Misteri del Rosario nell'Arte | Azulejos dei Misteri Dolorosi - I Mistero
 

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Gli Azulejos del Santo Rosario

I Mistero : Gesù nel Getzemani

Nell'orto degli Ulivi, Gesù pregava dicendo: "Padre, sia fatta la tua volontà!". E disse ai discepoli: "Pregate per non entrare in tentazione"
(cfr. Lc 22,39-42)

la mente commossa torna di continuo sulla immagine del Salvatore, lì, nel luogo del supremo abbandono: «...E il suo sudore diventò come di gocce di sangue che cadevano a terra» (Lc 22,44). Pena intima dell'animo, amarezza estrema della solitudine, venir meno del corpo affranto. Non può essere determinata l'agonia che dalla imminenza di quella passione che Gesù ormai vede non più lontana, non più vicina, ma presente ormai.
La scena del Getsemani ci conforta e incoraggia a tendere tutta la volontà nell'accettazione, un'accettazione piena della sofferenza, quando chi quella nostra sofferenza vuole o permette è Iddio: «Non mea voluntas sed tua fiat» (Lc 22,42). Parole che straziano e che risanano, perché insegnano a quale incandescenza di fuoco può e deve giungere il cristiano che soffre insieme con Gesù che soffre, e danno, come in un ultimo tocco, la certezza, per noi, dei meriti più inenarrabili, i meriti della vita divina in noi, vita viva in noi oggi nella grazia, domani nella gloria.
Una intenzione particolare va tenuta innanzi agli occhi qui, nel presente mistero: la «sollicitudo omnium ecclesiarum» (2Cor 11,28), l'ansia che scuote, come il vento che scoteva il lago di Genezaret: «il vento era contrario» (Mt 14,24), la preghiera quotidiana del Santo Padre, l'ansia delle ore più trepide dell'altissimo ministero pastorale; l'ansia della Chiesa che sparsa per tutta la terra soffre con lui, e, insieme, egli soffre con la Chiesa, presente in lui e sofferente in lui; l'ansia di anime, porzioni intere del gregge di Gesù, soggette alle persecuzioni contro la libertà di credere, di pensare, di vivere. «Chi sta male e non sto male anch'io?» (2Cor 11,29).

Partecipare ai dolori dei fratelli, patire con chi patisce, «flere cum flentibus» (Rm 12,15), costituisce un beneficio, un merito per tutta la Chiesa. La «comunione dei santi» non è questo avere tutti e ciascuno in comune il sangue di Gesù, l'amore dei santi e dei buoni, e, anche, ahimè, il nostro peccato, le nostre infermità? Ci si pensa mai a questa comunione, che è unione e quasi, come Gesù diceva, unità: «che siano uno» (Gv 17,22; cfr. Gv 10,30)? La croce del Signore non soltanto innalza noi ma attrae le anime, sempre: «E io, se sarò sollevato da terra, tutto attrarrò a me» (Gv 12,32). Tutto, tutti.

 

Gesù nel Getzemani

   
 
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