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Le Catechesi di Regina Mundi

Anno della Fede

La porta della fede
di  P. Giovannino Tolu OdeM


ANNO DELLA FEDE (1)

Col Motu Proprio Porta Fidei, dell'11 ottobre 2011, il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto l'Anno della Fede che inizierà l'11 ottobre dell'anno in corso 2012 e si concluderà il 24 novembre del 2013, festa di Cristo Re dell'universo.
E' doveroso innanzitutto manifestare un vivo ringraziamento al Santo Padre per questa personale iniziativa, tanto urgente e fondamentale, che mira ad animare tutti i fedeli cristiani, non solo perché non cada nel vuoto questa sensibilità del Papa ma, anzi, perché porti molto frutto.
L'urgenza dell'iniziativa deriva dal fatto che la fede, che dovrebbe distinguere la vita dei cristiani, in questi ultimi tempi non è considerata così importante e fondamentale. Essa è spesso latitante nella loro vita, non essendo tenuta nella dovuta considerazione. Invece di essere luce del mondo, in molti casi, noi cristiani siamo come tutti gli altri, interessati alle cose di questo mondo: il benessere, le ricchezze, la felicità, realtà legate al possesso dei beni di quaggiù. E così invece di essere amministratori dei beni, messi provvidenzialmente dall'amore del Padre a nostra disposizione, finiamo per essere schiavi di essi, dominati da cose di gran lunga inferiori a noi. Per questo il nostro tempo è stato chiamato civiltà del consumo, sintetizzato dalle parole usa e getta.
I discepoli di Gesù non sono sostenuti dalla speranza della vita futura, il paradiso, promesso da Gesù, ma vivono in maniera piatta, bramosi solamente di possedere le cose di quaggiù, invidiosi di chi le possiede e desiderosi di avere anch'essi quello che altri hanno, e che per questo sono ritenuti più fortunati.
Di questi cristiani Gesù ha detto chiaramente di non sapere cosa farsene. Li ha paragonati, con un esempio di immediata comprensione, al sale che perde la sua specificità di condire, di dare sapore: non serve ad altro che ad essere buttato via e calpestato.
Nel documento, il Papa parla esplicitamente di crisi di fede che ha toccato molte persone. Perciò, come Vicario di Cristo, quale pastore del gregge a lui affidato, desidera offrire un anno di grazia, un tempo di riflessione e di preghiera per ripensare al dono ricevuto e che per tante ragioni può essere come sopito, nascosto dalle ceneri delle delusioni, delle amarezze prodotte dalla vita sulla terra, e per ritornare sui nostri passi riappropriandoci di valori irrinunciabili che esaltano la nostra umanità.
Non essendo ancora il tempo dell'evidenza, il paradiso è di la da venire e nessuno è tornato indietro a dirci come stanno le cose, anche i cristiani sono tentati spesso di credere alle cose sensibili della vita, interessandosi a ciò che cade sotto l'azione degli occhi e dei sensi. Questi vogliono toccare e possedere ciò che cade sotto il raggio della loro attività e, per conseguenza, sono portati a trascurare, o almeno a non tenere nella giusta considerazione, le realtà future.
Il documento si sviluppa in 15 punti che riflettono sulla necessità della fede come elemento fondamentale per vivere nella verità la nostra realtà umana. Senza la fede noi non saremmo pienamente noi stessi perché ci mancherebbe un elemento costitutivo della nostra esistenza. Noi non siamo soli figli di papà e mamma perché siamo anche e soprattutto figli di Dio.
La citazione biblica con cui si apre il documento è quella riportata dagli Atti degli Apostoli che parla di Dio che ha aperto ai pagani la porta della fede. (At 14, 27).
Il progetto di salvezza che Dio aveva iniziato con il popolo eletto, liberato dalla schiavitù dell'Egitto per mezzo di Mosè, portato a compimento per mezzo di Gesù, ora viene esteso a tutta l'umanità. Per nessuno si tratta di una cosa dovuta: è puro dono. Non si tratta di una cosa meritata e nessuno può permettersi il lusso di lasciarsi scappare questa unica, preziosa occasione. Gesù è come la porta che consente di entrare dentro questo progetto. Egli stesso si è servito di questa immagine. Nel Vangelo di Giovanni Egli afferma categoricamente: "Io sono la porta delle pecore" Gv 10, 7).
Ognuno di noi si rende conto, per diretta e personale esperienza, dell'importanza della funzione della porta. Essa introduce in casa. Se non si trova la porta d'ingresso, o se essa è chiusa, viene esclusa ogni possibilità di entrare e godere della familiarità dell'ambiente, che per noi significa il suo regno, la sua dolce intimità e comunione.
La mente facilmente richiama la parabola delle dieci vergini che leggiamo nel Vangelo di Matteo. Di queste vergini cinque sono stolte e 5 prudenti. Le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade" (Mt 25, 1-13).
Sappiamo dallo stesso Vangelo che al sopraggiungere dello sposo le vergini sagge poterono entrare con lui alle nozze, mentre le stolte, che nel frattempo andarono a comprare l'olio dai venditori, al loro ritorno trovarono l'amara sorpresa della porta chiusa. Al loro grido insistente: "Signore, aprici!", non poterono udire altra risposta che questa: "In verità: non vi conosco".
La conclusione è che è nell'interesse di tutti poter varcare questa porta. Essa ci introduce nella casa di Dio, la sua Famiglia, nel suo Regno, il Paradiso.
La Porta, di cui si parla, è molto più di un semplice varco che introduce in casa. Essa è lo stesso Gesù, che ha affermato di essere la Porta.
Approfittiamo di questa ulteriore, preziosa occasione che ci offre il Santo Padre, per riscoprire, approfondire e vivere la straordinaria ricchezza del dono col quale Dio ci ha manifestato di essere nostro Padre.
Affidiamoci a Maria Santissima, dalla Chiesa invocata quale Janua coeli, Porta del cielo, perché ci prenda per mano e ci conduca alla conoscenza diretta, personale del suo Figlio Gesù, nostro Salvatore.



del 17/10/2012


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