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Esortazioni Apostoliche Giovanni Paolo II

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Esortazioni Apostoliche di Giovanni Paolo II

ESORTAZIONE APOSTOLICA FAMILIARIS CONSORTIO DI SUA SANTITA' GIOVANNI PAOLO II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE

La Chiesa al servizio della famiglia

1. La famiglia nei tempi odierni è stata, come e forse più di altre istituzioni, investita dalle ampie, profonde e rapide trasformazioni della società e della cultura. Molte famiglie vivono questa situazione nella fedeltà a quei valori che costituiscono il fondamento dell'istituto familiare. Altre sono divenute incerte e smarrite di fronte ai loro compiti o, addirittura, dubbiose e quasi ignare del significato ultimo e della verità della vita coniugale e familiare. Altre, infine, sono impedite da svariate situazioni di ingiustizia nella realizzazione dei loro fondamentali diritti.

Consapevole che il matrimonio e la famiglia costituiscono uno dei beni più preziosi dell'umanità, la Chiesa vuole far giungere la sua voce ed offrire il suo aiuto a chi, già conoscendo il valore del matrimonio e della famiglia, cerca di viverlo fedelmente a chi, incerto ed ansioso, è alla ricerca della verità ed a chi è ingiustamente impedito di vivere liberamente il proprio progetto familiare. Sostenendo i primi, illuminando i secondi ed aiutando gli altri, la Chiesa offre il suo servizio ad ogni uomo pensoso dei destini del matrimonio e della famiglia («Gaudium et Spes», 52).

In modo particolare essa si rivolge ai giovani, che stanno per iniziare il loro cammino verso il matrimonio e la famiglia, al fine di aprire loro nuovi orizzonti, aiutandoli a scoprire la bellezza e la grandezza della vocazione all'amore e al servizio della vita.

Il Sinodo del 1980 in continuità con i Sinodi precedenti

2. Un segno di questo profondo interessamento della Chiesa per la famiglia è stato l'ultimo Sinodo dei Vescovi, celebratosi a Roma dal 26 settembre al 25 ottobre 1980. Esso è stato la naturale continuazione dei due precedenti (cfr.

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale VITA CONSECRATA Del Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE

1. La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore, è un dono di Dio Padre alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito. Con la professione dei consigli evangelici i tratti caratteristici di Gesù — vergine, povero ed obbediente — acquistano una tipica e permanente «visibilità» in mezzo al mondo, e lo sguardo dei fedeli è richiamato verso quel mistero del Regno di Dio che già opera nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli.

Lungo i secoli non sono mai mancati uomini e donne che, docili alla chiamata del Padre e alla mozione dello Spirito, hanno scelto questa via di speciale sequela di Cristo, per dedicarsi a Lui con cuore «indiviso» (cfr 1 Cor 7, 34). Anch'essi hanno lasciato ogni cosa, come gli Apostoli, per stare con Lui e mettersi, come Lui, al servizio di Dio e dei fratelli. In questo modo essi hanno contribuito a manifestare il mistero e la missione della Chiesa con i molteplici carismi di vita spirituale ed apostolica che loro distribuiva lo Spirito Santo, e di conseguenza hanno pure concorso a rinnovare la società.

Rendimento di grazie per la vita consacrata

2. Il ruolo della vita consacrata nella Chiesa è tanto rilevante che decisi di convocare un Sinodo per approfondirne il significato e le prospettive, in vista dell'ormai imminente nuovo millennio. Nell'Assemblea sinodale ho voluto che fossero presenti, accanto ai Padri, anche numerosi consacrati e consacrate, affinché non mancasse il loro apporto alla comune riflessione. Siamo tutti consapevoli della ricchezza che, per la comunità ecclesiale, costituisce il dono della vita consacrata nella varietà dei suoi carismi e delle sue istituzioni. Insieme rendiamo grazie a Dio per gli Ordini e gli Istituti religiosi dediti alla contemplazione, alle opere di apostolato, per le Società di vita apostolica, per gli Istituti secolari e per altri gruppi di consacrati, come pure per tutti coloro che, nel segreto del loro cuore, si dedicano a Dio con speciale consacrazione.

