“La sera di quel giorno, il primo della settimana mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù stette in mezzo e disse loro “Pace a voi”! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”.( Gv 20- 19,22) Credo che ogni cuore si riempia di gioia quando pensa a questo momento di intima comunione di Gesù con i suoi discepoli. Entra a porte chiuse rompendo qualsiasi schema e ritualismo, non rimprovera i suoi amici per averlo lasciato solo sul Calvario ma anzi li consola, li rincuora, li incoraggia a essere testimoni del Vangelo e della Pace che vuole annunciare.
Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore (Anno C) (8 aprile 2007) L'umanità custodisce le proprie certezze sigillandole nelle tombe.. .
E' lì che corre a cercarle ogni volta che la nostalgia, il ricordo e l'affetto per una persona diventano struggente desiderio di incontro.
La croce è “vangelo”, lieta notizia, anzi la più bella, lieta notizia: è il luogo in cui l’amore di Dio si è mostrato più forte del nostro peccato. Eppure è una notizia scandalosa, la più sconcertante e sconvolgente: se Dio è amore e se l’amore di Dio è onnipotente, perché troppe volte nella vita e nella storia il bene lo si sperimenta sconfitto dal male, la verità infangata dalla menzogna, la libertà tradita dalla violenza? Ma la fede è l’unica strada che, senza farci bypassare il buio, freddo tunnel dello scandalo della croce, ce lo fa attraversare senza scorciatoie e ci permette di superarlo tutto intero, facendoci ritrovare all’uscita il lampo di una inconfutabile verità: Gesù ha salvato gli altri – tutti! – proprio rinunciando a salvare se stesso. L’amore del Crocifisso per noi ha fatto diventare la sua morte sorgente di vita per tutti noi.
Cari amici, ecco cosa ha riferito la veggente Marija al termine dell’apparizione della sera di Natale: «La Madonna è venuta con Gesù bambino tra le braccia e non ha dato alcun messaggio. Gesù bambino, però, ha iniziato a parlare e ha detto: “Io sono la vostra pace. Vivete i miei comandamenti!”.
Il padre Ignace de la Potterie, gesuita, ebbe a lungo la cattedra di Nuovo Testamento giudicata (a ragione) la più importante nell’Istituto, a sua volta conisiderato (anche qui, a ragione) come il più autorevole della Chiesa per gli studi sulla Scrittura.
Parliamo del Pontificio Istituto Biblico, emanazione di quella Università Gregoriana il cui Rettore – a conferma della sua importanza- è nominato dal Papa stesso. Il “Biblico“, come viene abitualmente chiamato, fu fondato nel 1909 da san Pio X per rispondere, con le stesse armi di rigore scientifico, all’attacco alle basi stesse della fede portato dal cosiddetta “critica indipendente“.
"Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare". (Matteo 18,6)
Spesso questa frase è stata addotta per condannare i pedofili e persino per giustificarne la condanna a morte. Come può il “mite” Gesù che insegna il perdono, pur condannando la colpa, giungere a questo punto di crudeltà? Per interpretare correttamente il testo dobbiamo procedere per gradi.
LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO Bestemmiare lo Spirito "Qualunque peccato o bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata" (Matteo 12,31)
Questa frase di Gesù, già di sua natura sorprendente, si fa quasi sconcertante nel suo prosieguo che suona così: «A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro» (12,32). Per sciogliere l’imbarazzo di queste dichiarazioni partiamo innanzitutto dalla realtà della “bestemmia” che, nel linguaggio biblico, ha un’accezione differente da quella comune per noi. Il famoso comandamento: «Non nominare il nome di Dio invano », certo, indirettamente può essere applicato alla bestemmia come imprecazione infamante contro la divinità, ma il suo valore primario va in ben altra direzione, marcata da quell’ “invano”.
"A questa vista, le folle furono prese da timore, resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini".( Matteo 9,8)
Non abbiamo potuto citare tutto il brano matteano (9,1-8) che ora brevemente evochiamo per sommi capi. Si tratta di un episodio che è ripreso anche dagli altri Vangeli Sinottici (Marco 2,1-12 e Luca 5,17-26), con varianti descrittive proprie.
Non indurci in tentazione "Non indurci in tentazione, ma liberaci dal male". (Matteo 6,13)
Se nella liturgia eucaristica recitiamo la preghiera del Padre nostro, la conclusione è quella che abbiamo sopra citato e che da sempre sappiamo a memoria. Se, invece, prendiamo in mano la nuova versione ufficiale della Bibbia della Conferenza episcopale italiana, troviamo quest’altra traduzione: «Non abbandonarci alla tentazione», una frase certamente meno dura della prima più comune.
LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO di Gianfranco Ravasi Non desiderare! "Io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore." (Matteo 5,28)
Si è spesso ironizzato su questa frase del Discorso della Montagna, mostrandone l’eccesso. D’altronde, non è forse vero che «il desiderio è la liana dell’esistenza», come dice un testo sacro indù, il Dhammapada? La risposta a questo interrogativo e ai relativi corollari sarcastici è duplice.
La prima tentazione di Gesù "Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito per essere tentato dal diavolo". (Matteo 4,1)
L’ultima tentazione di Cristo è il titolo di un romanzo che lo scrittore greco Nikos Kazantzakis pubblicò nel 1955 e che è divenuto famoso per la libera e provocatoria resa cinematografica eseguita nel 1988 dal regista americano Martin Scorsese. In realtà, la vera prima tentazione di Cristo è narrata dai Vangeli Sinottici agli esordi della sua missione pubblica: Marco (1,12-13) si affida a sole quattro frasi essenziali, mentre Matteo (4,1-11) e Luca (4,1-13) “sceneggiano” l’evento in un trittico di quadri che hanno come fondali il deserto, il punto più alto del tempio di Gerusalemme e un monte molto elevato.
Pensavo oggi: le apparizioni della Madonna a Medjugorje sarebbero più credibili se Ella fosse apparsa sempre nello stesso luogo, cioè sulla collina delle apparizioni o nella chiesa parrocchiale del villaggio bosniaco, e se avesse quindi costretto i sei veggenti a recarsi sempre in quel luogo. Il fatto che appaia nelle loro case private, in qualsiasi raduno in giro per il mondo, persino su aerei e autobus, sconcerta molti e fa pensare loro che si tratti di una sceneggiata ridicola.
Pensiamo a Marjia: da trent’anni tutti i giorni, ovunque, alla stessa ora … Lei, madre di quattro figli, in un condominio di Monza, tra un giro scala e l’altro … ma non è una follia, fuori da ogni logica teologica e umana?
In realtà, dopo aver chiesto a Dio di aiutarmi a capire qualcosa di questo ‘strano’ o ‘imbarazzante’ modo di fare della Madonna – stiamo parlando della Madre di Dio, della Regina degli Angeli e dei Santi! -, mi sono reso conto del bellissimo e veramente rivoluzionario messaggio che questi fatti trasmettono.
Questo luogo emblematico del lavoro di Ancona, a specchio sull'azzurro mare Adriatico, diventa oggi un cenacolo aperto nel cuore della città, avendo come orizzonte l'intera Italia. Venuti ad Ancona da ogni diocesi italiana con significative rappresentanze, siamo qui stretti intorno a Cristo Gesù,come gli Apostoli nel cenacolo l'ultima sera della sua vita mortale. E' qui con noi Cristo,il Quale —come ci ha ricordato qualche istante fa la pagina del Vangelo ci ha assicurato:" dove sono due o tre riuniti nel mio nome,li sono io in mezzo a loro" (Mt.
Gli 850 mq del palco, appositamente costruito per la S. Messa con papa Benedetto XVI, accolgono la solenne concelebrazione presieduta dal Legato pontificio, Card. Giovanni Battista Re, con la quale domenica 4 settembre si è aperta formalmente il XXV° CEN, concelebrazione alla quale partecipano mons.
MESSA DI APERTURA NEll'AREA FINCANTIERI Ancona, 4 settembre. “Mediante il Sacramento dell’Eucaristia Dio è sempre con noi: abita in mezzo a noi. La fede ci assicura che Cristo, mediante i segni del pane e del vino, è realmente con noi in corpo, sangue, anima e divinità.
Signore Gesù, di fronte a Te, Parola di verità e Amore che si dona, come Pietro ti diciamo: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”.
Signore Gesù, noi ti ringraziamo perché la Parola del tuo Amore si è fatta corpo donato sulla Croce, ed è viva per noi nel sacramento della Santa Eucaristia.
Fa’ che l’incontro con Te nel Mistero silenzioso della Tua presenza, entri nella profondità dei nostri cuori e brilli nei nostri occhi perché siano trasparenza della Tua carità.
