanno peccato e sono privi
della gloria di Dio” (Rm 3,23). Ora nessuno di per se stesso e con le
sue forze riesce a liberarsi dal peccato e ad elevarsi in alto, nessuno
è in grado di affrancarsi dalla sua debolezza, dalla sua solitudine o
dalla sua schiavitù tutti han bisogno del Cristo come di un esempio, di
un maestro, di un liberatore, di un salvatore, come di colui che dona la
vita. Ed effettivamente nella storia umana, anche dal punto di vista
temporale, il Vangelo ha sempre rappresentato un fermento di libertà e
di progresso, e si presenta sempre come fermento di fraternità, di
umiltà e di pace. Ben a ragione, dunque, Cristo viene esaltato dai
fedeli come “l'atteso delle genti ed il loro salvatore ”.
Carattere escatologico dell'attività missionaria
9. Pertanto, il periodo dell'attività missionaria si
colloca tra la prima e la seconda venuta di Cristo, in cui la Chiesa,
qual messe, sarà raccolta dai quattro venti nel regno di Dio. Prima
appunto della venuta del Signore, il Vangelo deve essere annunziato a
tutte le nazioni (cfr. Mc 13,10).
L'attività missionaria non è altro che la
manifestazione, cioè l'epifania e la realizzazione, del piano divino nel
mondo e nella storia: con essa Dio conduce chiaramente a termine la
storia della salvezza. Con la parola della predicazione e con la
celebrazione dei sacramenti, di cui è centro e vertice la santa
eucaristia, essa rende presente il Cristo, autore della salvezza.
Purifica dalle scorie del male ogni elemento di verità e di grazia
presente e riscontrabile in mezzo ai pagani per una segreta presenza di
Dio e lo restituisce al suo autore, cioè a Cristo, che distrugge il
regno del demonio e arresta la multiforme malizia del peccato. Perciò
ogni elemento di bene presente e riscontrabile nel cuore e nell'anima
umana o negli usi e civiltà particolari dei popoli, non solo non va
perduto, ma viene sanato, elevato e perfezionato per la gloria di Dio,
la confusione del demonio e la felicità dell'uomo. Così l'attività
missionaria tende alla sua pienezza escatologica grazie ad essa,
infatti, secondo il modo e il tempo che il Padre ha riservato al suo
potere (cfr. At 1,7), si estende il popolo di Dio, in vista del quale è
stato detto in maniera profetica: “Allarga lo spazio della tua tenda,
distendi i teli dei tuoi padiglioni! Non accorciare! ” (Is 54,2), grazie
ad essa cresce il corpo mistico fino alla misura dell'età della pienezza
di Cristo (cfr. Ef 4,13); grazie ad essa il tempio spirituale, in cui si
adora Dio in spirito e verità (cfr. Gv 4,23), si amplia e si edifica
sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, mentre ne è pietra
angolare lo stesso Cristo Gesù (cfr. Ef 2,20).
CAPITOLO II
L'OPERA MISSIONARIA IN SE STESSA
Introduzione
10. La Chiesa, che da Cristo è stata inviata a
rivelare ed a comunicare la carità di Dio a tutti gli uomini ed a tutti
i popoli, comprende che le resta ancora da svolgere un'opera missionaria
ingente. Ben due miliardi di uomini infatti--ed il loro numero cresce di
giorno in giorno--uniti in grandi raggruppamenti e determinati da
vincoli culturali stabili, da tradizioni religiose antiche o da salde
relazioni sociali, o non hanno ancora o hanno appena ascoltato il
messaggio evangelico. Di essi alcuni seguono una delle grandi religioni,
altri restano ancora estranei all'idea stessa di Dio, altri ne negano
dichiaratamente l'esistenza, anzi talvolta l'avversano. La Chiesa
quindi, per essere in grado di offrire a tutti il mistero della salvezza
e la vita che Dio ha portato all'uomo, deve cercare di inserirsi in
tutti questi raggruppamenti con lo stesso movimento con cui Cristo
stesso, attraverso la sua incarnazione, si legò a quel certo ambiente
socio-culturale degli uomini in mezzo ai quali visse.
