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Le Catechesi di Regina Mundi

Catechesi sulla Pace

DESIDERO DARVI LA PACE
di  M.Caterina Muggianu


]«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama». (Lc 2,14)

Quando il Bambino Principe della pace ci è stato dato a Betlemme, gli Angeli non possono far altro che annunciare la pace agli uomini che Egli ama. (Lc. 2,14). Dunque il Vangelo non è altro che annuncio della pace compiuta in Cristo, pace resa possibile dalla presenza in mezzo agli uomini del Figlio di Dio. Con la sua morte in croce, subendo la violenza che il mondo intero scaricava su di lui, Gesù effondeva il suo spirito che è spirito di pace «distruggendo in sé l'inimicizia, abbattendo il muro di separazione che teneva separati giudei e pagani, creando un uomo nuovo» (Ef. 2,13-18). Appare chiaro a questo punto che la pace è una Persona, il Messia, l'Emmanuele, il Dio-con-noi! ed è una pace internazionale, tra tutti i popoli, una pace cosmica che riconcilia il Cielo e la Terra, la Creatura e il Creatore. Il Messia è dunque la pace e la pace è l'opera del Messia. La pace messianica non è solo annunciata ma è donata.
Per fare la nostra riflessione partiamo quindi da questa consapevolezza.
Cosa devono fare allora gli uomini?
[9]Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
[10]Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
[11]Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto. (Gv 1,9-11)
Questa società, nelle sue espressioni migliori, vuole sinceramente la pace, ma non sa decidersi a pagarne il prezzo. Non basta dunque invocare la pace ma bisogna farle spazio, bisogna accoglierla, “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” (Mt 3,3) bisogna essere disposti a sacrificare anche qualcosa di proprio per questo grande bene, e non solo a livello personale ma pure a livello di gruppo, di popolo, di nazione.
Non restare passivi ma camminare nella luce del Signore, ascoltare e mettere in pratica la sua Parola. La pace, lo shalom, dipende da questo, non da uno sforzo umano che vorrebbe procurare la pace a partire dalla volontà, dalle operazioni umane.
Gli uomini che vogliono farsi annunciatori di questa pace non potranno fare altro che adottare i metodi e le caratteristiche della pace messianica: essi dovranno essere operatori di pace nella mitezza e non nella violenza, nella debolezza non nella forza, nella povertà non nel possesso, nel servizio non nel potere.
Ha pace chi entra in comunione con Dio, chi accetta di essere amato da Dio, chi confessa realmente Gesù come Signore e lo attende come Colui che viene, Colui che viene ad aprire Cieli nuovi e Terra nuova.
Solo chi sa di essere stato amato da Dio e riconosce quest'amore nella Croce di Cristo, sa distinguere la pace del mondo dalla pace dono di Dio del Messia: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.” (cfr. Gv. 14,27).
Chi ha accolto questa pace può e deve proclamarla come primo annuncio, deve farsi messaggero del Vangelo e può soprattutto mostrarla nella vita concreta, in mezzo agli uomini. Possedendo la Pace del Signore pur nella povertà, nell'afflizione, nella fame e nella sete di giustizia, resterà mite, misericordioso e sarà operatore di pace, un figlio di Dio!
“ 3]«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
[4]Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
[5]Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
[6]Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
[7]Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
[8]Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
[9]Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
[10]Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli. (Mt. 5,3-10).
L'unico modo per vincere la violenza non sarà mai quello di difenderci o di prepararci a fare una violenza difensiva. Il cristiano dovrebbe avere un tale orrore delle armi , non solo da non dare mai il suo contributo per la corsa folle agli armamenti, per l'installazione di missili che vorrebbero difendere la pace ma essere sempre schierati in modo attivo per le scelte di disarmo, di giustizia e di solidarietà.
Spesso siamo colpiti da una sorta di timidezza e incapacità di prendere posizione in determinate situazioni che minacciano la pace. Viviamo il nostro sentimento privato nel quotidiano, nella vita di ogni giorno, nella vita fraterna, sociale, politica e non riusciamo ad esprimere una scelta decisa e chiara, senza ambiguità, che si schiera a favore della pace.
Il cristiano sa che questo fa parte della scena del mondo che passa, e per questo deve uscire in fretta dal sistema della violenza, dell’arroganza del mondo, inserendosi nell'economia della pace messianica. Di fronte alla guerra, alla violenza, il cristiano deve fare un discernimento e, sapendo che il mistero di iniquità è in atto nella storia umana “Il mistero dell'iniquità è gia in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene”. (2Ts. 2,7), non aggiungere la nostra voce a quanti dicono: «pace e sicurezza» come se il mondo di per se stesso potesse giungere alla pace (cfr. 1Ts. 5,3). Occorre fare scelte messianiche, le scelte che ha fatto Gesù, il Principe della Pace. Scelte di amore, di perdono, di dialogo, di umiltà, di fratellanza.
Dove altri innalzano muri per dividere, noi siamo chiamati a gettare dei ponti per superare gli ostacoli ed incontrarci.
Quando si guarda all’altro con sospetto, lo si giudica con pregiudizio, diventa inevitabile la contrapposizione e lo scontro, e così facendo si dimentica d’essere portatori della Pace di Dio, dimenticando d’essere figli e figlie di un unico Padre, dimenticando il rispetto della propria dignità che si manifesta anche attraverso il riconoscimento della dignità altrui.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di una pace da realizzare nel dialogo. Il dialogo porta ad una reciproca conoscenza e conoscenza potrà portare alla reciproca collaborazione, in un clima di rispetto e di uguaglianza spirituale e sociale.
Devo essere aperto al rispetto di chi ho davanti a me, sia per quanto riguarda ciò che mi accomuna a quella persona, sia per quel che mi contraddistingue, non riconoscendo nella diversità un punto di rottura, ma una occasione che mi permetta non solo di poter raggiungere un accordo, uno scambio di doni, ma mi faccia considerare che siamo tutti figli di uno stesso Padre.
Questo è l’impegno del quale dobbiamo essere portatori in un mondo che conosce ancor oggi troppe guerre, troppi conflitti che portano con sé odio, sofferenza e morte, affinché la Pace di Dio possa essere vista non come un’utopia destinata ad un mondo futuro, ma una possibilità e realtà di vita rivolta a tutti gli uomini a tutte le donne, a tutti i bambini del nostro tempo.
La pace non è mai un edificio solido, costruito compatto una volta per tutte, ma somiglia piuttosto ad una tenda, ad un castello di sabbia, da custodire e da ricostruire sempre con infinita pazienza.
Ci vuole la collaborazione costante e continua di tutti.

