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Le Catechesi di Regina Mundi

Anno della Fede

L'OBBEDIENZA : Vivere in alleanza con Dio

Catechesi per consacrati secolari
di  Maria Caterina Muggianu



L’Obbedienza del cristiano
Innanzi tutto, fare voto di obbedienza significa essere coscienti che Dio ci chiama ad agire in alleanza con Lui.
Per poter vivere in questo rapporto di alleanza è necessario lasciarsi formare e forgiare secondo i suoi disegni. Avere, quindi, un cuore docile.
Un cuore capace di aderire ai disegni di Dio, nella più totale disponibilità, per collaborare alla realizzazione del suo Regno. Sull’esempio di Gesù, che ha obbedito con libertà al Padre. “ Io e il Padre siamo uno” (Gv 10,30)
L’obbedienza cristiana non è una convenzione sociale per il quieto vivere o per l’ordine pubblico, tantomeno per esercitare un potere che assoggetta il cristiano. Obbedendo si vive la verità del proprio essere “creature” che fanno parte di un progetto d’amore del Creatore. Obbedendo si vive anche la gioia e l’amore di essere membra di un corpo di cui Cristo è il Capo “[15] Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo,
[16] dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.” (Ef 4,15-16)
Come per Gesù, anche per il cristiano, il limite dell’obbedienza è la Croce, il dare la vita per amore di Dio
e dei fratelli. Si tratta infatti di obbedienza di fede che richiede la rinuncia di se stessi per esprimere tutto l’amore che fa dell’obbedienza una adesione di amicizia.

L’obbedienza del consacrato secolare
L’obbedienza dei secolari è molto diversa, nelle sue modalità di vita, a quella dei religiosi. E’ tutt’altro che isolarsi dal mondo ma neppure una inopportuna ed esagerata ingerenza negli affari di questo mondo.
Non avendo superiori diretti i consacrati secolari devono saper discernere la volontà di Dio su se stessi e sulle persone e le cose, attraverso la preghiera, la Parola di Dio, la guida di persone illuminate, la Regola di Vita.
Il consacrato secolare deve stare attento a non vivere come un’isola, in modo anarchico ma deve, avere la consapevolezza di essere all’interno di una comune guida, quella della Parola di Dio, del Magistero della Chiesa, e, come consacrato a una specifica missione e carisma, secondo la regola dell’Istituto a cui appartiene
Di fronte a un mondo che esalta esasperatamente l’individualismo , l’autonomia, l’indipendenza personale, lo svincolamento dalle regole, il secolare testimonia l’Assoluto di Dio dal Quale, tutto è creato e tutto dipende.
Ne dà testimonianza attraverso l’obbedienza alla Legge di Dio, secondo gli insegnamenti della sua Parola e la guida della Chiesa, della Regola di Vita e delle indicazioni del proprio Istituto.
Il Beato Giovanni Paolo II , in un discorso tenuto ai consacrati secolari il 28 agosto 1980, diceva:
“ E’ vostro compito cercare, alla luce della fede, le soluzioni adeguate ai problemi pratici che emergono, poco per volta, e che voi non potete spesso raggiungere se non correndo il rischio di soluzioni solo probabili”.

L’ obbedienza di tutti i consacrati è questa continua ricerca e adesione docile e totale alla Volontà di Dio. E’ un obbedienza che deve essere praticata conciliando il rispetto delle realtà create e il disegno che Dio ha su di loro, in totale autonomia, evitando la strumentalizzazione che possa distoglierle da tale progetto divino.
Essa è strettamente legata alla castità, che gli dà la libertà di agire secondo lo Spirito, nel pieno rispetto di quella obbedienza “creaturale” che Dio stesso ha previsto e programmato nel creare le persone e le cose.
Ognuno risponde secondo le regole che il Creatore gli ha dato: le stagioni, le piante, i fiori, gli animali. Solo l’uomo, spesso, perde la via.
Per questo è indispensabile l’ascolto dello Spirito che guida ogni comportamento, nell’ ordinario e nello straordinario, per fare sempre e solo la Volontà di Dio.


Come vivere concretamente e in pratica l’obbedienza?Per trovare il percorso e l’orientamento di un cammino concreto, come abbiamo accennato prima, bisogna lasciarsi “formare”. Come?

