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Dal 7 novembre 680 al 16 settembre 681.
Papi: Agatone (678-681) e Leone II (682-683).
16 sessioni
Convocato dall'Imperatore Costantino IV.
Tema: Condanna della dottrina di una volontà in Cristo (monotelismo);
questione di Onorio.
ESPOSIZIONE DELLA FEDE
'Unigenito
figlio e verbo di Dio Padre, fattosi uomo, in tutto simile a noi fuorché nel
peccato, Cristo, il vero nostro Dio, predicò apertamente nel Vangelo:
Io sono la luce del mondo. Chi mi segue, non camminerà
nelle tenebre, ma avrà il lume della vita (1); e di
nuovo: Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace
(2). Guidato dunque divinamente da questa celeste dottrina della pace, il nostro
mitissimo imperatore, propugnatore della retta dottrina, avversario dell'errore,
convocando questo nostro universale concilio, ha riunito l'intera compagine
della chiesa. Questo santo ecumenico sinodo, dunque, rigettando l'empio errore
che da qualche tempo va serpeggiando, e seguendo senza tentennamenti la retta
via segnata dai santi ed eccellenti padri, approva in tutto, piamente, i cinque
santi, ecumenici concili e, cioè, quello dei trecentodiciotto santi padri,
raccoltisi a Nicea contro il folle Ario; dopo di questo, quello di
Costantinopoli dei centocinquanta padri ispirati da Dio, contro Macedonio che
impugnava lo Spirito, e l'empio Apollinare; similmente, il primo di Efeso,
contro Nestorio, di mentalità giudaica, dove si radunarono duecento venerabili
uomini; quello di Calcedonia, di seicentotrenta padri divinamente ispirati,
contro Eutiche e Dioscoro, odiatori di Dio; e oltre questi, approva anche
l'ultimo di essi, il quinto santo concilio, radunato proprio qui contro Teodoro
di Mopsuestia, Origene, Didimo ed Evagrio, e contro le opere di Teodoreto, che
egli scrisse contro i dodici capitoli del celebre Cirillo, e la lettera di Iba
che si dice essere stata scritta a Mari il Persiano. Rinnovando quindi, in
tutto, gli immutabili decreti della pietà, e scacciando le profonde dottrine
dell'empietà, anche questo santo ed universale sinodo ispirato da Dio, suggella
il simbolo emesso dai trecentodiciotto padri, e poi confermato dai
centocinquanta, dalla mente divinamente ispirata, simbolo che anche gli altri
santi concili accolsero con gioia e confermarono, per estinguere ogni pestifera
eresia.
Crediamo in un solo Dio... [seguono i simboli Niceno e
Costantinopolitano].
Il santo e universale sinodo disse: Alla perfetta conoscenza
e conferma della retta fede sarebbe stato sufficiente questo pio e ortodosso
simbolo della grazia divina. Ma poiché non restò inattivo colui che fin
dall'inizio fu l'inventore della malizia e che, trovando un aiuto nel serpente,
per mezzo di esso introdusse la velenosa morte nella natura umana, così anche
ora, trovati gli istrumenti adatti alla propria volontà: alludiamo a Teodoro,
che fu vescovo di Fara; a Sergio, Pirro, Paolo, Pietro, che furono presuli di
questa imperiale città; ed anche a Onorio, che fu papa dell'antica Roma; a Ciro,
che fu vescovo di Alessandria, e a Macario, recentemente vescovo di Antiochia, e
a Stefano, suo discepolo; trovati, dunque, gli istrumenti adatti, non si
astenne, attraverso questi, dal suscitare nel corpo della chiesa gli scandali
dell'errore; e con espressioni mai udite disseminò in mezzo al popolo fedele la
eresia di una sola volontà e di una sola operazione in due nature di una
(persona) della santa Trinità, del Cristo, nostro vero Dio, in armonia con la
folle dottrina falsa degli empi Apollinare, Severo e Temistio; e cercò in tutti
i modi di toglier di mezzo con ingannevole invenzione la perfezione
dell'incarnazione dello stesso ed unico signore Gesù Cristo, nostro Dio, e
introdusse, quindi, funestamente una carne senza volontà e senza operazione
propria, benché fornita di vita intellettuale.
