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Le Catechesi di Regina Mundi

Anno della Fede

MARIA, DONNA DI FEDE
di  MARIO SCUDU sdb



Abbiamo visto come la spiritualità mariana può essere definita, in senso ampio, come l’esperienza della propria esistenza (e la sua tematizzazione), vissuta nel nome di Gesù, il Cristo, nostro Salvatore e nostro Determinante etico, sotto l’influsso del suo Spirito, con il riferimento a Maria, la Madre di Gesù, vista come modello da pregare e imitare nella vita quotidiana. Parlare quindi di Maria di Nazaret significa tener sempre presente suo Figlio Gesù, che è il nostro unico Mediatore e la nostra fondamentale Via al Padre, nello Spirito. E non può essere altrimenti.

Il Papa Paolo VI nel suo documento Marialis Cultus (MC 1974), diventato (insieme al c. VIII della Lumen Gentium) ormai punto di riferimento per la Mariologia dopo il Vaticano II, ha scritto: “La Vergine Maria è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fedeli, non precisamente per il tipo di vita che condusse e, tanto meno, per l’ambiente socio-culturale in cui essa si svolse, oggi quasi dappertutto superato; ma perché nelle sua condizione concreta di vita, Ella aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (Lc 1,38); perché ne accolse la parola e la mise in pratica; perché la sua azione fu animata dalla carità e dallo spirito di servizio; perché, insomma, fu la prima, la più perfetta seguace di Cristo: il che ha un valore esemplare, universale e permanente” (n. 35).

E più avanti, per fugare qualsiasi residuo di “esagerazione mariana”, contestata nel passato, ha precisato scrivendo: “Infine, qualora ce ne fosse bisogno, vorremmo ribadire che lo scopo ultimo del culto alla beata Vergine Maria è di glorificare Dio e di impegnare i cristiani ad una vita del tutto conforme alla sua volontà” (n. 39), volontà di Dio che era per Gesù il suo “vero cibo” durante la vita terrena (“Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato”, in Gv 4,34) e cioè viveva di questa e per questa, fino al Calvario.

Anche Giovanni Paolo II, sulla lunghezza d’onda del suo predecessore, ha scritto: “... Maria, la Madre di Gesù, è in continuo contatto con la verità del suo Figlio solo nella fede e mediante la fede! È dunque beata, perché «ha creduto» e crede ogni giorno tra tutte le prove e contrarietà del periodo dell’infanzia di Gesù e poi durante gli anni della vita nascosta a Nazaret, dove egli «stava loro sottomesso» (Lc 2,51)” (Redemptoris Mater, n. 17).

Maria è cresciuta gradualmente nella fede

È stato il Concilio Vaticano II con il documento Lumen Gentium (sulla Chiesa, del 1964) ed il suo famoso capitolo VIII dal titolo “La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa”, che ha posto le basi per il rinnovamento della mariologia, rispondente anche alle sfide culturali del tempo. Come ha scritto Stefano De Fiores, questo documento “è considerato una mirabile sintesi su Maria, un inno incomparabile di lode in onore di Maria” (Paolo VI), e in un certo senso “la Magna Charta” della mariologia della nostra epoca (Giovanni Paolo II), il cui effetto è stato quello di ristabilire il consenso dei vari movimenti intra ecclesiali ... (in Maria sintesi di valori, p. 336).

Dieci anni dopo (1974) è arrivata l’esortazione apostolica di Paolo VI dal titolo Marialis Cultus, che ha ripreso e precisato alcuni aspetti del c. VIII, come quelli della fede di Maria, non acquisita una volta per sempre. Ha scritto il Concilio:

“Così anche la Beata Vergine Maria avanzò nella peregrinazione della fede (in peregrinatione fidei processit... usque ad crucem) e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove non senza un disegno divino, se ne stette (Gv 19,25) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui...” (LG VIII, n. 58).

In sintesi, si può affermare che il c. VIII della Lumen Gentium presenta Maria di Nazaret come mistero di grazia (i doni di Dio) e di fede (insieme dono di Dio e risposta dell’uomo).

Si può dire che questa impostazione sia più attuale e risponda maggiormente alle esigenze di tipo culturale e antropologico proprio del periodo post Vaticano II e di questo III millennio. L’uomo di oggi è geloso della propria libertà e capacità di autodeterminazione (che ne ha fatto un idolo a cui sacrificare tutto), si sente protagonista ed è geloso della propria capacità demiurgica (homo faber o meglio homo technologicus) con la conseguenza esaltazione della tecnica come nuovo orizzonte al quale riferire la soluzione di tutti i problemi.

