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  Giovanni Paolo II - verso la Beatificazione


Giovanni Paolo II e le comunicazioni

L'esigenza morale fondamentale di ogni comunicazione è il rispetto per la verità ed il servizio ad essa. La libertà di cercare e di riferire quello che è vero, è essenziale per la comunicazione umana, non solo in relazione ai fatti ed alla informazione, ma anche, e soprattutto, per quanto concerne la natura e il destino della persona umana, per quanto concerne la società ed il bene comune, per quanto concerne il nostro rapporto con Dio. I mass media hanno una responsabilità ineluttabile in tal senso, poiché essi costituiscono il moderno areopago nel quale le idee vengono condivise e le persone possono maturare nella comprensione reciproca e nella solidarietà. È per questo che Papa Giovanni XXIII ha difeso il diritto "alla libertà nella ricerca della verità e – entro i limiti dell'ordine morale e del bene comune – alla libertà di parola e di stampa" come condizioni indispensabili alla pace sociale (Pacem in Terris, 12). [...]
I mezzi della comunicazione sociale sono "attori chiave" nel mondo di oggi ed hanno un enorme ruolo da svolgere nella costruzione di questa fiducia. Il loro potere è tale che in poco tempo possono provocare una reazione pubblica positiva o negativa agli eventi, in base ai loro intenti. Le persone di buon senso si rendono conto che questo enorme potere richiede i più alti livelli di impegno per la verità ed il bene. In questo contesto gli uomini e le donne dei media sono tenuti a contribuire alla pace in ogni parte del mondo, abbattendo le barriere della diffidenza, prendendo in considerazione il punto di vista degli altri e sforzandosi sempre di incoraggiare le persone e le nazioni alla comprensione reciproca e al rispetto – e ben oltre alla comprensione e al rispetto – alla riconciliazione e alla misericordia! "Là dove l'odio e la sete di vendetta dominano, dove la guerra procura la sofferenza e la morte degli innocenti, la grazia della misericordia è indispensabile per placare le menti e i cuori degli uomini e costruire la pace" (Omelia al Santuario della Divina Misericordia a Krakow- Lagiewniki, 17 agosto 2002, N. 5).
Tutto ciò rappresenta una sfida enorme, ma non è chiedere troppo agli uomini e alle donne che operano nei media. Per vocazione ed anche per professione, essi sono chiamati ad essere agenti di verità, giustizia, libertà e amore, contribuendo con il loro così importante lavoro ad un ordine sociale "fondato sulla verità, costruito grazie alla giustizia, nutrito e animato dalla carità, e messo in atto sotto gli auspici della libertà" (Pacem in Terris, 167). La mia preghiera in questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali si eleva, dunque, perché gli uomini e le donne che operano nei media siano più che mai all'altezza della sfida della loro vocazione: il servizio del bene comune universale. La loro realizzazione personale, la pace e la felicità del mondo dipendono in gran parte da questo. Che Dio li benedica, li illumini e dia loro coraggio.




Giovanni Paolo II
24 Gennaio 2003

Giovanni Paolo II e le comunicazioni

Emergerà il volto di Cristo?

Esistono già nella rete innumerevoli fonti di informazione, documentazione e istruzione sulla Chiesa, la sua storia e la sua tradizione, la sua dottrina e il suo impegno in ogni campo, dappertutto nel mondo. E' chiaro allora che, anche se non potrà mai sostituire l'esperienza profonda di Dio che solo la vita liturgica e sacramentale della Chiesa può offrire, internet potrà certamente offrire un supplemento e un sostegno unici sia nel preparare all'incontro con Cristo nella comunità, sia nel sostenere i nuovi credenti nel cammino di fede che iniziano. [...]
Internet permette a miliardi di immagini di apparire su milioni di schermi in tutto il mondo. Da questa galassia di immagini e suoni, emergerà il volto di Cristo?
Si udirà la sua voce? Perché solo quando si vedrà il Suo Volto e si udirà la Sua voce, il mondo conoscerà la "buona notizia" della nostra redenzione.
Questo è il fine dell'evangelizzazione e questo farà di Internet uno spazio umano autentico, perché se non c'è spazio per Cristo, non c'è spazio per l'uomo. In questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, esorto tutta la Chiesa a varcare coraggiosamente questa nuova soglia, per "prendere il largo" nella Rete, cosicché, ora come in passato, il grande impegno del Vangelo e della cultura possa mostrare al mondo "la gloria divina che rifulge sul volto di Cristo" (2 Cor 4, 6). Che il Signore benedica tutti coloro che operano a questo fine.






24 Gennaio 2002

Giovanni Paolo II e le comunicazioni

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