Leone XIII e il Santo Rosario: Adiutricem Populi.
 

Leone XIII e il Santo Rosario: Adiutricem Populi.

Il Santo Rosario

LEONE PP. XIII
Roma, presso San Pietro, il 5 settembre 1895, anno XVIII del Nostro pontificato.



Adiutricem Populi
(Da sacratissimo Rosario)


cosa buona celebrare con lodi sempre più grandi ed implorare con sempre più viva confidenza la Vergine Madre di Dio, potente e misericordiosissima ausiliatrice del popolo cristiano. I motivi di questa confidenza e di queste lodi infatti vengono moltiplicati da quel ricco e svariato tesoro di benefici sempre più abbondanti sparsi in ogni dove da Maria per il comune benessere. E, in cambio di tale munificenza, i cattolici non sono certo venuti meno al loro dovere di profonda riconoscenza. Poiché, oggi più che mai, nonostante la presente lotta contro la religione, possiamo vedere accresciuti e sempre maggiormente infervorati, in ogni classe della società, l'amore e il culto verso la beata Vergine. E il ricostituirsi e il moltiplicarsi delle confraternite sotto il suo patrocinio, la costruzione di sontuosi monumenti dedicati all'augusto suo nome, i pellegrinaggi di folle devotissime ai suoi santuari più venerati, i congressi aventi come scopo una sempre maggiore diffusione della sua gloria e innumerevoli altre manifestazioni di questo genere, eccellenti di per se stesse e di felice augurio per l'avvenire, sono luminosa prova di questo fatto. Ma a Noi piace ricordare qui in modo speciale che fra le molteplici forme di pietà verso Maria, la più stimata e praticata è quella così eccellente del santo Rosario. Ciò è di grande gioia per Noi, dicevamo; poiché, se abbiamo dedicato notevole parte delle Nostre premure a propagare la devozione del Rosario, tocchiamo con mano con quale benevolenza la Regina del cielo, così invocata, abbia corrisposto ai Nostri voti; come speriamo che ella vorrà anche addolcire i dolori e le amarezze, che i prossimi giorni ci preparano.

Pregare per il ritorno dei dissidenti

Ma è soprattutto per la diffusione del Regno di Cristo che Noi attendiamo dalla potenza del santo Rosario un più efficace soccorso. L'intento che Noi ora con più vivo desiderio ci prefiggiamo, come spesso abbiamo detto, è la riconciliazione dei popoli separati dalla Chiesa; dichiarando nello stesso tempo che il successo dobbiamo ripromettercelo soprattutto dalle ferventi preci rivolte all'onnipotenza divina. Ciò Noi abbiamo anche recentemente affermato in occasione della solennità della Pentecoste, raccomandando di rivolgere, per questa intenzione, speciali preghiere allo Spirito Santo. E sappiamo che al Nostro invito è stato risposto da per tutto con grande premura. Ma, data l'importanza della difficile impresa e la necessità di perseverare in ogni santo ardimento, molto a proposito cade il consiglio dell'apostolo: "Perseverate nella preghiera" (Col 4,2); tanto più, poi, che i felici inizi dell'opera sono di incitamento a questa perseveranza nella preghiera. Pertanto, venerabili fratelli, voi farete la cosa più utile a questo scopo, e a Noi più gradita, se, durante tutto il prossimo ottobre, voi e i vostri fedeli invocherete con Noi devotissimamente la Vergine Madre, con la recita del santo Rosario nelle forme prescritte. Potenti motivi ci spingono ad affidare alla sua protezione, con assoluta fiducia, i Nostri progetti e i Nostri voti.

