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Le Catechesi di Regina Mundi

Catechesi sulla Riconciliazione

COME IL PADRE VOSTRO CELESTE.
di  P. Giovannino Tolu


Qualche giorno fa’ mi è capitato di assistere, da una certa distanza, ad una scenetta tutt’altro che insolita, per grazia di Dio, che, però, mi ha colpito come mai mi era successo fino ad ora.
Ho visto un papà giocare col suo bambino di appena pochi mesi. Tenendolo nelle sue mani lo lanciava con delicatezza in aria per riabbracciarlo subito dopo, per fargli le coccole, baciarlo, risollevandolo ancora e riprenderlo a volo. Tutto con un amore indescrivibile. Si capiva benissimo che questo giovane non era la prima volta che giocava così col suo bambino, anzi che faceva parte di un rito frequente. A giudicarlo dal comportamento questo giovane papà dava l’impressione di essere letteralmente impazzito, di gioia, ovviamente. Una cosa veramente piacevole da vedersi e che mi auguro di rivedere ancora. Questo giovane papà sprizzava gioia da tutti i pori, sembrava all’apice della gioia e credo che anche il bimbo, sebbene non consapevole, fosse sensibilmente felice.
Di che cosa è capace l’uomo!, ho pensato. Senza timore di essere frainteso, o peggio, male interpretato, senza alcun pudore nel manifestare certi sentimenti di fronte alle molte persone presenti e che, a debita distanza, si godevano il piacevole spettacolo, giocava col suo bambino come fosse la cosa più normale di questo mondo. Questo giovane padre dava l’impressione che avesse il desiderio di voler diventare una cosa sola col figlioletto; cambiava tono di voce, imitando la voce dei piccoli, desideroso di farsi piccolo come il figlio, volendo mettersi alla pari di lui.
Le manifestazioni d’affetto di questo giovane padre per il suo figlioletto avevano un non so che di particolare che mi hanno rimandato all’aspetto soprannaturale.
Vedere questo è stata per me un’occasione per fare, mentalmente, un augurio-preghiera per questo e per tutti i papà del mondo: nessuno mai pensi che giocare con i figli sia perdita di tempo e che anzi tutti possano essere disponibili a trascorrere con essi molto del loro tempo prezioso.
Nello stesso tempo questo spettacolo mi ha offerto l’occasione per fare una trasposizione. Ho pensato, cioè, a ciò che Dio fa’ per i suoi figli. Se a tanto giunge una limitata creatura umana, cosa non farà Dio dal quale proviene ogni paternità, che si è manifestato come Amore e, anzi, è l’Amore personificato? Egli ama giocare con i figli ed ha piacere di mettersi al loro stesso livello.
E’ invece triste sapere che molti uomini pensino sovente che Dio non solo non sia loro vicino, tanto né come padre né come amico, ma che anzi, più di una volta, pensino che Dio sia loro nemico, giungendo a pensare che Egli se la prenda con loro con i quali si accanisce, senza motivo.
Penso alle parole di Gesù: “Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli quanto più il vostro Padre celeste”, che aprono la mente ad un paragone improponibile.
In effetti il paragone tra Dio e l’uomo non regge. Infatti, chi più paziente di Dio, più vicino di lui, più tenero, più accogliente e più amico di lui? Allora com’è che manchiamo tanto di fiducia nel Signore? Amare Dio significa, in ultima analisi, aver fiducia, credere che davvero Dio è Padre e che Egli è sempre teneramente chino su di noi, che ci porta con delicatezza nelle sue mani, che mai prende distanza da noi e che ci custodisce come la pupilla dei suoi occhi, perché noi, davvero, siamo una cosa preziosa per Lui.
Tutta la nostra vita cristiana dovrebbe essere racchiusa nella convinzione che Dio è nostro padre. Anzi, dovremmo avere la convinzione che un atteggiamento di filiale fiducia da parte nostra nei suoi confronti è ciò che fa più piacere a Dio e che la mancanza di fiducia è ciò che maggiormente lo addolora.
Ma l’uomo non riesce a fidarsi di Dio a occhi chiusi, anzi vive abitualmente poggiato su alcune convinzioni dalle quali non sa liberarsi. E così, purtroppo, vediamo che il sommo Dio per entrare nella nostra vita, deve fare i conti con noi, con la nostra esperienza umana, alla quale non sappiamo rinunciare. Per questo l’uomo trova tanta difficoltà a fidarsi totalmente di Dio.
Per farci capire cose tanto vere e profonde, capaci di farci abbandonare ogni dubbio e perplessità, Gesù ci ha detto che “perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati” (Mt 10, 30). Ed è vero. Ma poi in realtà costa tanto fidarci di Dio. E “se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il vostro Padre che è nel cieli!” (Mt 7, 11).
Non c’è niente da fare, però, l’uomo va avanti con le sue convinzioni codificate nei proverbi. Questi, si dice, sono la saggezza dei popoli, e così ripete continuamente: “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, che applica anche nel campo dello spirito. E così Dio è costretto, a far la fila, ad aspettare che l’uomo faccia l’esperienza di quanto sia fondamentale fidarsi di Dio. E così passano gli anni e trascorre la vita senza la gioia di poter “giocare” con Dio, senza la letizia che deriva dal sapersi sempre nelle mani forti, sicure e tenere di Dio.
Possa essere questa, per tutti noi, l’ora di fidarci di Dio. Possa giungere presto per ognuno il momento di cominciare a vivere partendo da questa certezza e da tale convinzione: Dio è mio padre. “Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete…”(Lc 12, 7). E ancora: “Se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede?” (Lc 12, 28).
Cosa vuoi che siano le carezze di un uomo per il proprio bambino, anche se si tratta di un padre particolarmente sensibile, paragonate a quelle di un Dio che realmente si è fatto bambino per parlare il suo stesso linguaggio, che ha scelto il cuore dell’uomo quale suo tempio e dimora, perché mai nessuno possa dubitare di Lui e della sua sconvolgente tenerezza? La creazione intera ammutolisce e gode estasiata di fronte alla tenerezza che Dio manifesta verso ogni sua creatura.
Voglia il Signore che in tutte le manifestazioni l’uomo abbia sempre ad ispirarsi all’atteggiamento del nostro Padre, buono e misericordioso.



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