Il perdono illimitato è una caratteristica cristiana, non si trova in altri contesti religiosi l’amore riconciliatorio. Neanche la cristiana e democratica America è stata capace di rispondere con il perdono e la pazienza per fermare i terroristi/mandanti che la colpirono l’11 settembre 2001.
La rivalsa americana con la famigerata guerra preventiva ha causato tutti i disastri mondiali dal 2003 in poi.
" Mia madre non mi ascolta come mi ascolta la Madonna", ha confidato un giorno Marija Paulovic, la veggente di Medjugorje che riceve i messaggi ordinari per la parrocchia". " La Madonna mi ascolta col cuore" ha poi aggiunto per spiegare in qualche modo questa radicale diversità. Ne.
“Uniti nell'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera” (cfr. Atti 2, 42)
La "Chiesa Madre" di Gerusalemme, con la sua grande diversità, offre alla nostra riflessione il tema tratto dagli Atti degli Apostoli: "Essi ascoltavano con assiduità l'insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme" (At 2, 42).
I testi del materiale per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che sono stati preparati dal gruppo locale, enfatizzano l'urgenza della preghiera di Gesù per l'unità: "che tutti siano una cosa sola [.
L'eredità di Carlo Carretto - vita, opere, scritti - è tuttora attuale e provocatoria, in quanto è un'eredità "profetica" e, quindi, inevitabilmente scomoda. Non a caso è l'eredità di "un monaco col Vangelo in mano, nella mente e nel cuore, per tradurlo nella vita. Un religioso sempre disponibile a parlare di Gesù e della salvezza eterna a chiunque glielo chiedesse.
Cari fratelli e sorelle! È grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della Parola di Dio e dell'Eucaristia. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Saluto in particolare il vostro Pastore, l'Arcivescovo Mons. Paolo Romeo; lo ringrazio per le espressioni di benvenuto che ha voluto rivolgermi a nome di tutti, e anche per il significativo dono che mi ha offerto.
Approfondire l'attenzione nei confronti dei pellegrinaggi, offrendo una risposta adeguata alla situazione attuale e portando un contributo specifico alla grande sfida che comporta l'evangelizzazione del mondo contemporaneo. Con questi obiettivi, enunciati nel discorso inaugurale dall'arcivescovo Antonio Maria Vegliò, presidente del dicastero per i migranti e gli itineranti, si sono aperti stamane, martedì 28 settembre, a Santiago de Compostela, i lavori del secondo congresso mondiale di pastorale dei pellegrinaggi e dei santuari.
Gli oltre 250 partecipanti si stanno confrontando - fino a giovedì 30 - sul tema tratto dal versetto del vangelo di Luca che rimanda al racconto dei discepoli di Emmaus.
Beatissimo Padre Fra' Giacomo da Poirino, dei Minori Riformati, al secolo Luigi Marocco, colla umiltà e colla ubbidienza alla S. Sede, che debbono essere in un figlio di s. Francesco di Assisi, si rivolge alla Santità Vostra.
Distinti ospiti, cari amici, sono lieto di avere l'odierna opportunità di incontrarvi, voi che rappresentate le varie comunità religiose in Gran Bretagna. Saluto sia i ministri religiosi presenti, sia quanti di voi svolgono attività nella politica, negli affari e nell'industria. Sono grato al Dott.
Solitudine e comunione, si può sostenere, non si escludono a vicenda. Sono interdipendenti e complementari. È questa una verità che Cicerone evidenzia quando parla di se stesso come di persona «mai meno sola di quando è sola».
Arrivando da Nord percorri strade di montagna tortuose lungo crinali di boschi. Ulivi, castagni, gole; colline che si susseguono, senza tracce di uomini, all’infinito. Guadalupe appare all’improvviso, in un avvallamento.
«Credo che l’universo sia stato creato da un’Intelligenza infinita e che le sue intricate leggi manifestino ciò che gli scienziati hanno chiamato la Mente di Dio. Ritengo che la vita e la riproduzione abbiano origine da una Fonte divina». Sembrerebbe la solita affermazione teistica di un onesto pensatore in ricerca religiosa il quale, osservando il cosmo, ne deduce la provenienza da un Dio creatore.
È successo una notte di Pasqua in una delle mille chiese del monte Athos. Un coreografo inglese, in vacanza nella terra dei suoi avi, ha sentito l'impulso irrefrenabile di cambiare la sua vita: diventare sacerdote secondo il credo nel quale il padre, originario dalla Grecia, l'aveva fatto battezzare. Così non è tornato più a Brighton, ai suoi spettacoli e alle molte star che aveva conosciuto in giro per il mondo.