Art. 1--La testimonianza cristiana
Testimonianza di vita e dialogo
11. È necessario che la Chiesa sia presente in questi
raggruppamenti umani attraverso i suo}figli, che vivono in mezzo ad essi
o ad essi sono inviati. Tutti i cristiani infatti, dovunque vivano, sono
tenuti a manifestare con l'esempio della loro vita e con la
testimonianza della loro parola l'uomo nuovo, di cui sono stati
rivestiti nel battesimo, e la forza dello Spirito Santo, da cui sono
stati rinvigoriti nella cresima; sicché gli altri, vedendone le buone
opere, glorifichino Dio Padre (cfr. Mt 5,16) e comprendano più
pienamente il significato genuino della vita umana e l'universale legame
di solidarietà degli uomini tra loro.
Ma perché essi possano dare utilmente questa
testimonianza, debbono stringere rapporti di stima e di amore con questi
uomini, riconoscersi come membra di quel gruppo umano in mezzo a cui
vivono, e prender parte, attraverso il complesso delle relazioni e degli
affari dell'umana esistenza, alla vita culturale e sociale. Così debbono
conoscere bene le tradizioni nazionali e religiose degli altri, lieti di
scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano
nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si
verifica in mezzo ai popoli, e sforzarsi perché gli uomini di oggi,
troppo presi da interessi scientifici e tecnologici, non perdano il
contatto con le realtà divine, ma anzi si aprano ed intensamente anelino
a quella verità e carità rivelata da Dio. Come Cristo stesso penetrò nel
cuore degli uomini per portarli attraverso un contatto veramente umano
alla luce divina, così i suoi discepoli, animati intimamente dallo
Spirito di Cristo, debbono conoscere gli uomini in mezzo ai quali vivono
ed improntare le relazioni con essi ad un dialogo sincero e comprensivo,
affinché questi apprendano quali ricchezze Dio nella sua munificenza ha
dato ai popoli; ed insieme devono tentare di illuminare queste ricchezze
alla luce del Vangelo, di liberarle e di ricondurle sotto l'autorità di
Dio salvatore.
Presenza della carità
12. La presenza dei cristiani nei gruppi umani deve
essere animata da quella carità con la quale Dio ci ha amato: egli vuole
appunto che anche noi reciprocamente ci amiamo con la stessa carità
(cfr. 1 Gv 4,11). Ed effettivamente la carità cristiana si estende a
tutti, senza discriminazioni razziali, sociali o religiose, senza
prospettive di guadagno o di gratitudine. Come Dio ci ha amato con amore
disinteressato, così anche i fedeli con la loro carità debbono
preoccuparsi dell'uomo, amandolo con lo stesso moto con cui Dio ha
cercato l'uomo. Come quindi Cristo percorreva tutte le città e i
villaggi, sanando ogni malattia ed infermità come segno dell'avvento del
regno di Dio (cfr. Mt 9,35 ss.; At 10,38), così anche la Chiesa
attraverso i suoi figli si unisce a tutti gli uomini di qualsiasi
condizione, ma soprattutto ai poveri ed ai sofferenti, prodigandosi
volentieri per loro (cfr. 2 Cor 12,15). Essa infatti condivide le loro
gioie ed i loro dolori, conosce le aspirazioni e i problemi della vita,
soffre con essi nell'angoscia della morte. A quanti cercano la pace,
essa desidera rispondere con il dialogo fraterno, portando loro la pace
e la luce che vengono dal Vangelo.