Per questo Cristo, nostro Dio, ha suscitato un fedele
imperatore, un nuovo David, avendo trovato un uomo
secondo il suo cuore (3), il quale, conforme a
quanto dice la Scrittura, non concede sonno ai suoi
occhi, e riposo alle sue palpebre (4), fino a che
non ha trovato, per mezzo di questa sacra adunanza voluta da Dio, una
proclamazione perfetta della vera fede, secondo la parola del Signore:
dove sono radunati dite o tre nel mio nome, io sono in
mezzo ad essi (5).
Il presente santo e universale concilio, accoglie con fede e
saluta a braccia aperte la relazione del santissimo e beatissimo papa
dell'antica Roma, Agatone, al piissimo e fedelissimo nostro imperatore
Costantino [IV], che rigetta, nominatamente, quelli che hanno predicato e quelli
che hanno insegnato, come è stato mostrato sopra, una sola volontà ed una sola
operazione nel mistero dell'incarnazione di Cristo, vero nostro Dio; ammette,
similmente, anche l'altra relazione sinodale, mandata dal santo sinodo dei
centoventicinque vescovi, cari a Dio, tenuto sotto lo stesso santissimo papa,
per contribuire alla tranquillità, dono di Dio. Il concilio le accoglie
inquantoché sono in armonia sia col santo concilio di Calcedonia, sia col torno
del santissimo e beatissimo papa della stessa antica Roma, Leone, mandato a
Flaviano, uomo santo, che quel sinodo chiamò "colonna dell'ortodossia". Esse
sono anche conformi alle lettere sinodali scritte dal beato Cirillo contro
l'empio Nestorio e ai vescovi dell'Oriente.
Seguendo i cinque santi concili ecumenici, e i santi ed
eccellenti padri, in accordo con essi definisce e confessa il signore nostro
Gesù Cristo, nostro vero Dio, uno della santa, consostanziale e vivificante
Trinità, perfetto nella divinità e perfetto nella umanità; veramente Dio e
veramente uomo, composto di anima razionale e di corpo, consostanziale al Padre
secondo la divinità e, nello stesso tempo, consostanziale a noi nella sua
umanità; simile a noi in tutto, meno che nel peccato (6), generato dal Padre,
prima dei secoli, secondo la divinità, in questi ultimi tempi per noi e per la
nostra salvezza (è nato) dallo Spirito santo e da Maria vergine, nel più vero
senso della parola madre di Dio, secondo l'umanità; un solo e medesimo Cristo,
figlio unigenito di Dio, da riconoscersi in due nature senza confusione,
mutamento, separazione, divisione; senza che in nessun modo venga soppressa la
differenza delle nature per l'unione, ma salvaguardando la proprietà dell'una e
dell'altra, e concorrendo ciascuna a formare una sola persona e sussistenza; non
diviso e scomposto in due persone, ma uno e medesimo figlio unigenito, Verbo di
Dio, signore Gesù Cristo, come un tempo i profeti ci rivelarono di lui, e lo
stesso Gesù Cristo ci insegnò, e il simbolo dei santi padri ci ha trasmesso.