L'ortodossia, cioè il Credo cristiano nella sua integrità, è il fondamento e la condizione dell'esistenza stessa della Chiesa. Questa perderebbe la propria identità, se qualche verità del Credo si annebbiasse nell'incertezza o fosse rimossa o trascurata. La prima missione che sta a cuore alla Chiesa è la piena fedeltà alla Parola di Dio, autorevolmente espressa e proposta dalla stessa Chiesa.
Se sono state le studiose le prime a guardare con attenzione al ruolo delle donne nei testi sacri del cristianesimo, oggi questo filone di studi - per fortuna - è entrato anche nell'interesse degli studiosi, talvolta con risultati sorprendenti. Un esempio felice di questa nuova positiva realtà è un piccolo libro del teologo e biblista Damiano Marzotto (Pietro e Maddalena. Il vangelo corre a due voci, Milano, Ancora, 2010), dedicato alla collaborazione fra donne e uomini nel Nuovo Testamento.
La mia famiglia ha sempre avuto per casa almeno un gatto. È forse per questo che anch'io appartengo alla schiera di coloro che rimangono affascinati dall'eleganza ora indolente ora bizzosa e aggressiva di questo felino. Condivido, perciò, quello che scriveva più di quattro secoli fa nei suoi Saggi il grande Montaigne: "Quando gioco con la mia gatta, non riesco a sapere se è lei a divertirsi di più con me o in verità se sono io a divertirmi di più con lei".
"Vi sono intenzioni particolari per più insistente preghiera? (.. .) Anzitutto la Chiesa: la grande famiglia dei cristiani, il Corpo mistico di Cristo, la famiglia stessa di Maria".
"Centouno giorni di preghiera per la riconciliazione in Sudan": è l'iniziativa promossa dalla Conferenza episcopale in Sudan, che il vescovo di Rumbek Cesare Mazzolari, comunica in una intervista a "L'Osservatore Romano". Monsignor Mazzolari è appena rientrato a Rumbek, dopo aver compiuto una visita in varie zone del Sudan, dove probabilmente a gennaio (ma la data non è ancora stata ufficializzata), si terrà un referendum importante per l'indipendenza del Sud Sudan. Si tratta di un passaggio delicato per l'equilibrio politico-sociale della nazione, un passo in avanti decisivo verso la democratizzazione, dopo un lunghissimo periodo di conflitto.
La morte, comune e inevitabile eredità degli uomini, oggi è rimossa, con ossessione o edulcorando la sua ineluttabile realtà; nel tempo dei deliri genetisti si arriva a vagheggiare addirittura l'immortalità. Altri si dicono sicuri che grazie alla tecnica un giorno non lontano si potranno mantenere nel freddo i cadaveri per poterli in futuro renderli immortali. A breve, finalmente liberi dall'opprimente natura, si potrà riplasmare il corpo, spostare la nostra coscienza su supporti removibili, conservare post mortem, dopo il seme e gli ovuli, le funzioni di un individuo, il suo pensiero, la sua personalità in strutture biotecnologiche; e così la morte sarà eliminata dall'uomo divenuto grazie alla sua scienza e tecnologia finalmente "come Dio".
«Strong man» stringe forte la mano del volontario. Paolo incide con il bisturi i tessuti necrotici nel piede e disinfetta la piaga. «È per il tuo bene, ok? Quando ti faccio male, perché ti farò male, alza la mano e mi fermo», lo rassicura in inglese.
Siamo qui per la festa di San Lorenzo al quale è dedicata da secoli la Basilica Cattedrale di Genova. Ogni anno, continuando l’antica tradizione, celebriamo la Santa Eucaristia per ringraziare il Signore di questo Diacono, santo e martire. Egli non cedette agli ordini iniqui dell’imperatore Valeriano che, nel terzo secolo, confiscò i beni della Chiesa pena la morte.
C'è bisogno di tanto ottimismo per alimentare di nuova linfa le Chiese del medio oriente. Tuttavia "nonostante le apparenze lascino pensare ad un futuro fosco - dice in questa intervista al nostro giornale sua beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti cattolici, uno dei patriarchi che ricevette a Nicosia, nel giugno scorso dalle mani del Papa, l'Instrumentum laboris della prossima assemblea speciale per il Medio Oriente del sinodo dei Vescovi - le nostre Chiese hanno la possibilità di cambiare le cose. A patto che riscoprano la necessità di restare unite tra di loro".