I fedeli debbono impegnarsi, collaborando con tutti
gli altri, alla giusta composizione delle questioni economiche e
sociali. Si applichino con particolare cura all'educazione dei fanciulli
e dei giovani nei vari ordini di scuole, che vanno considerate non
semplicemente come un mezzo privilegiato per la formazione e lo sviluppo
della gioventù cristiana, ma insieme come un servizio di primaria
importanza per gli uomini e specialmente per le nazioni in via di
sviluppo, in ordine all'elevazione della dignità umana ed alla
preparazione di condizioni più umane. Portino ancora i cristiani il loro
contributo ai tentativi di quei popoli che, lottando contro la fame,
l'ignoranza e le malattie, si sforzano per creare migliori condizioni di
vita e per stabilire la pace nel mondo. In questa attività ambiscano i
fedeli di collaborare intelligentemente alle iniziative promosse dagli
istituti privati e pubblici, dai governi, dagli organismi
internazionali, dalle varie comunità cristiane e dalle religioni non
cristiane.
La Chiesa tuttavia, non desidera affatto
intromettersi nel governo della città terrena. Essa non rivendica a se
stessa altra sfera di competenza, se non quella di servire gli uomini
amorevolmente e fedelmente, con l'aiuto di Dio (cfr. Mt 20,26; 23,11).
I discepoli di Cristo, mantenendosi in stretto
contatto con gli uomini nella vita e nell'attività, si ripromettono così
di offrir loro un'autentica testimonianza cristiana e di lavorare alla
loro salvezza, anche là dove non possono annunciare pienamente il
Cristo. Essi infatti non cercano il progresso e la prosperità puramente
materiale degli uomini, ma intendono promuovere la loro dignità e la
loro unione fraterna, insegnando le verità religiose e morali che Cristo
ha illuminato con la sua luce, e così gradualmente aprire una via sempre
più perfetta verso il Signore. In tal modo gli uomini vengono aiutati a
raggiungere la salvezza attraverso la carità verso Dio e verso il
prossimo; comincia allora a risplendere il mistero del Cristo, in cui
appare l'uomo nuovo, creato ad immagine di Dio (cfr. Ef 4,24), ed in cui
si rivela la carità di Dio.
Art. 2--La predicazione del Vangelo e la riunione del
popolo di Dio
Evangelizzazione e conversione
13. Ovunque Dio apre una porta della parola per
parlare del mistero del Cristo (cfr. Col 4,3), ivi a tutti gli uomini
(cfr. Mc 16,15), con franchezza e con perseveranza deve essere
annunziato (cfr. 1 Cor 9,15; Rm 10,14) il Dio vivente e colui che egli
ha inviato per la salvezza di tutti, Gesù Cristo. Solo così i non
cristiani, a cui aprirà il cuore lo Spirito Santo (cfr. At 16,14),
crederanno e liberamente si convertiranno al Signore, e sinceramente
aderiranno a colui che, essendo “ la via, la verità e la vita” (Gv
14,6), risponde a tutte le attese del loro spirito, anzi le supera
infinitamente.
Una tale conversione va certo intesa come un inizio:
eppure è sufficiente perché l'uomo avverta che, staccato dal peccato,
viene introdotto nel mistero dell'amore di Dio, che lo chiama a
stringere nel Cristo una relazione personale con lui. Difatti, sotto
l'azione della grazia di Dio, il neo-convertito inizia un itinerario
spirituale in cui, trovandosi già per la fede in contatto con il mistero
della morte e della risurrezione, passa dall'uomo vecchio all'uomo nuovo
che in Cristo trova la sua perfezione (cfr. Col 3,5-10; Ef 4,20-24).
Questo passaggio, che implica un progressivo cambiamento di mentalità e
di costumi, deve manifestarsi nelle sue conseguenze di ordine sociale e
svilupparsi progressivamente nel tempo del catecumenato. E poiché il
Signore in cui si crede è segno di contraddizione (cfr. Lc 2,34; Mt
10,34-39), non di rado chi si è convertito va incontro a rotture e a
distacchi, ma anche a gioie, che Dio generosamente concede (cfr. 1 Ts
1,6).
