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Dal 23 luglio 1431 al 7 maggio 1437. 25
sessioni.
Trasferimento a Ferrara ad opera di Eugenio IV (1431-1447) il 18 settembre
1437, definitivamente il l gennaio 1438; da lì a Firenze il 16 gennaio 1439.
Qui unione coi Greci il 6 luglio 1439, con gli Armeni il 22 novembre, con i
copti il 4 febbraio 1442. Trasferimento a Roma il 25 aprile 1442, qui unione
con i Siri il 30 novembre 1444 e con i Caldei e i Maroniti di Cipro il 7
agosto 1445
SESSIONE I (8 gennaio 1438) [Ferrara]
(Dichiarazione del card. Nicola
Albergati, presidente del concilio).
oi,
Nicola, legato della sede apostolica, dichiariamo solennemente che presiediamo a
questo sacro sinodo, trasferito da Basilea a Ferrara e ormai legittimamente
riunito, a nome del santissimo Signore nostro il papa Eugenio IV; e che oggi, 8
gennaio, ha avuto luogo la continuazione del medesimo concilio trasferito; e che
da questo giorno in poi esso deve continuare per raggiungere gli scopi per cui
fu riunito il sinodo di Basilea, anche in vista del concilio ecumenico in cui si
possa trattare e, con la grazia di Dio, realizzare l'unione della chiesa
occidentale con quella orientale.
SESSIONE IV (9 aprile 1438)
(Eugenio IV e i partecipanti al sinodo
dichiarano il concilio di Ferrara legittimo ed ecumenico).
Eugenio vescovo, servo dei servi di Dio, a perpetua memoria.
Dobbiamo davvero render molte grazie a Dio onnipotente, che,
memore della sua antica misericordia, arricchisce sempre la sua chiesa e benché
permetta che essa sia talvolta sconvolta dai flutti delle prove e delle
tribolazioni, non permette mai, tuttavia, che venga sommersa; ma tra i flutti la
conserva inviolata, e con la sua clemenza fa si che dalle varie prove essa esca
sempre più forte.
Ecco, infatti che i popoli occidentali ed orientali,
per tanto tempo separati gli uni dagli altri, si preparano a concludere un patto
di concordia e di unità; e quelli che, separati reciprocamente da una lunga
discordia, giustamente la sopportavano di mal animo, dopo molti secoli, certo
sotto la spinta di colui, dal quale proviene ogni
dono migliore (43), ora si riuniscono personalmente
in questo luogo mossi dal desiderio della santa unione.
Noi comprendiamo dunque che nostro dovere è e deve essere
quello di sforzarci in ogni modo perché questa felice impresa progredisca e
giunga a felice conclusione, affinché noi meritiamo di essere, e di esser
chiamati cooperatori di Dio.
Finalmente, il carissimo nostro figlio Giovanni Paleologo,
imperatore dei Romani, il giorno 8 del mese di febbraio ultimo scorso è sbarcato
a Venezia, cioè all'ultimo porto, col venerabile fratello Giuseppe, patriarca di
Costantinopoli, con i rappresentanti delle altre sedi patriarcali e una grande
moltitudine di arcivescovi e vescovi e nobili; qui, come aveva già fatto spesso,
dichiarò apertamente di non poter recarsi, per giusti motivi, a Basilea per il
concilio ecumenico, cioè universale, e lo annunciò con lettere a quelli che
erano riuniti a Basilea, esortando e pregando tutti perché volessero trasferirsi
a Ferrara, scelta per la celebrazione di questo concilio destinato ad attuare
l'opera tanto pia di questa santissima unione.
Noi, quindi, cui stette sempre a cuore questa sacratissima
unione, e che desideriamo ardentissimamente che sia condotta a termine,
intendiamo eseguire diligentemente il decreto del concilio di Basilea, convenuto
con gli stessi Greci, e rispettare la scelta del luogo per celebrare il concilio
ecumenico fatta nel sinodo di Basilea, e quindi confermata da noi a Bologna,
dietro istanza anche degli ambasciatori dell'imperatore e del patriarca, e tutte
le altre cose che riguardano l'opera della santa unione, come del resto è nostro
ufficio e dovere.
In ogni modo e forma, quindi, che ci sono possibili,
decretiamo e comandiamo, col consenso dell'imperatore predetto e del patriarca e
di tutti quelli che sono presenti a questo concilio, che è universale, ossia
ecumenico, il sacro sinodo riunito in questa città di Ferrara, libera e sicura
per tutti, e che tutti devono giudicarlo e chiamarlo cosi; in esso senza risse e
liti e senza rigidità, anzi con ogni carità, deve essere discusso l'argomento
dell'unione e con l'aiuto di Dio come speriamo - condotto felicemente a
compimento, con tutti gli altri santi problemi, per la cui risoluzione questo
santo sinodo è stato indetto.
Note
(43) Gc 1, 17
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