Maria nel cenacolo maestra degli apostoli

Il mistero dell'immenso amore di Cristo verso di noi ebbe, tra le altre, una sua luminosa manifestazione, quando egli, vicino a morire, volle affidare al suo discepolo Giovanni, quale madre, la sua stessa Madre, con quel solenne testamento: "Ecco il tuo figlio!". Ora, nella persona di Giovanni, secondo il pensiero costante della Chiesa, Cristo volle additare il genere umano, e, particolarmente, tutti coloro che avrebbero aderito a lui con fede. Ed è proprio in questo senso che sant'Anselmo di Canterbury esclama: "O Vergine, quale privilegio può essere tenuto in maggiore considerazione di quello, per cui tu sei la madre di coloro ai quali Cristo si degna di essere padre e fratello?" (Or. 47). Maria, da parte sua, generosamente accettò e adempì quella singolare e pesante missione, i cui inizi furono consacrati nel cenacolo. Fin d'allora mirabilmente aiutò i primi fedeli con la santità del suo esempio, con l'autorità dei suoi consigli, con la dolcezza dei suoi incoraggiamenti, con l'efficacia delle sue preghiere; divenendo così veramente madre della Chiesa, e maestra e regina degli apostoli, ai quali comunicò anche quei divini oracoli che "conservava gelosamente nel suo cuore".
Maria dal cielo veglia sulla Chiesa
Sarebbe poi impossibile dire quale ampiezza e quale efficacia abbiano acquistato i suoi soccorsi, quando ella fu assunta presso il suo divin Figlio a quel fastigio di gloria, che conveniva alla sua dignità e allo splendore dei suoi meriti. Di lassù, infatti, secondo i disegni di Dio, ella prese a vegliare sulla Chiesa, ad assisterci e a proteggerci come una madre; di modo che, dopo essere stata la cooperatrice dell'umana redenzione, divenne anche, per il potere quasi illimitato che le fu conferito, la dispensatrice della grazia che in ogni tempo da questa redenzione scaturisce. Ben a ragione, perciò, le anime cristiane, obbedendo quasi a un naturale istinto, si sentono trascinate verso Maria; per comunicarle con tutta fiducia i loro progetti e le loro opere, le loro angosce e le loro gioie; per raccomandare con filiale abbandono se stesse e le loro cose alla sua bontà e premura. Per questo giustissimo motivo ogni popolo e ogni rito le ha tributato lodi, che sono sempre venute crescendo col consenso dei secoli. Donde i titoli a lei dati di "signora nostra, nostra mediatrice" (San Bernardo, Sermo II in adv. Domini, n. 5), "riparatrice del mondo intero" (San Tarasio, Or. in praesent. Deiparae), "dispensatrice dei doni celesti" (In offic. graec., 8 dec., Θεoτoκιoν post od. IX).

Maria e la diffusione dell'Evangelo

Ora, poiché fondamento e principio dei doni divini, dai quali l'uomo è innalzato al di sopra dell'ordine della natura verso i beni eterni, è la fede, a buon diritto si celebra la sua mistica influenza, per far acquistare e fruttificare la fede. Maria infatti è colei che generò l'"autore della fede", e che, in ragione della sua fede, fu salutata "Beata": "Nessuno, o Vergine santissima, ha piena conoscenza di Dio, se non per te; nessuno si salva, se non per te, o Madre di Dio; nessuno riceve doni dalla misericordia divina, se non per te" (San Germano di Costantinopoli, Or. II in dormit. B.M.V.). Né potrà certo sembrare esagerata l'affermazione che fu specialmente per la sua guida e per il suo aiuto che, pur fra enormi ostacoli e avversità, la sapienza e gli ordinamenti evangelici si diffusero tanto rapidamente in tutto il mondo, instaurando da per tutto un nuovo ordine di giustizia e di pace. Considerazione questa che senza dubbio doveva essere presente all'animo di san Cirillo di Alessandria, quando rivolto alla Vergine, le diceva: "Per te gli apostoli predicarono ai popoli la dottrina della salvezza; per te la santa Croce è lodata e adorata nel mondo intero; per te i demoni sono messi in fuga e l'uomo è richiamato al cielo; per te ogni creatura, stretta dagli errori dell'idolatria, è ricondotta alla conoscenza della verità; per te i fedeli sono pervenuti al battesimo e in ogni parte del mondo sono state fondate le chiese" (Hom. contra Nestorium).

