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Un Perdono che apre le porte del Paradiso
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Il perdono di Assisi: Un perdono che riapre alla vita

[36] Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
[37] Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo;
[38] stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva diprofumo.
[39] Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!".
[40] Gesù allora gli disse: "Simone, ho da dirti qualcosa". Ed egli rispose: "Di' pure, maestro".
[41] "Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta.
[42] Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?".
[43] Simone rispose: "Suppongo sia colui al quale ha condonato di più". Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene".
[44] E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
[45] Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi
[46] Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo.
[47] Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco".
[48] Poi disse a lei: "I tuoi peccati sono perdonati".
[49] Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: "Chi è costui che perdona anche i peccati?".
[50] Ma egli disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va' in pace!".
Luca 7, 36-50

Carissime sorelle, carissimi fratelli,

il Signore vi dia pace!

Un perdono che apre alla vita

1. Qualche estate fa, mi pare fosse il luglio del 2003, un giovane parroco, don Stefano Garzonio, aveva portato al mare i ragazzi della parrocchia. Lo accompagnavano alcune mamme e catechiste.
La giornata era bella, il sole era caldo e il mare invitante. I ragazzi si tuffano e cominciano a nuotare, quando improvvisamente arriva un’onda più alta che afferra sette ragazzi per portarli al largo. Don Stefano sente gridare. Non ci pensa un istante, si tuffa per soccorrere i suoi ragazzi. È un buon nuotatore e ha un fisico robusto. Li riporta a riva tutti e sette. E, salvato l’ultimo, si accascia sulla spiaggia, perché il cuore è sopraffatto dalla fatica. I ragazzi della parrocchia sono vivi grazie a lui, solo lui muore.

Mi ritorna spesso alla mente questo episodio, e lo ricordo come se vi avessi assistito, perché, di fronte al gesto di chi arriva a dare la propria vita per salvare qualcun altro, rimaniamo inevitabilmente colpiti. Col dono della sua vita don Stefano ha salvato sette vite. E penso che don Stefano abbia avuto la forza e il coraggio di compiere questo gesto perché sapeva di essere lui pure – in altro modo – debitore della propria vita a Gesù Cristo.

2. Questa sera desidero che ci fermiamo a riflettere proprio sul dono che Gesù ha fatto nel dare tutto se stesso per amore nostro. Ce lo ricordava san Paolo nel brano della Lettera ai Romani che abbiamo ascoltato come prima lettura. Gesù Cristo ha dato la sua vita per noi, è morto per noi, ma in termini personali, cioè per ciascuno di noi, per me. Non per strapparci alla violenza del mare, ma per strapparci alla brutalità del male, che rende la nostra vita vuota e triste. Di fronte a un dono del genere, se solo lo percepiamo, rimaniamo colpiti, e stupiti, e sorpresi: il Cristo, che si tuffa nel mare della nostra storia, che si tuffa fin dentro il mistero della nostra sofferenza, del nostro peccato e della nostra morte, e dona tutto se stesso, fino all’ultima goccia del proprio sangue, fino all’ultimo respiro, per restituirci alla vita. Anzi per portarci a vivere la vita stessa di Dio.

3. Questo dono di amore si concretizza in un’offerta di perdono e di riconciliazione, che ci riapre alla vita. Questa è stata l’esperienza della peccatrice perdonata, di cui ci parla il brano del vangelo di Luca, ma anche l’esperienza di Paolo, che griderà questa verità e racconterà questa esperienza in molte delle sue lettere, e questa sarà pure l’esperienza di Francesco d’Assisi qui alla Porziuncola.

Il dono d’amore che Gesù fa – quando viene percepito, quando non siamo totalmente ottusi ed incoscienti – mette in moto dentro di noi un processo interiore di rinnovamento che ci porta a sperimentare come una seconda nascita. Non a caso i Padri della Chiesa dicevano che l’esperienza del perdono e della riconciliazione è un’esperienza di quel che significa cominciare a risorgere già in questa nostra vita.