Predichiamo anche, in lui, due volontà naturali e due
operazioni naturali, indivisibilmente, immutabilmente, inseparabilmente,
inconfusamente, secondo l'insegnamento dei santi padri. Due volontà naturali che
non sono in contrasto fra loro (non sia mai detto!), come dicono gli empi
eretici, ma tali che la volontà umana segua, senza opposizione o riluttanza, o
meglio, sia sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente. Era necessario,
infatti, che la volontà della carne fosse mossa e sottomessa al volere divino,
secondo il sapientissimo Atanasio (7). Come, infatti, la sua carne si dice ed è
carne del Verbo di Dio, così la naturale volontà della carne si dice ed è
volontà propria del Verbo di Dio, secondo quanto egli stesso dice:
Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la
volontà del Padre che mi ha mandato (8), intendendo
per propria volontà quella della carne, poiché anche la carne divenne sua
propria: come, infatti la sua santissima, immacolata e animata carne, sebbene
deificata, non fu distrutta, ma rimase nel proprio stato e nel proprio modo
d'essere, così la sua volontà umana, anche se deificata, non fu annullata, ma
piuttosto salvata, secondo quanto Gregorio, divinamente ispirato, dice: "Quel
volere, che noi riscontriamo nel Salvatore, non è contrario a Dio, ma anzi è
trasformato completamente in Dio" (9).
Ammettiamo, inoltre, nello stesso signore nostro Gesù Cristo,
nostro vero Dio, due naturali operazioni, senza divisioni di sorta, senza
mutazioni, separazioni, confusioni; e cioè: un'operazione divina e un'operazione
umana, secondo quanto apertissimamente afferma Leone, divinamente ispirato:
"Agisce, infatti, ciascuna natura in comunione con l'altra secondo ciò che ha di
proprio; il Verbo opera ciò che è proprio del Verbo, il corpo compie ciò che è
proprio del corpo" (10). Non ammetteremo, certamente, una sola naturale
operazione di Dio e della creatura, perché non avvenga che attribuiamo
all'essenza divina ciò che è stato creato, o riduciamo l'eccellenza della natura
divina al rango di ciò che conviene alle creature: riconosciamo, infatti, dello
stesso e medesimo Cristo i miracoli e le sofferenze secondo questo o
quell'elemento delle nature da cui proviene e in cui bi l'essere, come disse il
divino Cirillo. Insomma, restando fermo il concetto di inconfuso e di indiviso,
riassumiamo tutto in quest'unica espressione: Credendo che uno della santa
Trinità, e, dopo l'incarnazione, il signore nostro Gesù Cristo, è il nostro vero
Dio, affermiamo che due sono le sue nature che risplendono nella sua unica
sussistenza; in essa egli, durante tutta l'economia della sua vita, operò
prodigi e soffrì dolori; e ciò in modo non apparente, ma reale, mentre la
differenza delle nature in quell'unica sussistenza può conoscersi solo dal fatto
che ciascuna natura, in comunione con l'altra, voleva ed operava conformemente
al proprio essere. In questo modo, noi ammettiamo anche due naturali volontà ed
operazioni, che concorrono insieme alla salvezza del genere umano.
Stabilite, quindi, queste cose con ogni possibile diligenza e
cura, definiamo non esser lecito ad alcuno presentare, ossia scrivere, comporre,
credere, altra formula di fede, o insegnarla ad altri. Quelli poi,che osassero o
comporre una diversa formula, o presentare, o insegnare, o trasmettere un altro
simbolo a quelli che volessero convertirsi alla conoscenza della verità
dall'Ellenismo, dal Giudaismo, o da qualsiasi altra setta; o tentassero di
introdurre nuove voci, ossia nuovi modi di dire, per sconvolgere quanto da noi è
stato definito, questi tali, se sono vescovi o chierici, decadono, i vescovi
dall'episcopato, i chierici dalla dignità di chierici; se poi si tratta di
monaci o di laici, siano anatematizzati.
Note
(1) Gv 8, 12
(2) Gv 14, 27
(3)At 13, 22
(4) Sal 131, 4
(5) Mt 18, 20
(6) Cfr. Eb 4, 15
(7) Trattato perduto
(8) Gv 6, 38
(9) GREGORIO NAZIANZENO, Oratio,
30, 12 (PG 36, 117)
(10) Lettera a Flaviano
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