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  Giovanni Paolo II - verso la Beatificazione


Vocazione Sacerdotale di Karol

La definitiva maturazione della mia vocazione sacerdotale, come ho detto, avvenne nel periodo della seconda guerra mondiale, durante l'occupazione nazista. Una semplice coincidenza temporale? O c'era un nesso più profondo tra ciò che maturava dentro di me e il contesto storico? E difficile rispondere a siffatta domanda. Certo, nei piani di Dio nulla è casuale. Ciò che posso dire è che la tragedia della guerra diede al processo di maturazione della mia scelta di vita una colorazione particolare. Mi aiutò a cogliere da un'angolatura nuova il valore e l'importanza della vocazione. Di fronte al dilagare del male ed alle atrocità della guerra mi diventava sempre più chiaro il senso del sacerdozio e della sua missione nel mondo.Lo scoppio della guerra mi allontanò dagli studi e dall'ambiente universitario. In quel periodo persi mio padre, l'ultima persona che mi restava dei miei più stretti familiari. Anche questo comportava, oggettivamente, un processo di distacco dai miei progetti precedenti; in qualche modo era come venir sradicato dal suolo sul quale fino a quel momento era cresciuta la mia umanità.

Non si trattava però di un processo soltanto negativo. Alla mia coscienza, infatti, nel contempo si manifestava sempre più una luce: il Signore vuole che io diventi sacerdote. Un giorno lo percepii con molta chiarezza: era come un'illuminazione interiore, che portava in sé la gioia e la sicurezza di un'altra vocazione. E questa consapevolezza mi riempì di una grande pace interiore.

Questo accadeva sullo sfondo degli avvenimenti terribili che andavano svolgendosi intorno a me a Cracovia, in Polonia, nell'Europa e nel mondo. Fui coinvolto direttamente soltanto in una piccola parte di quanto sperimentarono, a partire dal 1939, i miei connazionali. Penso in special modo ai miei coetanei della maturità a Wadowice, amici a me molto cari, tra i quali alcuni ebrei. Ci fu chi scelse il servizio militare già nel 1938. Sembra che il primo a morire in guerra sia stato il più giovane della classe. In seguito venni a conoscere soltanto a grandi linee la sorte di altri caduti sui vari fronti, o morti nei campi di concentramento, o finiti a combattere presso Tobruk e Montecassino, o deportati nei territori dell'Unione Sovietica: in Russia e in Kazakistan. Appresi queste notizie prima gradualmente, poi più compiutamente a Wadowice nel 1948, durante il raduno dei colleghi in occasione del decimo anno dalla maturità.

Del grande e orrendo theatrum della seconda guerra mondiale mi fu risparmiato molto. Ogni giorno avrei potuto essere prelevato dalla casa, dalla cava di pietra, dalla fabbrica per essere portato in un campo di concentramento. A volte mi domandavo: tanti miei coetanei perdono la vita, perché non io? Oggi so che non fu un caso. Nel contesto del grande male della guerra, nella mia vita personale tutto volgeva in direzione del bene costituito dalla vocazione. Non posso dimenticare il bene ricevuto in quel periodo difficile dalle persone che il Signore poneva sulla mia strada: sia persone della mia famiglia che conoscenti e colleghi.

di Giovanni Paolo II
Tratto da “Dono e Mistero”


Vocazioni Sacerdotali

Le vocazioni sacerdotali sono verifica e insieme condizione della vitalità della Chiesa, prima di tutto perché questa vitalità trova la sua incessante sorgente nell’Eucaristia, quale centro e vertice di tutta l’evangelizzazione e della piena vita sacramentale. Scaturisce di qui il bisogno indispensabile della presenza del ministro ordinato, che sia in grado di celebrare appunto l’Eucaristia.

E che dire poi degli altri sacramenti, mediante i quali si alimenta la vita della comunità cristiana? Chi amministrerebbe, in particolare, il sacramento della Penitenza, se venissero a mancare i sacerdoti? E questo sacramento è il mezzo stabilito da Cristo per il rinnovamento dell’anima e per la sua attiva integrazione nel contesto vitale della comunità. Chi attenderebbe al servizio della Parola? E tuttavia nell’attuale economia della salvezza “la fede dipende dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo” (Rm 10,17). […] Che Cristo – Porta delle pecore – si apra largamente verso il futuro del Popolo di Dio in tutta la terra. E accetti tutto ciò che secondo le nostre deboli forze – ma appoggiandoci sull’immensità della sua grazia – cerchiamo di fare per risvegliare le vocazioni.
 
Giovanni Paolo II – Omelia 10 maggio 1981

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

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