Maria scettro della vera fede

Inoltre, secondo la lode dello stesso dottore, ella fu validissimo "scettro della vera fede" (Ibid.), per quella continua cura che ebbe di mantenere ferma, intatta e feconda tra i popoli la fede cattolica. E di ciò esistono prove numerosissime e assai note, confermate talvolta da prodigiosi avvenimenti. Fu soprattutto nelle epoche e nelle regioni, in cui si ebbe a deplorare la fede illanguidita a motivo dell'indifferenza, o attaccata dal pernicioso contagio degli errori, che il clemente soccorso della Vergine si fece particolarmente sentire. Fu allora che, grazie al suo impulso e al suo appoggio, sorsero degli uomini, eminenti per santità e per zelo apostolico, pronti a respingere gli attacchi dei perversi, a ricondurre le anime alla pratica e al fervore della vita cristiana. Da solo, potente come molti uniti insieme, Domenico di Guzman si consacrò a questo duplice compito, avendo riposto con successo la sua fiducia nel Rosario di Maria. E nessuno potrà mettere in dubbio quale grande parte abbia la Madre di Dio nei servigi resi dai venerabili padri e dottori della Chiesa, che tanto egregiamente lavorarono nel difendere e illustrare la dottrina cattolica. È infatti a lei, sede della divina sapienza, che essi attribuiscono con riconoscenza la feconda ispirazione dei loro scritti; è per opera della Vergine santissima, e non per loro merito, come essi attestano, che la malizia degli errori fu debellata. Infine, principi e romani pontefici, custodi e difensori della fede ebbero la consuetudine di far sempre ricorso al nome della divina Madre: gli uni nella direzione delle loro guerre sacre, gli altri nella promulgazione dei loro solenni decreti; e sempre ne sperimentarono la potenza e la protezione.
Perciò la Chiesa e i padri rivolgono a Maria queste non meno vere che splendide espressioni: "Ave, o bocca sempre eloquente degli apostoli; o solido fondamento della fede; o rocca inconcussa della Chiesa" (Ex hymno Graecorum ’Aκατιστoς). "Ave: per te noi siamo stati annoverati tra i cittadini della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica" (San Giovanni Damasceno, Or. in Annunc. Dei Genitricis, n. 9). "Ave, o divina sorgente da cui i fiumi della eterna sapienza, scorrendo con le purissime e limpidissime acque dell'ortodossia, abbattono la moltitudine degli errori" (San Germano di Costantinopoli, Or. in Deip. praesentatione, n. 14). "Rallegrati, giacché tu sola sei riuscita a stroncare tutte le eresie nel mondo intero!" (In off. B.M.V.).

Maria e l'unità della fede

Questa parte così importante, che ebbe e ha la santissima Vergine nel cammino di espansione, nei combattimenti, nei trionfi della fede cattolica, rende più luminoso il piano divino nei suoi riguardi, e deve destare, presso tutti i buoni, una grande speranza per il conseguimento di tutte quelle finalità, che sono oggi nei voti di ognuno.
Bisogna confidare in Maria; bisogna invocare Maria! Oh quanto efficace sarà la sua potenza per la sollecita realizzazione del nuovo e tanto desiderato trionfo della religione: che, cioè, in mezzo ai popoli cristiani un'unica professione di fede abbia a tenere unite le menti, e un unico vincolo di perfetta carità stringa i cuori! Che cosa non sarà ella disposta a fare perché tutte le genti camminino unite "nella meravigliosa luce di Dio", quando il suo Unigenito chiese con tanta insistenza al Padre la loro unione, e, per mezzo del battesimo, le chiamò a partecipare "all'eredità della salvezza" acquistata con immenso prezzo? Potrà ella mancare di dimostrare la sua amorosa provvidenza sia per alleggerire i lunghi travagli che, a tale scopo, la Chiesa, sposa di Cristo, affronta, sia per realizzare nella famiglia cristiana questo dono dell'unione, che è il frutto più prezioso della sua maternità?