La Chiesa proibisce severamente di costringere o di
indurre e attirare alcuno con inopportuni raggiri ad abbracciare la
fede, allo stesso modo in cui rivendica energicamente il diritto che
nessuno con ingiuste vessazioni sia distolto dalla fede stessa.
Secondo una prassi antichissima nella Chiesa, i
motivi della conversione vanno bene esaminati, e, se è necessario,
purificati.
Catecumenato e iniziazione cristiana
14. Coloro che da Dio, tramite la Chiesa, hanno
ricevuto il dono della fede in Cristo, siano ammessi nel corso di
cerimonie liturgiche al catecumenato. Questo, lungi dall'essere una
semplice esposizione di verità dogmatiche e di norme morali, costituisce
una vera scuola di formazione, debitamente estesa nel tempo, alla vita
cristiana, in cui appunto i discepoli vengono in contatto con Cristo,
loro maestro. Perciò i catecumeni siano convenientemente iniziati al
mistero della salvezza ed alla pratica della morale evangelica, e
mediante dei riti sacri, da celebrare successivamente, siano introdotti
nella vita religiosa, liturgica e caritativa del popolo di Dio.
In seguito, liberati grazie ai sacramenti
dell'iniziazione cristiana dal potere delle tenebre (cfr. Col 1,13),
morti e sepolti e risorti insieme con il Cristo (cfr. Rm 6,4-11; Col
2,12-13;Mc 16,16), ricevono lo Spirito di adozione a figli (cfr. 1 Ts
3,5-7; At 8,14-17) e celebrano il memoriale della morte e della
resurrezione del Signore con tutto il popolo di Dio.
È auspicabile una riforma della liturgia del tempo
quaresimale e pasquale, perché sia in grado di preparare l'anima dei
catecumeni alla celebrazione del mistero pasquale, durante le cui feste
essi per mezzo del battesimo rinascono in Cristo.
Questa iniziazione cristiana nel corso del
catecumenato non deve essere soltanto opera dei catechisti o dei
sacerdoti, ma di tutta la comunità dei fedeli, soprattutto dei padrini,
in modo che i catecumeni avvertano immediatamente di appartenere al
popolo di Dio. Essendo la vita della Chiesa apostolica, è necessario che
essi imparino a cooperare attivamente all'evangelizzazione ed alla
edificazione della Chiesa con la testimonianza della vita e con la
professione della fede.
Infine, nel nuovo Codice dovrà essere più esattamente
definito lo stato giuridico dei catecumeni. Essi infatti sono già uniti
alla Chiesa, appartengono già alla famiglia del Cristo, e non è raro che
conducano già una vita ispirata alla fede, alla speranza ed alla carità.
Art. 3--La formazione della comunità cristiana
La comunità cristiana
15. Lo Spirito Santo, che mediante il seme della
parola e la predicazione del Vangelo chiama tutti gli uomini a Cristo e
suscita nei loro cuori l'adesione alla fede, allorché rigenera a nuova
vita in seno al fonte battesimale i credenti in Cristo, li raccoglie
nell'unico popolo di Dio, che è “ stirpe eletta, sacerdozio regale,
nazione sacra, popolo di redenti ” (1 Pt 2,9).
Perciò i missionari, come cooperatori di Dio (cfr. 1
Cor 3,9), devono dar vita a comunità di fedeli che, seguendo una
condotta degna della vocazione alla quale sono state chiamate (cfr. Ef
4,1), siano tali da esercitare quella triplice funzione sacerdotale,
profetica e regale che Dio ha loro affidata. In questo modo la comunità
cristiana diventa segno della presenza divina nel mondo: nel sacrificio
eucaristico, infatti, essa passa incessantemente al Padre in unione con
il Cristo, zelantemente alimentata con la parola di Dio rende
testimonianza al Cristo e segue la via della carità, ricca com'è di
spirito apostolico.