Cari fratelli e sorelle, nel brano evangelico di questa domenica, continua il discorso di Gesù ai discepoli sul valore della persona agli occhi di Dio e sull'inutilità delle preoccupazioni terrene. Non si tratta di un elogio al disimpegno. Anzi, ascoltando l'invito rassicurante di Gesù "Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno" (Lc 12, 32), il nostro cuore viene aperto ad una speranza che illumina e anima l'esistenza concreta: abbiamo la certezza che "il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita.
Ti muovi per Siena e, fra le contrade che si sfidano nel Palio, c’è quella del Nicchio: come emblema ha una conchiglia che è un retaggio della Via Francigena. Giri per Roma e sui palazzi della Santa Sede compare lo stemma di Benedetto XVI: al centro spicca una conchiglia che accompagna il ministero di Joseph Ratzinger fin dalla sua ordinazione episcopale. E ancora: sei al volante, hai bisogno di fare rifornimento e ti fermi alla pompa di benzina di una delle quattro maggiori multinazionali petrolifere, la Shell: il logo è una conchiglia simile a quelle che commerciava Marcus Samuel, padre del fondatore, ed eredità dello stemma della famiglia Graham, sottoscrittrice di parte del capitale della società.
Forse si sentivano troppo sicuri. O forse cercavano di incontrare qualcuno. Quel che è certo è che gli otto volontari occidentali della Iam (International Assistance Mission), recatisi in missione nel Nuristan (Nord dell’Afghanistan) una settimana fa, hanno trovato la morte.
La fede religiosa e la spiritualità possono influire sullo stato di salute di una persona? Almeno l’80% dei pazienti intervistati in uno studio multicentrico pubblicato in questi giorni sull’'Australian Health Review' ne è convinto. Il campione indagato è particolarmente interessante perché composto da australiani in buona parte non nativi, provenienti da 35 diversi paesi del mondo, rappresentanti dunque di un ampio ventaglio di culture e fedi. Fra loro vi sono cattolici, protestanti, ortodossi, buddisti, musulmani, ma anche chi si dichiara «spirituale, non religioso».
Nella mia pratica quotidiana mi sono reso conto che una fede forte e una preghiera costante si correlano con un uso minore di farmaci e con un recupero migliore, dove possibile, o una prognosi meno grave». A parlare è il professor Paolo Maria Rossini, ordinario di neurologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma, responsabile dell’Unità neurologica dell’annesso Policlinico e dell’ambulatorio di neurologia del Dipartimento di neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli della Capitale.
Ma com’è spiegabile scientificamente tale effetto? «In tutte le ricerche neuroscientifiche – spiega Rossini – si è chiaramente dimostrato che le aree cerebrali frontali, temporali e parietali sono coinvolte ogni volta che ci si cimenta con riflessioni di contenuto spirituale e trascendente: queste aree, i circuiti più sofisticati all’interno della complessa struttura del corpo umano, sono connesse con la regolazione del tono dell’umore, con la memoria, con l’emotività, con la produzione fantastica, con l’elaborazione del linguaggio.
Arrivando da Lione al tramonto può succedere di perdersi, cercando Ars. Fuori dall’autostrada, avanzando tra le colline dell’Ain, le strade si fanno strette, e solitari gli incroci. E quando finalmente arrivi al campanile, scopri che Ars è tutta lì: la chiesa, la vecchia canonica del Curato, due trattorie e poche case attorno, nella quiete di una campagna intatta.
Un gruppo di medici stranieri (sei americani, un britannico ed un tedesco) di una ong cristiana sono stati brutalmente assassinati a colpi d'arma da fuoco insieme a due accompagnatori locali nell'Afghanistan nord-orientale dai talebani che hanno rivendicato il gesto accusando le vittime di aver svolto proselitismo, ma soprattuttodi aver cercato di localizzare le basi degli insorti in un distretto della provincia di Badakhshan. Li hanno messi in filae fucilati, ha raccontato un interprete che è stato salvato perchè, ha raccontato, si è messo a recitare il Corano.
Poco dopo che le prime informazioni sul massacro dei sette uomini e delle tre donne del gruppo sono state diffuse dai media afghani, il direttore della International Assistence Mission (Iam), Dirk Frans, ha firmato a Kabul un comunicato in cui ha confermato che «le vittime erano operatori della sua associazione caritativa» senza scopo di lucro, in Afghanistan dal 1966.