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale RECONCILIATIO ET PAENITENTIA Di Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

PROEMIO

ORIGINE E SIGNIFICATO DEL DOCUMENTO

1. Parlare di riconciliazione e penitenza è, per gli uomini e le donne del nostro tempo, un invito a ritrovare, tradotte nel loro linguaggio, le parole stesse con cui il nostro salvatore e maestro Gesù Cristo volle inaugurare la sua predicazione: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15), accogliete, cioè, la lieta novella dell'amore, dell'adozione a figli di Dio e, quindi, della fratellanza.

Perché la Chiesa ripropone questo tema e questo invito? L'ansia di conoscere meglio e di comprendere l'uomo d'oggi e il mondo contemporaneo, di decifrarne l'enigma e di svelarne il mistero, di discernere i fermenti di bene o di male che vi si agitano, da non poco tempo ormai porta molti a rivolgere a questo uomo e a questo mondo uno sguardo interrogativo. E' lo sguardo dello storico e del sociologo, del filosofo e del teologo, dello psicologo e dell'umanista, del poeta e del mistico: è, soprattutto, lo sguardo preoccupato, eppur carico di speranza, del pastore.

Un tale sguardo si rivela in maniera esemplare in ciascuna pagina dell'importante costituzione pastorale del Concilio Vaticano II «Gaudium et Spes» sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, particolarmente nella sua ampia e penetrante introduzione. Esso si rivela, altresì, in taluni documenti emanati dalla sapienza e dalla carità pastorale dei miei venerati predecessori, i cui luminosi pontificati furono segnati dall'evento storico e profetico di quel Concilio ecumenico.

Come gli altri sguardi, anche quello del pastore scorge, purtroppo, fra diverse caratteristiche del mondo e dell'umanità del nostro tempo, l'esistenza di numerose, profonde e dolorose divisioni.

Un mondo frantumato

2. Queste divisioni si manifestano nei rapporti fra le persone e fra i gruppi, ma anche a livello delle più vaste collettività: nazioni contro nazioni, e blocchi di paesi contrapposti, in un'affannosa ricerca di egemonia. Alla radice delle rotture non è difficile individuare conflitti che, anziché risolversi mediante il dialogo, si acuiscono nel confronto e nel contrasto.

Indagando sugli elementi generatori di divisione, attenti osservatori ne riscontrano i più svariati: dalla crescente sperequazione tra gruppi, classi sociali e paesi agli antagonismi ideologici tutt'altro che spenti; dalla contrapposizione degli interessi economici alle polarizzazioni politiche; dalle divergenze tribali alle discriminazioni per motivi socio-religiosi.

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale CHRISTIFIDELES LAICI Di Sua Santita' Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

Ai Vescovi
Ai sacerdoti e ai diaconi
Ai religiosi e alle religiose
A tutti i fedeli laici

INTRODUZIONE

1. I FEDELI LAICI (Christifideles laici), la cui « vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo a vent'anni dal Concilio Vaticano II » è stato l'argomento del Sinodo dei Vescovi del 1987, appartengono a quel Popolo di Dio che è raffigurato dagli operai della vigna, dei quali parla il Vangelo di Matteo: « Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna » (Mt 20, 1-2).

La parabola evangelica spalanca davanti al nostro sguardo l'immensa vigna del Signore e la moltitudine di persone, uomini e donne, che da Lui sono chiamate e mandate perché in essa abbiano a lavorare. La vigna è il mondo intero (cf. Mt 13, 38), che dev'essere trasformato secondo il disegno di Dio in vista dell'avvento definitivo del Regno di Dio.

Andate anche voi nella mia vigna

2. « Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: "andate anche voi nella mia vigna" » (Mt 20, 3-4).

L'appello del Signore Gesù «Andate anche voi nella mia vigna » non cessa di risuonare da quel lontano giorno nel corso della storia: è rivolto a ogni uomo che viene in questo mondo.

Ai nostri tempi, nella rinnovata effusione dello Spirito pentecostale avvenuta con il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha maturato una più viva coscienza della sua natura missionaria e ha riascoltato la voce del suo Signore che la manda nel mondo come « sacramento universale di salvezza »(1).

Andate anche voi.