Fin dall'inizio la comunità cristiana deve essere
formata in modo che possa provvedere da sola, per quanto è possibile,
alle proprie necessità. Un tal gruppo di fedeli, in possesso del
patrimonio culturale della nazione cui appartiene, deve mettere profonde
radici nel popolo: da esso germoglino famiglie dotate di spirito
evangelico e sostenute da scuole appropriate; si costituiscano
associazioni e organismi, per mezzo dei quali l'apostolato dei laici sia
in grado di permeare di spirito evangelico l'intera società. Risplenda
infine la carità tra cattolici appartenenti a diversi riti.
Anche lo spirito ecumenico deve essere favorito tra i
neofiti, nella chiara convinzione che i fratelli che credono in Cristo
sono suoi discepoli, rigenerati nel battesimo e compartecipi di
moltissimi tesori del popolo di Dio. Nella misura in cui lo permette la
situazione religiosa, va promossa un'azione ecumenica tale che i
cattolici, esclusa ogni forma di indifferentismo, di sincretismo e di
sconsiderata concorrenza, attraverso una professione di fede--per quanto
possibile comune--in Dio ed in Gesù Cristo di fronte ai non credenti,
attraverso la cooperazione nel campo tecnico e sociale come in quello
religioso e culturale, collaborino fraternamente con i fratelli
separati, secondo le norme del decreto sull'ecumenismo. Collaborino
soprattutto per la causa di Cristo, che è il loro comune Signore: sia il
suo nome il vincolo che li unisce! Questa collaborazione va stabilita
non solo tra persone private, ma anche, secondo il giudizio
dell'ordinario del luogo, a livello delle Chiese o comunità ecclesiali,
e delle loro opere.
I fedeli, che da tutti i popoli sono riuniti nella
Chiesa, “non si distinguono dagli altri uomini né per territorio né per
lingua né per istituzioni politiche” perciò debbono vivere per Iddio e
per il Cristo secondo le usanze e il comportamento del loro paese: come
buoni cittadini essi debbono coltivare un sincero e fattivo amor di
patria, evitare ogni forma di razzismo e di nazionalismo esagerato e
promuovere l'amore universale tra i popoli.
Grande importanza hanno per il raggiungimento di
questi obiettivi, e perciò vanno particolarmente curati, i laici, cioè i
fedeli che, incorporati per il battesimo a Cristo, vivono nel mondo.
Tocca proprio a loro, penetrati dello Spirito di Cristo, agire come un
fermento nelle realtà terrene, animandole dall'interno ed ordinandole in
modo che siano sempre secondo il Cristo.
Non basta però che il popolo cristiano sia presente
ed organizzato nell'ambito di una nazione; non basta che faccia
dell'apostolato con l'esempio: esso è costituito ed è presente per
annunziare il Cristo con la parola e con l'opera ai propri connazionali
non cristiani e per aiutarli ad accoglierlo nella forma più piena.
Inoltre, per la costituzione della Chiesa e lo
sviluppo della comunità cristiana, sono necessari vari tipi di
ministero, che, suscitati nell'ambito stesso dei fedeli da una
aspirazione divina, tutti debbono diligentemente promuovere e
rispettare: tra essi sono da annoverare i compiti dei sacerdoti, dei
diaconi e dei catechisti, e l'Azione cattolica. Parimenti i religiosi e
le religiose, per stabilire e rafforzare il regno di Cristo nelle anime,
come anche per estenderlo ulteriormente, svolgono un compito
indispensabile sia con la preghiera, sia con l'attività esterna.
Il clero indigeno
16. La Chiesa si rallegra vivamente e ringrazia per
il dono inestimabile della vocazione sacerdotale che Dio ha concesso a
tanti giovani in mezzo a popoli convertiti di recente al cristianesimo.
È indubbio che la Chiesa mette più profonde radici in un gruppo umano
qualsiasi, quando le varie comunità di fedeli traggono dai propri membri
i ministri della salvezza, che nell'ordine dei vescovi, dei sacerdoti e
dei diaconi servono ai loro fratelli, sicché le nuove Chiese acquistano
a poco a poco la struttura di diocesi, fornite di clero proprio.
