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San Basilio - la dottrina
Benedetto XVI - Udienza Generale
Aula Paolo VI - Mercoledi, 4 Luglio 2007
alla
vita e dagli scritti di san Basilio – era questo l’argomento della nostra
precedente catechesi – possiamo ricavare alcuni messaggi importanti e validi
anche per noi oggi.
Anzitutto il richiamo al mistero di Dio, che resta il riferimento più
significativo e vitale per l’uomo. Il Padre è «il principio di tutto e la
causa dell’essere di ciò che esiste, la radice dei viventi» (Om. 15,2 sulla
fede), e soprattutto è «il Padre del nostro Signore Gesù Cristo» (Anafora di
san Basilio). Risalendo a Dio attraverso le creature, noi «prendiamo
coscienza della sua bontà e della sua saggezza» (Basilio, Contro Eunomio
1,14). Il Figlio è l’«immagine della bontà del Padre e sigillo di forma a
Lui uguale» (cfr Anafora di san Basilio). Con la sua obbedienza e la sua
passione il Verbo incarnato ha realizzato la missione di Redentore dell’uomo
(cfr Basilio, Omelie sui Salmi 48,8; cfr anche Il Battesimo 1,2,17).
Nell’insegnamento di Basilio trova ampio rilievo l’opera dello Spirito
Santo. «Da Lui, il Cristo, rifulse lo Spirito Santo: lo Spirito della
verità, il dono dell’adozione filiale, il pegno dell’eredità futura, la
primizia dei beni eterni, la potenza vivificante, la sorgente della
santificazione» (cfr Anafora di san Basilio). Lo Spirito anima la Chiesa, la
riempie dei suoi doni, la rende santa. La luce splendida del mistero divino
si riverbera sull’uomo, immagine di Dio, e ne innalza la dignità. Guardando
a Cristo, si capisce appieno la dignità dell’uomo. Basilio esclama: «[Uomo],
renditi conto della tua grandezza considerando il prezzo versato per te:
guarda il prezzo del tuo riscatto, e comprendi la tua dignità!» (Omelie sui
Salmi 48,8). In particolare il cristiano, vivendo in conformità al Vangelo,
riconosce che gli uomini sono tutti fratelli tra di loro; che la vita è
un’amministrazione dei beni ricevuti da Dio, per cui ognuno è responsabile
di fronte agli altri, e chi è ricco deve essere come un esecutore degli
ordini di Dio benefattore (cfr Omelia 4 sull’ elemosina e Omelia 6
sull’avarizia). Tutti dobbiamo aiutarci, e cooperare come le membra di un
corpo (Ep. 203,3).
Le opere di carità sono necessarie per manifestare la propria fede: per
mezzo di esse gli uomini servono Dio stesso (cfr Regole morali 5,2). A
questo proposito, alcuni testi delle omelie basiliane restano anche oggi
coraggiosi ed esemplari: «“Vendi quello che hai e dallo ai poveri” (Mt
19,22) …: perché, anche se non hai ucciso o commesso adulterio o rubato o
detto falsa testimonianza, non ti serve a nulla se non fai anche il resto:
solo in tale modo potrai entrare nel regno di Dio» (Omelia contro i ricchi
1). Chi infatti, secondo il comandamento di Dio, vuole amare il prossimo
come se stesso, «non deve possedere niente di più di quello che possiede il
suo prossimo» (ibid.). «Sei povero?», domandava; «l’altro è più povero di
te. Tu hai il pane per dieci giorni, lui per uno soltanto. Ciò che t’avanza
ed abbonda, questo tu – come persona buona e benevola – dividilo equamente
col bisognoso. Non dubitare di donare del tuo poco; non anteporre il tuo
vantaggio all’emergenza pubblica! Se il tuo cibo è ridotto ad un unico pane
e davanti alla porta sosta un mendicante, tira fuori dalla tua dispensa
quell’unico pane e, postolo sulle mani e guardando al cielo, di’ con voce
lamentosa e amorevole: “Ho solo quest’unico pane che vedi, o Signore, e il
pericolo della fame evidentemente incombe. Pongo però davanti a me il tuo
comandamento e del mio poco offro una parte al fratello affamato. Ora tu
stesso vieni in aiuto del tuo servo esposto al rischio. Conosco la tua
bontà, confido nella tua potenza”» (Omelia in tempo di fame e di siccità 6).