1) Studiando e meditando ogni giorno la Parola di Dio, assimilandola fino a farla propria.
La fede si poggia sulla Parola di Dio. Per vivere nell’obbedienza è importante “ dare ascolto”, “dare retta” è un ascolto biblico che coinvolge tutta la persona, “un cuore che ascolta” “Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male”(1 Re 3,9) Occorre leggere e meditare la Parola ogni giorno, interiorizzarla. In essa possiamo capire e accettare la nostra creaturalità. Possiamo capire e accettare quel comando superiore di Dio: “Io sono il Signore tuo Dio” Un comando che viene dall’amore, e nell’amore si accoglie. Si riconosce il primato della Signoria di Dio. Nella Parola, inoltre, troviamo la legge di Dio che ci fa prendere coscienza del peccato e delle sue conseguenze, guidandoci al Salvatore e redentore nostro Gesù Cristo.
Impariamo dall’esempio di Gesù, obbediente che “[8] pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì [9] e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono,” ( Eb 5,8-9)
Impariamo da Maria, “umile ancella”, che ha dato tutta la sua disponibilità, tutta se stessa per il progetto di Dio su di lei e sull’umanità “Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". (Lc 1,38)

2) Accogliendo la mediazione della Chiesa, con la quale condividere il cammino in pienezza, verso il Regno. Chi dà ascolto alla Parola di Dio dà ascolto anche agli insegnamenti della Chiesa.
Si vive l’obbedienza ascoltando le indicazioni della Chiesa, che è Madre, seguendo la sua guida, che si esplicita sia attraverso il Magistero e le disposizioni del Papa, delle Congregazioni, sia con le indicazioni della Chiesa locale e quindi dei Vescovi e dei Parroci.
Un consacrato nel mondo non può essere totalmente svincolato da un cammino ecclesiale nella propria diocesi o nella propria parrocchia. Segue le indicazioni del cammino comune e partecipa alla missione.
Accettare la mediazione della Chiesa significa anche costruire un rapporto leale con la gerarchia, dando un valido contributo nella edificazione di una società più umana e cristiana. Chi dà ascolto dà anche tempo a Dio e ai fratelli.

3) In quanto membro consacrato in un Istituto il secolare è tenuto a un ulteriore livello di obbedienza all’interno di esso.
Accetterà con piena disponibilità ad le indicazioni e le direttive che provengono dal Responsabile dell’Istituto in ordine alla realizzazione della propria vocazione e al carisma che questa comporta.
A seconda dell’Istituto vi sono itinerari diversificati, giustificati dalla scelta di una spiritualità e una missione che però incarna sempre il progetto fondamentale comune a tutti gli istituti, per camminare nella Chiesa per amore di Dio e delle anime.
Vivendo secondo il carisma, la Regola, le indicazioni dell’Istituto, il consacrato secolare vive il la missione a cui è stato chiamato nella realtà storica: nel nostro caso la Pace, in altri istituti l’assistenza agli anziani, l’educazione, la buona stampa e le comunicazioni sociali ecc.
Ma sempre, quel realismo storico deve essere profondamente radicato in Cristo a cui tendere tramite la preghiera, la croce, la realizzazione quotidiana della Volontà del Padre.

Laici in mezzo ad altri laici, i secolari, vivono l’obbedienza evangelica, diventano veramente luce che illumina e sale che dà sapore.
Vivendo i Consigli evangelici della povertà, castità e obbedienza, strettamente concatenati tra loro, i secolari mostrano come si possa usare dei beni di questo mondo senza attaccarvi il cuore;
come si possa amare gratuitamente senza possedere o dominare il prossimo;
come si possa costruire una civiltà dell’Amore nell’osservanza della Legge di Dio, che è Legge di Amore, nella pace e nella serenità di chi sa che la vita è nelle mani di Dio.
Vivendo in questo modo si testimonia che Dio non è relegato negli spazi celesti o nelle gerarchie della Chiesa o nei monasteri e conventi, ma è in mezzo a noi, vivente e operante.

Nella società di oggi si avverte, da una parte l’indifferenza religiosa dilagante, che ha causato un inaridimento morale ed esistenziale e uno svuotamento di senso.
Dall’altra è molto esigente nei confronti della Chiesa e dei suoi ministri. Si esprimono spietati giudizi sulla Chiesa a causa degli scandali di alcuni ministri e dei sedicenti cristiani. Quest’ attenzione apparentemente negativa spesso esprime, in maniera più o meno velata, un forte desiderio di una Chiesa rinnovata nella fede e nell’amore così come Gesù l’ha istituita. Spesso si può trovare ostilità e anche persecuzione. Altre volte si può essere anche tentati se non di condividere, almeno di giustificare comportamenti non graditi a Dio. Mescolarsi a loro (senza per questo imitarli) non solo è inevitabile, ma anche necessario per poter vivere in questa società e testimoniare loro uno stile di vita alternativo. Del resto Gesù ha detto: “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno” (Giovanni 17,5).