Paradossi della vita. E della fede cristiana. Anche un avvenimento di mera cronaca politico-istituzionale come la controversa sentenza della Corte europea dei diritti di Strasburgo che vieta l'esposizione dei simboli religiosi, in particolare del crocifisso, nei luoghi pubblici può divenire, in modo del tutto imprevedibile, l'occasione di un rinnovato spirito di comunione tra i battezzati.
Cari Fratelli e Sorelle, oggi desidero ripercorrere insieme a voi le varie tappe del Viaggio apostolico che ho compiuto nei giorni scorsi in Portogallo, mosso specialmente da un sentimento di riconoscenza verso la Vergine Maria, che a Fátima ha trasmesso ai suoi veggenti e ai pellegrini un intenso amore per il Successore di Pietro. Ringrazio Dio che mi ha dato la possibilità di rendere omaggio a quel Popolo, alla sua lunga e gloriosa storia di fede e di testimonianza cristiana. Pertanto, come vi avevo chiesto di accompagnare questa mia visita pastorale con la preghiera, ora vi domando di unirvi a me nel rendere grazie al Signore per il suo felice svolgimento e la sua conclusione.
La croce identifica il cristianesimo, riunendo nel mistero l'abbassamento e l'innalzamento di Cristo. Per questo il credente acclama Ave, crux gloriosa. La teologia dell'incarnazione del Verbo dà ragione della kènosis, lo "svuotamento" di Dio, poiché attraverso di essa si manifesta la potenza della risurrezione salvifica di Cristo.
Accanto al cartello che, lungo l’Autosole, indica l’uscita di Monte San Savino, in provincia di Arezzo, ce n’è uno in cui si legge: «Santuario della Madonna delle Vertighe». Sulla collina che si nota passando con l’auto, una chiesa custodisce l’icona della patrona dell’A1. Una tavola che, secondo la tradizione, si trovava in un’edicola di Asciano ospitata su un terreno conteso fra due fratelli.
Che senso ha oggi leggere le beatitudini? Perché meditare su queste paradossali parole di Gesù? Innanzitutto, credo, per una ragione umanissima. Nel contesto socioculturale in cui viviamo, noi cristiani siamo chiamati, oggi più che mai, a mostrare con la nostra vita cammini di umanizzazione e di salvezza percorribili da tutti gli uomini.
Ora, la maniera più efficace per scoprire questi cammini consiste nel praticare la ricerca del senso, esercizio che ai nostri giorni pare sempre più raro: è diventato difficile, soprattutto per le nuove generazioni, dare senso alla vita e alle realtà che la costituiscono, tanto che da più parti si levano voci che denunciano la «crisi del senso».
Certo il fuoco è il grande maestro delle arti, come scriveva Rabelais nel suo celebre Gargantua e Pantagruel: con la sua scoperta si è aperta una delle tappe fondamentali della storia dell'umanità. Da quella scintilla primigenia sbocciava l'economia domestica, come ricordava già il profeta Isaia: "L'uomo ha cedri, cipressi, querce, allori per bruciare: ne prende una parte e si riscalda e anche accende il forno per cuocersi il pane.. .
Secondo la Parola di Dio le origini del male antecedono l'apparizione dell'uomo, il quale, infatti, appena creato, si trova già di fronte a un intendimento astuto e ingannevole, a una "invidia" - il libro della Sapienza parla dell'"invidia del diavolo" (2, 24) - che lo istiga al sospetto e alla rivolta nei confronti del Creatore.
Paolo è persuaso che "la nostra battaglia non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male" (Efesini, 6, 12).
In ogni caso, la Genesi ci fa risalire a un peccato angelico precedente la storia dell'uomo e spaventosamente influente su di essa.
Sono parole di Joseph Ratzinger nel commento teologico che scrisse nel 2000 per accompagnare la pubblicazione del terzo segreto di Fatima, decisa da Giovanni Paolo II dopo che il contenuto era stato celato per 80 anni dai suoi predecessori.
Un testo che nel briefing di oggi, alla vigilia del quindicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI, che dall'11 al 14 maggio avra' per meta proprio Fatima e il Portogallo, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha consigliato ai giornalisti di rileggere.
In esso, Ratzinger confida anche "un ricordo personale; in un colloquio con me Suor Lucia mi ha detto che le appariva sempre piu' chiaramente come lo scopo di tutte quante le apparizioni sia stato quello di far crescere sempre piu' nella fede, nella speranza e nella carita', tutto il resto intendeva solo portare a questo".