Maria viene indicata in questi documenti citati come “una donna tutt’altro che passivamente remissiva o di una religiosità alienante”, ma una “donna forte, che conobbe povertà e sofferenza, fuga ed esilio” (Paolo VI nella MC n. 37). Una donna che fu forte soprattutto nella fede e nell’adesione totale al progetto di Dio, di essere la Madre terrena del suo Figlio. Progetto che lei attese e conobbe con pazienza (quindi crescendo nella fede) per tutta la vita, fino al momento più drammatico del Calvario, quando tutto sembrava naufragare e lei ritrovarsi vittima di un inganno.

Ancora Paolo VI ha scritto nella sua Marialis Cultus: “All’uomo contemporaneo, non di rado tormentato tra l’angoscia e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito da aspirazioni senza confini, turbato nell’animo e diviso nel cuore, con la mente sospesa dall’enigma della morte, oppresso dalla solitudine mentre tende alla comunione, preda della nausea e della noia, la beata Vergine Maria, contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che ella possiede nella città di Dio, offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull’angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e sulla nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte” (MC n. 57).

La fede di Maria

Non si vive la propria spiritualità mariana in profondità e in sincerità, oltre che in verità, senza la fede. Credo che questo della fede sia il problema numero uno in ogni vita spirituale, e quindi anche nel proprio rapporto con Maria di Nazaret. È insomma il primo atteggiamento e la prima funzione esemplare nei nostri riguardi che la Madre di Gesù ci regala: credere come lei, fidarsi di Dio come lei, affidarsi a Dio come lei, crescere gradualmente nella fede come lei, affrontare anche la “notte della fede” (RM, n. 17) come ha fatto lei.

Perché è il primo e assolutamente più importante atteggiamento da copiare? Perché vivere di fede e vivere la propria fede è l’impresa più ardua per un uomo. “La fede è un cammino: anzi soprattutto la fede. Il vero cammino dell’uomo è il cammino della sua fede, perché la fede è la dimensione ultima dell’uomo. Senza la fede non c’è mutamento” (David M. Turoldo). E chi ha deciso di vivere, giorno dopo giorno, la propria vita “alla presenza di Dio” cioè scegliendo e facendo il bene a tutti e non il male, ha sperimentato quanto sia duro e in salita questo cammino verso la montagna di Dio.

È la Parola di Dio che ci dice quanto questo sia vero e anche importante. Nel Vangelo troviamo una frase che deve far riflettere “Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora fede sulla terra?” (Lc 18,8). È un interrogativo lanciato da Gesù, come monito per tutti, subito dopo la parabola del giudice iniquo e della vedova insistente. Parole pesanti, non c’è che dire. Che devono far riflettere e che ci danno l’idea di quanto sia difficile il “mestiere” di credere, e di quante difficoltà sia disseminata la strada della fede in Dio da parte dell’uomo, di ogni uomo che è aperto e si interroga sul trascendente. Ma d’altra parte nella Lettera agli Ebrei (11,6) troviamo anche la frase che “senza la fede è impossibile piacere a Dio”.

Certo che se non si ammette o non si crede in Dio è molto difficile vivere secondo Dio e la sua legge. E ancora (Gal 3,11) “il giusto vivrà per la sua fede”. E se applichiamo questi versetti alla vita di Maria di Nazaret vediamo quanto Lei sia vissuta di una fede totale in Dio e nella sua parola. “La fede, ci ricorda Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater, n. 17, è un contatto con il mistero di Dio e Maria è costantemente, quotidianamente in contatto con l’ineffabile e insondabile, da mente umana, del mistero di un Dio che si è fatto uomo”. La fede di Maria non fu acquisita una volta per sempre, ma anche lei, si afferma più avanti, “avanzava nel suo itinerario di fede”. Anche lei ha camminato giorno dopo giorno, prova dopo prova, fatica dopo fatica in questo cammino di fede fino al giorno della Risurrezione del Figlio.

Ed è proprio questa “fatica del cuore”, questo suo avanzare nel cammino verso Dio (che comprende la “tappa” lacerante del Calvario del Figlio), questo suo vivere come se vedesse l’Invisibile, che è di grande insegnamento per la vita di fede di ogni discepolo di Cristo. Imitare la fede di Maria (che ci viene descritta nei Vangeli) nella vita quotidiana è dare un solido fondamento alla propria spiritualità mariana.



da www.donbosco-torino.i



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