L'antica unità e il culto di Maria

Un segno che l'augurio non è poi tanto lontano dal suo avverarsi sta nell'opinione e nella fiducia, così ardenti nelle anime pie, che Maria sarà il felice legame che, con la sua soave forza, unirà tutti coloro che amano Cristo, ovunque essi siano, formandone un solo popolo di fratelli, pronti ad obbedire, come ad un padre comune, al vicario di Cristo in terra, il romano pontefice. Qui il pensiero spontaneamente si riporta, attraverso i fasti della Chiesa, ai magnifici esempi della primitiva unità, e più volentieri si sofferma al ricordo del grande concilio di Efeso. Poiché la piena concordia della fede, la partecipazione ai medesimi sacramenti, che allora univa l'oriente e l'occidente, qui parve realmente affermarsi con una singolare fermezza, e brillare di una nuova gloria, quando i padri del concilio annunziarono autorevolmente il dogma della divina maternità di Maria: la notizia di tale avvenimento, promanando da quella religiosissima città tripudiante, riempì il mondo cattolico della medesima incontenibile gioia.

La preghiera per i dissidenti gradita a Maria

Tutte queste ragioni, che sostengono e aumentano la fiducia di essere esauditi per la potenza e la bontà della Vergine, debbono essere, per i cattolici, altrettanti incitamenti a pregarla - come Noi vivamente raccomandiamo - con fervoroso impegno. Riflettano i fedeli quanto sia decoroso e utile per loro e insieme quanto accetto e gradito alla Vergine santissima questo impegno. Infatti, possedendo essi l'unità della fede, manifestano, in tal modo, che giustamente tengono in grandissimo pregio il valore di questo beneficio, e che vogliono custodirlo con ogni scrupolo. Né possono manifestare in forma migliore il loro amore fraterno verso i separati, che aiutandoli validamente, onde abbiano a ritrovare il più grande di tutti i beni. Tale affetto fraterno, veramente cristiano, sempre in atto in tutta la storia della Chiesa, trovò sempre la sua principale forza nella Madre di Dio, eccellente fautrice di pace e di unità. San Germano di Costantinopoli così l'invocava: "Ricordati dei cristiani, che sono tuoi servi; deh! raccomanda le preghiere di tutti; conforta le speranze di tutti; rafforza la fede; stringi le chiese nell'unità!" (Or. hist. in dormit. Deiparae). E ancor oggi i greci le rivolgono questa preghiera: "O Vergine tutta pura, che puoi avvicinarti senza timore al tuo Figlio, pregalo, o tutta santa, perché egli doni la pace al mondo e ispiri un medesimo sentimento a tutte le chiese; e noi tutti ti acclameremo!" (Men. 5 maii, Θεoτoκιoν post od. IX de S. Irene V.M.).

Il culto di Maria tra gli orientali

E qui si aggiunge agli altri un motivo speciale, per cui è lecito sperare che la santissima Vergine ascolterà con maggiore benignità le nostre preghiere in favore dei popoli dissidenti: ossia, gli insigni meriti che essi - ma specialmente gli orientali - si acquistarono verso di lei. Perché è ad essi che molto si deve se la sua devozione tanto si diffuse e si accrebbe. Tra di loro sorsero grandi apologisti e difensori della sua dignità; panegiristi, celebri per la foga e la delicatezza della loro eloquenza; "imperatrici, quanto mai accette a Dio" (San Cirillo di Alessandria, De fide ad Pulcheriam et sorores reginas), che imitarono gli esempi della purissima Vergine, e le tributarono omaggi con la loro munificenza; e, da ultimo, chiese e basiliche innalzate, in suo onore, con regale splendore.