Quanto dunque questo Concilio ha deciso intorno alla
vocazione ed alla formazione sacerdotale, deve essere religiosamente
osservato dove la Chiesa viene stabilita per la prima volta e nelle
giovani Chiese. Soprattutto va tenuto presente quel che è stato
affermato a proposito della formazione spirituale e della sua stretta
coordinazione con quella dottrinale e pastorale, della vita da condurre
secondo l'ideale evangelico senza riguardo all'interesse proprio o
familiare, nonché della necessità di approfondire il senso del mistero
della Chiesa. Da questi principi i sacerdoti impareranno magnificamente
a dedicarsi senza riserve al servizio del corpo di Cristo ed al lavoro
evangelico, a restare uniti come cooperatori fedeli al proprio vescovo,
ad offrire la propria collaborazione ai confratelli.
Per il raggiungimento di questo fine generale,
l'intero ciclo di formazione degli alunni deve essere ordinato alla luce
del mistero della salvezza come è presentato nella sacra Scrittura. Essi
devono scoprire questo mistero del Cristo e della salvezza umana
presente nella liturgia e viverlo.
Tali esigenze comuni della preparazione sacerdotale,
anche di ordine pastorale e pratico, indicate dal Concilio, vanno
armonizzate con la preoccupazione di adeguarsi al particolare modo di
pensare e di agire della propria nazione. Bisogna dunque aprire ed
affinare lo spirito degli alunni, perché conoscano bene e possano
valutare la cultura del loro paese; nello studio delle discipline
filosofiche e teologiche essi debbono scoprire quali rapporti
intercorrono tra tradizioni e religione nazionale e la religione
cristiana. Analogamente, la preparazione al sacerdozio deve tenere
presenti le necessità pastorali della regione: gli alunni devono
apprendere la storia, la finalità e il metodo dell'azione missionaria
della Chiesa, nonché le particolari condizioni sociali, economiche e
culturali del proprio popolo. Vanno anche educati allo spirito ecumenico
e preparati al dialogo fraterno con i non cristiani. Tutto questo
suppone che gli studi preparatori al sacerdozio si compiano, per quanto
è possibile, mantenendo ciascuno il più stretto contatto con la propria
nazione. E si abbia anche cura di formare alla esatta amministrazione
ecclesiastica, anche in senso economico.
Si devono scegliere inoltre dei sacerdoti capaci,
perché dopo un certo periodo di pratica pastorale, perfezionino i loro
studi superiori nelle università anche straniere, specie in quelle di
Roma, ed in altri istituti scientifici, di modo che, come elementi del
clero locale con dottrina ed esperienza congrue possano aiutare
efficacemente le nuove Chiese nell'adempimento delle funzioni
ecclesiastiche più alte.
Laddove le conferenze episcopali lo riterranno
opportuno, si restauri l'ordine diaconale come stato permanente, secondo
le disposizioni della costituzione sulla Chiesa. È bene infatti che gli
uomini, i quali di fatto esercitano il ministero di diacono, o perché
come catechisti predicano la parola di Dio, o perché a nome del parroco
e del vescovo sono a capo di comunità cristiane lontane, o perché
esercitano la carità attraverso opere sociali e caritative, siano
fortificati dall'imposizione delle mani, che è trasmessa fin dagli
apostoli, e siano più saldamente congiunti all'altare per poter
esplicare più fruttuosamente il loro ministero con l'aiuto della grazia
sacramentale del diaconato.
Catechisti
17. Degna di lode è anche quella schiera, tanto
benemerita dell'opera missionaria tra i pagani, che è costituita dai
catechisti, sia uomini che donne. Essi, animati da spirito apostolico e
facendo grandi sacrifici, danno un contributo singolare ed
insostituibile alla propagazione della fede e della Chiesa.