4. Proviamo a osservare i gesti che compie la peccatrice nel brano che abbiamo appena ascoltato. Sono gesti eloquenti, attraverso i quali questa donna, che non regge più il peso della propria vita e della propria miseria, esprime quello che sperimenta e quello che desidera nell’incontro con Gesù. Che cosa fa la peccatrice?
- Piange e versa le proprie lacrime sui piedi di Gesù. Sono lacrime che esprimono il pentimento, il rammarico di una vita sbagliata e il desiderio di poter finalmente voltare pagina, cambiare nel profondo. Ma forse sono lacrime che esprimono anche la gioia per quell’incontro tanto desiderato e sorprendente, l’incontro con Gesù, l’unico incontro che può veramente cambiarle la vita.

- Bacia i piedi di Gesù e li asciuga coi propri capelli. Sono baci che esprimono un modo nuovo di amare, e il desiderio di un modo nuovo di amare, dopo una vita di amori falsi e sbagliati. Sono baci che esprimono un amore riconoscente, infinitamente riconoscente, nei confronti di Gesù.

- Profuma i piedi di Gesù. Ed esprime in questo modo tutto l’onore con cui vuole circondare la persona di Gesù, la dignità che gli riconosce. Ma esprime anche il desiderio, dentro questa relazione, di ritrovare la propria stessa dignità, una vita nuova e bella.

5. Di fronte al gesto della donna, scatta la mormorazione dei presenti. E, partendo dalla sua mormorazione, Gesù si rivolge a Simone il fariseo e fa alcune riflessioni che toccano anche noi:
- Chi fa poca esperienza di essere stato perdonato, cioè di essere amato gratuitamente e rimettendoci qualcosa, diventa poco capace di amare.
- Alla peccatrice vengono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato. Si è resa conto di quel che Gesù offriva e ha ricambiato l’amore gratuito con l’amore riconoscente e con la capacità di perdere anche la faccia pur di poterlo esprimere.

E alla peccatrice in termini personali Gesù dice:
- I tuoi peccati sono perdonati.
E subito dopo:
- La tua fede ti ha salvata, va’ in pace.

6. Nel prepararci alla festa del Perdon d’Assisi lasciamo penetrare questa Parola di Dio nella profondità del nostro cuore e della nostra esistenza.
Gesù Cristo è morto per noi! Non per persone buone che non hanno mai sbagliato, ma per persone fragili, che sbagliano, che peccano, che arrivano talvolta perfino ad escludere Dio dalla propria vita escludendolo dalle proprie scelte. Ebbene Gesù Cristo ci manifesta il suo amore gratuito e sconfinato proprio morendo per noi, dando la sua vita per noi.

7. Di fronte a tanto amore e a tanta grazia facciamo nostri gli atteggiamenti della peccatrice:
- Pianto e lacrime. Di dispiacere e di gioia: di dispiacere per i nostri peccati, di gioia per la generosità di un amore così grande, che arriva al perdono.
- Baciamo i piedi di Gesù. Esprimiamo nei suoi confronti un amore umile, riconoscente, confidente. Alla fine della celebrazione facciamolo anche con un gesto, baciando i piedi al Crocifisso.
- Versiamo il profumo sui piedi di Gesù, riconosciamo la sua dignità di Figlio di Dio che si è fatto uomo e ha dato la vita per noi. E mentre gli versiamo sui piedi l’olio profumato ricordiamo che Gesù ha riversato su di noi l’unzione dello Spirito Santo che ci fa scoprire la nostra dignità di figli di Dio e rende bella tutta la nostra vita e la nostra persona, la rende profumata, ma di un profumo speciale, quello della santità.

8. Tutto questo ce lo ricorda anche san Francesco, che mentre camminava assieme a fra Masseo nel boschetto della Porziuncola si sentì rivolgere la domanda: “Perché a te? Perché a te? Perché a te?”
E con la consapevolezza umile e veritiera della propria condizione rispose: “Perché Dio non ha trovato sulla terra uno più peccatore di me, per manifestare a tutti la grandezza della sua misericordia”.

9. Se avremo la capacità di lasciarci raggiungere anche noi da questo amore misericordioso e se avremo la capacità di esprimere senza vergogna il nostro amore riconoscente per Gesù che ha dato la sua vita per noi; allora, nel giorno del Perdono, venendo qui pentiti e confessati, sentiremo e sperimenteremo in profondità, la dolcezza delle parole liberanti di Gesù:
“I tuoi peccati sono perdonati”.
“Va in pace!”
Sperimenteremo anche noi, come la peccatrice, come san Paolo, come san Francesco, che il perdono riapre alla vita.


Fr. Francesco Patton O.F.M.

L'unzione

 

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