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  Giovanni Paolo II - verso la Beatificazione


Giovanni Paolo II e i poveri

Cristo facendosi povero ha voluto identificarsi con, ogni povero. Per tale motivo anche il giudizio finale, le cui parole ispirano il tema di questo Messaggio, vede Cristo benedire chi ha riconosciuto nell'indigente la sua immagine: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25, 40). Perciò, chi veramente ama Dio, accoglie il povero. Sa infatti che Dio ha assunto quella condizione e lo ha fatto per essere fino in fondo solidale con gli uomini. L'accoglienza del povero è segno della veridicità dell'amore per Cristo, come dimostra san Francesco che bacia il lebbroso, perché ha riconosciuto in lui il Cristo sofferente.
Ogni cristiano si sente chiamato a condividere la pena e la difficoltà dell'altro, nel quale Dio stesso si nasconde. Ma l'aprirsi alle necessità del fratello implica un'accoglienza sincera, che è possibile solo in un atteggiamento personale di povertà nello spirito. Non esiste infatti solo una povertà di segno negativo. C'è anche una povertà che è benedetta da Dio. Questa il Vangelo chiama "beata" (Mt 5, 3). Grazie ad essa il cristiano riconosce che la propria salvezza viene esclusivamente da Dio e si rende disponibile ad accogliere e servire il fratello giudicandolo "superiore a se stesso" (Fil 2, 3). L'atteggiamento di povertà spirituale è frutto del cuore nuovo che Dio ci dona, e nel tempo quaresimale tale frutto deve maturare mediante atteggiamenti concreti, quali lo spirito di servizio, la disponibilità a cercare il bene dell'altro, la volontà di comunione con il fratello, l'impegno nel combattere l'orgoglio che ci chiude rispetto al nostro prossimo.
Questo clima di accoglienza si rende tanto più necessario, in quanto nella nostra epoca assistiamo a diverse forme di rifiuto dell'altro. Esse si manifestano in maniera grave nel problema dei milioni di rifugiati ed esiliati, nel fenomeno dell'intolleranza razziale anche verso persone che hanno o la sola "colpa" di cercare lavoro e migliori condizioni di vita fuori della loro patria, nella paura rispetto a tutto ciò che è diverso e che è perciò visto come minaccia. La Parola del Signore acquista così nuova attualità di fronte alle necessità di tante persone che chiedono un'abitazione, che lottano per un posto di lavoro, che invocano educazione per i loro figli.
L'accoglienza nei loro riguardi resta una sfida per la comunità cristiana, la quale non può non sentirsi impegnata a far sì che ogni uomo possa trovare condizioni di vita confacenti alla sua dignità di figlio di Dio!Esorto ogni cristiano, in questo tempo quaresimale, a dare visibilità alla sua conversione personale con un segno concreto di amore verso chi è nel bisogno, riconoscendo in lui il volto di Cristo che gli ripete, quasi a tu per tu: "Ero povero, ero emarginato . . . e tu mi hai accolto".Sarà anche grazie a questo impegno che per molte persone si riaccenderà la luce della speranza.




Giovanni Paolo II
Messaggio Quaresima 1998

Giovanni Paolo II e i poveri

La Povertà evangelica

La povertà evangelica è una realtà che trasforma coloro che l'accolgono. Essi non possono restare indifferenti di fronte alla sofferenza dei miseri; si sentono, anzi, spinti a condividere attivamente con Dio l'amore preferenziale per loro (cfr. Enc. Sollicitudo rei socialis, n. 42).
Tali poveri secondo il Vangelo sono pronti a sacrificare i loro beni e se stessi perché altri possano vivere. Unico loro desiderio è di vivere in pace con tutti, offrendo agli altri il dono della pace di Gesù (cfr. Gv 14, 27).
Il Maestro divino ci ha insegnato con la sua vita e le sue parole le esigenti caratteristiche di questa povertà che dispone alla libertà vera. Egli «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo» (Fil 2, 6-7). Nacque nella povertà; da bambino fu costretto ad andare in esilio con la sua famiglia per sfuggire alla ferocia di Erode; visse come uno che «non ha dove posare il capo» (Mt 8, 20). Fu denigrato quale «mangione e beone, amico dei pubblicani e dei peccatori» (Mt 11,19) e subì la morte riservata ai criminali. Chiamò beati i poveri ed assicurò che è per loro il Regno di Dio (cfr. Lc 6, 20).






8 dicembre 1992

Giovanni Paolo II e i poveri

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