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Esortazione Apostolica REDEMPTORIS CUSTOS Del Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

Ai Vescovi
ai sacerdoti e ai diaconi
ai religiosi e alle religiose
a tutti i fedeli

INTRODUZIONE

1. Chiamato ad essere il custode del redentore, «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sè la sua sposa» (Mt 1,24).

Ispirandosi al Vangelo, i padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all'educazione di Gesù Cristo (cfr. S. Irenaei, «Adversus haereses», IV, 23, 1: S. Ch. 100/2, 692-694), così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine santa è figura e modello.

Nel centenario della pubblicazione dell'epistola enciclica «Quamquam Pluries» di papa Leone XIII (die 15 aug. 1889: «Leonis XIII P. M. Acta», IX [1890] 175-182) e nel solco della plurisecolare venerazione per san Giuseppe, desidero offrire alla vostra considerazione, cari fratelli e sorelle, alcune riflessioni su colui al quale Dio «affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi» (S.

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale PASTORES DABO VOBIS del Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

Venerati Fratelli e diletti Figli e Figlie,
salute e Apostolica Benedizione

INTRODUZIONE

« Vi darò Pastori secondo il mio cuore ».( 1)

Con queste parole del profeta Geremia Dio promette al suo popolo di non lasciarlo mai privo di pastori che lo radunino e lo guidino: « Costituirò sopra di esse (ossia sulle mie pecore) pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi ».( 2)

La Chiesa, popolo di Dio, sperimenta sempre la realizzazione di questo annuncio profetico e nella gioia continua a rendere grazie al Signore. Essa sa che Gesù Cristo stesso è il compimento vivo, supremo e definitivo della promessa di Dio: « Io sono il buon pastore ».( 3)

Egli, « il Pastore grande delle pecore »,(4) ha affidato agli apostoli e ai loro successori il ministero di pascere il gregge di Dio.( 5) In particolare, senza sacerdoti la Chiesa non potrebbe vivere quella fondamentale obbedienza che è al cuore stesso della sua esistenza e della sua missione nella storia: l'obbedienza al comando di Gesù: « Andate dunque e ammaestrate tutte le genti » (6) e « Fate questo in memoria di me »,(7) ossia il comando di annunciare il Vangelo e di rinnovare ogni giorno il sacrificio del suo corpo dato e del suo sangue versato per la vita del mondo.

Nella fede sappiamo che la promessa del Signore non può venir meno. Proprio questa promessa è la ragione e la forza che fa gioire la Chiesa di fronte alla fioritura e alla crescita numerica delle vocazioni sacerdotali, che oggi si registrano in alcune parti del mondo, così come rappresenta il fondamento e lo stimolo per un suo atto di fede più grande e di speranza più viva di fronte alla grave scarsità di sacerdoti, che pesa in altre parti del mondo.

Tutti siamo chiamati a condividere la fiducia piena nell'ininterrotto compiersi della promessa di Dio, che i Padri sinodali hanno voluto testimoniare in modo chiaro e forte: « Il Sinodo con piena fiducia nella promessa di Cristo che ha detto: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo" (8) e consapevole dell'attività costante dello Spirito Santo nella Chiesa, intimamente crede che non mancheranno mai completamente nella Chiesa i sacri ministri.. . Anche se in varie regioni si dà scarsità di clero, tuttavia l'azione del Padre, che suscita le vocazioni, non cesserà mai nella Chiesa ».

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale ECCLESIA IN AFRICAdel Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE



1. La Chiesa che è in Africa ha celebrato con gioia e speranza, durante quattro settimane, la sua fede in Cristo risorto, nel corso di una Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi. Vivo ne resta ancora il ricordo nella memoria dell'intera comunità ecclesiale.

Fedeli alla tradizione dei primi secoli del cristianesimo in Africa, i Pastori di questo continente, in comunione con il Successore dell'apostolo Pietro ed i membri del Collegio episcopale venuti da altre regioni del mondo, hanno tenuto un Sinodo che s'è posto come evento di speranza e di risurrezione, nel momento stesso in cui le vicende umane sembravano piuttosto spingere l'Africa allo scoraggiamento e alla disperazione.

I Padri sinodali, assistiti da qualificati rappresentanti del clero, dei religiosi e del laicato, hanno sottoposto ad un esame approfondito e realistico le luci e le ombre, le sfide e le prospettive dell'evangelizzazione in Africa, all'approssimarsi del terzo millennio della fede cristiana.