Ben meritato è dunque l’elogio fatto da Gregorio di Nazianzo: «Basilio ci
persuase che noi, essendo uomini, non dobbiamo disprezzare gli uomini, né
oltraggiare Cristo, capo comune di tutti, con la nostra disumanità verso gli
uomini; piuttosto, nelle disgrazie degli altri, dobbiamo beneficare noi
stessi, e fare prestito a Dio della nostra misericordia, perché abbiamo
bisogno di misericordia» (Discorso 43,63). Parole, queste, ancora molto
attuali. Vediamo come san Basilio è realmente uno dei Padri della Dottrina
sociale della Chiesa.
Basilio, inoltre, ci ricorda che per tenere vivo in noi l’amore verso Dio e
verso gli uomini è necessaria l’Eucaristia, cibo adeguato per i battezzati,
capace di alimentare le nuove energie derivanti dal Battesimo (cfr Il
Battesimo 1,3,1). E’ motivo di immensa gioia poter partecipare
all’Eucaristia (Regole morali 21,3), istituita «per custodire
incessantemente il ricordo di Colui che è morto e risorto per noi» (Regole
morali 80,22). L’Eucaristia, immenso dono di Dio, tutela in ciascuno di noi
il ricordo del sigillo battesimale e consente di vivere in pienezza e
fedeltà la grazia del Battesimo. Per questo il santo Vescovo raccomanda la
comunione frequente, anche quotidiana: «Comunicare anche ogni giorno
ricevendo il santo corpo e sangue di Cristo è cosa buona e utile; poiché
Egli stesso dice chiaramente: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
ha la vita eterna” (Gv 6,54). Chi dunque dubiterà che comunicare
continuamente alla vita non sia vivere in pienezza?» (Ep. 93). L’Eucaristia,
in una parola, ci è necessaria per accogliere in noi la vera vita, la vita
eterna (cfr Regole mortali 21).
Infine, Basilio si interessò naturalmente anche di quella porzione eletta
del popolo di Dio che sono i giovani, il futuro della società. A loro
indirizzò un Discorso sul modo di trarre profitto dalla cultura pagana del
tempo. Con molto equilibrio e apertura, egli riconosce che nella letteratura
classica, greca e latina, si trovano esempi di vita retta. Questi esempi
possono essere utili per il giovane cristiano alla ricerca della verità, del
retto modo di vivere (cfr Discorso ai giovani 3). Pertanto bisogna prendere
dai testi degli autori classici quanto è conveniente e conforme alla verità:
così con atteggiamento critico e aperto – si tratta infatti di un vero e
proprio «discernimento» – i giovani crescono nella libertà. Con la celebre
immagine delle api, che colgono dai fiori solo ciò che serve per il miele,
Basilio raccomanda: «Come le api sanno trarre dai fiori il miele, a
differenza degli altri animali che si limitano al godimento del profumo e
del colore dei fiori, così anche da questi scritti … si può ricavare qualche
giovamento per lo spirito. Dobbiamo utilizzare quei libri seguendo in tutto
l’esempio delle api. Esse non vanno indistintamente su tutti i fiori, e
neppure cercano di portar via tutto da quelli sui quali si posano, ma ne
traggono solo quanto serve alla lavorazione del miele, e tralasciano il
resto. E noi, se siamo saggi, prenderemo da quegli scritti quanto si adatta
a noi, ed è conforme alla verità, e lasceremo andare il resto» (Disc. ai
giovani 4). Basilio, soprattutto, raccomanda ai giovani di crescere nelle
virtù: «Mentre gli altri beni … passano da questo a quello come nel gioco
dei dadi, soltanto la virtù è un bene inalienabile e rimane durante la vita
e dopo la morte» (Disc. ai giovani 5).
Cari fratelli e sorelle, mi sembra si possa dire che questo Padre di un
tempo lontano parla anche a noi e ci dice delle cose importanti. Anzitutto,
questa partecipazione attenta, critica e creativa alla cultura
contemporanea. Poi, la responsabilità sociale: questo è un tempo nel quale,
in un mondo globalizzato, anche i popoli geograficamente distanti sono
realmente il nostro prossimo. Quindi, l’amicizia con Cristo, il Dio dal
volto umano. E, infine, la conoscenza e la riconoscenza verso il Dio
Creatore, Padre di noi tutti: solo aperti a questo Dio, Padre comune,
possiamo costruire un mondo giusto e fraterno.
© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
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