È necessario avere la consapevolezza e la convinzione condivisa che siamo chiamati a formare la comune famiglia umana.
“Occorre saper dire il proprio « sì » a questa vocazione che Dio ha inscritto nella stessa nostra natura. Non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle. È perciò essenziale che ciascuno si impegni a vivere la propria vita in atteggiamento di responsabilità davanti a Dio, riconoscendo in Lui la sorgente originaria della propria, come dell'altrui, esistenza. È risalendo a questo supremo Principio che può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano, e possono essere poste così le premesse per l'edificazione di un'umanità pacificata.” […] In effetti, in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l'amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell'autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l'aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo. [..] Dove mai l'essere umano in formazione potrebbe imparare a gustare il « sapore » genuino della pace meglio che nel « nido » originario che la natura gli prepara? Il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace.. (Benedetto XVI – Messaggio Giornata della Pace 1 gennaio 2008)

La superbia è la radice delle nostre tristezze, mentre l’umiltà spalanca le porte dell’anima alle gioie più grandi. Ecco perché, quando eravamo bambini si gioiva di essere semplicemente quello che si era: piccoli! Col diventare “grandi” questa gioia si è allontanata da noi, perché le nostre vie non sono state più le sue. Chi invece, malgrado gli anni, è restato nel cuore semplice, povero, umile come un bimbo, prima o poi avrà scoperto che la gioia dei semplici è la gioia di Gesù, che essa è dono del Suo amore per noi, che viene dal Cielo e, perciò, il mondo non la può dare. E’ come la pace, che ci dona lo stesso Gesù: “vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14, 27).