Perché la testimonianza porti frutto dovrà essere sostenuta soprattutto da tanta preghiera da un esempio di vita vissuta, da un aiuto gratuito nella carità, insegnando a chi non sa fare, stimolando i pigri, incoraggiando i delusi. Allora anche l’annuncio del Vangelo acquisterà autorevolezza e verrà ben accolto.

Il voto di Obbedienza non si realizza una volta per tutte ma è sempre in divenire, come la povertà e la castità, come lo è tutto il cammino di santità. E’ un tendere sempre, con imopegno, verso il Regno di Dio. Tutti i Consigli Evangelici sono per il Regno.
Il Regno di Dio non può accordarsi con il Regno del peccato. Più si fugge il peccato più si corre verso il Regno di Dio. “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.” (Mt 6,24)

Non si può crescere nell’obbedienza senza crescere nella Grazia Per questo è indispensabile una intensa vita sacramentale, attingendo continuamente dall’Eucaristia. E’ molto importante anche l’affidamento alla Madonna con la consacrazione a Lei. Possiamo rifugiarci nel suo Cuore Immacolato.

Nella Grazia di Dio possiamo trovare la capacità di crescere nelle virtù necessarie perché anche l’obbedienza diventi per noi uno stile di vita.
La virtù e il voto di obbedienza esige rispetto, umiltà, mitezza, capacità di mettere limiti alla propria forza per lasciare spazio agli altri e soprattutto al disegno di Dio, responsabilità, libertà.
L’obbedienza non è mai facile perciò richiede sempre una saldezza nella fede e nella vita interiore. Il proprio io tende sempre ad affermarsi a discapito dell’obbedienza. Ma spesso anche lo scoraggiamento può lasciarci in balia delle indecisioni e insicurezze e si corre il rischio di acconsentire alla tentazione di una resa, piuttosto che a una adesione animata dall’amore. Occorre sempre ricordare che Gesù non ci ha fatti schiavi ma ci ha chiamati amici. (cfr Gv 15,15) Ci ha dato la libertà dei figli di Dio (Rm 8,21)

Con l’aiuto dello Spirito Santo da cui dobbiamo sempre attingere forza, impariamo a mettere il fondamento della nostra vita in Dio e a gestire la propria libertà, uscendo da ogni probabile e possibile dipendenza.
Pian piano si acquista una identità assodata, un giusto equilibrio, la capacità di vivere le realtà di Dio con costanza, prudenza, generosità, coraggio, in un giusto equilibrio.
L’obbedienza fa crescere nell’amore a Dio e al prossimo, dà il coraggio di soffrire per il Vangelo e per la causa del Regno.
In questo Anno della Fede nel quale è stato inserito anche il Sinodo per la nuova evangelizzazione e per un rinnovamento spirituale della Chiesa, dobbiamo ancora di più crescere nella libera e amorevole adesione alla Volontà di Dio che è quella di conformarci a Cristo e pregare affinchè il Regno di Dio si espanda “[28] E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.”(1 Cor 15,28)

Benedetto XVI, provato dall’infedeltà di alcuni suoi membri, nell’omelia della S Messa Crismale del 2012 ha pronunciato queste parole:
«ci vogliono l’essere ricolmi della gioia della fede, la radicalità dell’obbedienza, la dinamica della speranza e la forza dell’amore». La «base di ogni rinnovamento» è quindi «conformarsi a Cristo», perché «non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori». Del resto Cristo stesso «non domina ma serve, non prende ma dà». Il gesto inaudito, ripetuto dal Papa a San Giovanni in Laterano, di Gesù che lava i piedi agli apostoli: «Capite cosa vi ho fatto?». Solo nella fede, insomma, sarà «credibile» la predicazione dei sacerdoti: «Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso». E poiché la figura di Gesù «ci appare a volte troppo elevata e troppo grande, per poter osare di prendere la misure da Lui», il Papa porta ad esempio i santi, da Ambrogio e Agostino «fino a Papa Giovanni Paolo II», e spiega: «I Santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio.

(M. Caterina Muggianu)

del 27/06/2013


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