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Le Catechesi di Regina Mundi

Catechesi Mariane

Scopo e metodo dell'esposizione della dottrina mariana
di  Giovanni Paolo II



Mercoledì 3 gennaio 1996

[9] 1. Seguendo la Costituzione dogmatica Lumen gentium che, nel capitolo VIII, ha inteso «illustrare attentamente sia la funzione della beata Vergine nel mistero del Verbo Incarnato e del Corpo mistico, sia i doveri degli uomini redenti verso la Madre di Dio», vorrei offrire in queste mie catechesi una sintesi essenziale della fede della Chiesa su Maria, pur riaffermando col Concilio di non volere «proporre una dottrina esauriente», né «dirimere questioni dai teologi non ancora pienamente illustrate».1
È mio intento descrivere, innanzitutto, «la funzione della beata Vergine nel mistero del Verbo Incarnato e del Corpo Mistico»,2 ricorrendo ai dati della Scrittura e della Tradizione apostolica e tenendo conto dello sviluppo dottrinale che si è prodotto nella Chiesa fino ai nostri giorni.
Essendo, inoltre, il ruolo di Maria nella storia della salvezza strettamente collegato al mistero di Cristo e della Chiesa, non perderò di vista tali riferimenti essenziali che, offrendo alla dottrina mariana la giusta collocazione, permettono di scoprirne la vasta ed inesauribile ricchezza.
L'esplorazione del mistero della Madre del Signore è veramente molto ampia ed ha impegnato nel corso dei secoli molti pastori e teologi. Alcuni, nel tentativo di mettere in risalto gli aspetti centrali della mariologia, l'hanno talvolta trattata insieme alla cristologia o alla ecclesiologia. Ma, pur tenendo conto della sua relazione con tutti i misteri [10] della fede, Maria merita una trattazione specifica che ne metta in evidenza la persona e la funzione nella storia della salvezza alla luce della Bibbia e della Tradizione ecclesiale.

2. Sembra inoltre utile, seguendo le indicazioni conciliari, esporre accuratamente «i doveri degli uomini redenti verso la Madre di Dio, Madre di Cristo e Madre degli uomini, specialmente dei fedeli».3
Il ruolo assegnato a Maria dal disegno divino di salvezza richiede, infatti, ai cristiani non solo accoglienza ed attenzione, ma anche scelte concrete che traducano nella vita gli atteggiamenti evangelici di Colei che precede la Chiesa nella fede e nella santità. La Madre del Signore è destinata così ad esercitare un influsso speciale sul modo di pregare dei fedeli. La stessa liturgia della Chiesa ne riconosce il posto sin nella devozione e nell'esistenza di ogni credente.
Occorre sottolineare che la dottrina e il culto mariano non sono frutti del sentimentalismo. Il mistero di Maria è una verità rivelata che s'impone all'intelligenza dei credenti ed esige da coloro che nella Chiesa hanno il compito dello studio e dell'insegnamento un metodo di riflessione dottrinale non meno rigoroso di quello usato in tutta la teologia.
Del resto, Gesù stesso aveva invitato i suoi contemporanei a non lasciarsi guidare dall'entusiasmo nel considerare sua madre, riconoscendo in Maria soprattutto colei che è beata perché ascolta la parola di Dio e la mette in pratica (cf. Lc 11,28).
Non solo l'affetto, ma soprattutto la luce dello Spirito deve guidare a capire la Madre di Gesù e il suo contributo all'opera di salvezza.

3. Sulla misura e sull'equilibrio da salvaguardare nella dottrina comune nel culto mariano, il Concilio esorta caldamente i teologi ed i predicatori della parola divina, «ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione...».4
Queste provengono da quanti incorrono in un atteggiamento massimalistico, che pretende di estendere sistematicamente a Maria le prerogative di Cristo e tutti i carismi della Chiesa.
[11] È necessario, invece, salvaguardare sempre, nella dottrina mariana, l'infinita differenza esistente fra la persona umana di Maria e la persona divina di Gesù. Attribuire a Maria il «massimo» non può diventare norma della mariologia, che deve fare costante riferimento a quanto la Rivelazione testimonia circa i doni fatti da Dio alla Vergine a motivo della sua eccelsa missione.
Analogamente, il Concilio esorta teologi e predicatori ad «astenersi dalla grettezza di mente»,5 cioè dal pericolo del minimalismo che può manifestarsi in posizioni dottrinali, in interpretazioni esegetiche e in atti di culto, tendenti a ridurre e quasi a vanificare l'importanza di Maria nella storia della salvezza, la sua verginità perpetua e la sua santità.
Conviene sempre evitare simili posizioni estreme in virtù di una coerente e sincera fedeltà alla verità rivelata, così come è espressa nella Scrittura e nella Tradizione apostolica.

4. Lo stesso Concilio ci offre un criterio che permette di discernere l'autentica dottrina mariana: «Nella Chiesa, Maria occupa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi».6
Il posto più alto: dobbiamo scoprire questa altezza conferita a Maria nel mistero della salvezza. Si tratta, però, di una vocazione totalmente riferita a Cristo.
Il posto più vicino a noi: la nostra vita è profondamente influenzata dall'esempio e dall'intercessione di Maria. Dobbiamo però interrogarci sul nostro sforzo di essere vicini a lei. L'intera pedagogia della storia della salvezza ci invita a guardare alla Vergine. L'ascesi cristiana di ogni epoca invita a pensare a lei come a modello di perfetta adesione alla volontà del Signore. Modello eletto di santità, Maria guida i passi dei credenti nel cammino verso il Paradiso.
Mediante la sua prossimità alle vicende della nostra storia quotidiana Maria ci sostiene nelle prove, ci incoraggia nelle difficoltà, sempre additandoci la meta dell'eterna salvezza. Emerge in tal modo sempre più evidente il suo ruolo di Madre: Madre del suo Figlio Gesù, Madre [12] tenera e vigile per ognuno di noi, ai quali dalla Croce il Redentore l'ha affidata perché l'accogliessimo come figli nella fede.



NOTE
1 Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione dogmatica Lumen gentium, 54.
2 Ibidem.
3 Ibidem.
4 Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione dogmatica Lumen gentium, 67.
5 Ibidem.
6 Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione dogmatica Lumen gentium, 54.




da Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIX/1 (1996) p. 9-12


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Scopo e metodo dell'esposizione della dottrina mariana
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da Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIX/1 (1996) p. 9-12

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