I membri dell'Assemblea sinodale mi hanno domandato di portare a conoscenza di tutta la Chiesa i frutti delle loro riflessioni e delle loro preghiere, delle loro discussioni e dei loro scambi [1]. Con letizia e con riconoscenza verso il Signore ho accolto tale richiesta, ed oggi, nel momento stesso in cui, in comunione con i Pastori e i fedeli della Chiesa cattolica in Africa, apro la fase celebrativa dell'Assemblea speciale per l'Africa, rendo noto il testo di questa Esortazione apostolica postsinodale, frutto di un lavoro collegiale intenso e prolungato.

Ma prima di addentrarmi nell'esposizione di quanto è maturato nel corso del Sinodo, ritengo opportuno ripercorrere, seppur velocemente, le varie fasi di un evento di così decisiva importanza per la Chiesa in Africa.

Il Concilio

2. Il Concilio Ecumenico Vaticano II può certamente considerarsi, dal punto di vista della storia della salvezza, come la pietra angolare di questo secolo, prossimo ormai a sfociare nel terzo millennio. Nel contesto di quel grande avvenimento, la Chiesa di Dio che è in Africa poté vivere, per parte sua, autentici momenti di grazia.

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale VITA CONSECRATA del Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE

1. La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore, è un dono di Dio Padre alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito. Con la professione dei consigli evangelici i tratti caratteristici di Gesù — vergine, povero ed obbediente — acquistano una tipica e permanente «visibilità» in mezzo al mondo, e lo sguardo dei fedeli è richiamato verso quel mistero del Regno di Dio che già opera nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli.

Lungo i secoli non sono mai mancati uomini e donne che, docili alla chiamata del Padre e alla mozione dello Spirito, hanno scelto questa via di speciale sequela di Cristo, per dedicarsi a Lui con cuore «indiviso» (cfr 1 Cor 7, 34). Anch'essi hanno lasciato ogni cosa, come gli Apostoli, per stare con Lui e mettersi, come Lui, al servizio di Dio e dei fratelli. In questo modo essi hanno contribuito a manifestare il mistero e la missione della Chiesa con i molteplici carismi di vita spirituale ed apostolica che loro distribuiva lo Spirito Santo, e di conseguenza hanno pure concorso a rinnovare la società.

Rendimento di grazie per la vita consacrata

2. Il ruolo della vita consacrata nella Chiesa è tanto rilevante che decisi di convocare un Sinodo per approfondirne il significato e le prospettive, in vista dell'ormai imminente nuovo millennio. Nell'Assemblea sinodale ho voluto che fossero presenti, accanto ai Padri, anche numerosi consacrati e consacrate, affinché non mancasse il loro apporto alla comune riflessione. Siamo tutti consapevoli della ricchezza che, per la comunità ecclesiale, costituisce il dono della vita consacrata nella varietà dei suoi carismi e delle sue istituzioni. Insieme rendiamo grazie a Dio per gli Ordini e gli Istituti religiosi dediti alla contemplazione, alle opere di apostolato, per le Società di vita apostolica, per gli Istituti secolari e per altri gruppi di consacrati, come pure per tutti coloro che, nel segreto del loro cuore, si dedicano a Dio con speciale consacrazione.

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale UNA SPERANZA NUOVA PER IL LIBANO Del Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE

I. Un Sinodo per la speranza

UNA SPERANZA NUOVA PER IL LIBANO è nata nel corso dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi. I cattolici di questa terra santa vi sono invitati da Cristo stesso. «E la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato » (Rm 5, 5). Così, rinnovati da Dio, i fedeli di Cristo diverranno per tutti i loro fratelli dei testimoni del suo amore. La Chiesa cattolica ha ritenuto di associare al proprio cammino rappresentanti delle diverse comunità libanesi, manifestando così, nel dialogo rispettoso e nella condivisione fraterna, che l’edificazione della società è impegno comune a tutti i Libanesi.