Nel nostro tempo poi, in cui il clero è insufficiente
per l'evangelizzazione di tante moltitudini e per l'esercizio del
ministero pastorale, il compito del catechista è della massima
importanza. Pertanto è necessario che la loro formazione sia
perfezionata e adeguata al progresso culturale, in modo che, come validi
cooperatori dell'ordine sacerdotale, possano svolgere nella maniera
migliore il loro compito, che si va facendo sempre più vasto e
impegnativo. Si devono quindi moltiplicare le scuole diocesane e
regionali nelle quali i futuri catechisti apprendano sia la dottrina
cattolica--specialmente quella che ha per oggetto la Bibbia e la
liturgia--, sia anche il metodo catechetico e la tecnica pastorale, e
ricevano un'autentica formazione morale cristiana in uno sforzo costante
per coltivare la pietà e la santità della vita. Si tengano inoltre dei
convegni o corsi periodici per aggiornare i catechisti nelle discipline
e tecniche utili al loro ministero e per alimentare e rinvigorire la
loro vita spirituale. Inoltre, a quelli che si dedicano completamente a
quest'opera bisogna garantire un decoroso tenore di vita e la sicurezza
sociale, corrispondendo loro un giusto compenso.
È desiderabile che alla formazione ed al
sostentamento dei catechisti si provveda convenientemente con sussidi
speciali della sacra Congregazione di Propaganda Fide. Se apparirà
necessario ed opportuno, si fondi un'opera per i catechisti.
Le Chiese inoltre devono sentire e dimostrare
gratitudine per l'opera generosa dei catechisti ausiliari, il cui aiuto
sarà loro indispensabile. Sono essi che nelle loro comunità presiedono
alla preghiera ed impartiscono l'insegnamento. Ci si deve debitamente
preoccupare anche della loro formazione dottrinale e spirituale. È
altresì auspicabile che ai catechisti convenientemente formati sia
conferita, riconoscendosene l'opportunità, la missione canonica nella
pubblica celebrazione della liturgia, perché siano al servizio della
fede con maggiore autorità agli occhi del popolo.
Promozione della vita religiosa
18. La vita religiosa deve essere curata e promossa
fin dal periodo iniziale della fondazione della Chiesa, perché essa non
solo è fonte di aiuti preziosi e indispensabili per l'attività
missionaria, ma attraverso una più intima consacrazione a Dio fatta
nella Chiesa manifesta anche chiaramente e fa comprendere l'intima
natura della vocazione cristiana.
Gli istituti religiosi che lavorano alla fondazione
della Chiesa, impregnati dei mistici tesori di cui è ricca la tradizione
religiosa ecclesiale, devono sforzarsi di metterli in luce e di
trasmetterli secondo il genio e il carattere di ciascuna nazione. E
devono anche considerare attentamente in che modo le tradizioni di vita
ascetica e contemplativa, i cui germi talvolta Dio ha immesso nelle
antiche culture prima della predicazione del Vangelo, possano essere
utilizzate per la vita religiosa cristiana.
Nelle giovani Chiese bisogna promuovere la vita
religiosa nelle sue varie forme, perché essa mostri i diversi aspetti
della missione di Cristo e della vita ecclesiale, si consacri alle varie
attività pastorali e prepari i propri membri ad esplicarle come si
conviene. I vescovi tuttavia in sede di conferenza episcopale facciano
attenzione perché non si moltiplichino, danneggiando la vita religiosa e
l'apostolato, le congregazioni aventi identica finalità apostolica.
Meritano speciale considerazione le varie iniziative
destinate a stabilire la vita contemplativa. Certi istituti, mantenendo
gli elementi essenziali della istituzione monastica, tendono a
impiantare la ricchissima tradizione del proprio ordine; altri cercano
di ritornare alla semplicità delle forme del monachesimo primitivo.
Tutti comunque devono cercare un reale adattamento alle condizioni
locali. Poiché la vita contemplativa interessa la presenza ecclesiale
nella sua forma più piena, è necessario che essa sia costituita
dappertutto nelle giovani Chiese.