Da pochi giorni è terminato il Convegno “Testimoni Digitali”
promosso dalla CEI e tenutosi a Roma dal 22 al 24 Aprile 2010.
Tra i circa duemila partecipanti, c’eravamo anche noi di Regina Mundi.
Ancora risuonano nella nostra mente e nel nostro cuore gli insegnamenti
tecnici, morali e religiosi che sono stati espressi dai qualificatissimi
relatori:
S. Em il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della
Conferenza Episcopale Italiana S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della
Conferenza Episcopale Italiana S. E Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del
Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali S.E Mons. Claudio Giuliadori, Presidente della
Commissione Episcopale per la Cultura e le Comunicazioni Sociali della
Conferenza Episcopale Italiana. Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa
Vaticana, Radio Vaticana e Centro Televisivo Vaticano Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della
Conferenza Episcopale Italiana e Direttore dell’Ufficio Nazionale per le
Comunicazioni Sociali
E ancora numerosi docenti di Sociologia , Massmediologia e Semiologia
della Luiss e dell’Università Cattolica, e dell’Università Lateranense,
Direttori di Giornali e Agenzie di Stampa, Radio e Televisione. Il Convegno è stato concluso dal Santo Padre Benedetto XVI
All’udienza, in Aula Paolo VI, dove è stata tenuta la fase finale dei
lavori, hanno partecipato circa ottomila operatori della Comunicazione e
della Cultura.
Ci
rendiamo conto che i media sono nella nostra vita e anche se non
vogliamo, la orientano e la condizionano. Spesso ci sovrastano. Tanti
messaggi che ci giungono possono essere bellissimi, come brutti,
orribili.
Le proposte e le informazioni sono moltissime e spesso è una vera e
propria battaglia per affermare i propri contenuti, per conquistare
consumatori, per la propaganda politica, per l’affermazione di
ideologie.
I testimoni digitali della fede oggi si trovano a
vivere come al tempo dei primi cristiani, afferma il Sociologo della
comunicazione Guido Gili.
Viviamo in un contesto di vivace pluralismo culturale e religioso, per
cui la fede cristiana torna ad essere una questione di adesione
personale.
Noi condividiamo la fede degli Apostoli dice Il Cardinale Angelo
Bagnasco, e come loro, anche noi siamo chiamati all’annuncio.
La rete rappresenta per noi “gli estremi confini della terra” dove stare
e dialogare. Siamo chiamati a usare i social media come occasione e
strumento di maggiore condivisione, senza perdere l’identità e la
responsabilità dei contenuti, senza ingenuità ne demonizzazioni.
La rete è un ambito, come altri, per annunciare il Vangelo, per
diffondere temi di fede, famiglia, giustizia sociale, vita, Chiesa,
spesso taciuti per paura di esporsi.
Si lasciano parole non dette per una presunta pace digitale, lasciando
così spazio ai disvalori che proliferano sulla rete.
Il Cardinale invita gli operatori della cultura a essere “sale di
sapienza e lievito di crescita”, propositori di contenuti alti e di alti
ideali.
In questo vasto mare digitale che così come può unire, può anche
separare ed escludere, creando gravi divari tra inclusi ed esclusi, il
Santo Padre, come un faro nella notte, ci indica l’orientamento da
seguire:
“Senza timori vogliamo prendere il largo nel mare digitale,
affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila
anni governa la barca della Chiesa. Più che per le risorse tecniche, pur
necessarie, vogliamo qualificarci abitando anche questo universo con un
cuore credente, che contribuisca a dare un’anima all’ininterrotto flusso
comunicativo della rete.
È questa la nostra missione, la missione irrinunciabile della Chiesa: il
compito di ogni credente che opera nei media è quello di "spianare la
strada a nuovi incontri, assicurando sempre la qualità del contatto
umano e l’attenzione alle persone e ai loro veri bisogni spirituali;
offrendo agli uomini che vivono questo tempo «digitale» i segni
necessari per riconoscere il Signore" (Messaggio per la 44a Giornata
mondiale delle comunicazioni sociali, 16 maggio 2010). Cari amici, anche
nella rete siete chiamati a collocarvi come "animatori di comunità",
attenti a "preparare cammini che conducano alla Parola di Dio", e ad
esprimere una particolare sensibilità per quanti "sono sfiduciati ed
hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche" (ibid.).
La rete potrà così diventare una sorta di "portico dei gentili", dove
"fare spazio anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto"
(ibid.).”