Il Libano è un paese verso il quale gli sguardi si volgono di sovente. Non possiamo dimenticare che esso è la culla di una cultura antica e uno dei fari del Mediterraneo. Nessuno può ignorare il nome di Byblos, che richiama le origini della scrittura. E in questa regione del Medio Oriente che Dio ha inviato il suo Figlio per compiere il disegno di salvezza per tutti gli uomini; in tale regione, per la prima volta, i discepoli di Cristo ricevettero il nome di cristiani (cfr At 11, 19-26). Così il cristianesimo divenne rapidamente un elemento essenziale della cultura di quest’area geografica e, in particolare, della terra libanese, ricca oggi di molteplici tradizioni religiose.

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale ECCLESIA IN AMERICA Del Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II - Cagliari

INTRODUZIONE

1. La Chiesa in America, piena di gioia per la fede ricevuta e riconoscente a Cristo per questo immenso dono, ha da poco celebrato il quinto centenario dell'inizio della predicazione del Vangelo sul proprio territorio. Questa commemorazione ha reso tutti i cattolici americani più coscienti del desiderio di Cristo di incontrare gli abitanti del cosiddetto Nuovo Mondo per incorporarli alla sua Chiesa e così rendersi presente nella storia del Continente. L'evangelizzazione dell'America non è soltanto un dono del Signore; è anche sorgente di nuove responsabilità. Grazie all'azione di quanti hanno evangelizzato in lungo e in largo il Continente, sono nati dalla Chiesa e dallo Spirito innumerevoli figli.( 1) Nei loro cuori, nel passato come nel presente, continuano a risuonare le parole dell'Apostolo: « Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; per me è un dovere: guai a me se non predicassi il Vangelo! » (1 Cor 9, 16). Tale dovere si fonda sul mandato conferito dal Signore risorto agli Apostoli prima della sua Ascensione al cielo: « Predicate il Vangelo ad ogni creatura » (Mc 16, 15).

Questo mandato riguarda tutta la Chiesa, e la Chiesa che è in America, in questo particolare momento della sua storia, è chiamata ad accoglierlo e a rispondere con amorosa generosità al fondamentale compito dell'evangelizzazione. Lo sottolineava a Bogotá il mio predecessore Paolo VI, il primo Papa a visitare l'America: « Competerà a noi, [Signore Gesù], in quanto tuoi rappresentanti e amministratori dei tuoi divini misteri (cfr 1 Cor 4, 1; 1 Pt 4, 10), diffondere i tesori della tua parola, della tua grazia, dei tuoi esempi tra gli uomini ».( 2) Il dovere della evangelizzazione costituisce, per il discepolo di Cristo, una urgenza di carità: « L'amore del Cristo ci spinge » (2 Cor 5, 14), afferma l'Apostolo Paolo, ricordando quanto il Figlio di Dio ha fatto per noi nel suo sacrificio redentore: « Uno è morto per tutti [.. .

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale ECCLESIA IN ASIA Del Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE



Le meraviglie del piano di Dio in Asia

1. La Chiesa in Asia canta le lodi del « Dio della salvezza » (Sal 68 [67], 20) per avere scelto di dare inizio al suo piano salvifico sul suolo dell'Asia, mediante uomini e donne di quel Continente. È stato in Asia, infatti, che Dio sin dall'inizio rivelò e portò a compimento il suo progetto salvifico. Guidò i Patriarchi (cfr Gn 12) e chiamò Mosè affinché conducesse il suo popolo verso la libertà (cfr Es 3, 10). Al popolo che si era scelto Egli parlò attraverso molti Profeti, Giudici, Re e intrepide donne di fede. Nella « pienezza del tempo » (Gal 4, 4), inviò l'Unigenito suo Figlio, Gesù Cristo il Salvatore, che si incarnò come asiatico! Esultando per la bontà dei popoli del Continente, per le culture e la vitalità religiosa, e cosciente, allo stesso tempo, dell'unicità del dono della fede ricevuta per il bene di tutti, la Chiesa in Asia non può cessare di proclamare: « Celebrate il Signore, perché è buono; perché eterna è la sua misericordia » (Sal 118 [117], 1).