Pubblichiamo una meditazione di Tomás Spidlík da un suo libro scritto nel 2000 (Duse Ruska, Praha, Karmelitánské nakladatelství), tradotto in italiano da Andrea Trovesi in Amate il silenzio (Milano, Gribaudi, 2003). "In tutto ciò che incontriamo osserviamo delle contraddizioni irrisolvibili. Per risolvere questi problemi non abbiamo altra possibilità che la seguente: scegliere ciò che ci offre la Santissima Trinità oppure la morte nella pazzia".
Il giorno di Pentecoste, Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, tenne al popolo un discorso che si può riassumere in tre parole; tre parole che hanno, però, ognuna la forza di un tuono: Voi avete ucciso Gesù di Nazaret! Dio lo ha risuscitato! Pentitevi! Il mio desiderio è di raccogliere queste tre parole e di farle penetrare nel nostro cuore, con la speranza che esse riescano a "trafiggerlo", come trafissero il cuore delle tremila persone che quel giorno ascoltarono l'apostolo e si convertirono alla fede (cf. At 2, 22 ss.) .
Quando Gesù risorge da morte avviene la riuscita della sua vita. Allora giunge a compimento nella storia il disegno divino concepito dall'eternità, che ad altro non mirava se non all'evento della Risurrezione del Figlio di Dio crocifisso. Nella Risurrezione - che è "il primo e il più grande fondamento della fede" (sant'Ambrogio, De Joseph, 13, 80) - è istituita l'immagine genuina e conclusiva dell'uomo.
Nella semioscurità la luce illumina il tabernacolo. L'attenzione si concentra ben presto sulla nuda pietra antistante l'altare, cinta da una ghirlanda in ferro battuto e argento. La poca luce, l'ombra soffusa ci riporta alla potenza delle tenebre che avvolsero Gesù di Nazaret in quell'ora.
Mentire, rubare “non è il vero essere umano”. Certo, solo gli esseri umani mentono e rubano, è proprio della nostra natura ferita cadere in comportamenti deprecabili, ma l’efficace uscita di Benedetto XVI contiene un senso ben più profondo. Rubare, mentire e più in generale trasgredire uno dei dieci comandamenti – le dieci parole che narrano la verità intima dell’uomo – non è solo questione di commettere un peccato, di infrangere un precetto religioso, vuol dire anche e soprattutto tradire la propria e l’altrui dignità umana.
Son venuto nel deserto per pregare, per imparare a pregare.
È stato il grande dono che mi ha fatto il Sahara, dono che vorrei trasmettere a tutti coloro che amo, dono incommensurabile, dono che riassume ogni altro dono, il "sine qua non" della vita, il tesoro sepolto nel campo, la perla preziosa scoperta sul mercato.
La preghiera è il sunto del nostro rapporto con Dio.
Nella mentalità moderna, imbevuta di ideologia, quando i fatti disturbano le opinioni, tanto peggio per i fatti. Non a caso sta facendo discutere di più, oggi, sui giornali, il film su Lourdes di Jessica Hausner, nel quale la regista esprime le sue opinioni incerte sui miracoli, di quanto facciano discutere le effettive guarigioni miracolose che lì si verificano.
Una delle quali – non ancora riconosciuta perché la Chiesa esige lunghe verifiche medico-scientifiche – è stata resa nota l’agosto scorso.
Cindy crede alla reincarnazione, ha letto cose stupefacenti su una rivista mentre era dal parrucchiere. Ne hanno discusso varie volte insieme nel tempo necessario a perfezionare la permanente. Lui, Fernand, è persuaso di essere stato una «chanteuse» nel periodo tra le due guerre, forse Lucienne Delyle, perché ogni volta che sente la sua voce cantare «Mon amant de Saint-Jean» le forbici si inceppano, l’asciugacapelli gli sfugge di mano, e gli arrivano immagini di cabaret e di uomini con il monocolo che affluiscono da un al di là della memoria.
Nell’Europa, civiltà cristiana di lungo corso, circola con tutta evidenza un virus post-cristiano. Si moltiplicano, davanti ai nostri occhi allibiti, i sintomi di una rappresentazione perfettamente anaffettiva del male. Per giocare, per vincere la noia, per fare esperienza, per essere se stessi: senza inutili ipocrisie, senza falsi moralismi.
Siamo tutti figli di Dio, membri dello stesso Corpo Mistico di Cristo. Se Gesù è il fondamento della nostra salvezza lo è anche della nostra Comunione. S.