Le immagini di Maria dall'oriente all'occidente

A questo punto ci piace aggiungere una considerazione che, mentre non è estranea al soggetto, torna nello stesso tempo a gloria della santissima Madre di Dio. Questa: tutti sanno che moltissime delle sue auguste immagini, in diverse epoche, furono portate dall'oriente in occidente, e specialmente in Italia e a Roma, accolte con somma pietà e onorate con magnificenza dai nostri avi, e venerate poi dai loro discendenti con non minore trasporto. Orbene Noi amiamo riscontrare in questo fatto una disposizione e un beneficio dell'amorevolissima Madre. Giacché esso sembra voler significare che queste immagini sono presso di noi come palpitanti monumenti di altri tempi, in cui la famiglia cristiana viveva unita, in ogni parte del mondo; e come preziosi pegni di una comune eredità. Per questo nel contemplarle, quasi per ispirazione della stessa Vergine, le anime debbono piamente ricordarsi di coloro che la Chiesa cattolica richiama con amorosa premura all'antica concordia e alla gioia, che già gustarono nel suo seno.

Il Rosario preghiera efficace per i dissidenti

Così un grande aiuto a vantaggio dell'unità della Chiesa ci è da Dio offerto in Maria. E quantunque questo aiuto si possa meritare in più modi, Noi crediamo che il migliore e il più efficace sia quello del Rosario. Già altre volte abbiamo fatto osservare che non ultimo, tra i vantaggi del santo Rosario, è il fornire al cristiano un mezzo pratico e facile per alimentare la sua fede e preservarla dall'ignoranza e dal pericolo dell'errore; come palesemente ci dimostrano le sue stesse origini. Orbene non è meno chiaro quanto tocchi da vicino Maria questa fede, che si esercita sia con la ripetuta preghiera vocale, sia con la meditazione dei misteri. Poiché, ogni qualvolta ci mettiamo in preghiera dinanzi a lei e recitiamo con devozione la santa corona secondo il rito prescritto, noi ricordiamo l'opera meravigliosa della nostra redenzione, in modo da contemplare, come se si svolgessero ora, tutti quei fatti che successivamente concorsero a renderla nello stesso tempo Madre di Dio e Madre nostra. L'eccellenza di questa doppia dignità e il frutto di questo doppio ministero ci si mostrano sotto una vivissima luce, se piamente consideriamo la Vergine Maria al fianco del suo divin Figlio nei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Ne consegue che l'anima si sente accesa da vivo sentimento di riconoscenza per lei; e, sdegnando tutte le cose di quaggiù, si sforza con fermo proposito di rendersi degna di una tal Madre e dei suoi benefici. Ma poiché Maria, la più amorevole di tutte le madri, non può non intenerirsi e muoversi a compassione verso gli uomini, per questo frequente e pio ricordo di tali misteri, il santo Rosario sarà, come abbiamo detto, la preghiera più opportuna per perorare presso di lei la causa dei nostri fratelli dissidenti. Ciò rientra in pieno nella missione della sua maternità spirituale. Infatti coloro che appartengono a Cristo, la Madonna non li ha generati, né poteva generarli, se non nell'unità della fede e dell'amore di lui. "Cristo è stato fatto a pezzi?" (1 Cor 1,13). Perciò, tutti noi dobbiamo vivere insieme la vita del Cristo, onde poter "cogliere frutti a Dio" (Rm 7,4), in un solo e identico corpo. È dunque necessario che tutti coloro che la malvagità degli eventi ha separato da questa unità, siano di nuovo, per così dire, generati a Cristo da questa medesima Madre, che Dio rese perennemente feconda di santa prole. Ella, da parte sua, null'altro desidera più ardentemente; e, se noi le offriamo corone intessute di questa preghiera a lei tanto cara, Maria otterrà loro in abbondanza gli aiuti dello "Spirito vivificatore". Piaccia a Dio che essi non rifiutino di assecondare i desideri di questa loro misericordiosissima Madre; e che, memori della loro eterna salvezza, ascoltino questo amorevole invito: "O figli, che io di nuovo partorisco, fino a tanto che sia formato Cristo in voi" (Gal 4,19).
Avendo osservato la grande potenza del santo Rosario in tale campo, alcuni Nostri predecessori cercarono con ogni mezzo di diffonderlo nei paesi orientali. Primo fra tutti, Eugenio IV con la sua costituzione apostolica Advesperascente del 1439; poi Innocenzo XII e Clemente XI, che con la loro autorità concessero a questo scopo larghi privilegi all'Ordine dei Frati Predicatori. E i frutti non si fecero attendere a lungo, grazie allo zelo e all'attività dei religiosi di quest'ordine; come è provato da innumerevoli e chiari documenti; benché poi ai progressi di tale opera nuocesse non poco la prolungata avversità dei tempi. Ma, ai nostri giorni, in quelle regioni, è tornato a rifiorire in molti cuori il medesimo entusiasmo per la devozione verso il santo Rosario, che abbiamo lodato al principio di questa lettera. E Noi speriamo che questo fatto, così consono ai Nostri disegni, sia utilissimo alla realizzazione dei Nostri voti.