Dato che Gesù è nato, vissuto, morto e risorto in Terra Santa, questa piccola porzione dell'Asia occidentale è diventata terra di promessa e di speranza per tutto il genere umano. Gesù conobbe ed amò quella terra, facendo sue la storia, le sofferenze e le speranze di quel popolo; ne ebbe cara la gente, abbracciando le tradizioni e l'eredità ebraiche. Dio, infatti, sin dall'antichità scelse questo popolo e ad esso si rivelò in preparazione della venuta del Salvatore. Da questa terra, mediante la predicazione del Vangelo, con la potenza dello Spirito Santo, la Chiesa andò ovunque per « ammaestrare tutte le nazioni » (cfr Mt 28, 19). Insieme con la comunità ecclesiale diffusa nel mondo, la Chiesa in Asia varcherà la soglia del terzo millennio cristiano, contemplando con meraviglia quanto Dio ha compiuto dagli inizi sino ad oggi e forte della consapevolezza che « come nel primo millennio la Croce fu piantata sul suolo europeo, nel secondo millennio su quello americano e africano, nel terzo millennio si potrà sperare di raccogliere una grande messe di fede in questo continente così vasto e vivo ».

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Esortazione Apostolica Post-Sinodale ECCLESIA IN OCEANIA Del Santo Padre Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE

1. La Chiesa in Oceania dà gloria a Dio all'alba del Terzo Millennio e proclama al mondo la propria speranza. La sua gratitudine a Dio scaturisce dalla contemplazione dei molti doni che essa ha ricevuto, inclusa la ricchezza di popoli e di culture e le meraviglie della creazione. Ma al di sopra di tutto vi è l'immenso dono della fede in Gesù Cristo «generato prima di ogni creatura» (Col 1, 15). Nel millennio trascorso, la Chiesa in Oceania ha accolto di buon grado e custodito questo dono della fede, e lo ha trasmesso fedelmente alle nuove generazioni. Per tale ragione, la Chiesa intera dà lode alla Santissima Trinità.

Sin dall'antichità, i popoli dell'Oceania erano commossi dalla presenza divina nelle ricchezze della natura e della cultura. Ma solo con la venuta di missionari stranieri nell'ultima metà del secondo millennio i nativi udirono per la prima volta di Gesù Cristo, il Verbo fatto carne. Quanti emigrarono dall'Europa e da altre parti del mondo portarono con sé la propria fede. Per tutti, il Vangelo di Gesù Cristo, ricevuto con fede e vissuto nella communio della Chiesa, compiva, superandole, le aspettative più profonde del cuore umano. La Chiesa in Oceania è forte nella speranza, poiché ha sperimentato l'infinita bontà di Dio in Cristo.

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ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE ECCLESIA IN EUROPA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE



Annuncio di gioia per l'Europa

1. La Chiesa in Europa ha accompagnato con sentimenti di partecipazione i suoi Vescovi riuniti in Sinodo per la seconda volta, mentre erano intenti alla meditazione di Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per l'Europa.

È un tema che anch'io, riprendendo con i miei fratelli Vescovi le parole della Prima Lettera di san Pietro, voglio proclamare a tutti i cristiani d'Europa all'inizio del terzo millennio. « Non vi sgomentate, [.. .] né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi » (3, 14-15).( 1)

Quest'annuncio è continuamente risuonato lungo il Grande Giubileo del Duemila, con cui il Sinodo, celebrato nella sua immediata vigilia, è stato in stretta relazione, quasi porta aperta su di esso.( 2) Il Giubileo è stato « un unico, ininterrotto canto di lode alla Trinità », un autentico « cammino di riconciliazione » e un « segno di genuina speranza per quanti guardano a Cristo e alla sua Chiesa ».( 3) Lasciandoci in eredità la gioia dell'incontro vivificante con Cristo, che « è lo stesso, ieri, oggi e sempre » (Eb 13, 8), ci ha riproposto il Signore Gesù come unico e indefettibile fondamento della speranza vera.

Un secondo Sinodo per l'Europa

2. L'approfondimento del tema della speranza costituiva fin dall'inizio lo scopo principale della Seconda Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo dei Vescovi.