Dio si comporta come una Mamma ci fa famiglia, facendoci gustare il «sapore» genuino della pace. La Pace che cantano gli angeli a Betlemme. La Pace che Dio da agli uomini che ama, dando il suo Figlio Gesù. Ci riporta a quei valori che sono il luogo naturale per la Pace: La semplicità del presepe, la povertà e l’umiltà della grotta, ci invita ad essere piccoli, umili, come Maria, come San Giuseppe, Ci invita a preparare nel cuore quel “nido” d’amore per accogliere Gesù che è la Pace.
Anche la Regina della Pace ci invita a preparare il cuore con la preghiera, per accogliere Gesù nostra pace.
Messaggio del 25 novembre 2008
Cari figli, anche oggi vi invito in questo tempo di grazia a pregare affinché il piccolo Gesù possa nascere nel vostro cuore. Lui che è la sola pace doni attraverso di voi la pace al mondo intero. Per questo, figlioli, pregate senza sosta per questo mondo turbolento senza speranza affinchè voi diventiate testimoni della pace per tutti. Sia la speranza a scorrere nei vostri cuori come un fiume di grazia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La Madonna ci ripete ciò che leggiamo anche nella Bibbia “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14)” la pace è Gesù stesso. Per questo dobbiamo chiederla nella preghiera, con tutte le forze. Restare uniti al Signore, noi in Lui e Lui in noi. Così potremo vivere la pace e testimoniarla al mondo. La forza, che in silenzio e senza clamori cambia il mondo e lo trasforma nel Regno di Dio, è la fede, ed espressione della fede è la preghiera.
“Se l’uomo si lascia toccare ed illuminare dallo splendore della verità vivente che è Cristo, sperimenterà una pace interiore nel suo cuore e diventerà egli stesso operatore di pace in una società che ha tanta nostalgia di riconciliazione e di redenzione. (Benedetto XVI – Discorso 12 dicembre 2008)”

Dinanzi ai rischi che l'umanità vive in questa nostra epoca, è compito di tutti i cattolici intensificare, in ogni parte del mondo, l'annuncio e la testimonianza del « Vangelo della pace », proclamando che il riconoscimento della piena verità di Dio è condizione previa e indispensabile per il consolidamento della verità della pace. Dio è Amore che salva, Padre amorevole che desidera vedere i suoi figli riconoscersi tra loro come fratelli, responsabilmente protesi a mettere i differenti talenti a servizio del bene comune della famiglia umana. Dio è inesauribile sorgente della speranza che dà senso alla vita personale e collettiva. Dio, solo Dio, rende efficace ogni opera di bene e di pace. ( Benedetto XVI – Messaggio per la giornata mondiale della Pace 2006)

Anche se viviamo un tempo difficile, immersi in “questo mondo turbolento senza speranza”, e ci sentiamo fragili e incapaci di affrontare tante difficoltà, non ci lasciamo scoraggiare. La Madonna nel messaggio dato a Mirjana 2 dicembre 2008 ha detto:
Cari figli, in questo santo tempo di lieta attesa Dio ha scelto voi piccoli per realizzare i suoi grandi progetti. Figli miei, siate umili. Dio attraverso la vostra umiltà con la sua sapienza, delle vostre anime farà la sua dimora scelta. La illuminerete con le opere buone e così con il cuore aperto aspetterete la nascita di mio Figlio in tutto il suo amore generoso. Vi ringrazio cari figli.

“non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 10-12).

Solo chi si fa piccolo, chi si umilia davanti a Dio, pentito dei propri peccati, e si china sugli altri per servirli e non per farsi servire, scopre il mistero della gioia.

Se saremo umili come la Madonna e come Gesù potremo assaporare la gioia e la pace che Dio ci vuole donare.
Gesù vuole riempire di gioia il nostro cuore: “imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11, 29). “questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15, 11); ma noi facciamo fatica ad intraprenderne il cammino.
Possiamo farcela seguendo l’esempio della Vergine Maria e ascoltando i suoi insegnamenti. Lei è la creatura pienamente umile, perfettamente libera, l’innamorata di Dio.
Per questo il suo Cuore Immacolato è la dimora della gioia e fu proprio la gioia del Messia, che ha portato alla parente Elisabetta. La gioia del Bambino Gesù, che conteneva nel suo grembo verginale, ha traboccato dalla sua anima, come un fiume in piena, ed ha avvolto Giovanni Battista che “esultò di gioia” nel grembo della madre. (Lc 1, 44)
Proposito:
Farò scelte messianiche: Scelte di umiltà, di amore, di perdono, di dialogo, di fratellanza., di annuncio, di testimonianza, di intercessione, di espiazione di accoglienza, per la pace.



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Cuore Immacolato di Maria
P. Mario Piatti icms,
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Cristo apparve per primo a Maria
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Donne impegnate nella salvezza del popolo
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La maternità viene da Dio
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Scopo e metodo dell'esposizione della dottrina mariana
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Ruolo della donna alla luce di Maria
Giovanni Paolo II
da Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 (1995) p. 1318-1321

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Giovanni Paolo II
da Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 (1995) p. 1276-1279

Influsso di Maria nella vita della Chiesa
Giovanni Paolo II
da Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/1 (1995) p. 1181-1184

Maria nella Sacra Scrittura e nella riflessione teologica
Giovanni Paolo II
da Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 (1995) p. 1040-1043

Il ruolo materno di Maria nei primi secoli
Giovanni Paolo II
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Giovanni Paolo II
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