Giovanni Paolo e la Sofferenza
Vieni! prendi parte con la tua sofferenza a quest'opera di
salvezza del mondo, che si compie per mezzo della mia
sofferenza! Per mezzo della mia Croce. Man mano che
l'uomo prende la sua croce, unendosi spiritualmente
alla Croce di Cristo, si rivela davanti a lui il senso
salvifico della sofferenza. L'uomo non scopre questo senso
al suo livello umano, ma al livello della sofferenza di
Cristo. Al tempo stesso, però, da questo livello di Cristo,
quel senso salvifico della sofferenza scende a livello
dell'uomo e diventa, in qualche modo, la sua risposta
personale. E allora l'uomo trova nella sua sofferenza la
pace interiore e perfino la gioia spirituale.
Di tale gioia parla l'Apostolo nella Lettera ai Colossesi: «
Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi »(88).
Fonte di gioia diventa il superamento del senso
d'inutilità della sofferenza, sensazione che a volte è
radicata molto fortemente nell'umana sofferenza. Questa non
solo consuma l'uomo dentro se stesso, ma sembra renderlo un
peso per gli altri. L'uomo si sente condannato a ricevere
aiuto ed assistenza dagli altri e, in pari tempo, sembra a
se stesso inutile. La scoperta del senso salvifico della
sofferenza in unione con Cristo trasforma questa
sensazione deprimente. La fede nella partecipazione
alle sofferenze di Cristo porta in sé la certezza interiore
che l'uomo sofferente « completa quello che manca ai
patimenti di Cristo »; che nella dimensione spirituale
dell'opera della redenzione serve, come Cristo,
alla salvezza dei suoi fratelli e sorelle. Non solo
quindi è utile agli altri, ma per di più adempie un servizio
insostituibile. Nel corpo di Cristo, che incessantemente
cresce dalla Croce del Redentore, proprio la sofferenza,
permeata dallo spirito del sacrificio di Cristo, è
l'insostituibile mediatrice ed autrice dei beni,
indispensabili per la salvezza del mondo. E' essa, più di
ogni altra cosa, a fare strada alla Grazia che trasforma le
anime umane. Essa, più di ogni altra cosa, rende presenti
nella storia dell'umanità le forze della redenzione. In
quella lotta « cosmica » tra le forze spirituali del bene e
del male, della quale parla la Lettera agli Efesini(89), le
sofferenze umane, unite con la sofferenza redentrice di
Cristo, costituiscono un particolare sostegno per le
forze del bene, aprendo la strada alla vittoria di
queste forze salvifiche.
E perciò la Chiesa vede in tutti i fratelli e sorelle di
Cristo sofferenti quasi un soggetto molteplice della sua
forza soprannaturale.
Quanto spesso proprio ad essi ricorrono i pastori della
Chiesa, e proprio presso di essi cercano aiuto ed appoggio!
Il Vangelo della sofferenza viene scritto incessantemente,
ed incessantemente parla con le parole di questo strano
paradosso: le sorgenti della forza divina sgorgano proprio
in mezzo all'umana debolezza. Coloro che partecipano alle
sofferenze di Cristo conservano nelle proprie sofferenze una
specialissima particella dell'infinito tesoro della
redenzione del mondo, e possono condividere questo
tesoro con gli altri.
Giovanni Paolo II
da "Salvifici Doloris"
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Voi siete testimoni singolari
La Chiesa entra nel nuovo millennio stringendo al suo cuore
il Vangelo della sofferenza, che è annuncio di redenzione e
di salvezza. Fratelli e Sorelle ammalati, voi siete
testimoni singolari di questo Vangelo. Il terzo millennio
attende dai cristiani sofferenti questa testimonianza. La
attende anche da voi, Operatori della pastorale sanitaria,
che con ruoli diversi svolgete accanto ai malati una
missione tanto significativa ed apprezzata.
Si chini su ciascuno di voi la Vergine Immacolata, che a
Lourdes è venuta a visitarci, come oggi ricordiamo con gioia
e riconoscenza. Nella Grotta di Massabielle Ella affidò a
santa Bernardetta un messaggio che porta al cuore del
Vangelo: alla conversione e alla penitenza, alla preghiera e
al fiducioso abbandono nelle mani di Dio.
Con Maria, la Vergine della Visitazione, eleviamo anche noi
al Signore il «Magnificat», che è il canto della
speranza di tutti i poveri, i malati, i sofferenti del
mondo, i quali esultano di gioia perché sanno che Dio è
accanto a loro come Salvatore. Insieme alla Vergine
Santissima vogliamo proclamare: "L'anima mia magnifica il
Signore" e volgere i nostri passi verso la vera Porta
giubilare: Gesù Cristo, che è lo stesso ieri, oggi e
sempre!
Giovanni Paolo II - Omelia 11 febbraio 2000
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