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ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE PASTORES GREGIS DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE

1. I Pastori del gregge, nell'adempimento del loro ministero di Vescovi, sanno di poter contare su di una speciale grazia divina. Nel Pontificale Romano, durante la solenne preghiera d'ordinazione il Vescovo ordinante principale, dopo avere invocato l'effusione dello Spirito che regge e guida, ripete le parole, già presenti nell'antico testo della Tradizione Apostolica: « O Padre, che conosci i segreti dei cuori, concedi a questo tuo servo, da te eletto all'episcopato, di pascere il tuo santo gregge e di compiere in modo irreprensibile la missione del sommo sacerdozio ».1 Continua così ad essere adempiuta la volontà del Signore Gesù, il Pastore eterno che ha mandato gli Apostoli come Egli stesso era mandato dal Padre (cfr Gv 20, 21) e ha voluto che i loro successori, cioè i Vescovi, fossero nella sua Chiesa pastori sino alla fine dei secoli.2

L'immagine del Buon Pastore, così amata anche dalla primitiva iconografia cristiana, è stata ben presente ai Vescovi che, provenendo da tutto il mondo, si sono radunati, dal 30 settembre al 27 ottobre 2001, per la X Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Presso la tomba dell'apostolo Pietro, essi hanno riflettuto insieme con me sulla figura del Vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo. Tutti si sono trovati d'accordo nel ritenere che la figura di Gesù Buon Pastore costituisce l'immagine privilegiata a cui fare costante riferimento. Nessuno, infatti, può essere considerato pastore degno di tale nome « nisi per caritatem efficiatur unum cum Christo ».3 È questa la ragione fondamentale per cui « la figura ideale del Vescovo, su cui la Chiesa continua a contare, è quella del Pastore che, configurato a Cristo nella santità della vita, si spende generosamente per la Chiesa affidatagli, portando contemporaneamente nel cuore la sollecitudine per tutte le Chiese sparse sulla terra (cfr 2 Cor 11, 28) ».4

La decima Assemblea del Sinodo dei Vescovi

2. Rendiamo, allora, grazie al Signore, perché ci ha concesso il dono di celebrare un'altra volta ancora un'Assemblea del Sinodo dei Vescovi e di fare in essa un'esperienza davvero profonda dell'essere-Chiesa.

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ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE PASTORES GREGIS DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
Giovanni Paolo II

INTRODUZIONE

1. I Pastori del gregge, nell'adempimento del loro ministero di Vescovi, sanno di poter contare su di una speciale grazia divina. Nel Pontificale Romano, durante la solenne preghiera d'ordinazione il Vescovo ordinante principale, dopo avere invocato l'effusione dello Spirito che regge e guida, ripete le parole, già presenti nell'antico testo della Tradizione Apostolica: « O Padre, che conosci i segreti dei cuori, concedi a questo tuo servo, da te eletto all'episcopato, di pascere il tuo santo gregge e di compiere in modo irreprensibile la missione del sommo sacerdozio ».1 Continua così ad essere adempiuta la volontà del Signore Gesù, il Pastore eterno che ha mandato gli Apostoli come Egli stesso era mandato dal Padre (cfr Gv 20, 21) e ha voluto che i loro successori, cioè i Vescovi, fossero nella sua Chiesa pastori sino alla fine dei secoli.2

L'immagine del Buon Pastore, così amata anche dalla primitiva iconografia cristiana, è stata ben presente ai Vescovi che, provenendo da tutto il mondo, si sono radunati, dal 30 settembre al 27 ottobre 2001, per la X Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Presso la tomba dell'apostolo Pietro, essi hanno riflettuto insieme con me sulla figura del Vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo. Tutti si sono trovati d'accordo nel ritenere che la figura di Gesù Buon Pastore costituisce l'immagine privilegiata a cui fare costante riferimento. Nessuno, infatti, può essere considerato pastore degno di tale nome « nisi per caritatem efficiatur unum cum Christo ».3 È questa la ragione fondamentale per cui « la figura ideale del Vescovo, su cui la Chiesa continua a contare, è quella del Pastore che, configurato a Cristo nella santità della vita, si spende generosamente per la Chiesa affidatagli, portando contemporaneamente nel cuore la sollecitudine per tutte le Chiese sparse sulla terra (cfr 2 Cor 11, 28) ».4

La decima Assemblea del Sinodo dei Vescovi

2. Rendiamo, allora, grazie al Signore, perché ci ha concesso il dono di celebrare un'altra volta ancora un'Assemblea del Sinodo dei Vescovi e di fare in essa un'esperienza davvero profonda dell'essere-Chiesa.

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Esortazioni Apostoliche Giovanni Paolo II