“[7]Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. [8]Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. [9]Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; [10]venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Mentre numerosi titoli mariani derivano dall’interpretazione delle Scritture e dalla pietà popolare, quello dell’Immacolata, oltre che dalla Traditio, è confermato dalla dichiarazione della stessa Vergine Santa in Lourdes. Sono trascorsi centocinquant’anni da quando la Madonna alla richiesta di Bernardette disse: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Questo a rassicurazione di quanto in quel periodo andava proclamando la Chiesa.
utti i sabati, un po’ con il pretesto di fare delle registrazioni, ma nella realtà perché ne sento il bisogno, ho preso la buona abitudine di ascoltare la Messa presso il santuario di Santa Maria della Vena, sull’Etna, a circa 800 m di quota. Si parte presto il pomeriggio, per poi tornare la sera quando è già buio.
D’inverno a Vena fa veramente freddo, spesso nevica e la notte le pozzanghere gelano.
Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato (1 corinzi, 13-11). Quando si inizia un percorso spirituale, è un po’ come nascere a nuova vita.
Una folla di ricordi attraversava la mia mente e il mio spirito in quel tardo pomeriggio del giorno di Pentecoste di dieci anni fa, il 23 maggio 1999. Nella suggestiva, intima casa di via Donizetti, nel cuore di quella Milano da lui tanto amata, ero davanti allo scrittore e amico Luigi Santucci che poche ore prima aveva concluso il suo itinerario terreno. Pensieri, memorie piccole e grandi, persino parole aleggiavano in quello spazio, fili difficili da dipanare e da afferrare.
nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande Crocifisso di terracotta. L’ha donato, qualche anno fa, uno scultore del luogo. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sacrestia, e vi ha apposto un cartoncino con la scritta “sistemazione provvisoria”.
Nella nostra condizione sussiste un enigma su cui abbiamo il dovere di tornare a riflettere: perché ci consegniamo alla spirale del male e temiamo di seguire il bene? Il primo grave errore è accettare di vivere senza respirare.
La persona umana porta in sé la nostalgia per una felicità che non ha mai conosciuto. Questa felicità è fatta di un bene compiuto e universale.
Pecunia, l'argent, il denaro: il motore dell'economia? Il mezzo di scambio per eccellenza che si è imposto come standard universale? Misura non solo per il mercato dei beni e dei servizi, ma anche misura sul mercato del lavoro? Il denaro mi spinge a esprimere il valore economico mediante l'aggettivo «caro» («Questo prodotto è più o meno caro…»), in parallelo all'affetto che induce a dire a un altro «caro» («Mio caro.. »). Caro, cher, dear: una stessa parola per misurare il denaro e per misurare l'affetto… Ma il denaro è un mezzo o un fine? Dipende per chi.
Brillano le stelle dalle loro vedette e gioiscono; egli le chiama e rispondono: eccoci! E brillano di gioia per colui che le ha create (Bar 3,34-35)
Pregano le stelle? Il piccolo profeta Baruc assicura di sì. Quando rispondono: «Eccoci»; quando semplicemente «brillano di gioia». Gioire è già una preghiera: incolta, selvatica, fiore che spunta improvviso, senza che tu sappia come, sul ciglio della tua giornata.
People change, and smile: but the agony abides». Certo – come scriveva Eliot nei Quattroquartetti - la gente cambia, riesce a sorridere, ma l'agonia, ossia la lotta della sofferenza e l'incubo della morte permangono. Un altro scrittore, il drammaturgo Georg Büchner, nella sua Morte di Danton (1835), individuava proprio in questo terreno «la roccia dell'ateismo», tant'è vero che in pratica la teologia è nata come teodicea, cioè come tentativo di difendere Dio dall'accusa stringente che già Epicuro formulava così (almeno stando all'autore latino cristiano Lattanzio nel suo De ira Dei che cita le parole del filosofo greco): «Se Dio vuol togliere il male e non può, allora è impotente.
La Liturgia della Parola di questa Domenica (V del Tempo Ordinario) ci fa entrare nel vivo della vita di tre grandi uomini che sono ricordati nell’Antico e nel Nuovo Testamento: 1) il profeta Isaia, vissuto circa settecento anni prima di Gesù; 2) l’apostolo Paolo; 3) l’apostolo Pietro. Vorrei che di queste storie facessimo tesoro per la nostra vita, per imparare a essere veri discepoli di Gesù Cristo. 1) Isaia.