Nuovo tempio alla Vergine del Rosario in Patrasso

A questa speranza si aggiunge un fatto consolante, che riguarda sia l'oriente sia l'occidente, e che è pienamente conforme ai Nostri desideri. Vogliamo riferirci al proposito, espresso nel celebre congresso eucaristico di Gerusalemme, di erigere un tempio in onore della Regina del santissimo Rosario, a Patrasso nell'Acaia, non lungi da quei luoghi nei quali la protezione di Maria fece risplendere le glorie del nome cristiano. Già molti di voi, esortati dal comitato, sorto con la Nostra approvazione, premurosamente hanno contribuito a questa opera con sottoscrizioni, aggiungendovi anche la promessa di un costante interessamento fino a che la cosa sarà compiuta. E con ciò si è già provveduto quanto basta per iniziare senz'altro i lavori con la grandiosità che conviene a quest'opera; e Noi abbiamo già autorizzato a porre al più presto solennemente la prima pietra di questo edificio. Il tempio sorgerà in nome del popolo cristiano, quale monumento di perenne riconoscenza alla nostra Ausiliatrice e Madre celeste. Là ella sarà invocata incessantemente in rito latino e greco, affinché, con sempre più benevola assistenza, agli antichi si degni di aggiungere nuovi favori.
E ora, venerabili fratelli, la Nostra esortazione ritorna al punto da cui prese l'avvio. Orsù, che tutti, pastori e greggi, specialmente nel prossimo mese, si mettano, pieni di fiducia, sotto la protezione dell'augusta Vergine. In pubblico e in privato, non cessino, con canti, preghiere e voti, di invocare e supplicare concordemente la Madre di Dio e Madre nostra: "Deh mostrati Madre!". Che la materna sua clemenza voglia preservare l'intera sua famiglia da ogni pericolo: la conduca ad una vera prosperità, e soprattutto la stabilisca nella santa unità. Guardi ella con benevolenza i cattolici di tutte le nazioni, e unitili con i legami della carità, li renda più attivi e più costanti nel sostenere l'onore della religione, da cui promanano, anche per i popoli, i beni più preziosi. Guardi poi con somma benevolenza anche i dissidenti: queste grandi e illustri nazioni, queste anime elette, che sentono la dignità cristiana. Susciti in esse salutari desideri, e poi li alimenti e li conduca a compimento. Tornino a vantaggio dei dissidenti orientali l'ardente devozione, che essi professano, verso la Madonna e i numerosi fatti compiuti dai loro antenati per la sua gloria. A vantaggio poi dei dissidenti occidentali torni il ricordo del salutare patrocinio col quale ella ebbe cara e ricompensò la straordinaria pietà, che tutte le classi sociali le professarono per molte generazioni. Per questi dissidenti e per tutti gli altri, ovunque essi si trovino, valga la voce unanime e supplichevole di tutti i popoli cattolici, e valga la Nostra voce che fino all'ultimo anelito invocherà: "Mostrati Madre!"
Frattanto, come auspicio dei doni celesti e in attestato della Nostra benevolenza, Noi impartiamo di tutto cuore a ciascuno di voi, al vostro clero e al vostro popolo, la Nostra apostolica benedizione.
Roma, presso San Pietro, il 5 settembre 1895, anno XVIII del Nostro pontificato.


LEONE PP. XIII

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