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Il Congresso eucaristico.

Omelia di S.Em. Card. Crescenzio Sepe


Cari fratelli e sorelle,
La Parola di Dio, che abbiamo appena ascoltato, ci è stata data, come manna dal cielo, per alimentare la nostra fede e vivere la gioia della nostra comunione sacerdotale con Cristo in questa giornata del Congresso eucaristico nazionale, dedicata ai sacerdoti.
L’Eucaristia, “fonte e culmine di tutta la vita cristiana”(Cfr Gv 11) “è mistero di amore , simbolo di unità e vincolo di carità” (S. Agostino), che coinvolge l’uomo nella totalità del suo essere, in tutte le sue dimensioni, ma anche di tutti i battezzati che incarnano la loro vocazione nei diversi ambiti della vita ecclesiale.
Al centro di questa realtà, Cristo ha posto il sacerdozio ministeriale perché continuasse a fare quello che egli stesso fece nell’ultima cena. Da quella sera, infatti, il comando del Signore ha trovato nella tradizione apostolica lo strumento di attuazione affinché la chiesa continuasse ad essere il luogo dove l’Eucaristia fosse l’elemento fondamentale della vita dei fedeli.
Anche oggi, come da sempre, la Chiesa vive dell’Eucaristia per mezzo del ministero di coloro che Cristo ha scelto ed ha configurati al suo sacerdozio per continuare a donare ai fedeli il suo corpo e il suo sangue.
Eucaristia e sacerdozio ministeriale sono un binomio inscindibile e interdipendente.
Noi sacerdoti siamo nati in quella cena, quando il Maestro ci consacrò ministri di quel pane, protagonisti di una nuova storia e testimoni di una speranza per tutti.
“Prese il pane…fate questo in memoria di me”: gesto di amore e di comunione, che continuiamo a perpetuare come segno di dono totale della propria esistenza. Nella consacrazione del pane e del vino, la vita divina diventa vita dell’uomo, affamato di Dio. In quel pezzo di pane c’è l’universo degli uomini che, alimentandosi, danno senso e sapore alla vita di ogni giorno, al lavoro, alle relazioni sociali, al bene comune.
L’Eucaristia ci deifica e rende la nostra vita offerta gradita a Dio. Per questo, essa è innanzitutto un rendimento di grazie per il dono ricevuto e donato. Come ministri del rendimento di grazie, noi sacerdoti dobbiamo sentire la gioia, mentre spezziamo il pane, di distribuire anche il grazie a tutti i nostri fratelli e sorelle, soprattutto in questo tempo fatto di pretese e di illusioni, che produce solo pessimismo e ha perso il sorriso e la gioia.
Ministri dell’Eucaristia, diciamo grazie con la nostra vita e spezziamo speranza e solidarietà ai poveri e agli umili, a quanti, soffocati dalla violenza e dalle diverse forme di ingiustizia, non sanno più dire grazie a Dio. Quanti sacerdoti oggi annunziano con generosità il Vangelo della carità agli afflitti, agli oppressi, ai disoccupati, ai migranti, ai senzatetto, ai giovani con vecchie e nuove malattie, per dare loro il pane della propria dignità di figli di Dio. È l’Eucaristia che si fa opera di carità e nutre soprattutto quanti hanno fame e sete di amore e di solidarietà. È l’Eucaristia che diventa vita quotidiana per il ministero e la vita dei sacerdoti.
Spezzando il pane, noi sacerdoti, sull’esempio di Gesù, impariamo a spezzare il pane della vita e a distribuirlo ai poveri. Così spezziamo il pane con la nostra gente quando siamo misericordiosi con chi ha sbagliato; quando accogliamo chi è solo o nel bisogno; quando visitiamo gli ammalati e i carcerati; quando diventiamo operatori di pace, quando ci facciamo operatori di giustizia difendendo i più deboli e, soprattutto, quando sappiamo offrire ai giovani, con la testimonianza della vita, il cibo sostanzioso degli autentici valori evangelici per irrobustirli contro le seduzioni del mondo e le insicurezze proprie della loro età.
Spezzando il pane, noi offriamo il sacrificio gradito a Dio, diventando noi stessi offerta e pane, per cui la vita del sacerdote è cibo da condividere; offrendo il pane spezzato, ci trasformiamo perché doniamo qualcosa di noi stessi mentre riceviamo Colui che si dona. L’azione misteriosa del sacramento ricevuto ci ha fatto diventare amici di Cristo, suoi compagni (cum-panis), per cui continuiamo la sua missione di spezzare il pane della vita che non perisce, che guarisce ogni ferita, sfama ogni attesa, conforta ogni delusione, asciuga ogni lacrima.
Com-pagni di Cristo per annunciare al mondo la speranza di una nuova umanità destinata a risorgere.
Il Signore ci ha consegnato tutto se stesso, la sua umanità e la sua divinità, donandoci il suo corpo: questo è il mio corpo… spezzatelo e distribuitelo… Si è consegnato a noi; ha avuto fiducia in noi! Sarebbe davvero triste se noi sacerdoti, mentre facciamo ciò che il Signore ci ha comandato, tradissimo questa fiducia non conformando la nostra vita a quello che siamo e facciamo.
Nonostante i tanti problemi e difficoltà, dobbiamo attingere dall’Eucaristia la forza e la passione sacerdotale di gridare dai tetti la sua Parola e il suo Amore incarnatosi nella storia della nostra umanità; dobbiamo scendere dall’altare portando con noi il pane per distribuirlo ai nostri fratelli e a quanti attendono un pezzo di pane che dia vita e dignità, o un sorso di acqua che appaghi la loro sete di eternità.
Se viviamo eucaristicamente il nostro sacerdozio, saremo certi che lo Spirito del Signore farà germogliare anche nella nostra Italia e nel mondo intero il seme della speranza e della rinascita civile e spirituale.
Maria Santissima, Tabernacolo eucaristico e Madre dei sacerdoti, benedica questo Convegno eucaristico di Ancona e protegga i nostri sacerdoti perché testimonino, con fede e coraggio, la loro identità di ministri del pane spezzato per la salvezza del mondo.

Rassegna Stampa Cattolica | Congresso Eucaristico tratto da...








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