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Il Congresso eucaristico.

“Dal Mistero Eucaristico alla Città degli uomini”

OMELIA
di Angelo Card. Bagnasco


Arcidiocesi di Ancona
Congresso Eucaristico Nazionale
Venerdì 9.9.2011

GIORNATA DELLA CITTADINANZA

OMELIA
“Dal Mistero Eucaristico alla Città degli uomini”


Eminentissimo Sig. Legato Papale,
Carissimi Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Fratelli e Sorelle nel Signore

con gioia e non senza emozione celebriamo la Santa Eucaristia in questa splendida Cattedrale, madre di tutte le chiese dell’Arcidiocesi, nel pieno del XXV Congresso Eucaristico Nazionale. La celebrazione dei Santi Misteri apre la finestra del Cielo, là dove si celebra la liturgia eterna: dall’altare della terra siamo portati in alto verso l’altare del Cielo, dove Cristo continua a compiere il sacrificio perenne della nostra salvezza: l’offerta del suo amore obbediente al Padre nello Spirito. Non siamo noi che facciamo qualcosa per Dio, ma è Lui che opera per noi: dobbiamo solo consegnarci a Cristo senza riserve, a Lui che vuole sollevarci fino al cuore della Trinità.
Al termine di questa intensa giornata, e in affettuosa attesa del Santo Padre Benedetto XVI vogliamo deporre sull’altare noi stessi, le realtà associate che hanno particolarmente a cuore la “Cittadinanza”, quella speciale forma di presenza e di servizio alla città degli uomini che trova nella divina Eucaristia ispirazione, criterio e grazia.

1. Sant’Agostino ci aiuta a comprendere l’intimo rapporto tra il mistero eucaristico e la peculiare presenza del cristiano nel mondo: “Io sono il cibo dei forti. (…) Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Confessioni VII, 10,18). Quale migliore commento al Vangelo appena ascoltato? Nella santa comunione, infatti, siamo assimilati a Lui, conformati a Lui: la nostra individualità viene elevata ma non distrutta, si ritrova più ricca nella comunione trinitaria. E’ come entrare in un altro mondo, che pur essendo “altro” da quello puramente umano, è anche veramente nostro grazie a Cristo. Cari Amici, dobbiamo arrenderci all’ Eucaristia che, unendoci intimamente e Gesù, ci apre agli uomini e ce li fa riconoscere non solo come nostri simili ma come fratelli, e ci spinge a servirli. Non è dunque la sintonia ideologica o caratteriale che ci unisce gli uni agli altri, ma Dio; e nella sua verità non ci sono lontananze incolmabili o fratture che non possono essere sanate: “Da qui, dall’Eucaristia – scrive Papa Benedetto XVI – deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali che sono stati sempre anime eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna” (Benedetto XVI, Omelia Corpus Domini, 23.6.2011).

2. In questo orizzonte religioso, che precede il pur nobile impegno morale, i cristiani abitano la storia consapevoli di avere qualcosa di proprio da dire, qualcosa che è dato dalla fede, ma che – in misura – è avvicinabile anche dalla ragione aperta e pensante: è qualcosa, infatti, che sta alla base di ogni aspetto che dà forma alla vita sociale. E’ come un tesoro o, se è lecita la trasposizione, come la perla preziosa che misura il valore e riordina tutti gli altri pur necessari tesori. Si tratta – lo comprendiamo – dell’uomo. Senza una visione antropologica integrale e quindi trascendente, infatti, non si va lontano nei vasti e molteplici campi della società: dall’economia alla finanza, dal lavoro alla cultura, dalla solidarietà sociale alla giustizia, dalla salute alla pace, all’ambiente. L’uomo è la bussola! Perdendo la bussola ci si disorienta, e il risultato sarà che ogni aspetto del bene comune andrà per conto proprio, cercando soluzioni anche con impegno, ma senza misurarsi col criterio dell’umano, cioè l’uomo. Per questo i Vescovi italiani, da circa quindici anni, hanno avviato una riflessione sulla questione antropologica. E anche per questo hanno posto al centro dell’impegno pastorale del decennio la sfida educativa. Essi sono consapevoli – come ricorda il Concilio Vaticano II - che il Vangelo rivela il vero volto di Dio e dell’uomo (cfr Gaudium et spes, n. 22), e sono convinti – con tutta la tradizione della Chiesa – che la ragione scevra da pregiudizi giunge a riconoscere i tratti universali del tesoro-uomo. Pertanto, guidati dalla Rivelazione e dalla sapienza della ragione, e seguendo il Magistero di Papa Benedetto XVI, i Vescovi da anni vanno ricordando i cardini costitutivi dell’uomo e fondativi della nostra civiltà umanistica: la vita senza alcuna decurtazione, il matrimonio e la famiglia, la libertà religiosa ed educativa. Sono essi l’architrave dell’umano, e sorgente del “bene comune in tutte le sue forme” (cfr Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, n. 83): bene comune del quale il lavoro è espressione peculiare, e sul quale oggi si addensano motivate preoccupazioni. Ogni altro principio, senza i primi, o non germoglia o finisce per essere distorto da ideologie e da interessi mercantili. Per questo sono irrinunciabili e irriducibili, e costituiscono come il “codice” genetico imprescindibile dell’impegno cristiano nella società complessa: “Quando una società s’avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo” (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 28).

3. I Cristiani sono stati nella società civile come il lievito e il sale, consapevoli che la fede è utile anche alla Città. Hanno quindi sempre costituito una presenza di coagulo per ogni contributo compatibile con l’antropologia relazionale e trascendente, e con il progetto di società aperta e solidale che ne consegue. La Dottrina Sociale della Chiesa è un patrimonio provvidenziale, insuperabile per i cattolici che vogliono continuare o che si affacciano al servizio della “città”, sapendo che è “insieme” che si percorrono le vie del servizio se non si vuole essere velleitari ancorché generosi: “insieme”, senza avventure solitarie, per essere significativi ed efficaci: “insieme” secondo le forme storicamente possibili, con realismo e senza ingenuità o illusioni, facendo tesoro degli insegnamenti della storia. La condensazione di ideali comuni, che nascono dall’ ispirazione cristiana e dalla sapienza umana, è una ricchezza per tutti. La divina Eucaristia sia luce che ispira visioni ampie e lungimiranti, antidoto contro tentazioni di potere, linfa per guardare avanti con fiducia e coraggio. I cattolici sono storicamente una forza sociale capace di visione e di rete, che ha sempre contribuito con lealtà e impegno al bene di tutti: sono consapevoli delle difficoltà dell’ora, ma anche delle responsabilità storiche di fronte alle quali mai sono arretrati, tanto meno nei momenti più difficili. Cari Amici, mentre celebriamo la divina Eucaristia, viviamo la sorgente e il vertice della Madre Chiesa, e riusciamo a vedere il mondo con lo sguardo di Cristo. Pr questo sentiamo il cuore rinnovarsi d’amore per gli uomini del nostro tempo, e per la società intera. La Santa Vergine, Madre dell’Eucaristia, ci guidi sui sentieri della verità e del bene sorgente di libertà, di giustizia e di pace.

Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Rassegna Stampa Cattolica | Congresso Eucaristico tratto da...








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